di Rosalba Bonacchi*

PISTOIA – La discussione che si è aperta a Pistoia sulla partecipazione delle scolaresche alla Festa nazionale della Folgore solleva questioni che vanno ben oltre il singolo appuntamento e riguardano il rapporto tra memoria storica, educazione alla cittadinanza e principi costituzionali. È su questo terreno che l’ANPI ha inteso intervenire.
Le dichiarazioni del tenente colonnello Gianfranco Paglia, pubblicate da La Nazione il 17 ottobre, sembrano invece rispondere a una contestazione che non abbiamo mai sollevato. Nessuno ha messo in discussione il valore delle Forze armate della Repubblica, il loro impegno nel soccorso alle popolazioni o nella sicurezza dei cittadini, né l’ANPI ha mai rivolto inviti alla disobbedienza. Del resto, la possibilità che gli studenti conoscano le attività delle Forze armate, anche nell’ambito dell’orientamento professionale, è cosa ben diversa dalla partecipazione organizzata di intere classi, durante l’orario scolastico, a una celebrazione militare. Ed è proprio questa distinzione, ignorata nella risposta di Paglia, che costituisce il punto di partenza della nostra contrarietà.
La Festa della Folgore si svolge infatti nell’anniversario della battaglia di El Alamein, combattuta nell’autunno del 1942 dall’esercito dell’Italia fascista a fianco della Germania nazista e conclusasi con una pesante sconfitta delle forze dell’Asse. Ma quella battaglia non può essere separata dal contesto della guerra di aggressione e di conquista voluta da Mussolini e Hitler. La campagna d’Africa si inseriva nel progetto imperialista del fascismo, già segnato da alcuni dei crimini più gravi e vergognosi del colonialismo italiano: dalle deportazioni e dai campi di concentramento in Libia all’impiego delle armi chimiche e alle atrocità commesse in Etiopia. Ricordare queste responsabilità non significa mancare di rispetto ai soldati che combatterono a El Alamein, molti dei quali pagarono con la vita le scelte di una dittatura, bensì comporta la necessità di restituire alla loro vicenda il contesto storico senza il quale il ricordo del loro sacrificio rischia di essere deformato.
È anche per questo che abbiamo richiamato l’attenzione sul linguaggio della locandina della manifestazione. Espressioni come “custodi del mito”, “lo stesso spirito, la stessa dedizione” e “la storia continua …” suggeriscono una continuità ideale che sembra ignorare la profonda frattura storica intervenuta tra l’esercito del fascismo e le attuali Forze armate: la caduta della dittatura, la Resistenza, la nascita della Repubblica e l’entrata in vigore di una Costituzione che ripudia la guerra di aggressione e impone alle Forze armate di conformarsi allo spirito democratico della Repubblica. Non si tratta, dunque, di una distinzione secondaria, o di una questione di sensibilità ideologica, ma di una svolta fondamentale della nostra storia, che nessuna celebrazione dovrebbe oscurare. È alla luce di questi principi che intendiamo sollecitare le istituzioni scolastiche pistoiesi e, più in generale, la comunità cittadina a riflettere sul significato educativo della partecipazione degli studenti a una simile celebrazione militare. La Scuola deve certamente far conoscere la storia, anche quella militare, ma deve soprattutto fornire gli strumenti per comprenderla criticamente, distinguendo il coraggio dei combattenti dalle responsabilità di chi decide le guerre. E in un tempo segnato dal moltiplicarsi dei conflitti e dalla corsa agli armamenti, il rischio che le celebrazioni militari diventino occasioni di diffusione di una cultura militarista e bellicista tra le giovani generazioni non può essere sottovalutato.
È dunque il rapporto tra memoria storica, educazione e valori costituzionali che abbiamo voluto porre al centro del dibattito, non il rispetto per le donne e gli uomini delle Forze armate. Paglia afferma che questo rispetto non può essere “a intermittenza”, e sul principio concordiamo. Ma neppure il rispetto della verità storica e della Costituzione può esserlo.
*Presidente del Comitato Provinciale ANPI di Pistoia









