mercoledì, Settembre 9, 2026

E’ morta Claudia Cardinale, la bellezza senza tempo

di Giacomo Martini

PARIGI – E’ morta martedì sera a Nemours, vicino a Parigi, «circondata dai suoi figli», Claudia Cardinale. Aveva 87 anni ed era una delle dive più amate dal pubblico, che ha scalato il successo lavorando con i registi più prestigiosi, non solo in Italia, ma naturalmente in Francia e poi anche in America. 

Nata a Tunisi nel ’39 da genitori italiani, Claudia Cardinale si trasferisce a Roma dopo un concorso di bellezza e diventa il prototipo della donna piena di slanci, spontanea e schietta, schiava del machismo vecchio stampo: è così che si presenta con una piccola parte che non passa inosservata (la ragazza siciliana tenuta sotto chiave dal fratello) nei “Soliti ignoti” di Monicelli, dopo aver provato a frequentare anche il Centro sperimentale. 

Franco Cristaldi, che sarà il suo primo Pigmalione, la mette sotto contratto ed escono una serie di titoli che fanno grande il cinema italiano. Nel 60, l’anno della “Dolce vita”, la Cardinale è accanto a un Mastroianni impotente nel “Bell’Antonio” di Bolognini, poi la troviamo impiegata nella Milano del boom in “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti, indi nei “Delfini” di Maselli, ma la sua vera prima prova da protagonista, che passa anche l’esame del pubblico, è nella “Ragazza con la valigia”, debutto di Zurlini in cui è doppiata da Adriana Asti, struggente ritratto di una ragazza alla deriva in provincia. Negli anni 60 diventa,con quella voce un po’ roca e dura che solo Fellini usò per primo in “8 e mezzo”, una presenza costante nel miglior cinema, in un momento magico: dopo “Senilità” di Bolognini e “Un maledetto imbroglio” di Germi, gira nel 63 contemporaneamente due capolavori, quello citato di Fellini e, in Sicilia, il famoso “Gattopardo” di Visconti, di cui contribuisce al mito, formando con Alain Delon una coppia storica. 

E dei due registi diventa complice, raccontando spesso la loro diversità nell’ispirazione e nel modo di lavorare, dalla precisione di Visconti al magnetismo di Fellini. Affascinante, seducente ed espressiva quando è diretta da autori di chiara fama, che riescono ad andare oltre la sua prepotente fisicità meridionale, come nel caso della “Ragazza di Bube”, la ragazza di campagna innamorata di un ex giovane partigiano, uno dei migliori Comencini con cui vince il Nastro d’argento: saranno alla fine cinque i Nastri e cinque David. Spesso fa rivivere eroine di romanzi celebri (Svevo, Cassola, Lampedusa), diventa un pezzo di storia e fascino italiani (o in coproduzioni francesi come “La viaccia” con Belmondo) grazie anche alle nozze col produttore Cristaldi. In pochi anni raggiunge così una popolarità con cui si paragona alla storica coppia Loren-Lollobrigida e quando la chiamano in Usa, come le celebri colleghe, debutta alla grande nella “Pantera rosa” di Edwards con Sellers, nei “Professionisti” di Brooks, e lavora anche nel cinema francese, a lei linguisticamente più congeniale. 

Ma è ancora Visconti, con una morbosa storia di famiglia che vincerà il Leone d’oro a Venezia, che guadagna prestigio accanto a Jean Sorel in “Vaghe stelle dell’Orsa”, in un ruolo difficile e ambiguo nei chiaroscuri ventosi di Volterra. E poi ancora è nel cast degli “Indifferenti” di Maselli, dal capolavoro di Moravia, mentre un’altra consacrazione presso il pubblico più popolare è quella di “C’era una volta il West” di Leone, in un cast di star. Finito il legame con Cristaldi, inizia quello, più tumultuoso, con il regista Pasquale Squitieri con cui affronta, dal ’74, alcuni film storici, da “Claretta”, che suscita per l’argomento fascista non poche polemiche, al “Prefetto di ferro” ai “Guappi”. La Cardinale tocca nelle sue interpretazioni i momenti salienti e difficili della realtà italiana, compresa “La pelle” della Cavani sulla Napoli del dopoguerra o “Il giorno della civetta” di Damiani sulla mafia, cui segue un film outsider come “Fitzcarraldo” di Herzog e poi ancora il pirandelliano “Enrico IV” di Bellocchio. 

Nel 1986 la sua prova più impegnativa, sempre di origine letteraria, la protagonista della “Storia” di Comencini, che traduce il capolavoro della Morante, una storia d’Italia riflessa nella odissea di una donna e dei figli sotto i bombardamenti. Ma poi ancora, in una carriera ricca, c’è la commedia brillante con Ugo Tognazzi (“Il magnifico cornuto” di Pietrangeli), Sordi (“Bello, onesto, emigrato Australia…” di Zampa). 

Una carriera ricca, che l’ha ancora portata in giro per il mondo, che le ha offerto film a sketch finchè si è stabilita a Parigi per i lunghi anni della vecchiaia vissuti con serenità con i figli. Una carriera che le ha permesso di affrontare tutti i generi e le ha aperto anche le porte del teatro con “Come tu mi vuoi” di Pirandello, “Zoo di vetro” e “La dolce ala della giovinezza” di Williams, “La Venexiana” a Parigi ed infine la riduzione al femminile della “Strana coppia” di Neil Simon. Tra i divi che l’hanno tenuta fra le braccia, Wayne, Connery, Fonda, ma la sua immagine iconica resta quella del principesco valzer ballato con Lancaster nel magnifico vestito di Piero Tosi che spesso ha valorizzato la sua immagine.

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