venerdì, Ottobre 23, 2026

El Alamein, dobbiamo raccogliere la lezione del presidente Napolitano

di Riccardo Trallori*

PISTOIA – Proprio in queste ore la nostra città ospita la commemorazione dell’84° anniversario della battaglia di El Alamein, con l’Esercito e l’Associazione nazionale Paracadutisti d’Italia. Il Comune ha concesso il proprio patrocinio a quella cerimonia, nel rispetto che si deve alle istituzioni della Repubblica e a chi oggi serve il Paese in divisa.

La Sala maggiore durante l’incontro

Negli ultimi decenni, la memoria di El Alamein ha compiuto un cammino importante, anche grazie ai Presidenti della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi, nel 2002, e Giorgio Napolitano, nel 2008, si sono recati al Sacrario militare che custodisce i resti di migliaia di caduti italiani. Lo hanno fatto per rendere omaggio ai caduti di entrambe le parti, restituendo a quel luogo il significato di spazio di pacificazione e di ricordo del sacrificio umano. In quell’occasione Napolitano tenne a distinguere il sacrificio di quei soldati dalle ragioni dei governi che li avevano mandati a combattere: ragioni, disse, «diverse e non comparabili». E parlò apertamente della «storica insostenibilità» delle ragioni e degli obiettivi dell’impresa bellica nazifascista.

È questa la lezione che vogliamo raccogliere. Onorare le vittime non significa rinunciare a comprendere: al contrario, la contestualizzazione storica è la forma più alta di rispetto che possiamo rivolgere a chi perse la vita. Per questo, come Amministrazione, abbiamo voluto con convinzione che Pistoia offrisse anche un altro momento: un’occasione di studio e di approfondimento storico. Lo riteniamo un dovere. Commemorare una vicenda come El Alamein senza contestualizzarla, isolandola da ciò che l’ha prodotta, rischia di portarci a conclusioni sbagliate. E questo non deve mai accadere. Sia chiaro: il rispetto per chi perse la vita in quella atroce battaglia è pieno, come lo è per tutte le donne e gli uomini che hanno perso la vita in guerra. Su questo non si transige. Ma proprio quel rispetto ci impone di porci una domanda che non possiamo eludere: chi ha mandato quei giovani a morire, e perché?

La risposta la conosciamo. Quei soldati furono mandati a combattere da un regime che aveva scelto la guerra di aggressione, al fianco della Germania nazista, spesso con mezzi ed equipaggiamenti inadeguati. Attorno a quella battaglia, negli anni, si è costruito un racconto fatto di eroismo e di sfortuna, che rischia di far dimenticare le responsabilità politiche di chi quella guerra l’aveva voluta. Il titolo di questo incontro lo dice bene: passare dal mito alla storia.

Studenti presenti in Sala maggiore

Ed è a voi, ragazze e ragazzi, che vorrei rivolgermi in particolare. La storia non è un elenco di date da ricordare, né un monumento da guardare senza fare domande. È uno strumento per capire come si formano le memorie collettive, chi le costruisce e perché. Imparare a distinguere un racconto celebrativo da una ricostruzione documentata è una delle competenze più preziose che possiate portare con voi, oggi più che mai, in un tempo in cui le informazioni circolano veloci e non sempre sono verificate.

La nostra Costituzione, all’articolo 11, afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Quelle parole sono nate anche da vicende come quella di cui parleremo stamani. Conoscere quelle parole è il modo migliore per custodirle.

*Assessore Comune di Pistoia

saluto all’incontro “El Alamein: dal mito alla storia”

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