di Marcello Paris
PISTOIA – “Scholé”, il titolo del monologo andato in scena al teatro il Funaro di Pistoia con Tommaso De Santis, da lui stesso scritto, diretto e interpretato, sulla straordinaria vita di don Lorenzo Milani, parroco di provincia, censurato dalla Chiesa per la sua “disobbedienza” ai canoni del politicamente corretto, si direbbe oggi, per le sue teorie e insegnamenti a una quindicina di ragazzi nella canonica di Barbiana, un gruppo di case con poco più di 100 abitanti nel comune di Vicchio del Mugello.

Ma ancor prima le sue idee “rivoluzionarie”, era stato accusato di apologia di reato per avere invocato la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza contro il servizio militare, allora obbligatorio. Lui giovane colto, di famiglia benestante, più che borghese aveva scelto la via della chiesa dopo la lettura del vangelo e avere capito qual era il suo destino: farsi prete per aiutare gli altri, una scelta dopo un “passaggio” di pittore.
Per me, che ho conosciuto don Lorenzo su quel cocuzzolo di mezza collina fra i campi che è Barbiana e poi un paio d’anni prima della morte, fa un certo effetto ascoltare i dialoghi e i ricordi anche se su di lui tanto è stato scritto e tanto rappresentato.
La scuola di Barbiana nasce quando don Milani viene mandato in quella frazione come punizione dal precedente incarico in un comune più grande, Calenzano alle porte di Firenze, nella chiesa di San Donato. Qui erano iniziati i sospetti di sovversivismo che segnarono la sua vita, per avere voluto testardamente insegnare a leggere e scrivere a ragazzi poveri del luogo, contadini che per abitudine non frequentavano la scuola del paese.

La “Lettera a una professoressa”, scritta insieme ai ragazzi, il principale scritto fra i tanti del prete, fu dirompente ed ancora oggi si discute sulla sua validità dopo essere stata presa ad esempio dal movimento del ‘68, essere stata biasimata o incensata per la forte critica alla scuola, dal suo punto di vista “di classe”, che lasciava indietro i più poveri per privilegiare i ricchi o benestanti. Il prete diceva ai suoi ragazzi: “Dovete imparare bene per potere tenere testa un giorno al ‘padrone’ che sa molte più parole di voi e se non imparate non potete competere”.
Tutto questo è stato raccontato con dovizia di particolari, qualche invenzione scenica e qualche aneddoto verosimile per rendere lo spettacolo accattivante e, possiamo dire, Tommaso ci è riuscito alla grande anche scrutando le reazioni e l’attenzione del pubblico che partecipa emotivamente.
Lo scrittore-attore lascia da parte qualche particolare della vita del “Don”, ma punta molto sull’insegnamento, sulla qualità della scuola. Ed è stato questo aspetto che Tommaso ha voluto sottolineare nella sua performance, una decisione nata dopo essere tornato con la memoria a una visita fatta tanti anni fa a Barbiana da giovane scout.
Giogioneggiando, ad inizio spettacolo gioca con il pubblico chiedendo come vedono e considerano la scuola oggi che poi è lo spunto, l’incipit, per arrivare alla definizione di don Milani di “I care” che ancora oggi viene mutuata da chi vuole sottolineare che si prende cura di qualcosa o qualcuno. Importante la ricostruzione del tempo passato a Calenzano dai primi sospetti per lo strano prete fino all’accettazione e alla simpatia che proseguirà al momento del “confino” in quel del Mugello.
Nello spettacolo, Tommaso ha inserito la voce fuori campo dell’attrice vocalist Elena Baroglio.
I convinti applausi, ancor più dell’attenzione prestata, hanno testimoniato l’apprezzamento del monologo e del racconto.









