PRATO – Si è inaugurata al Centro Pecci “Eccentrica”, la nuova esposizione permanente, curata da Formafantastica, di 39 opere che fanno parte della collezione del museo d’arte contemporanea che nel tempo ha raccolto oltre mille lavori che “mappano” le tendenze artistiche dagli anni Sessanta in poi.
È importante ricordare che il Centro Luigi Pecci, nato nel 1988, aveva e ha come obiettivo quello di “presentare, collezionare, documentare e supportare le ricerche artistiche di arti visive e performative, cinema, musica, architettura, design, moda e letteratura”, per avvicinare tutte le persone ai grandi temi della vita, perché le “arti” ci aiutano a interpretare la realtà in cui viviamo.

Il Centro, progettato dall’architetto razionalista Italo Gamberini e ampliato nel 2016 da Maurice Nio, ha 3.000 mq di sale espositive, un archivio, 60.000 volumi della biblioteca specializzata CID/Arti Visive, l’auditorium-cinema, un bookshop, un ristorante, un bistrot e un teatro all’aperto ed è stato designato dalla Regione Toscana “come coordinatore delle attività del sistema dell’arte contemporanea nell’ambito della rete regionale per le arti contemporanee, attraverso la collaborazione con gli altri musei e gli altri istituti culturali toscani”.
Il Centro Pecci è diretto dallo storico delle esposizioni Stefano Collicelli Cagol, padovano classe 1978, che ha preso la guida del museo dal 2022 e che disse che il suo impegno era quello “di continuare a fare crescere il Centro Pecci, come laboratorio del contemporaneo, facendone emergere l’unicità attraverso lo sviluppo delle sue grandi potenzialità” e “Eccentrica” si muove proprio in questa direzione.
L’esposizione è stata divisa in quattro sezioni: la prima, “Il centro di una stanza”, si compone di opere anche di grandi dimensioni che sono una testimonianza dei materiali usati da artiste e artisti da Julian Schnabel a Jannis Kounellis, da Anish Kapoor a Monica Bonvicini.

La seconda è “Il taglio di una macchina del tempo”, dallo “squarcio” su superficie gialla di Lucio Fontana alle lotte femministe di Chiara Fumai, da Ketty La Rocca al trauma collettivo della Seconda Guerra Mondiale di Gerhard Richter.
La terza “Italia Novanta” dall’opera di Francesco Lo Savio alle “cartoline” di Stefano Arienti, dall’arazzo di Alighiero Boetti e Mimmo Paladino al “letto” di Vito Acconci.
L’ultima sezione è “Futuro radicale” con i progetti dei gruppi Superstudio, Archizoom Associati, UFO, 9999, senza dimenticare “personaggi” come Gianni Pettena e Ugo La Pietra.
Ma il Centro Pecci non finisce di sorprenderci presentando, contemporaneamente, la prima mostra fotografica in un’istituzione italiana della fotografa e documentarista Lina Pallotta dal titolo: “Volevo vedermi negli occhi”, visitabile fino al 15 ottobre 2023.
“Volevo vedermi negli occhi” è stata curata da Michele Bartolino e Elena Magini e presenta un’ottantina di fotografie scattate a Porpora Marcasciano, attivista trans dal 1990, ora appese al muro come piccoli “quadri”, ora come grandi strutture autoportanti nello spazio della sala, che ci obbligano ad un percorso non rettilineo.
Il linguaggio della Pallotta “elude l’iconografia esplicita dei movimenti politici, le luci della retorica, della visibilità e dell’inclusione a tutti i costi”.

“Il risultato sono immagini – come dicono i due curatori – scure e opache che manifestano l’inevitabile presenza resistente della materialità del corpo, non necessariamente riconosciuto e circoscritto, ma evidente”.










