di Andrea Mori
PRATO – Prosegue la nostra serie di interviste ai candidati con Erica Mazzetti, capolista di Forza Italia a Prato per il Consiglio regionale della Toscana.

Onorevole, se eletta in Regione, su cosa vuole concentrare il suo impegno con maggiore determinazione per il territorio di Prato e quali risultati concreti spera di raggiungere?
Partirei da una vera rivoluzione burocratica, semplificando le procedure tramite la realizzazione di testi unici sulle varie materie di competenza della regione e dalla digitalizzazione, con piattaforme di inter-operabilità, creando un portale unico. In più, farei una ricognizione di tutti gli enti collegati alla Regione per capire quanti sono e quanto costano; dopo, toglierei quelli non indispensabili alla funzione pubblica. È fondamentale, inoltre, agevolare il partenariato pubblico-privato per tutti i settori applicando speditamente tutte le formule esistenti per questo strumento.
La sanità resta il tema più sentito dai cittadini. Cos’è secondo lei che oggi funziona male e quali azioni concrete proporrebbe per migliorare l’organizzazione territoriale?
Non è più un problema di scarsità di strutture ma di personale. Andrei anche qui sempre di più su modelli di partenariato pubblico-privato, dalle strutture fino alla completa gestione basata su servizi più efficienti e maggiori servizi, iniziando dalle aree più disagiate con un coordinamento sempre più interdisciplinare territoriale al fine di aumentare il servizio e diminuire i costi per il pubblico ma soprattutto per ogni singolo cittadino.
Prato deve affrontare diverse sfide legate alla sicurezza, dai reati sul territorio – sia contro la persona che economici – alla sicurezza sul lavoro e ai rischi ambientali come alluvioni e frane. Cosa farebbe per tutelare maggiormente l’incolumità e il patrimonio dei cittadini?
Le norme ci sono, forse sono anche troppe, manca una vera e propria cabina di regia per coordinare le varie competenze fra enti a diversi livelli, ma soprattutto manca il controllo nell’applicazione delle norme che deve essere sempre da parte di un terzo e soprattutto costante, non programmato. Allo stesso tempo trovo grave l’assenza di una pianificazione delle opere da effettuare, come della manutenzione ordinaria e straordinaria. Sono punti su cui cambiare mentalità e approccio.
Come intende sostenere l’occupazione giovanile e non, migliorare le condizioni lavorative, promuovere eventi culturali e manifestazioni per valorizzare le risorse locali, e allo stesso tempo affrontare le criticità della viabilità e del trasporto pubblico per rendere Prato una città più viva e organizzata?
Dobbiamo partire da una mobilità intermodale effettiva che metta in condizione lo scambio veloce tra ferro, gomma, acqua, aria al fine di coordinatore tutte le opportunità interne ed esterne. Prato deve tornare a fare quello per il quale siamo famosi in tutto il mondo il lavoro, nel settore tessile e non solo, in modo però contemporaneo, con ammodernamento degli impianti e degli strumenti. Come si fa? Prima di tutto un marchio made in Prato da rilanciare a livello internazionale.










