martedì, Settembre 8, 2026

Elezioni 2026, ecco l’accordo programmatico del centrosinistra

PISTOIA Proponiamo ai nostri lettori, la versione integrale dell’accordo programmatico firmato dalle forze politiche della coalizione di centrosinistra, per una migliore comprensione del documento sottoscritto anche dai due candidati alle Primarie.

Con questo documento, le forze del centrosinistra si impegnano, in vista delle elezioni amministrative del 2026, a costruire    insieme valori, indirizzi e idee per aprire una nuova pagina per Pistoia, dopo quasi un decennio di amministrazioni di    centrodestra. L’obiettivo è imboccare una strada più aperta, coraggiosa e lungimirante, capace di dare un futuro migliore    alla città e alla comunità che la abita. Farlo insieme significa condividere una visione comune dello sviluppo sostenibile    che vogliamo realizzare sul piano sociale, culturale ed economico.

La nostra proposta si fonda sui valori della Costituzione e sull’antifascismo, radice e garanzia di una società giusta, libera,    egualitaria e aperta alla partecipazione di tutte e tutti. Pistoia, Medaglia d’Argento al Valor Militare, ha conquistato la    libertà grazie al coraggio della Resistenza, delle sue cittadine e dei suoi cittadini: per questo deve guardare al futuro    mantenendo    vivi    i    valori    da    cui    proviene.    In    un’epoca    segnata    dal    riaccendersi    di    conflitti    e    dalla    crisi    del    diritto    internazionale, ribadiamo con forza che la pace è un valore universale, da difendere anche nelle scelte e nelle politiche    locali.

Questo    significa    impegnarsi    perché    Pistoia    sia    una    città    “operatrice    di    pace”,    recuperando    un    ruolo    di    solidarietà    e    cooperazione    internazionale,    attraverso    il    rapporto    con    le    organizzazioni    umanitarie    attive    negli    scenari    di    guerra,    partecipando attivamente alle reti internazionali di città per la pace e il disarmo nucleare, stando dalla parte di tutti i Paesi    che vedono violata la loro sovranità e integrità territoriale, promuovendo un gemellaggio con una città palestinese della    Cisgiordania, anche per realizzare scambi umanitari, economici e culturali con un territorio quotidianamente minacciato    dalla guerra e dall’occupazione. Altrettanto esprimiamo sostegno al popolo ucraino prevedendo un gemellaggio con una    città del Paese che permetta le attività umanitarie.

A partire da questi principi apriamo oggi un percorso comune verso le prossime elezioni amministrative, con l’ambizione    di    immaginare    e    costruire    insieme    la    Pistoia    di    domani.    Negli    ultimi    anni,    infatti,    l’Amministrazione    non    ha    saputo    cogliere le grandi opportunità offerte dal PNRR e dalle risorse pubbliche disponibili dopo la pandemia. L’eccezionale    disponibilità di fondi ai Comuni per gli investimenti ha permesso di realizzare alcuni interventi (in particolare sulle scuole    e nella realizzazione di piste ciclopedonali), ma è mancata una visione complessiva delle traiettorie di trasformazione    della    città    necessarie    ad    affrontare    le    sfide    del    futuro    e    di    uno    sviluppo    economico    e    sostenibile,    lasciando    Pistoia    immobile mentre altri territori avanzavano. Gli indicatori regionali — dall’occupazione al reddito, fino al progressivo    indebolimento del tessuto economico e sociale — confermano che la città, come tutto il territorio provinciale di cui è    capoluogo, rischia una progressiva marginalizzazione, in assenza di un significativo cambio di rotta.

Da questo punto di vista per la nuova amministrazione dovrà essere prioritario recuperare una maggiore conoscenza dei    dati economici e sociali su scala comunale e provinciale, mettere a sistema i diversi sistemi di monitoraggio e ricerca    esistenti e promuovere una maggiore sinergia e collaborazione tra gli attori socioeconomici del territorio. Con l’obiettivo    di non subire passivamente le trasformazioni in atto (non da ultimo nella riorganizzazione dei diversi sistemi istituzionali:    delle imprese, della sanità, della fruizione dei beni culturali, del sistema bancario…) e di elaborare un progetto che sia in    grado di riaffermare il ruolo di Pistoia nelle dinamiche regionali, sia rispetto all’area metropolitana che alla Toscana del    nord e della costa, e di riconoscere la capacità di indirizzo del capoluogo rispetto all’intero territorio provinciale.    Troppo a lungo le scelte di finanza pubblica di livello nazionale hanno richiesto che fossero gli enti locali ed in particolare    i Comuni a pagare il prezzo della stabilità dei conti pubblici. Senza un’inversione di tendenza nell’attenzione alle esigenze    finanziarie dei    livelli    di    governo più vicini    ai    cittadini    il    rischio    è    quello    di    compromettere    l’azione    amministrativa.    rendendola mero governo dell’esistente, negando nella sostanza la fattibilità dei progetti di vera trasformazione delle    nostre comunità. Vogliamo pertanto porre al centro della nostra battaglia politica la lotta contro i tagli che il governo ha    messo e sta mettendo in campo agli Enti Locali. In questi anni l’Amministrazione ha supinamente accettato queste scelte;    dovremo far sì che per il futuro Pistoia sia voce forte ed autorevole per chiedere l’azzeramento dei tagli alla spesa corrente    e l’aumento dei trasferimenti, la cancellazione delle misure di austerità preventiva che obbligano all’accantonamento    obbligatorio di cifre importanti a bilancio e il superamento delle norme che vincolano fortemente la possibilità di nuove    assunzioni di personale.

Per tutto quanto affermato fin qua il centrosinistra vuole impegnarsi a mobilitare le migliori energie pistoiesi e costruire    le condizioni per una nuova stagione. Rendere Pistoia più dinamica, sostenibile e inclusiva richiede politiche pubbliche    capaci di tenere insieme, mobilità, servizi e attenzione alle persone per rilanciare la qualità della vita in città. Il verde    dovrà essere il filo conduttore di ogni intervento di rigenerazione, non semplice ornamento ma strumento di salute e    sostenibilità, valorizzando le competenze del nostro territorio, capitale del vivaismo.

Il miglioramento delle condizioni di vita quotidiane di chi vive, studia, lavora a Pistoia dovrà essere il punto di riferimento    essenziale per orientare le scelte nel bilancio così come nella pianificazione degli spazi pubblici, della mobilità sostenibile,    del trasporto pubblico e della localizzazione dei servizi. Si tratta di assumere i molteplici punti di vista di chi abita la città,

ascoltando    istanze    e    bisogni    che    troppo    spesso    sono    stati    relegati    ai    margini    nelle    politiche    pubbliche:    dallo    spazio    reclamato    dai    più giovani,    al    bisogno di    socialità    e cura degli    anziani,    al    superamento delle    barriere architettoniche.    Fino al riconoscere nelle politiche di genere un pilastro dell’azione politica ed amministrativa che dovremo portare avanti,    riconoscendo che la definizione dei servizi pubblici deve tenere conto delle diverse realtà di genere, legate anche a quelle    ingiuste disparità, dai redditi fino alla ripartizione del lavoro di cura, che tuttora persistono anche sul nostro territorio. Un    impegno particolare dovrà essere dedicato al contrasto della violenza di genere partendo da funzioni educative.

Un    approccio    trasversale    ai    diversi    servizi    e    che    deve    esprimersi    anche    nelle    scelte    di    bilancio,    urbanistiche    e    di    organizzazione della città: pensiamo ad esempio alla necessaria istituzione degli “stalli rosa” nei parcheggi, destinati a    donne in gravidanza o genitori con bambini molto piccoli.   

Costruire una    società più    giusta significa    anche mettere al centro    uno sviluppo    economico sostenibile,    fondato sulla    consapevolezza della crisi climatica e sulla centralità del lavoro, equamente retribuito, tutelato e dignitoso. Per questo    vogliamo assumere il salario minimo di almeno 9 euro l’ora e la qualità delle condizioni contrattuali come riferimento in    ogni affidamento di servizi pubblici e opere comunali. Utilizzare gli strumenti normativi per garantire le migliori tutele a    chi lavora non è un principio astratto: significa assicurare professionalità qualificate e motivate, capaci di realizzare al    meglio le politiche pubbliche. Ed anche favorire, con scelte di programmazione urbanistica ed adeguate risorse la crescita    economica, l’attrazione di lavoro di qualità oltre a garantire sostegno a coloro che già con professionalità ed impegno    fanno impresa in città, nel commercio, come nell’artigianato e nell’industria.   

Lavoro, sviluppo economico e sociale, sostenibilità e transizione ecologica, politiche di genere e inclusione: su questi    pilastri le forze politiche firmatarie assumono un impegno comune, che rappresenta il punto di partenza del percorso    programmatico che, da oggi, costruiamo insieme.

Piano operativo, Piano strutturale, Piano del verde, Regolamento edilizio    

Rigenerare è la parola d’ordine. Pistoia deve tornare a costruire il proprio futuro attraverso una pianificazione moderna,    partecipata e capace di affrontare le sfide dei prossimi anni. Deve farlo tenendo conto degli effetti del cambiamento    climatico e delle nuove dinamiche sociali e demografiche.

Il Piano Strutturale pensato dal centrodestra risulta inadeguato e controproducente in ragione delle nuove previsioni che    aprono a nuove e impattanti edificazioni e che potrebbero compromettere importanti aree verdi del territorio comunale.    Sarà    pertanto    necessario    arginare,    con    il    Piano    Operativo,    le    previsioni    del    Piano    Strutturale    pensato    dalla    destra    e,    contestualmente,    verificare    nel    corso    del    mandato    la    possibilità    di    una    revisione    complessiva    dello    stesso    Piano    Strutturale. Dovremo ripartire da un lavoro organico, in sinergia con le organizzazioni economiche, sindacali e del Terzo    Settore e gli enti di ricerca, attraverso il confronto con i Comuni contermini per una pianificazione strategica di scala più    ampia, basandoci sugli indicatori socio-economici del territorio comunale e provinciale e soprattutto rilanciando il ruolo    di Pistoia nel contesto regionale, sia in direzione dell’area metropolitana che della costa.

Insieme al Piano Operativo dovremo procedere in parallelo con il Piano del Verde e il Piano della Mobilità Sostenibile:    tre strumenti integrati che dovranno disegnare una Pistoia più sostenibile, accessibile e vitale.

L’obbiettivo    è    consumo di    suolo zero,    limitando al    minimo    possibile l’uso di suolo vergine, mantenendo    in    essere o    progettando prospettive espansive e necessità di sviluppo sostenibile per interventi che abbiano un significativo ritorno    per    la    comunità.    Infrastrutture    quindi    di    chiaro    interesse    pubblico,    nuove    attività    produttive    capaci    di    portare    e    di    sviluppare    nel    nostro    territorio    settori    di    innovazione    e    di    produzione    ad    alta    intensità    di    occupazione,    con    progetti    industriali    solidi    e    innovativi    e    condizioni    di    lavoro    di    qualità.    O    interventi    per    la    realizzazione    di    nuova    edilizia    residenziale pubblica. E poi la previsione che per ogni intervento, infrastrutturale o edificatorio, che comporti consumo    di    nuovo    suolo,    siano    progettati    con    adeguati    interventi    compensativi,    anche    applicando    lo    strumento    della    de-pavimentazione in altre aree, favorendone il recupero in termini di uso pubblico – in particolare sotto forma di aree    verdi – e permeabilità del terreno.

Nella definizione del modello di sviluppo della città, riteniamo fondamentale orientare le scelte verso attività economiche    coerenti con i valori della pace, della cooperazione e della responsabilità sociale. Per questo non consentiremo, per gli    strumenti    a    disposizione    dell’amministrazione,    l’insediamento    sul    territorio    comunale    di    impianti    che    abbiano    come    finalità prevalente e dichiarata la produzione di armamenti o il supporto a sistemi a carattere bellico.   

Piano operativo, Piano del verde e Piano della mobilità sostenibili sono tutti e tre strumenti da costruire con un unico    approccio    per    sciogliere    i    nostri    strategici    del    nostro    territorio.    Servirà    infatti    un    attento    monitoraggio    dell’edificato    esistente, al fine di individuarne le potenzialità inutilizzate, sia dal punto di vista artigianale-produttivo sia da quello    residenziale, e gli strumenti per sbloccare e valorizzare questo patrimonio, prima di costruirne di nuovo. E poi definendo    le priorità essenziali su cui concentrare il lavoro e le risorse dell’amministrazione: i nodi fondamentali della viabilità    urbana (come Viale Adua o l’ingresso in città da Via Sestini), gli interventi necessari per l’economia della città (a partire    da quelle previsioni che possono consolidare l’insediamento sul territorio del settore ferrotranviario) e le trasformazioni    che servono a dare a Pistoia i servizi di qualità di cui ha bisogno (pensiamo a infrastrutture sportive pubbliche e per tutti, come un complesso natatorio comunale, o all’insieme di servizi di eccellenza che devono essere sviluppati intorno alla    capacità attrattiva della nostra città sul terreno della cultura, dell’istruzione e della ricerca).

Sarà    necessario    inoltre    trasferire    la    pianificazione    strategica    del    verde    in    scelte    urbanistiche    che    possano    davvero    ridisegnare    e    ampliare    il    verde    pubblico    in    città,    anche    nella    concezione di    oasi    climatiche    contro    il    calore    e    per    la    mitigazione degli eventi estremi. Ma rigenerare significa anche ridare valore a ciò che già esiste. Serviranno interventi    più    coraggiosi    sulle    norme    del    Regolamento    Edilizio,    al    fine    di    incentivare    e    rendere    maggiormente    conveniente    intervenire su volumi e aree già edificate, piuttosto che sulla nuova costruzione segnando un’attenzione specifica alla    rigenerazione dell’edificato nelle frazioni collinari e montane.

Le aree strategiche come il Ceppo, l’ex Breda, le Ville Sbertoli e i grandi immobili pubblici dismessi devono diventare    motori di rinascita urbana, culturale e sociale: spazi rigenerati per la città. Per l’area ex Breda – dopo le molte scelte    sbagliate compiute dal centrodestra in questi anni – sarà necessario soprattutto vigilare sulla realizzazione delle opere    pubbliche previste dalla convenzione, a partire dai parcheggi, e sul rispetto dei tempi. Pronti a confrontarsi con la nuova    proprietà per predisporre variante al piano particolareggiato, non appena se ne determini la possibilità, al fine di rivedere    radicalmente    le    previsioni,    in    particolare    per    l’area    dove    oggi    insiste    il    parcheggio    Pertini,    e    ridurre    le    potenzialità    edificatorie, soprattutto quelle con destinazione di residenziale privato l’obiettivo di realizzare un quartiere/area vivibile    e inserita nel contesto urbano. Mentre particolare attenzione dovrà essere posta al completamento dell’area sia dal punto    di vista delle destinazioni commerciali, in un equilibrio che non penalizzi ulteriormente la situazione già problematica del    commercio di vicinato nel centro storico, sia da quello dei lotti rimasti fuori dalla convenzione, e che devono essere    rigenerati mantenendo l’obiettivo di prevedere nell’area anche alloggi di edilizia residenziale pubblica o sociale (canoni    calmierati, cohousing ecc).

Per l’area del Ceppo e le Ville Sbertoli non è rimandabile l’assunzione di un ruolo politico di stimolo e di indirizzo da    parte del    Comune,    sia nella    ricerca    di    possibili    investimenti    pubblici    per    l’area    o    di    investitori    privati qualificati    per    progettualità di interesse pubblico, sia per lo stralcio del fallimentare accordo di programma del 2019 voluto dalla giunta    Tomasi con Regione, Provincia e ASL, e per la definizione di un nuovo accordo che affronti credibilmente i nodi finanziari    e di pianificazione che ancora oggi determinano l’abbandono di queste aree. Sarà indispensabile procedere all’effettiva    pianificazione di queste due aree nel PO, alla restituzione alla cittadinanza del parco pubblico delle Ville Sbertoli, alla    salvaguardia    della fruibilità    delle ville    storiche come fondamentale    patrimonio    storico e culturale    della    città e anche    all’individuazione di possibili soluzioni progettuali che possano risolvere o mitigare le problematiche idrauliche dell’area    del    Ceppo.    Nella    nuova    pianificazione    l’amministrazione    dovrà    prestare    massimo    impegno    a    mantenere    le    funzioni    pubbliche nelle ville con valenza storica e pianificare gli interventi sulle altre residenze nel rispetto generale dell’area e    delle esigenze della comunità. Per quanto riguarda l’area del Ceppo è indispensabile ridefinire nell’accordo le funzioni    degli edifici esistenti e da recuperare e valutare senza preconcetti cosa è possibile realizzare nell’area in considerazione    delle criticità idrauliche.

Sul piano infrastrutturale la pianificazione dovrà fondarsi su analisi solide e su un vero studio del traffico, che consenta    di prendere decisioni basate su dati e non su impressioni. In questo quadro, l’asse dei vivai per connettere il nuovo casello    autostradale di Pistoia Est, Bottegone e Masiano rappresenta un’opera strategica per il futuro di Pistoia, un intervento da    valutare con attenzione alla sostenibilità ambientale, alla qualità di vita delle persone che abitano le frazioni della piana a    sud della città e anche la rilevanza economica e occupazionale del tessuto imprenditoriale vivaistico. Sarà necessario agire    in coerenza con gli strumenti sovracomunali, co-pianificando con i Comuni limitrofi e chiedendo alle imprese di fare la    propria    parte,    per    creare    una    mobilità    più    efficiente    e    un    territorio    più    sicuro,    vivibile    e    capace    di    generare    nuove    opportunità di lavoro.

Nel quadrante est della città dovranno essere affrontate, con nuove soluzioni, due distinte problematiche. Da un lato un    nuovo    collegamento    dell’attuale    zona    industriale    di    Sant’Agostino    con    la    Via    Toscana    (divenuta    strada    statale)    e,    in    prospettiva, con il nuovo casello autostradale nei pressi di Badia a Pacciana.    Riconsiderando le previsioni del Piano    Strutturale per l’espansione di Sant’Agostino, sia puntando alla piena utilizzazione e densificazione dei volumi esistenti    sia rivedendo    l’individuazione delle aree    da destinare    a eventuali    ampliamenti, regolandone le quantità sulla base di    effettive    opportunità    di    nuovi    insediamenti    produttivi.    Dall’altro    la    messa    in    sicurezza    degli    abitati    di    Pontenuovo    e    Santomato, lungo la Via Montalese, da ottenere non soltanto attraverso appositi divieti al transito dei mezzi pesanti – che    sarà possibile implementare con la riapertura della Tangenziale Est e il collegamento tra Sant’Agostino e la Via Toscana    – ma anche, in accordo con la Provincia, con interventi puntuali di riqualificazione della viabilità che riducano la velocità    di transito e migliorino la fruibilità degli spazi stradali a vantaggio di pedoni e ciclisti.   

Valutando ipotesi di viabilità alternative legate a nuovi studi del traffico, della mobilità e dello sviluppo socioeconomico    del quadrante del territorio ad oggi carenti, in considerazione del fatto che ad oggi persistono posizioni diverse tra le forze    politiche in merito al progetto di cosiddetta “variante montalese” elaborato dalla Provincia di Pistoia.

La    partecipazione    delle    cittadine    e    dei    cittadini    dovrà    essere    valorizzata    anche    nell’individuazione    degli    interventi    prioritari per le diverse aree del territorio comunale, approfondendo il ricorso a forme innovative di collaborazione tra la    cittadinanza    e    l’amministrazione    comunale,    ponendo    particolare    attenzione    a    rendere    affidabili,    certi    e    credibili    gli    impegni dell’ente pubblico, soprattutto quando si tratta di recepire proposte ben ponderate o vere e proprie progettazioni    messe a disposizione del Comune per risolvere problematiche particolarmente sentite dai residenti di una zona (pensiamo    ad esempio alla vicenda del Ponte sul Vincio). 

Trasporto pubblico e mobilità

Rigenerare è l’obiettivo: una Pistoia che si muove meglio, respira di più, vive i propri spazi. Il Trasporto Pubblico Locale    deve fare un salto di qualità attraverso l’integrazione tra ferro e gomma, l’impulso progressivo verso l’uso dei mezzi    pubblici,    il    contenimento dell’uso    dei    veicoli    privati,    con una rete di    stazioni    valorizzate come porte strategiche per    montagna e città.

L’asse di Viale Adua, valorizzando anche la fermata ferroviaria e il parcheggio scambiatore di Pistoia Ovest, deve essere    riconosciuto come porta scolastica del quadrante ovest, fulcro dei collegamenti urbani per l’accesso alle scuole e ai servizi    del quartiere, integrato con linee autobus dedicate, più frequenti e meglio calibrate sugli orari e sui flussi di chi studia e    vive quella parte di città.

Il Viale Adua rappresenta oggi una delle principali criticità dell’area urbana, in termini di sicurezza per gli utenti deboli    della strada, di qualità della vita dei residenti e di fruizione dei molti servizi che vi hanno sede. Per questo la realizzazione    del prolungamento di Via Salvo D’Acquisto, fino al ricongiungimento con il Ponte Europa, dovrà essere una priorità della    nuova    amministrazione,    da    integrare    con    una    riorganizzazione    complessiva    della    viabilità    e    a    cui    far    seguire    sperimentazione di tratti a senso unico, un progetto per la valorizzazione dei tre assi paralleli, la ferrovia, il Viale Adua e    il “parco” dell’Ombrone.

Da questo punto di vista è importante affrontare seriamente e senza l’approssimazione emersa fino ad oggi l’ipotesi    inserita nel Piano Strutturale di “tram-treno”, che per noi dovrebbe riprendere altre esperienze europee dove i medesimi    binari consentono a determinati rotabili di operare come treni al di fuori dell’area urbana e come tram (in termini di    velocità e segnalamento) all’interno della città. È imprescindibile partire da un confronto con RFI e, per altro verso, con    il    distretto    ferrotranviario    del    territorio,    al    fine    di    individuare    le    possibili    soluzioni    tecniche    che,    all’interno    di    un    complessivo progetto di rigenerazione del Viale Adua, possano rendere il treno nel tratto tra Capostrada, la stazione e    Sant’Agostino più utilizzabile anche per spostamenti brevi quotidiani casa-lavoro e casa-studio.

Allo stesso modo, confrontandosi con le realtà industriali potenzialmente interessate (a partire da Hitachi) è necessario    elaborare una strategia per potenziare il trasporto merci su rotaia, a servizio delle imprese e in particolare sull’asse stazione – Sant’Agostino.

La Stazione di Pistoia deve tornare a svolgere il suo ruolo naturale di porta del centro storico: collegato a un sistema di    mobilità urbana ridisegnato e a parcheggi scambiatori efficienti. In questa prospettiva, il Parcheggio Scambiatore Sud    diventa porta strategica della città per chi sceglie di non entrare in auto in centro, da incentivare e rendere sempre più    conveniente tramite collegamenti TPL rapidi e diffusi verso i quartieri e il cuore della città.

Attraverso una revisione complessiva dei chilometraggi in rapporto con AT ma anche immaginando esperienze pilota    finanziate dal Comune per l’attraversamento e il collegamento tra il centro e i parcheggi con mezzi elettrici (anche con    sperimentazioni serali in determinati momenti dell’anno).

Questo modello deve lavorare in rete con gli altri parcheggi scambiatori esterni, integrandosi con percorsi ciclopedonali    sicuri e con un nuovo equilibrio delle linee urbane: recuperando chilometri dove oggi mancano collegamenti, riducendo    corse sovrapposte, alleggerendo strade soffocate dal transito e potenziando le zone scoperte. È importante che le piste    ciclabili che hanno ridotto la carreggiata delle strade siano realmente usate e diventino un sistema fluido e soprattutto    sicuro di spostamento; questo sarà possibile solo con la revisione dei flussi del sistema veicolare e degli accessi al centro    cittadino.

A questo fine è necessario rivedere gli elaborati adottati del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, far svolgere efficaci    rilevazioni    e    studi    sul    traffico    e    promuovere    molteplici    strumenti    (app,    servizi    integrati,    cartellonistica,    attività    di    sensibilizzazione) finalizzate a incentivare l’utilizzo delle piste ciclabili e ciclopedonali e a conoscere gli itinerari che si    possono coprire in città attraverso tracciati sicuri e protetti dal traffico veicolare, non solo dal punto di vista turistico ma    anche e soprattutto per raggiungere i luoghi di studio e lavoro.

L’innovazione non si ferma alla città: per la nostra zona collinare e la montagna pistoiese vogliamo un trasporto più    intelligente,    più    utile,    più    pubblico.    In    alcune    zone    montane    e    collinari,    il    servizio    scuolabus    potrà    diventare    parte    integrante della rete TPL su gomma, progettato per servire sia il trasporto scolastico che le comunità locali, migliorando i percorsi, aumentando le possibilità di spostamento e riducendo chilometri, costi e mezzi sovrapposti. Un’unica rete più    efficiente significa meno spesa pubblica e più corse disponibili, più collegamenti attivi, più opportunità di movimento per    chi vive in collina e in montagna. A questo dovrà aggiungersi da parte del Comune la promozione di iniziative di mobilità    condivisa.

Sarà necessario, inoltre, attivarsi per redigere il progetto della variante di Candeglia, riducendone al minimo l’impatto    ambientale e che consenta una riorganizzazione complessiva della viabilità utile a liberare Via Antonelli e superare i due    annosi problemi della “strettoia” di Candeglia e del Ponte dei Carabinieri.

La Ferrovia Porrettana è l’ossatura storica e futura della nostra montagna. La stazione di Pracchia non è una fermata    secondaria, ma una porta d’accesso decisiva all’Appennino pistoiese: un luogo da mettere al centro delle politiche di    collegamento, cura e rilancio. Vogliamo rafforzare la funzione di Trenitalia su questa linea, lavorando per più corse e    orari più aderenti alla vita quotidiana di residenti, pendolari e turisti. Servono migliori servizi di accoglienza, informazione    e interscambio con autobus per le frazioni montane, assieme a politiche di incentivo all’uso del treno come alternativa    reale all’auto, anche per chi rientra a scuola, al lavoro o verso i servizi territoriali.

Oltre a questo, la Porrettana rappresenta un trasporto pubblico legato a progetti dedicati al turismo lento, che sfruttino la    ferrovia come porta naturale per itinerari ciclopedonali, percorsi CAI, attività culturali diffuse e accesso a eventi stagionali    della montagna.

Vogliamo riprendere il Protocollo di intesa fra Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna del 2016 per dare seguito    alle azioni di sviluppo territoriale delle zone attraversate dalla linea Porrettana, un vero patto territoriale con i Comuni    della montagna, con le imprese della montagna e i soggetti del turismo montano, per trasformarla in un’infrastruttura non    solo panoramica, ma viva, usata, conveniente, rigenerata nella funzione pubblica.     

È necessario promuovere investimenti che rendano la Porrettana anche sul tratto tra Porretta e Pistoia efficiente e attrattiva    per    gli    spostamenti    dei    pendolari,    in    un    quadro    di    insieme    dei    collegamenti    su    rotaia    che    non    può    che    essere    transappenninico, tra Bologna, Pistoia e Prato.    Altrettanto importante è sostenere le associazioni e le proloco che sono di    presidio e di valorizzazione delle stazioni presenti sulla linea, dei territori circostanti e delle attività turistico culturali    realizzate in sinergia con il Museo dei rotabili storici.

Pistoia dovrà entrare del piano regionale di estensione del sistema tramviario e di collegamenti metropolitani. Per noi è    indispensabile    raggiungere    un    sistema    di    collegamento    veloce,    frequente    e    soprattutto    certo    fra    Pistoia    e    Firenze;    altrettanto lavoreremo per la conclusione del raddoppio della linea ferroviaria Montecatini-Lucca che permetterà a Pistoia    di    guardare    con    più    forza    verso    l’area    nord    e    costiera    della    regione    anche    in    funzione    di    sviluppi    economici.    In un confronto serio con Ferrovie intendiamo rivalutare anche ipotesi di collegamenti strategici che erano stati ipotizzati    negli anni scorsi e che sono stati riproposti anche nell’ambito delle osservazioni al PS, come ad esempio un collegamento    diretto    tra    la    montagna    (Porretta)    e    il    mare    (Lucca/Viareggio),    che    in    futuro    consentirebbe    un    ancora    più    efficace    valorizzazione delle fermate di Capostrada e Pistoia Ovest.

Purtroppo, Copit, la società di trasporto pistoiese è in liquidazione, ma noi dobbiamo valutare se e come proseguire questa    liquidazione e in ogni caso la priorità deve essere quella di creare le condizioni per partecipare, con un nuovo assetto    societario    da    costruire e che garantisca    una    presenza diretta    dei    Comuni    nella    gestione del    servizio, alla    nuova    gara    regionale per il TPL ed avere titolo per definire e controllare il servizio offerto ai nostri cittadini. È un impegno fortemente    voluto con il nostro lavoro di minoranza e sarà un obiettivo da conseguire nel ruolo di governo della città.    Rigeneriamo i collegamenti per rigenerare la comunità. Una città che torna a muoversi come sistema, in cui il centro    storico si apre alle persone e la montagna non è distante, ma connessa, servita, valorizzata e incentivata a 360° nella    mobilità pubblica.     

Gestione dei rifiuti     

Rigenerare Pistoia significa anche rigenerare il rapporto tra servizio pubblico e comunità. Per questo vogliamo una nuova    stagione di politiche sui rifiuti, basata sulla prossimità ai cittadini, sulla sostenibilità ambientale e su scelte fondate su    efficienza e innovazione.

Il modello porta a porta dovrà essere il riferimento del sistema, ma con un principio chiaro: ogni territorio ha bisogni,    densità e morfologie differenti. La gestione in montagna non può essere uguale a quella dei quartieri urbani o del centro:    per    questo    dovranno    essere    pianificati    servizi    calibrati,    misurati    su    percorrenze    reali,    costi,    distanze    e    capacità    di    conferimento.

E Intendiamo, quindi, lavorare per l’estensione all’intero territorio comunale di una modalità di raccolta omogenea, il    porta a porta per tutte le tipologie di rifiuti ad eccezione del vetro, declinata però con soluzioni operative che superino    l’idea di una modalità standardizzata e che tengano in considerazione le peculiarità di ogni parte del nostro territorio.

È necessario avviare un confronto con Alia, per chiedere la definizione di una modalità di porta a porta calibrata sulle    caratteristiche    del    territorio    e    della    viabilità    di    un    Comune    vasto    ed    eterogeneo    come    Pistoia    e    per    approfondire    la    possibilità di predisporre la realizzazione di isole ecologiche, controllate e adeguate a conferire le diverse tipologie di    rifiuti,    collocate    strategicamente    a    servizio    delle    aree    più    distanti    dal    centro    di    raccolta    di    Sant’Agostino.    Il Comune dovrà contrattare con Alia le modalità di raccolta dei materiali in modo da essere meno invasivi e più rispettosi    nelle strutture storiche della città e degli agglomerati periferici.

Ma accanto all’organizzazione tecnica, serve un investimento culturale e digitale: percorsi informativi con la cittadinanza,    strumenti semplici per monitorare il servizio, ascolto attivo delle esigenze locali e trasparenza sui risultati del ciclo di    raccolta. Vogliamo fare di Pistoia una città modello nell’economia circolare, con un’attenzione concreta al recupero dei    materiali, alla riduzione degli sprechi, al ciclo completo del rifiuto: un obiettivo prioritario, dopo aver rimediato ai disastri    della destra, è creare le condizioni per andare verso la strategia rifiuti zero.

L’obiettivo è arrivare ad un sistema più giusto, dove si paga in base a quanto si produce, premiando chi differenzia,    riducendo sprechi e combattendo l’aumento indiscriminato dei costi a carico delle famiglie.

Una città che migliora il sistema dei rifiuti rigenera la fiducia dei cittadini e rigenera l’ambiente, trasformando un servizio    essenziale in una leva di innovazione, partecipazione e sostenibilità sociale.

Il dialogo con Alia Servizi Ambientali sarà centrale per costruire un servizio più efficiente, meno impattante sulle strutture    storiche della città, più vicino alle comunità locali e capace di leggere le diversità del nostro territorio.     

Servizi pubblici e Multiutility

Rigenerare Pistoia    significa anche    rigenerare il    governo dei    servizi    pubblici: renderli    più efficienti, più    trasparenti    e    soprattutto più vicini alla comunità. Per questo guardiamo con attenzione alle scelte compiute a livello regionale sulla    riorganizzazione della Multiutility.

I territori hanno bisogno di un’azienda strutturata, solida e competente, capace di programmare investimenti, innovare,    coordinare e gestire i servizi essenziali con continuità e visione. Ma crediamo anche che questa forza non debba andare    in direzione di modelli privatistici o meramente finanziari. La Multiutility che immaginiamo deve essere interamente    pubblica, perché gestisce beni della collettività.

Per    questo    ci    impegneremo    a    consolidare    l’orientamento    già    assunto    dall’assemblea    di    Alia/Plures    per    archiviare    definitivamente l’ipotesi    di quotazione in    Borsa e apertura    a    capitali    privati, attraverso anche conseguenti e    coerenti    modifiche allo statuto della società, e a dare attuazione all’indirizzo recentemente approvato dalla conferenza territoriale    di AIT per l’affidamento “in house” della gestione dei servizi idrici.

Questo approccio rispetta il mandato profondo espresso dai cittadini nel referendum sull’acqua pubblica, un’indicazione    chiara che ci chiede di mantenere la gestione dei servizi sotto la guida della comunità, con un presidio democratico sulle    scelte, sulle tariffe e sugli obiettivi di lungo periodo.

Tale orientamento rivolto a porre al centro più in generale le soluzioni “in house” di gestione dei servizi pubblici riteniamo    possa favorire un più diretto ed efficace controllo sociale da parte degli enti locali e dunque una maggiore centralità degli    interessi della collettività
Una società pubblica di servizi così configurata dovrà quindi diventare leva di rigenerazione dei servizi, con un ruolo    sempre più forte nella gestione del ciclo dei rifiuti, nella sostenibilità ambientale, nelle politiche energetiche, anche con    l’obiettivo prioritario di contrastare la povertà energetica. Dovrà saper leggere le diversità del territorio — perché la    montagna, le periferie, i quartieri e il centro non sono uguali — e adattare il servizio ai bisogni reali, superando sprechi,    sovrapposizioni e frammentazioni gestionali.

È    auspicabile    rafforzare    il    sistema    di    partecipazione    del    territorio    pistoiese    all’interno    della    compagine    sociale    di    Alia/Plures attraverso un rapporto forte con i comuni della nostra provincia nella logica di acquisire maggiore peso nelle    scelte di igiene urbana offerte al nostro territorio, nella distribuzione di fondi finalizzati agli interventi    sulla rete idrica e    per il completamento della rete di depurazione e per lo sviluppo di produzioni sempre più sostenibili e capaci di offrire    lavoro di qualità.     

Sport     

Lo sport è prima di tutto inclusione, benessere e crescita. È luogo educativo per bambine, bambini e giovani, dove si    imparano rispetto, regole, impegno e gioco di squadra. È strumento di salute e socialità per adulti e anziani. È possibilità    di autonomia, relazione e realizzazione per le persone con disabilità. Ognuno nello sport può trovare qualcosa di buono: un gruppo, un obiettivo, un momento per sé. Per questo per noi lo sport è un diritto e un pezzo essenziale della qualità    della vita di una comunità.

Anche a Pistoia pesa il fenomeno dell’abbandono dello sport da parte degli adolescenti, in particolare da parte delle    ragazze, per vari motivi fra cui pesano la lontananza dagli impianti, gli orari dei corsi, i costi e l’offerta finalizzata alla    formazione agonistica piuttosto che al benessere globale dei giovani. Per questo occorre costruire, insieme agli istituti    scolastici e alle società sportive un modello di offerta di attività che riduca la dispersione sportiva perché la regolare    frequenza in un ambiente sano può evitare ulteriori dispersioni sociali, contrastare l’avvicinamento e l’uso di sostanze, il    cedere ad abitudini alimentari scorrette, a contenere e controllare gli eccessi e forme di violenza. Credere fermamente    nella pratica sportiva dei giovani significa credere e diffondere integrazione, inclusione e coesione.   

In questo senso sarà determinante affidare alla Consulta dello Sport un ruolo attivo e propositivo, prevedendo anche la    revisione del relativo Regolamento.

Al tempo stesso vogliamo rafforzare l’accesso allo sport per chi rischia di restarne escluso: minori a basso reddito, da    sostenere con percorsi rapidi e coordinati tra società sportive, servizi sociali, scuole e Società della Salute; persone con    disabilità, per cui intendiamo ampliare l’offerta di discipline accessibili e inclusive.   

Negli ultimi anni, a Pistoia molte risorse sono state concentrate sul comparto stadio, con una spesa di milioni di euro che    non    ha    prodotto    il    salto    di    qualità    atteso:    lo    stadio    avrà    ancora    bisogno    di    numerosi    e    costosi    interventi    per    essere    all’altezza di una città capoluogo di provincia, di una società sportiva che ha investito e vuole ancora potenziare il suo    rapporto    con    l’intera comunità pistoiese.    Il resto dell’area non funziona    come    dovrebbe,    e    il    rapporto con    le    società    sportive professionistiche non è quello di una città che vuole davvero presentarsi come protagonista nel mondo dello sport    nel 2026. Questo investimento sbilanciato è avvenuto a discapito degli impianti minori e delle piccole società, che hanno    esigenze diverse: spazi dignitosi, tempi certi sugli orari, interlocutori chiari in Comune, costi sostenibili.

Noi vogliamo invertire la prospettiva: non pochi impianti per le società professionistiche (Stadio e Palacarrara) o progetti    di dubbia utilità ma dai costi elevatissimi (come il nuovo Palazzetto Pallavicini) che drenano quasi tutte le risorse a    disposizione, ma una rete diffusa di strutture di quartiere, scolastiche e di prossimità, dove lo sport di base possa crescere.    Il Comune deve passare da “concessionario di spazi” disorganizzato a regista di un sistema sportivo: programmando,    ascoltando le società, distribuendo meglio le risorse, facilitando l’accesso alle strutture e semplificando il rapporto con    gli uffici.

Per permettere alle società sportive di avere disponibilità di spazi adeguati alle diffuse esigenze, per evitare agli utenti    continui    spostamenti    da    parti    opposte    del    nostro    comune,    per    evitare    allenamenti    presso    strutture    di    altri    comuni    è    indispensabile impegnarci per la realizzazione di una nuova tensostruttura multidisciplinare – più veloce da realizzare con    costi molti più contenuti. Una simile tensostruttura potrebbe funzionare anche come soluzione temporanea alternativa    durante interventi di manutenzione straordinaria sulle numerose palestre che necessitano di interventi prolungati e che    oggi non possono essere chiuse pena l’impossibilità di svolgere gli allenamenti.

È necessario immaginare un sistema di impianti, strutture e aree attrezzate che rispondano a una pluralità di obiettivi:    rendere possibile l’accesso per tutte e tutti allo sport di base, integrare la fruizione dello sport di base con la possibilità    per    le    società    sportive    di    sviluppare    le    migliori    potenzialità    agonistiche    (ottenendo    risultati    su    scala    nazionale    e    internazionale che spesso rappresentano anche una leva fondamentale per attrarre i più giovani alla pratica sportiva) e    consentire lo svolgimento a Pistoia di competizioni nazionali e non solo, che possano avere anche un importante ritorno    economico.   

In questo quadro si inserisce il tema dei grandi impianti: sul progetto Pallavicini registriamo una contrarietà diffusa. Un    nuovo palazzetto può servire, ma non può nascere senza un piano credibile di gestione, rischiamo di replicare il problema    di altre strutture sulla gestione vera e propria. Per questo riteniamo necessario valutare anche l’ipotesi di affidare i grandi    impianti (Stadio e Palacarrara) a società sportive private disponibili a gestirli e mantenerli in stretta collaborazione con    l’amministrazione comunale.

Un capitolo a cui porre attenzione riguarda il ciclismo, il nostro territorio è stato culla di grandi campioni e oggi vive una    crisi nazionale anche per carenza di spazi adeguati alla pratica in sicurezza. Vogliamo promuovere la creazione di impianti    dedicati al ciclocross e al ciclismo giovanile, veri e propri parchi sportivi dove bambine e bambini possano pedalare    lontani    dai    pericoli    della    strada,    allenarsi    tutto    l’anno    e    crescere    al    pari    di    chi    pratica    altre    discipline.    A    livello    intercomunale,    immaginiamo    progetti    condivisi    sul    modello    delle    esperienze    di    area    vasta,    per    dare    anche    al    nostro    territorio luoghi sicuri dove nascano i ciclisti di domani.

Accanto a questo, puntiamo su soluzioni leggere e sostenibili:

●    la realizzazione di una tensostruttura, con costi di gestione contenuti e utilizzo condiviso tra scuole e società;

●    una piscina olimpionica comunale come obiettivo programmatico essenziale, pensata non solo per le società ma    come impianto con vasche sia all’aperto che al chiuso a disposizione di tutta la cittadinanza.

Il filo rosso della proposta è semplice e ambizioso: lo sport è un diritto di tutte e tutti, un bene pubblico che deve favorire    benessere,    inclusione    e    crescita,    ma    anche    permettere    a    ogni    realtà    sportiva    di    trovare    la    propria    dimensione,    senza    competere per sopravvivere dentro gli stessi spazi. Le società devono poter esprimere il loro ruolo e la loro prospettiva,    senza    essere    intrappolate    nel    groviglio    organizzativo    che    dovrebbe    invece    servire    e    tutelare    lo    sport    di    base,    non    ostacolarlo.

Vogliamo quindi costruire un modello nuovo, dove gli impianti siano pensati come una rete diffusa e funzionale, centrata    sui bisogni delle piccole società, sulla sicurezza delle attività sportive giovanili, sull’accesso per le persone con disabilità    e sulle opportunità per ogni fascia d’età. Una città che valorizza chi fa sport, e che mette al primo posto i luoghi della    quotidianità sportiva, non la vetrina di pochi grandi eventi isolati.

Lo sport che immaginiamo per il 2026 deve essere: più ordinato nella gestione, più giusto nell’accesso, più sostenibile    nei costi, più chiaro negli interlocutori. Perché rigenerare lo sport a Pistoia significa rigenerare la sua comunità, farla    muovere insieme ma su percorsi diversi, dove nessuno resta ai margini e ognuno, dal quartiere all’agonismo, può crescere    e dare il proprio contributo alla città.     

Macchina comunale

La macchina comunale di Pistoia necessita di un rafforzamento strutturale, a partire dal tema del personale, oggi limitato    dal tetto di spesa imposto dalla normativa nazionale.

Occorre ricostruire capacità operative interne: il cantiere comunale deve tornare a essere un presidio efficiente per il    pronto intervento e la cura del verde; la Polizia Municipale va riportata a un organico sufficiente e organizzata in modo    da garantire presenza, sicurezza e servizi adeguati sul territorio,    e anagrafe e stato civile devono essere potenziati per    rispondere alle esigenze degli utenti, anche superando le difficoltà create dalla chiusura degli uffici circoscrizionali e dalle    barriere digitali.

È    fondamentale    valorizzare    i    dipendenti    pubblici,    contrastando    l’esodo    verso    altri    enti,    rafforzando    motivazione,    riconoscimento professionale e qualità del servizio ai cittadini. In parallelo, è necessaria una riorganizzazione complessiva    della struttura comunale e un coordinamento più efficace tra le funzioni dirigenziali.

Va    inoltre    ridefinito    il    rapporto    tra    servizi    interni    ed    esternalizzazioni:    dopo    anni    di    ricorso    crescente    al    privato,    è    necessario fissare nuovi limiti, garantire condizioni dignitose ai lavoratori delle ditte esterne, porre al centro la capacità    di controllo dell’Ente sulle ditte affidatarie come elemento chiave per un’erogazione di servizi di qualità ai cittadini    individuando una persona dedicata alla verifica dei lavori eseguiti sia tramite gli accordi quadro sia i lavori eseguiti    dalle    aziende    dei    servizi    pubblici,    perseguire    la    strada    della    reinternalizzazione    di    alcune    attività    strategiche,    come    scelta    politica volta a preservare la capacità pubblica. Questo approccio potrà diventare possibile se sarà inserito in una più    generale    battaglia    politica    nazionale    che    rimetta    al    centro    il    ruolo    dei    Comuni    come    ente    locale    di    riferimento    per    l’erogazione dei servizi ai cittadini; Pistoia dovrà essere voce autorevole in questa richiesta di inversione di tendenza,    superando finalmente i vincoli che da anni penalizzano gli enti locali e limitano la possibilità di offrire servizi pubblici di    qualità.    Escludiamo,    quindi,    ogni    ipotesi    di    trasferimento    a    soggetti    privati    delle    partecipazioni    dirette    attualmente    detenute dal Comune di Pistoia in società partecipate.

Il Comune deve tornare a essere vicino ai territori: servono punti di riferimento decentrati che facilitino l’accesso ai servizi    e    sostengano    la    partecipazione    dei    cittadini,    anche    attraverso    strumenti    alternativi    alle    circoscrizioni    ormai    non    più    previste. Il volontariato e la partecipazione possono rappresentare anche in questo senso una risorsa preziosa, costruendo    patti di collaborazione per la cura dei beni comuni (a partire da parchi e luoghi pubblici) e anche per l’erogazione di    servizi    minori,    soprattutto    informativi    purché    con    adeguate    garanzie    e    strumenti    di    collaborazione    chiari.    In    questo    contesto sarà importante favorire l’organizzazione del confronto tra l’amministrazione e le singole frazioni promuovendo    la costituzione di comitati di quartiere e paesani.

Le circoscrizioni sono state da tempo eliminate, ma resta forte la necessità di creare e mantenere una vera partecipazione    e di riavvicinare il Palazzo alle periferie, per questo è indispensabile dare consistenza all’assessorato al decentramento    che veda la presenza regolare di amministratori, oltre che dei servizi essenziali.     

Il benessere sociale e il diritto alla salute

Per affrontare il tema della salute a Pistoia vogliamo partire dall’idea di un approccio complessivo al tema: l’approccio    One    Health    riconosce    la    stretta    relazione    tra    la    salute    delle    persone,    la    qualità    dell’ambiente    e    l’organizzazione    del    territorio, promuovendo politiche sanitarie integrate e orientate alla prevenzione. Applicare questo paradigma significa

rafforzare una visione della sanità pubblica e integrata capace di coordinare interventi sanitari, ambientali e urbanistici,    con l’obiettivo di migliorare il benessere delle comunità e la sostenibilità del sistema sanitario.

Le esigenze della popolazione sempre più anziana, il bisogno di salute sempre più specifico e diffuso impongono che    l’amministrazione assuma due linee di indirizzo nelle sue scelte politiche.

La prima: Pistoia è il comune che ha maggior peso all’interno della Società della Salute pistoiese, il consorzio di cui fa    parte anche l’Azienda Sanitaria; tramite la SdSp dobbiamo presentare progetti innovativi capaci di far fronte alle varie e    nuove esigenze della cittadinanza per ottenere finanziamenti su canali regionali e statali. L’esperienza della SdSp, iniziata    nel 2016 deve essere rafforzata per essere in grado di imprimere una guida sicura al gravoso compito di gestione degli    Ospedali di Comunità, della Casa di Comunità con tutti i servizi di sanità di territorio che troveranno sede all’interno del    Padiglione Cassa di risparmio.

Il comune di Pistoia deve vigilare con gli strumenti a sua disposizione affinché l’ex Ceppo sia davvero il presidio dove    qualunque cittadino possa trovare concentrate tutte le risposte al suo bisogno, evitando accessi impropri al pronto soccorso    e la dispersione fra uffici diversi. Lavoreremo per Case della comunità che dialogano con i Medici di Medicina Generale,    con le farmacie e con i servizi sociali del Comune in modo che possano diventare luoghi certi di riferimento in cui siano    i servizi a prendersi cura globalmente del cittadino, non il cittadino a inseguire i servizi per il proprio benessere in un    dedalo di luoghi, procedure e burocrazie partendo dalla consapevolezza di quanto sia vitale investire nel sistema sanitario    pubblico e in una rete di servizi socio sanitari pubblici e diffusi territorialmente, per dare concretezza all’impegno per una    medicina di prossimità.

Impegnarsi a promuovere servizi pubblici di prossimità che accompagnino la cura delle persone in tutto il ciclo della vita:    dal fondamentale presidio rappresentato dal Consultorio (a cui deve accompagnarsi un impegno politico del Comune per    garantire sempre la libertà di scelta delle donne, la piena attuazione della L. 194, l’informazione e la presa in carico per    la prevenzione e l’uso degli anticoncezionali oltre che potenziare percorsi per neomadri e neopadri) fino a un ampliamento    dei posti hospice (da prevedere anche come possibile destinazione di una porzione delle Ville Sbertoli, in raccordo con le    funzioni socio-sanitarie dell’area ex Ceppo, per la realizzazione di un vero e proprio “polo della cura e delle fragilità”).    In sinergia con ASL e SdSp particolare attenzione dovrà essere posta a snellire e rendere sempre più chiare e accessibili    le procedure per l’accesso a sostegni per la non autosufficienza, per i caregiver e ai contributi per la copertura delle rette    RSA per le persone che non possano più essere seguite attraverso l’assistenza domiciliare.   

Fra Azienda ASL e SdSp dobbiamo inoltre costruire il Patto per la Salute mentale con procedure e protocolli operativi    capaci di garantire la presa in carico sociosanitaria delle persone e di offrire supporto alle famiglie.

La    seconda:    realizzare    la    migliore    collaborazione    fra    Società    della    Salute    e    Comune    di    Pistoia    per    poter    realizzare    interventi    appropriati    per    la    popolazione    non    autosufficiente,    per    le    persone    con    disabilità,    per    le    famiglie    multi problematiche, per casi complessi dove il coordinamento e l’integrazione sono indispensabili
Per quanto riguarda la Salute Mentale è necessario che tra Dipartimento ASL e Società della Salute Pistoiese si elabori e    si condivida nella sua piena attuazione il Patto per la Salute Mentale, nel quale siano definiti i protocolli di intervento, le    pratiche    per    la prevenzione, per    la    cura    e    per    l’autonomia    delle    persone.    Le    nuove normative    introdotte    dalla    Corte    costituzionale nell’uso del TSO saranno oggetto di un confronto fra le Associazioni per il benessere psichico ed i medici    professionisti    ASL    nell’ambito    della    SdSp    per    conseguire    la    maggiore    garanzia    nell’applicazione    dello    strumento    sanitario.   

La casa circondariale di Pistoia, dove è avvenuto recentemente un drammatico episodio, è tornata al sovraffollamento con    la conseguente difficoltà a proporre e a seguire i percorsi di reinserimento dei detenuti a fine pena, secondo le norme    rafforzate dalla Riforma Cartabia. Per questo è necessario che l’Amministrazione torni a mettere a disposizione alcuni    propri servizi per favorire il reinserimento sociale di persone giunte a fine pena, per prepararle a rientrare nella vita civile    e a ridurre il rischio recidiva.     

Il Comune deve attivare percorsi strutturati di servizi sociali e messa alla prova, in collaborazione con il Tribunale, i    servizi sociali, il terzo settore e gli enti competenti, orientandoli verso lavori di utilità sociale a beneficio dei beni pubblici.    Dalla cura degli spazi comuni agli immobili e ai servizi di prossimità, questi percorsi devono offrire occasioni concrete    di responsabilizzazione e reinserimento, trasformando un obbligo in un’opportunità utile per le persone coinvolte e per    l’intera comunità.

Il Comune deve avere come obiettivo prioritario l’inclusione. Pensiamo a politiche per la coesione sociale, al sostegno    reciproco e all’aiuto verso le fasce più vulnerabili.

Per quanto riguarda l’accoglienza delle persone migranti crediamo in un modello guidato dalle istituzioni e che si fondi    sul    rispetto    delle    essenziali    regole    del    vivere    civile.    L’accoglienza    deve    indirizzare    verso    l’autonomia    lavorativa    e    abitativa come accade in varie comunità silenziose operative nella nostra città. Il Comune può aiutare nelle forme e nei

modi possibili anche chi è fuori da percorsi formali di accoglienza e costruire una rete di accoglienza diffusa, fatta di    piccoli centri e percorsi di inserimento che restituiscono dignità alle persone accolte, favorendo la coesione sociale.

Il Comune continuerà a dare la disponibilità all’accoglienza di migranti adulti e di minori non accompagnati tramite i    sistemi sostenuti con i fondi europei erogati dal Ministero dell’Interno.    Noi non daremo la disponibilità a realizzare un    CPR nel territorio comunale.

Il 28% della popolazione di Pistoia si colloca nella fascia di ultrasessantacinquenni, questo dato ci obbliga a responsabilità    verso    il    futuro    di    tante    persone    non    autosufficienti;    potranno    aumentare    notevolmente    le    richieste    di    inserimento    in    strutture. Noi vogliamo e dobbiamo aiutare le famiglie a mantenere i familiari anziani a casa fino a quando è possibile.    Questa scelta ci impone di sostenere le famiglie e di prestare attenzione e aiuto verso i caregiver; è inoltre necessario    offrire l’accoglienza nei centri diurni alle persone affette da patologie degenerative e avere strutture disponibili dedicate    al dopo di noi. E’ necessario individuare forme di sostegno per le persone sole in assenza di rete familiare e/o amicale    che comprendano anche la possibilità di inserimento in strutture in base al livello di autosufficienza.

Sappiamo che le risorse dei comuni non saranno in grado di far fronte alle continue e sempre più diversificate esigenze    socio sanitarie della comunità per cui occorre rafforzare e sostenere in ambito sociale rapporti di sussidiarietà con il    privato sociale. Pensiamo a veri percorsi di co-programmazione con il Terzo Settore che partendo da una lettura condivisa    e partecipata dei bisogni del territorio si trasformino in coprogettazione di interventi dove il pubblico non è un semplice    erogatore di risorse, ma svolge il ruolo di indirizzo e di monitoraggio   
L’impegno per le politiche abitative deve proseguire con la destinazione di fondi di bilancio pluriennali fino al completo    recupero e all’assegnazione di tutti gli alloggi di proprietà comunale. SPES, come braccio operativo, sarà impegnata a    presentare progetti per finanziare interventi di ristrutturazione di interi edifici da rendere sempre più efficienti e meno    costosi nella fornitura di utenze. È necessario, inoltre, che SPES si adoperi attivamente per il rispetto del Regolamento di    utenza degli alloggi affinché gli assegnatari siano coinvolti nel buon mantenimento dell’alloggio ricevuto.

Allo stesso tempo è essenziale aumentare il patrimonio di alloggi ERP a disposizione del territorio, un obiettivo per cui    sarà indispensabile il rapporto con la Regione o la possibilità di accedere a finanziamenti statali o europei, che consentano    la realizzazione di nuovi alloggi o, preferibilmente, il recupero con finalità ERP di strutture pubbliche o private in disuso.    Vogliamo riprendere l’attività della Commissione territoriale per il contrasto al disagio abitativo dove sono presenti il    Comune insieme    al    Tribunale, alla    Prefettura,    ai    sindacati degli    inquilini    e    dei proprietari per ridurre    l’impatto delle    procedure di    sfratto    e proporre    soluzioni    per    famiglie    in    reale    difficoltà.    Vogliamo    potenziare    le    risorse    destinate    al    contributo affitti quale vero mezzo di contrasto agli sfratti incolpevoli e di rispetto dei piccoli proprietari di casa, ed infine    intendiamo ampliare le potenzialità di sostegno offerte dallo Sportello casa.

Per tutelare il diritto all’abitare sarà importante anche regolamentare preventivamente il fenomeno degli affitti brevi e    delle locazioni turistiche – triplicate negli ultimi anni – che sottraggono altrimenti un numero crescente di abitazioni al    mercato per chi è in cerca di una casa per vivere, anche valutando i nuovi strumenti introdotti dalla legge della Regione    Toscana, la cui legittimità è stata recentemente confermata anche dalla Corte costituzionale.

Con progetti di partenariato pubblico/privato, vogliamo utilizzare alcuni contenitori vuoti presenti in città, di proprietà    pubblica, per realizzare nuovi modelli abitativi, aperti a categorie miste di popolazione, con spazi di socializzazione e di    uso comune; alloggi di social housing destinati a giovani coppie, ad anziani autosufficienti, a studenti. Porteremo nuove    famiglie e nuove potenzialità economiche in città.     

Cultura     

La cultura a Pistoia si è fossilizzata per mancanza di spinta politica, l’attuale Giunta ha ristretto il campo, ha chiuso la    città in sé stessa, ha sprecato le potenzialità ricevute dal riconoscimento di “Pistoia Capitale della Cultura”, ha abdicato    la propria funzione di guida, ha sotto finanziato gli Istituti culturali.

Il riconoscimento ricevuto a fine 2025 di “Pistoia Capitale del Libro” progetto da valorizzare, dovuto alle professionalità    interne all’assessorato, è un tardivo atout per cercare di coprire il vuoto assoluto di questi anni.   

Occorre quindi voltare pagina, ripartendo dall’assunto che la cultura è un “diritto di cittadinanza” e mettendo al centro la    vita dei cittadini.

I cardini fondamentali dell’azione culturale: conservazione e valorizzazione del patrimonio, promozione e fruizione dei    beni e dei servizi, produzione ed innovazione culturale devono essere intrecciati ed agiti in questa direzione.

Abbiamo avuto da questa Amministrazione un esempio contrario a tutto ciò: il Museo Marino Marini; il patrimonio è    stato congelato, la fruizione negata, la promozione, che aveva coinvolto le giovani generazioni di questa città, attraverso    le scuole, annullata.

Sistema bibliotecario

La    biblioteca    S.    Giorgio    rappresenta    un    ottimo    esempio    di    servizio    bibliotecario    sotto    il    profilo    della    promozione:    tantissime le attività e l’impegno per il coinvolgimento della cittadinanza.

È necessaria un’attenzione alla struttura della biblioteca, abbandonata a sé stessa, con notevoli disagi per gli utenti, dai    servizi igienici alla copertura, dove si cerca di mettere una toppa con tardivi lavori.

Il personale ampiamente insufficiente va potenziato, gli orari del servizio che cessa alle ore 18,45 vanno prolungati a    favore dell’utenza, a partire dai tanti giovani, senza ricorrere ad esternalizzazioni.

La Biblioteca San Giorgio, unico vero contenitore di generazioni, di esperienze, di proposte innovative e di confronto,    dovrà    estendere    il    proprio    orario    di    apertura    fino    alle    ore    22.00    in    due    giorni    settimanali,    anche    ripensando    alla    riorganizzazione del personale, alle collaborazioni con il Terzo Settore e alle attività proposte.   

La    Biblioteca    Forteguerriana,    che    conserva    l’antico    nucleo    del    patrimonio,    con    un’enorme    ricchezza    di    fondi    a    cui    attingono studiosi provenienti da tutto il mondo, ha orari ancora più ridotti e necessità di interventi di manutenzione.    L’impegno    è    risolvere    queste    criticità.    Pur    nelle    difficoltà    della    finanza    locale,    devono    essere    messe    a    disposizione    maggiori risorse rispetto alle attuali miserie.   

Il personale destinato alla Biblioteca Forteguerriana è fortemente insufficiente a garantirne la piena apertura e soprattutto    ad ospitare proposte didattiche / educative rivolte a istituti di vario ordine e grado. L’assegnazione di personale adeguato    alla vitalità della Biblioteca è un obiettivo da conseguire.

Le attività di promozione, svolte in questi anni, si sono basate su finanziamenti ricevuti dalla partecipazione a tanti bandi;    questo impegno non deve cessare ma non può essere l’unica risorsa del sistema. La S. Giorgio è capofila del Sistema    Bibliotecario    Pistoiese,    unico    caso in cui    Pistoia    interpreta positivamente    il    proprio ruolo    di    Comune    capoluogo. Da    valorizzare l’attività delle associazioni Amici della S. Giorgio ed Amici della Forteguerriana.

La fruizione e la promozione di buon livello devono essere ulteriormente sviluppate. Oltre l’esperienza dei bibliobus o    dei depositi dei libri in varie situazioni e luoghi, occorre cominciare a pensare ad un sistema di biblioteche periferiche in    connessione con la S. Giorgio. Ci sono circoli, associazioni, parrocchie che hanno un proprio patrimonio librario da    rendere    pubblico    e    potenziare    in    collegamento    con    la    biblioteca    centrale,    utilizzando    per    il    servizio    all’utenza    il    volontariato, formato e preparato per il compito assegnatogli.

Anche l’Archivio comunale, a partire dal 1910, è presso la S. Giorgio, la parte precedente è depositata presso l’Archivio    di Stato. Al di là dell’Accesso a questa importante fonte, che hanno studiosi e studenti, sarebbe interessante costruire    iniziative divulgative sull’ Archivio e la sua storia. Rimane da recuperare la valorizzazione di istituti culturali quali il    Centro di documentazione e archivi privati ma con interesse pubblico per la storia della nostra città
Dovrà    essere    ripristinato    l’accesso    agli    importanti    fondi    archivistici    che    erano    conservati    nella    struttura    delle    ex    Leopoldine    e    che,    a    seguito    della    vendita,    sono    stati    trasferiti    in    magazzini    distanti    dal    Comune,    con    numerose    problematiche per la consultazione da parte di ricercatori, studiosi e appassionati.

Musei

I musei sono il punto in cui si è esplicitata la massima criticità della politica culturale della presente Amministrazione.    Molti    sono    i    nodi    da    risolvere    ed    i    terreni    da    riconquistare.    Innanzitutto,    Pistoia    dovrà    riprendere,    come    Comune    capoluogo, la guida del Sistema Museale Provinciale e delle politiche culturali del territorio. L’Ente locale non può venir    meno al proprio ruolo come è accaduto in questi ultimi anni.   

Le grandi mostre sono ormai un ricordo del passato e anche questo vuoto è colmato dalla Fondazione, che ha ovviamente    altre possibilità economiche e che dovrà continuare a svolgere questo ruolo ma questo non giustifica il deserto creato    dall’Amministrazione Comunale.

Il Museo Marino Marini è chiuso da molti anni e nelle complicate vicende si sono proposte soluzioni di ricollocazione    non realistiche, come S. Lorenzo, mentre la via più semplice, indicata dalle opposizioni, sarebbe stato un investimento    per la messa a norma della struttura. Solo ora in finale di partita l’investimento è previsto. Sottolineando di nuovo la    privazione subita dalla città, con la chiusura di questo Museo, dobbiamo individuare la soluzione per la sua rinascita ed    il suo futuro.   

È indispensabile creare un’alleanza con l’analogo Museo fiorentino; due musei, a così poca distanza, se non svolgono    funzioni integrate, non servono. Mentre Firenze potrebbe rimanere sede delle opere del Maestro che già sono ospitate    nella    ex    chiesa    di    San    Pancrazio,    Pistoia    potrebbe    divenire,    pur    mantenendo    la    fruibilità    al    pubblico    delle    opere    a    disposizione in Palazzo Tau e nella adiacente ex Chiesa del Tau (per cui sarà importante rafforzare i rapporti con la    Soprintendenza un centro di studi e ricerche, organizzando a scadenza mostre e convegni e mantenendo rapporti con    studiosi e con Musei che posseggono le opere di Marino.

Va ovviamente ripresa quell’azione di fruizione e promozione nei confronti dei cittadini e soprattutto delle scuole, che    faceva sentire Marino parte integrante della storia e della cultura di questa città.

La    fruizione    e    promozione    vanno    comunque    finanziate    per    tutti    i    musei    cittadini.    L’offerta    deve    essere    sempre    più    differenziata per tipologie di pubblico: famiglie, anziani, giovani, scuole; gli orari adattati alle esigenze del pubblico; i    biglietti resi idonei a politiche inclusive, utilizzando in questo senso anche la gratuità.

L’ arte contemporanea deve ritrovare adeguata attenzione, anche con il coinvolgimento dei privati: a Pistoia è presente    un’esperienza eccezionale come quella di Villa di Celle ma ci sono anche alcune gallerie d’arte particolarmente attente ai    giovani. Va dato spazio alle residenze di artista, per progetti proiettati nel territorio, in particolare nei quartieri e nei paesi. 

Spettacoli dal vivo

Il    teatro    ha    un    ruolo    imprescindibile    nel    patrimonio    culturale    della    città.    Questa    realtà    ha    avuto    e    sta    avendo    dei    cambiamenti sostanziali che vanno monitorati, indirizzati e sostenuti.

Il Funaro è passato sotto la guida del Manzoni, che ne ha riassorbito il personale, con un sostegno economico della durata    di cinque anni e ne utilizza i locali. Gli spazi cittadini si sono ampliati, al Manzoni e al Bolognini si è aggiunto il Funaro    e prossimamente, nel 2027, si aggiungerà la saletta Gramsci, finalmente restaurata. Questo sta consentendo e consentirà    la diversificazione degli allestimenti e della programmazione: dalla prosa alla danza dal teatro di ricerca all’innovazione    dalla musica al teatro ragazzi.

L’Associazione    teatrale    pistoiese    si    è    trasformata    in    Fondazione    Teatri    di    Pistoia,    non    cambiando    le    proprie    finalità    statutarie ma assumendo una forma, quella della Fondazione, ritenuta più consona. Il Teatro Manzoni sarà sottoposto a    una ormai necessaria ristrutturazione, che ne bloccherà l’attività per almeno 3 stagioni, a partire dal giugno 2026.    Questi lavori comportano una forte restrizione dei posti: dai 780 del Manzoni ai 310 del Bolognini, con una riduzione    degli abbonamenti e dello sbigliettamento, che sono una base economica fondamentale dell’attività. È necessario, inoltre,    un più ampio utilizzo degli altri spazi ed una maggiore diversificazione della programmazione. La situazione, delicata e    critica che attraversa il teatro, può essere utilizzata come occasione per avvicinare una diversa utenza, rivolgendosi anche    a fasce di popolazione finora non interessate agli spettacoli più tradizionali, in particolare i giovani.

Va in questo periodo potenziata la promozione, uscendo dalla solita usurata presentazione della stagione o degli spettacoli    ma anche allargando sul territorio, tramite appunto la promozione, piccoli allestimenti in “spazi altri”. Con il Manzoni    chiuso, la chiave può essere quella non solo di tenere i teatri aperti per la gente ma di tenere il teatro fra la gente. Riuscendo    questa operazione, la riapertura del Manzoni non sarà una faticosa risalita ma un consolidamento ed ampliamento del    pubblico, a cui rispondere con più serate programmate nel teatro principale e con un maggiore utilizzo delle altre sale.    Va    ovviamente    trovato    un    equilibrio    tra    lo    sbigliettamento,    sostegno    economico    fondamentale    per    l’attività    ma    non    sufficiente e l’ampliamento del pubblico, tramite la programmazione, utilizzando bene le risorse economiche disponibili.    La Fondazione Teatri di Pistoia ha importanti risorse dal Comune, dalla Fondazione Cassa di risparmio, dalla Regione    Toscana che la riconosce come “Ente di rilevanza regionale”, dallo Stato come “Centro di produzione teatrale”, da vari    sponsor e da un crowdfunding “Amiche e Amici dei Teatri di Pistoia” in crescita.

La contemporaneità, scenario su cui le giovani generazioni si sentono più a loro agio, deve attraversare produzione,    programmazione e promozione e segnare profondamente queste attività.

Le risorse creative del territorio dovranno essere selezionate e sostenute per l’acquisizione di nuove professionalità. La    strada è già stata intrapresa in questi anni e deve proseguire.

La gestione dell’Orchestra Leonore e dell’attività sinfonica e concertistica sono state trasferite dalla Fondazione Cassa di    Risparmio, con relativo finanziamento, a Teatri di Pistoia e fanno parte integrante dell’offerta culturale del Teatro.

La musica ha un punto centrale nella Scuola Mabellini, che svolge un’importante funzione nella città, avvicinando tanti    ragazzi; l’educazione musicale è un’importante ricchezza per il territorio e va sostenuta.

Pistoia Blues e cultura musicale

L’amministrazione di Pistoia, che ha avuto per molto tempo illustri musicisti e maestri blues, ha il dovere e quindi la    responsabilità di tutelarne la memoria e la tradizione permettendo, alle nuove generazioni di poter sperimentare e creare,    talvolta, anche nuovi generi musicali.    Pistoia con il suo tessuto musicale proveniente dal basso – perché questa è l’origine    della musica blues – è stata terra di scambio e di costruzione musicale che hanno portato, poi, solo successivamente, alla    creazione del, celebre in tutto il mondo, Pistoia Blues Festival. Se il nostro Festival è conosciuto e stimato a livello    internazionale    e    se    per    anni    è    stato    motivo    di    orgoglio    dei    pistoiesi,    lo    si    deve    soprattutto    a    quei    luoghi    che    hanno    permesso, durante tutto l’anno, ai musicisti e agli ascoltatori di conoscersi e costruire quella cultura che fa da fondamento    per sostenere il palco che tutti conosciamo. La nuova amministrazione tutelerà la memoria di ciò che fu e promuoverà la    cultura musicale che si fa nei locali, supportando quei locali che fanno musica live. Le storie vanno raccontate per farle    esistere e l’amministrazione ricorderà anche attraverso l’istituzione del Museo del Blues la nostra storia, unica in Italia,    per    poi    supportare    e    tutelare    chi    vuole    fare    musica    e    chi    vuole    ereditare    la    nostra    storia    così    importante.

In questo senso il contributo ministeriale annuo di 250.000 euro deve rappresentare l’occasione, diversamente da quanto    accaduto in questi ultimi anni, non per sostituire risorse esistenti ma per potenziare la spesa del Comune, sul Pistoia Blues    e in generale sui capitoli della cultura, puntando in particolare alla realizzazione di un vero e proprio festival che, insieme    ai    concerti    di    punta    in    Piazza    del    Duomo,    concentri    nei giorni    del    “Blues”    anche    concerti    diffusi,    talk,    esposizioni,    laboratori, incontri tematici di vario genere, anche per favorire la presenza durante tutto il giorno di appassionati e addetti    ai lavori.

Luglio pistoiese

Insieme a Pistoia Blues, altre attività di spettacolo compongono il Luglio pistoiese: concerti, danza, teatro,    cinema;    anche    queste attività devono    essere    innalzate    di livello, avere    un maggiore    coordinamento ed    essere portate    all’attenzione del pubblico con il necessario anticipo.

Fondazione Tronci

La Fondazione Luigi Tronci ha un patrimonio musicale unico a livello nazionale, il sostegno delle istituzioni locali e    regionali è assolutamente indispensabile per salvaguardare e valorizzare questo patrimonio, che non può sopravvivere    solo con l’impegno del privato e che necessita di spazi ed allestimenti adeguati.

Istituto storico della Resistenza

Punto di riferimento culturale, sociale e civile è a Pistoia l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea, un    bene che va sostenuto e valorizzato da parte del Comune, non solo per il patrimonio che possiede ma per la funzione    attiva che svolge verso le Scuole e l’intera comunità, con uno sguardo attento e critico nei confronti della contemporaneità.

Il patrimonio ecclesiastico

Il patrimonio culturale ecclesiastico è di grande spessore in ogni settore ed è importante assicurarne la salvaguardia e la    fruizione;    l’impegno    del    Comune con    le    sue    istituzioni    culturali    dovrà    essere in campo a    fianco    della    Curia. Questo    patrimonio appartiene alla Chiesa ma stante il ruolo che la Chiesa ha svolto e svolge è patrimonio di tutti i cittadini    pistoiesi.

Le relazioni

 C’è bisogno di un Comune, aperto, attivo, che sia in relazione con le varie istanze culturali presenti nel territorio, a    cominciare dall’associazionismo ma che affermi una propria visione ed indirizzo nelle politiche del settore, coinvolgendo    i vari attori ma evitando di essere solo un supporto o un collante.

Trasversale a tutte le politiche culturali del Comune deve essere l’impegno a superare le forme di lavoro precario del    settore, che mortificano e rendono instabile la situazione di tanti giovani. La cultura come diritto di cittadinanza non può    basarsi sullo sfruttamento del lavoro.

Il Comune capoluogo deve essere un punto di riferimento dei servizi culturali che attraversano l’intera provincia. Questo    ruolo deve essere interpretato con spirito di servizio e di sostegno e non può che arricchire il Comune stesso, togliendolo    dall’isolamento complessivo, in cui in questi anni è stato rinchiuso.

Turismo

È    necessario    per    Pistoia    individuare    un’area    tematica    identitaria    prevalente    da    sviluppare    e    attorno    alla    quale    far    convergere tutte le altre potenzialità, valori artistici, attrazioni; si tratta di una decisione da assumere insieme ai vari attori    del territorio e in un dialogo progettuale con la Regione. Un’identità forte consente di avere un proprio spazio all’interno    della nostra Regione dove tutti i capoluoghi di provincia offrono attrazioni e peculiarità, di territorio e di arte.        L’identità permetterà inoltre di poter creare gemellaggi turistici e culturali con città parimenti caratterizzate sia italiane    che estere e rendere più organica la programmazione degli eventi. Tra gli eventi che possono migliorare l’attrattività    turistica    della    città    è    certamente    da    citare    la    Giostra    dell’Orso,    per    questo    dovremo    valorizzare    e    sostenere    le    manifestazioni del luglio pistoiese, organizzate dal    Comitato Cittadino con il supporto dei rioni    prevedere con la loro    collaborazione anche eventuali aggiornamento e modifiche al Regolamento per garantire la sicurezza ed il benessere    animale    ed    al    contempo    valorizzare    la    manifestazione    per    una    crescente    riconoscibilità    della    città    sull’offerta    spettacolistica estiva.

Attorno a questo nucleo di contenuti dovranno essere sviluppate tutte le potenzialità che la città e il territorio offrono.    A tal proposito ricordiamo che dal 2016 il comune di Pistoia ha acquisito la competenza del Turismo, prima assegnata    alla Provincia ed è diventato il comune capofila della Comunità di Ambito turistico insieme ad altri 7 comuni della Piana e della montagna. Ogni anno viene predisposto il Piano Operativo delle attività che contiene tutte le iniziative che    verranno realizzate nell’intero ambito territoriale. È un’occasione per connettere la città al territorio più ampio, per    offrire soluzioni di turismo ricco di attrazioni ed esperienze diversificate. Ed in questo contesto, con la forza di ambito    è necessario dialogare con l’area metropolitana per la distribuzione dei flussi turistici. Ricordiamo che i servizi e le    strutture turistiche generano lavoro ed economia.

Pistoia è una città che in ambito turistico deve trovare la sua identità. La Città ha infatti bisogno di una visione chiara    per il proprio futuro turistico, capace di valorizzare le sue eccellenze senza trasformarla in una città dipendente dai flussi    esterni. La direzione è quella di un’identità fondata su verde, cultura e musica, tre elementi autentici della storia pistoiese    che, integrati, possono costruire un marchio riconoscibile e competitivo. Per riuscirci, Pistoia deve assumere fino in    fondo il ruolo di capofila dell’offerta territoriale, coordinando istituzioni e operatori e unendo centro storico, collina e    montagna in una proposta coerente.

La cultura deve tornare a essere il motore della città. L’esperienza della Capitale Italiana della Cultura ha mostrato le    potenzialità di Pistoia, ma molti spazi e progetti vanno rilanciati, rendendoli pienamente fruibili e integrandoli in un    circuito museale con orari armonizzati, comunicazione unica e un biglietto cumulativo. Una piattaforma digitale, con    informazioni su musei, eventi e percorsi, permetterebbe finalmente al visitatore di orientarsi con facilità.

Accanto alla cultura, il turismo verde rappresenta un’occasione decisiva. La valorizzazione della montagna pistoiese,    dei percorsi ciclabili — dalla Ciclovia del Sole ai sentieri collinari — e delle strutture outdoor può dare alla città una    dimensione ambientale moderna e sostenibile.

È    indispensabile    rendere    la    città    percorribile    a    piedi,    permettere    anche    ai    residenti    di    parcheggiare    nelle    aree    immediatamente limitrofe al centro e liberare spazi.       

In un momento in cui le persone cercano verde, natura, spazi sani, vivibili, accoglienti, in cui aumenta la curiosità verso    esperienze sensoriali e il verde ha dimostrato scientificamente l’efficacia su vari tipi di malattie e disturbi dobbiamo    potenziare la centralità del verde come elemento caratteristico di Pistoia.

Anche in rapporto con il settore produttivo del territorio, il vivaismo che con le sue piante porta il nome di Pistoia nel    mondo: una mostra periodica, diffusa nel centro cittadino, trasformerebbe Pistoia in un grande giardino e rafforzerebbe    il legame tra paesaggio, economia e promozione.

Un turismo sostenibile richiede però attenzione alla qualità della vita dei residenti: la regolazione degli affitti brevi, il    monitoraggio della ricettività e la scelta di eventi con ricadute reali sono passi fondamentali per mantenere la città    vivibile e accogliente. A questo si devono affiancare strumenti moderni di gestione — una app unica, un calendario    coordinato, servizi integrati — che rendano l’offerta semplice, leggibile e accessibile.

Pistoia può diventare una città che vive il turismo in modo equilibrato, sostenibile e coerente con la propria identità.    Una città bella da visitare perché, prima di tutto, è una città bella da vivere.

Ambiente, politiche energetiche e Cer

L’amministrazione dovrà potenziare la diffusione delle CER costituite recentemente e agevolare al massimo l’adesione e    la    costituzione    di    nuove    comunità    energetiche    per    cercare    di    rendere    il    territorio    indipendente    per    la    produzione    dell’energia elettrica. La realizzazione e adesione alle CER contribuirà a ridurre sensibilmente i costi della fornitura calore    ed energia favorendo la permanenza e i nuovi insediamenti di abitanti in zone che oggi vediamo oggetto di un progressivo    abbandono. Gli edifici pubblici (scuole e palestre comprese) dovranno essere i primi produttori di energia. Prevedere nei    parcheggi esistenti (ex ceppo di via Matteotti, Cellini) ed in quelli che andranno costruiti all’esterno del centro città per    disincentivare    l’utilizzo    delle    auto,    l’uso    di    pavimentazione    drenante    ed    il    posizionamento    di    pannelli    fotovoltaici.    Incentivare i    cittadini che    abitano    nelle    zone limitrofe ed    in    campagna    all’acquisto    ed    al posizionamento    di    pannelli    fotovoltaici sui tetti, privilegiando chiaramente questa opzione rispetto all’uso di terreni coltivabili. Incentivare i piccoli    vivaisti all’acquisto e posizionamento sulle serre dei pannelli. L’amministrazione si impegna al contrasto della povertà    energetica.   

Attraverso    la    costituzione    di    un    coordinamento    trasversale    ai    diversi    servizi    coinvolti    per    la    progettazione    e    l’individuazione di canali di finanziamento regionali, statali o europei a cui attingere, una delle priorità sarà rappresentata    dal miglioramento energetico e in generale dalla sostenibilità degli edifici comunali (scuole, uffici, palestre ecc).

Creazione dei corridoi verdi che diventino delle vere e proprie infrastrutture ecologiche.

Il verde deve diventare una infrastruttura.

Piantumazione aree verdi

Pistoia dovrà    diventare la “città del verde” non    solo la città    del    vivaismo, dovrà rispecchiare la maggiore    economia    cittadina con ampliamento di zone verdi. Dovrà essere fatto un censimento accurato delle aree verdi cittadine e delle    essenze già presenti. Le alberature già esistenti in città dovranno essere manutenute con accortezza, possibilmente con    gestione diretta del comune e con controlli periodici da parte di esperti del settore che non siano dipendenti dell’azienda    incaricata alla manutenzione. Sappiamo che anche gli alberi hanno un ciclo di vita e sono soggetti a malattie; pertanto,    dovrà    essere    prevista    una    sostituzione    oculata    delle    piante    malate    con    nuove    essenze    che    si    adattino    bene    al    nostro    territorio ed al cambiamento climatico che, purtroppo, è già in corso. Dovremo individuare nuove zone per la creazione    di aree verdi (Ville Sbertoli, ex Ceppo) e renderle fruibili alla cittadinanza, prevedendo anche aree di sgambature per i    cani. Anche per queste aree si dovrà prevedere la piantumazione di alberi   

Il vivaismo rappresenta un elemento identitario e strategico per l’economia e il lavoro del territorio, un distretto con    eccellenze da sostenere e valorizzare. Compito della politica è accompagnarne lo sviluppo, cogliendone le opportunità di    crescita e innovazione, e al tempo stesso governarne gli impatti, chiamando tutto il settore ad atti di responsabilità nei    confronti del territorio e della comunità, attraverso impegni per la qualità dell’occupazione e per pratiche sostenibili e una    costante attenzione alla tutela dell’ambiente, del suolo e della qualità della vita delle comunità locali.   

La proposta di Protocollo fra Comune Associazione Vivaisti Italiani e Fondazione Caript dovrà trovarci pronti ed attivi.

L’amministrazione dovrà anche farsi carico, tramite patti di collaborazione con la cittadinanza, di agevolare la creazione    di orti urbani creando così una nuova socialità cittadina.

Per il benessere degli animali sul nostro territorio, un obiettivo prioritario della nuova amministrazione dovrà essere quello    di operare da subito per la realizzazione del gattile, in un’area adiacente all’attuale canile comunale, come viene richiesto    da troppi anni dalle volontarie e dai volontari che accudiscono un numero crescente di felini e che hanno ottenuto fino ad    oggi solo promesse    e rinvii. Tale intervento dovrà essere inserito nel    Piano    Operativo e,    da subito, dovranno essere    predisposte    la    progettazione    e    la    stima    dei    costi    per    individuare    le    necessarie    coperture    finanziarie.    Al tempo stesso, dovrà essere realizzata una più efficace manutenzione degli spazi del canile e progettato un nuovo    impianto di gestione termica (estate-inverno).

Frane

Sarà importante mettere in sicurezza le frazioni collinari che, con le avverse condizioni atmosferiche che attualmente    accadono sempre più di frequente, spesso si ritrovano con strade che minacciano di franare o franano addirittura rendendo    così difficile se non addirittura impossibile l’accesso agli agglomerati abitativi.

A questo fine sarà prioritario potenziare la capacità dell’amministrazione, internamente o per il tramite di professionalità    esterne, di finanziare la realizzazione di studi idraulici e geologici “sul terreno”, nelle zone che presentano maggiori    criticità, e la progettazione degli interventi necessari.

Sviluppo economico

La nostra idea di sviluppo economico per Pistoia parte da una constatazione semplice ma decisiva: la città sta cambiando,    e    le    politiche    pubbliche    devono    accompagnare    questo    cambiamento,    non    subirlo.    Il    commercio    tradizionale    soffre    ovunque, e Pistoia non fa eccezione. Le botteghe che rispondono ai bisogni autentici dei cittadini faticano a reggere,    mentre attività pensate più per logiche immobiliari che per la vita quotidiana hanno breve durata e contribuiscono alla    fragilità del tessuto urbano. È arrivato il momento di ripensare l’offerta commerciale della città, orientandola verso un    equilibrio nuovo, più utile, più coerente e più vicino alle esigenze reali delle persone che qui vivono.

Questa sfida riguarda l’intero territorio comunale, ma in forme diverse. Per questo serve una strategia differenziata: il    centro storico ha bisogni specifici, legati alla vivibilità, alla qualità dello spazio pubblico e alla presenza culturale; le    frazioni, la collina e la montagna vivono invece un rischio crescente di desertificazione, dove la chiusura di un negozio    non è solo un fatto economico ma un colpo alla coesione sociale. In queste realtà, un esercizio commerciale è un presidio,    un punto di riferimento, una garanzia di vita. Per sostenerle è necessario adottare politiche attive, anche sperimentando    contributi a chi tiene aperte attività essenziali nelle aree più fragili, come già avviene con successo in regioni che hanno    scelto di non abbandonare i propri territori montani e rurali.

Parallelamente, dobbiamo rafforzare la capacità di Pistoia di attrarre imprese e lavoro qualificato. Il tessuto economico    locale è composto in gran parte da aziende di piccole dimensioni, che vanno sostenute con semplificazioni reali, servizi    efficienti e un ambiente urbano capace di trattenere competenze e professionalità. Le filiere strategiche del territorio, come    il    vivaismo    e    l’industria    tecnologica    avanzata,    devono    trovare    nell’amministrazione    un    interlocutore    pronto    e    competente.    Ciò    significa    utilizzare    al    meglio    lo    strumento    urbanistico,    dialogare    direttamente    con    le    grandi    realtà    produttive, progettare insieme il futuro delle aree dedicate allo sviluppo e garantire nuovi spazi adeguati alla crescita,    ripensando anche situazioni rimaste in sospeso.     

Costruire un’economia sana significa anche selezionare il modello di sviluppo che vogliamo per la città: non un’economia    basata sul lavoro povero o precario, ma su occupazione stabile, qualificata e rispettosa delle persone, che attragga i giovani    talenti e ne favorisca il radicamento familiare sul territorio. Per farlo servono politiche che favoriscano mobilità efficiente,    servizi moderni, luoghi pubblici vivi, cultura e socialità: elementi che rendono Pistoia una città attrattiva, dove vale la    pena investire, lavorare e vivere. Accanto a questo, è fondamentale monitorare in modo costante la situazione economica    reale, analizzando dati come disoccupazione, ricorso alla cassa integrazione e struttura dimensionale delle imprese, così    da orientare le decisioni su basi solide e non su percezioni.   

È necessario rafforzare il rapporto tra scuola, università e territorio implementando a Pistoia il numero di ITS e IFTS,    anche con l’istituzione di una Fondazione PRIME nella nostra città sapendo che la transizione ecologica, i nuovi mercati    e la produzione di nuovi bene hanno bisogno di maggiore conoscenza e sapere.

Infine, va affrontato con serietà il tema dell’uso degli spazi pubblici e delle aree produttive. I dehors e le concessioni    impattano sulla vivibilità e devono essere gestiti con equilibrio, mentre la disponibilità di aree per insediamenti produttivi    non può essere lasciata al caso: una città che vuole crescere deve saper dire dei “sì” ben ponderati, offrire opportunità    concrete e non perdere investimenti importanti per mancanza di pianificazione o di visione.   

Lo sviluppo economico che vogliamo per Pistoia è uno sviluppo che mette al centro le persone, la qualità e la sostenibilità.    Un modello che non accetta la rassegnazione alla crisi del commercio, ma la affronta con intelligenza; che non lascia sole    le frazioni e la montagna, ma le sostiene come parte essenziale della comunità; che non si accontenta di qualsiasi lavoro,    ma promuove lavoro buono, diritti e dignità; che non subisce le trasformazioni, ma le guida con coraggio e responsabilità.

Diritto allo studio

La funzione principale che la Costituzione attribuisce alla Scuola è quella di promuovere l’educazione alla cittadinanza,    la partecipazione democratica, la riduzione delle disuguaglianze e la mobilità sociale, in attuazione dell’Art.3.          Occorre lavorare per un profondo ripensamento sulla scuola e sul ruolo del Comune, che vada oltre rispetto alle sue    specifiche competenze in fatto di servizi educativi e di edilizia scolastica, e ponga al centro il ruolo dell’Ente Locale    rispetto all’educazione non formale dei cittadini, al rafforzamento del senso di comunità e all’inclusione sociale, con    particolare riferimento alle categorie svantaggiate di ogni età.

Ci sono ampi spazi che possono essere utilizzati, ed intendiamo utilizzare, per dare al Comune un ruolo da protagonista    in questo ambito, come dimostra la storia dei servizi educativi della nostra città che rappresentano un modello virtuoso di    riferimento per la qualità dei suoi servizi educativi ed un patrimonio prezioso di competenze e professionalità.     

Sulla base di questi orientamenti, occorre lavorare per:

●    Innovare la formazione. Per affrontare le sfide sociali e ambientali che ci attendono, abbiamo bisogno di una    Scuola fatta di ricerca,    integrazione e passioni,    sviluppando    progetti    di    educazione ambientale,    di    educazione    civica e per incentivare la valorizzazione l’incrocio delle differenze culturali.   

●    Sostenere le proposte dei dirigenti per aumentare le classi sul tempo pieno e prolungato, soprattutto creare spazi    adeguati    ad    accogliere    classi    numerose    e    funzionali    alla    nuova    didattica,    dal    punto    di    vista    educativo,    sia    di    sicurezza.

●    Contrastare l’abbandono scolastico.

●    Attivare    sul    territorio    pistoiese    i    Patti    Educativi    di    Comunità,    come    riconoscimento    della    complementarità    dell’ambito formativo formale e di quello informale. Si tratta di uno strumento introdotto dal MIUR per dare la    possibilità a Enti Locali, Istituzioni pubbliche e private, realtà del Terzo Settore e Scuole, di sottoscrivere specifici    accordi e rafforzare non solo l’alleanza tra scuola e famiglia, ma anche con tutta la comunità locale, che in questo    modo può diventare effettivamente “educante”, in un approccio partecipativo e solidale.     

●    Promuovere una collaborazione non occasionale tra Ente Locale, Istituzioni Scolastiche, Azienda Sanitaria, Terzo    Settore e associazionismo, in particolare per prevenire la dispersione scolastica ben prima che il disagio si trasformi    in fatto irrimediabile.

●    Difendere i presìdi scolastici delle aree disagiate collinari e montane, anche se sottodimensionate in ragione del    grande valore sociale e culturale rivestito dalla presenza delle strutture scolastiche.

●    Nel cambio di paradigma imposto dall’emergenza climatica, progettare interventi di edilizia scolastica sostenibile,    con    la    costruzione    di    nuove    scuole    e    con    interventi    di    tipo    antisismico,    antincendio,    di    asporto    amianto    e    di    manutenzione per quelle esistenti.       

●    Rigenerare gli spazi scolastici, realizzando anche il loro efficientamento energetico e installandovi impianti di    energia rinnovabile che li renda piccole centrali di produzione di energia pulita.   

●    Rigenerare le aree adiacenti ai plessi scolastici, attraverso la rinaturalizzazione e la messa a dimora di alberi e    arbusti autoctoni e la realizzazione di una mobilità ciclopedonale che potrebbe alleggerire lo spostamento in auto    da casa a scuola, o prevenire il contagio da virus sui mezzi pubblici affollati.     

●    Promuovere l’educazione a una sana alimentazione fin dalla prima infanzia, rivolta a bambini e famiglie, per    prevenire di disturbi alimentari che colpiscono gli studenti in età sempre più giovane.       

●    Nelle mense scolastiche implementare i controlli sulla provenienza e sulla qualità del cibo.         

I servizi educativi 0/6 anni
●    Sostenere con investimenti adeguati la rete dei servizi educativi comunali, riaffermando con forza la centralità    della scuola pubblica, a partire dal grande patrimonio di conoscenze pedagogiche e di pratiche educative grazie    alle quali i nidi e le scuole dell’infanzia pistoiesi sono conosciuti e studiati in Italia e nel mondo.

●    Investire nel segmento da 0 ai 6 anni, nella convinzione che ciò comporterà benefici per la collettività, sia in ordine    allo sviluppo delle competenze dei bambini e delle bambine, sia all’inclusione sociale di quelli che crescono in    famiglie con disagio socioeconomico, anche provenienti da altri paesi.

●    Investire le risorse necessarie per non depauperare e disperdere il patrimonio di competenze e professionalità di    cui dispone il Comune, attraverso una programmazione che, compatibilmente con i vincoli di bilancio, guardi a    un potenziamento dell’organico e dei servizi e assumendo regolarmente, in ragione dell’ordinario turnover, tutte    le figure professionali attualmente impiegate in Comune e puntare alla reinternalizzazione delle figure educative    impiegate in compiti importanti come il sostegno, l’inclusione e la lotta alla dispersione scolastica.

●    Restituire ai servizi educativi del Comune di Pistoia un ruolo centrale nella politica del governo della città, in    quanto luoghi promotori di democrazia, di cultura, di solidarietà.       

●    Incrementare il sistema dei servizi educativi, nel quadro di un progetto complessivo “zerosei” così come previsto    dal D. lgs 65/2017 sul “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino ai sei anni” che riconosce a    tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto alla cura, all’educazione e all’istruzione fin dalla nascita, con l’apertura    di nidi d’infanzia a diretta gestione comunale.     

●    Porsi l’obiettivo di garantire almeno al 50% delle bambine e dei bambini l’accesso al nido (0-3), in linea con    l’obiettivo di un ampliamento dei posti e di un miglioramento rispetto all’obiettivo europeo del 45% entro il 2030.     

●    Investire nella ripresa di una progettualità pubblica coraggiosa e lungimirante, capace di dare risposta alle richieste    e ai bisogni delle famiglie, perché consapevole del valore che i servizi educativi hanno per i bambini e le bambine    e per la qualità della vita della comunità intera.   

●    Nell’ottica della conciliazione dei tempi lavoro- famiglia, elaborare un’indagine sulle caratteristiche delle famiglie    con    minori    residenti    per    aumentare    e    diversificare    l’offerta,    con    l’incremento    dei    posti    disponibili    e    l’organizzazione    di    orari    più    flessibili,    in    grado    di    rispondere    concretamente    alle    esigenze    organizzative    e    lavorative delle famiglie.

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