PISTOIA – Proponiamo ai nostri lettori, la versione integrale dell’accordo programmatico firmato dalle forze politiche della coalizione di centrosinistra, per una migliore comprensione del documento sottoscritto anche dai due candidati alle Primarie.
Con questo documento, le forze del centrosinistra si impegnano, in vista delle elezioni amministrative del 2026, a costruire insieme valori, indirizzi e idee per aprire una nuova pagina per Pistoia, dopo quasi un decennio di amministrazioni di centrodestra. L’obiettivo è imboccare una strada più aperta, coraggiosa e lungimirante, capace di dare un futuro migliore alla città e alla comunità che la abita. Farlo insieme significa condividere una visione comune dello sviluppo sostenibile che vogliamo realizzare sul piano sociale, culturale ed economico.
La nostra proposta si fonda sui valori della Costituzione e sull’antifascismo, radice e garanzia di una società giusta, libera, egualitaria e aperta alla partecipazione di tutte e tutti. Pistoia, Medaglia d’Argento al Valor Militare, ha conquistato la libertà grazie al coraggio della Resistenza, delle sue cittadine e dei suoi cittadini: per questo deve guardare al futuro mantenendo vivi i valori da cui proviene. In un’epoca segnata dal riaccendersi di conflitti e dalla crisi del diritto internazionale, ribadiamo con forza che la pace è un valore universale, da difendere anche nelle scelte e nelle politiche locali.
Questo significa impegnarsi perché Pistoia sia una città “operatrice di pace”, recuperando un ruolo di solidarietà e cooperazione internazionale, attraverso il rapporto con le organizzazioni umanitarie attive negli scenari di guerra, partecipando attivamente alle reti internazionali di città per la pace e il disarmo nucleare, stando dalla parte di tutti i Paesi che vedono violata la loro sovranità e integrità territoriale, promuovendo un gemellaggio con una città palestinese della Cisgiordania, anche per realizzare scambi umanitari, economici e culturali con un territorio quotidianamente minacciato dalla guerra e dall’occupazione. Altrettanto esprimiamo sostegno al popolo ucraino prevedendo un gemellaggio con una città del Paese che permetta le attività umanitarie.
A partire da questi principi apriamo oggi un percorso comune verso le prossime elezioni amministrative, con l’ambizione di immaginare e costruire insieme la Pistoia di domani. Negli ultimi anni, infatti, l’Amministrazione non ha saputo cogliere le grandi opportunità offerte dal PNRR e dalle risorse pubbliche disponibili dopo la pandemia. L’eccezionale disponibilità di fondi ai Comuni per gli investimenti ha permesso di realizzare alcuni interventi (in particolare sulle scuole e nella realizzazione di piste ciclopedonali), ma è mancata una visione complessiva delle traiettorie di trasformazione della città necessarie ad affrontare le sfide del futuro e di uno sviluppo economico e sostenibile, lasciando Pistoia immobile mentre altri territori avanzavano. Gli indicatori regionali — dall’occupazione al reddito, fino al progressivo indebolimento del tessuto economico e sociale — confermano che la città, come tutto il territorio provinciale di cui è capoluogo, rischia una progressiva marginalizzazione, in assenza di un significativo cambio di rotta.
Da questo punto di vista per la nuova amministrazione dovrà essere prioritario recuperare una maggiore conoscenza dei dati economici e sociali su scala comunale e provinciale, mettere a sistema i diversi sistemi di monitoraggio e ricerca esistenti e promuovere una maggiore sinergia e collaborazione tra gli attori socioeconomici del territorio. Con l’obiettivo di non subire passivamente le trasformazioni in atto (non da ultimo nella riorganizzazione dei diversi sistemi istituzionali: delle imprese, della sanità, della fruizione dei beni culturali, del sistema bancario…) e di elaborare un progetto che sia in grado di riaffermare il ruolo di Pistoia nelle dinamiche regionali, sia rispetto all’area metropolitana che alla Toscana del nord e della costa, e di riconoscere la capacità di indirizzo del capoluogo rispetto all’intero territorio provinciale. Troppo a lungo le scelte di finanza pubblica di livello nazionale hanno richiesto che fossero gli enti locali ed in particolare i Comuni a pagare il prezzo della stabilità dei conti pubblici. Senza un’inversione di tendenza nell’attenzione alle esigenze finanziarie dei livelli di governo più vicini ai cittadini il rischio è quello di compromettere l’azione amministrativa. rendendola mero governo dell’esistente, negando nella sostanza la fattibilità dei progetti di vera trasformazione delle nostre comunità. Vogliamo pertanto porre al centro della nostra battaglia politica la lotta contro i tagli che il governo ha messo e sta mettendo in campo agli Enti Locali. In questi anni l’Amministrazione ha supinamente accettato queste scelte; dovremo far sì che per il futuro Pistoia sia voce forte ed autorevole per chiedere l’azzeramento dei tagli alla spesa corrente e l’aumento dei trasferimenti, la cancellazione delle misure di austerità preventiva che obbligano all’accantonamento obbligatorio di cifre importanti a bilancio e il superamento delle norme che vincolano fortemente la possibilità di nuove assunzioni di personale.
Per tutto quanto affermato fin qua il centrosinistra vuole impegnarsi a mobilitare le migliori energie pistoiesi e costruire le condizioni per una nuova stagione. Rendere Pistoia più dinamica, sostenibile e inclusiva richiede politiche pubbliche capaci di tenere insieme, mobilità, servizi e attenzione alle persone per rilanciare la qualità della vita in città. Il verde dovrà essere il filo conduttore di ogni intervento di rigenerazione, non semplice ornamento ma strumento di salute e sostenibilità, valorizzando le competenze del nostro territorio, capitale del vivaismo.
Il miglioramento delle condizioni di vita quotidiane di chi vive, studia, lavora a Pistoia dovrà essere il punto di riferimento essenziale per orientare le scelte nel bilancio così come nella pianificazione degli spazi pubblici, della mobilità sostenibile, del trasporto pubblico e della localizzazione dei servizi. Si tratta di assumere i molteplici punti di vista di chi abita la città,
ascoltando istanze e bisogni che troppo spesso sono stati relegati ai margini nelle politiche pubbliche: dallo spazio reclamato dai più giovani, al bisogno di socialità e cura degli anziani, al superamento delle barriere architettoniche. Fino al riconoscere nelle politiche di genere un pilastro dell’azione politica ed amministrativa che dovremo portare avanti, riconoscendo che la definizione dei servizi pubblici deve tenere conto delle diverse realtà di genere, legate anche a quelle ingiuste disparità, dai redditi fino alla ripartizione del lavoro di cura, che tuttora persistono anche sul nostro territorio. Un impegno particolare dovrà essere dedicato al contrasto della violenza di genere partendo da funzioni educative.
Un approccio trasversale ai diversi servizi e che deve esprimersi anche nelle scelte di bilancio, urbanistiche e di organizzazione della città: pensiamo ad esempio alla necessaria istituzione degli “stalli rosa” nei parcheggi, destinati a donne in gravidanza o genitori con bambini molto piccoli.
Costruire una società più giusta significa anche mettere al centro uno sviluppo economico sostenibile, fondato sulla consapevolezza della crisi climatica e sulla centralità del lavoro, equamente retribuito, tutelato e dignitoso. Per questo vogliamo assumere il salario minimo di almeno 9 euro l’ora e la qualità delle condizioni contrattuali come riferimento in ogni affidamento di servizi pubblici e opere comunali. Utilizzare gli strumenti normativi per garantire le migliori tutele a chi lavora non è un principio astratto: significa assicurare professionalità qualificate e motivate, capaci di realizzare al meglio le politiche pubbliche. Ed anche favorire, con scelte di programmazione urbanistica ed adeguate risorse la crescita economica, l’attrazione di lavoro di qualità oltre a garantire sostegno a coloro che già con professionalità ed impegno fanno impresa in città, nel commercio, come nell’artigianato e nell’industria.
Lavoro, sviluppo economico e sociale, sostenibilità e transizione ecologica, politiche di genere e inclusione: su questi pilastri le forze politiche firmatarie assumono un impegno comune, che rappresenta il punto di partenza del percorso programmatico che, da oggi, costruiamo insieme.
Piano operativo, Piano strutturale, Piano del verde, Regolamento edilizio
Rigenerare è la parola d’ordine. Pistoia deve tornare a costruire il proprio futuro attraverso una pianificazione moderna, partecipata e capace di affrontare le sfide dei prossimi anni. Deve farlo tenendo conto degli effetti del cambiamento climatico e delle nuove dinamiche sociali e demografiche.
Il Piano Strutturale pensato dal centrodestra risulta inadeguato e controproducente in ragione delle nuove previsioni che aprono a nuove e impattanti edificazioni e che potrebbero compromettere importanti aree verdi del territorio comunale. Sarà pertanto necessario arginare, con il Piano Operativo, le previsioni del Piano Strutturale pensato dalla destra e, contestualmente, verificare nel corso del mandato la possibilità di una revisione complessiva dello stesso Piano Strutturale. Dovremo ripartire da un lavoro organico, in sinergia con le organizzazioni economiche, sindacali e del Terzo Settore e gli enti di ricerca, attraverso il confronto con i Comuni contermini per una pianificazione strategica di scala più ampia, basandoci sugli indicatori socio-economici del territorio comunale e provinciale e soprattutto rilanciando il ruolo di Pistoia nel contesto regionale, sia in direzione dell’area metropolitana che della costa.
Insieme al Piano Operativo dovremo procedere in parallelo con il Piano del Verde e il Piano della Mobilità Sostenibile: tre strumenti integrati che dovranno disegnare una Pistoia più sostenibile, accessibile e vitale.
L’obbiettivo è consumo di suolo zero, limitando al minimo possibile l’uso di suolo vergine, mantenendo in essere o progettando prospettive espansive e necessità di sviluppo sostenibile per interventi che abbiano un significativo ritorno per la comunità. Infrastrutture quindi di chiaro interesse pubblico, nuove attività produttive capaci di portare e di sviluppare nel nostro territorio settori di innovazione e di produzione ad alta intensità di occupazione, con progetti industriali solidi e innovativi e condizioni di lavoro di qualità. O interventi per la realizzazione di nuova edilizia residenziale pubblica. E poi la previsione che per ogni intervento, infrastrutturale o edificatorio, che comporti consumo di nuovo suolo, siano progettati con adeguati interventi compensativi, anche applicando lo strumento della de-pavimentazione in altre aree, favorendone il recupero in termini di uso pubblico – in particolare sotto forma di aree verdi – e permeabilità del terreno.
Nella definizione del modello di sviluppo della città, riteniamo fondamentale orientare le scelte verso attività economiche coerenti con i valori della pace, della cooperazione e della responsabilità sociale. Per questo non consentiremo, per gli strumenti a disposizione dell’amministrazione, l’insediamento sul territorio comunale di impianti che abbiano come finalità prevalente e dichiarata la produzione di armamenti o il supporto a sistemi a carattere bellico.
Piano operativo, Piano del verde e Piano della mobilità sostenibili sono tutti e tre strumenti da costruire con un unico approccio per sciogliere i nostri strategici del nostro territorio. Servirà infatti un attento monitoraggio dell’edificato esistente, al fine di individuarne le potenzialità inutilizzate, sia dal punto di vista artigianale-produttivo sia da quello residenziale, e gli strumenti per sbloccare e valorizzare questo patrimonio, prima di costruirne di nuovo. E poi definendo le priorità essenziali su cui concentrare il lavoro e le risorse dell’amministrazione: i nodi fondamentali della viabilità urbana (come Viale Adua o l’ingresso in città da Via Sestini), gli interventi necessari per l’economia della città (a partire da quelle previsioni che possono consolidare l’insediamento sul territorio del settore ferrotranviario) e le trasformazioni che servono a dare a Pistoia i servizi di qualità di cui ha bisogno (pensiamo a infrastrutture sportive pubbliche e per tutti, come un complesso natatorio comunale, o all’insieme di servizi di eccellenza che devono essere sviluppati intorno alla capacità attrattiva della nostra città sul terreno della cultura, dell’istruzione e della ricerca).
Sarà necessario inoltre trasferire la pianificazione strategica del verde in scelte urbanistiche che possano davvero ridisegnare e ampliare il verde pubblico in città, anche nella concezione di oasi climatiche contro il calore e per la mitigazione degli eventi estremi. Ma rigenerare significa anche ridare valore a ciò che già esiste. Serviranno interventi più coraggiosi sulle norme del Regolamento Edilizio, al fine di incentivare e rendere maggiormente conveniente intervenire su volumi e aree già edificate, piuttosto che sulla nuova costruzione segnando un’attenzione specifica alla rigenerazione dell’edificato nelle frazioni collinari e montane.
Le aree strategiche come il Ceppo, l’ex Breda, le Ville Sbertoli e i grandi immobili pubblici dismessi devono diventare motori di rinascita urbana, culturale e sociale: spazi rigenerati per la città. Per l’area ex Breda – dopo le molte scelte sbagliate compiute dal centrodestra in questi anni – sarà necessario soprattutto vigilare sulla realizzazione delle opere pubbliche previste dalla convenzione, a partire dai parcheggi, e sul rispetto dei tempi. Pronti a confrontarsi con la nuova proprietà per predisporre variante al piano particolareggiato, non appena se ne determini la possibilità, al fine di rivedere radicalmente le previsioni, in particolare per l’area dove oggi insiste il parcheggio Pertini, e ridurre le potenzialità edificatorie, soprattutto quelle con destinazione di residenziale privato l’obiettivo di realizzare un quartiere/area vivibile e inserita nel contesto urbano. Mentre particolare attenzione dovrà essere posta al completamento dell’area sia dal punto di vista delle destinazioni commerciali, in un equilibrio che non penalizzi ulteriormente la situazione già problematica del commercio di vicinato nel centro storico, sia da quello dei lotti rimasti fuori dalla convenzione, e che devono essere rigenerati mantenendo l’obiettivo di prevedere nell’area anche alloggi di edilizia residenziale pubblica o sociale (canoni calmierati, cohousing ecc).
Per l’area del Ceppo e le Ville Sbertoli non è rimandabile l’assunzione di un ruolo politico di stimolo e di indirizzo da parte del Comune, sia nella ricerca di possibili investimenti pubblici per l’area o di investitori privati qualificati per progettualità di interesse pubblico, sia per lo stralcio del fallimentare accordo di programma del 2019 voluto dalla giunta Tomasi con Regione, Provincia e ASL, e per la definizione di un nuovo accordo che affronti credibilmente i nodi finanziari e di pianificazione che ancora oggi determinano l’abbandono di queste aree. Sarà indispensabile procedere all’effettiva pianificazione di queste due aree nel PO, alla restituzione alla cittadinanza del parco pubblico delle Ville Sbertoli, alla salvaguardia della fruibilità delle ville storiche come fondamentale patrimonio storico e culturale della città e anche all’individuazione di possibili soluzioni progettuali che possano risolvere o mitigare le problematiche idrauliche dell’area del Ceppo. Nella nuova pianificazione l’amministrazione dovrà prestare massimo impegno a mantenere le funzioni pubbliche nelle ville con valenza storica e pianificare gli interventi sulle altre residenze nel rispetto generale dell’area e delle esigenze della comunità. Per quanto riguarda l’area del Ceppo è indispensabile ridefinire nell’accordo le funzioni degli edifici esistenti e da recuperare e valutare senza preconcetti cosa è possibile realizzare nell’area in considerazione delle criticità idrauliche.
Sul piano infrastrutturale la pianificazione dovrà fondarsi su analisi solide e su un vero studio del traffico, che consenta di prendere decisioni basate su dati e non su impressioni. In questo quadro, l’asse dei vivai per connettere il nuovo casello autostradale di Pistoia Est, Bottegone e Masiano rappresenta un’opera strategica per il futuro di Pistoia, un intervento da valutare con attenzione alla sostenibilità ambientale, alla qualità di vita delle persone che abitano le frazioni della piana a sud della città e anche la rilevanza economica e occupazionale del tessuto imprenditoriale vivaistico. Sarà necessario agire in coerenza con gli strumenti sovracomunali, co-pianificando con i Comuni limitrofi e chiedendo alle imprese di fare la propria parte, per creare una mobilità più efficiente e un territorio più sicuro, vivibile e capace di generare nuove opportunità di lavoro.
Nel quadrante est della città dovranno essere affrontate, con nuove soluzioni, due distinte problematiche. Da un lato un nuovo collegamento dell’attuale zona industriale di Sant’Agostino con la Via Toscana (divenuta strada statale) e, in prospettiva, con il nuovo casello autostradale nei pressi di Badia a Pacciana. Riconsiderando le previsioni del Piano Strutturale per l’espansione di Sant’Agostino, sia puntando alla piena utilizzazione e densificazione dei volumi esistenti sia rivedendo l’individuazione delle aree da destinare a eventuali ampliamenti, regolandone le quantità sulla base di effettive opportunità di nuovi insediamenti produttivi. Dall’altro la messa in sicurezza degli abitati di Pontenuovo e Santomato, lungo la Via Montalese, da ottenere non soltanto attraverso appositi divieti al transito dei mezzi pesanti – che sarà possibile implementare con la riapertura della Tangenziale Est e il collegamento tra Sant’Agostino e la Via Toscana – ma anche, in accordo con la Provincia, con interventi puntuali di riqualificazione della viabilità che riducano la velocità di transito e migliorino la fruibilità degli spazi stradali a vantaggio di pedoni e ciclisti.
Valutando ipotesi di viabilità alternative legate a nuovi studi del traffico, della mobilità e dello sviluppo socioeconomico del quadrante del territorio ad oggi carenti, in considerazione del fatto che ad oggi persistono posizioni diverse tra le forze politiche in merito al progetto di cosiddetta “variante montalese” elaborato dalla Provincia di Pistoia.
La partecipazione delle cittadine e dei cittadini dovrà essere valorizzata anche nell’individuazione degli interventi prioritari per le diverse aree del territorio comunale, approfondendo il ricorso a forme innovative di collaborazione tra la cittadinanza e l’amministrazione comunale, ponendo particolare attenzione a rendere affidabili, certi e credibili gli impegni dell’ente pubblico, soprattutto quando si tratta di recepire proposte ben ponderate o vere e proprie progettazioni messe a disposizione del Comune per risolvere problematiche particolarmente sentite dai residenti di una zona (pensiamo ad esempio alla vicenda del Ponte sul Vincio).
Trasporto pubblico e mobilità
Rigenerare è l’obiettivo: una Pistoia che si muove meglio, respira di più, vive i propri spazi. Il Trasporto Pubblico Locale deve fare un salto di qualità attraverso l’integrazione tra ferro e gomma, l’impulso progressivo verso l’uso dei mezzi pubblici, il contenimento dell’uso dei veicoli privati, con una rete di stazioni valorizzate come porte strategiche per montagna e città.
L’asse di Viale Adua, valorizzando anche la fermata ferroviaria e il parcheggio scambiatore di Pistoia Ovest, deve essere riconosciuto come porta scolastica del quadrante ovest, fulcro dei collegamenti urbani per l’accesso alle scuole e ai servizi del quartiere, integrato con linee autobus dedicate, più frequenti e meglio calibrate sugli orari e sui flussi di chi studia e vive quella parte di città.
Il Viale Adua rappresenta oggi una delle principali criticità dell’area urbana, in termini di sicurezza per gli utenti deboli della strada, di qualità della vita dei residenti e di fruizione dei molti servizi che vi hanno sede. Per questo la realizzazione del prolungamento di Via Salvo D’Acquisto, fino al ricongiungimento con il Ponte Europa, dovrà essere una priorità della nuova amministrazione, da integrare con una riorganizzazione complessiva della viabilità e a cui far seguire sperimentazione di tratti a senso unico, un progetto per la valorizzazione dei tre assi paralleli, la ferrovia, il Viale Adua e il “parco” dell’Ombrone.
Da questo punto di vista è importante affrontare seriamente e senza l’approssimazione emersa fino ad oggi l’ipotesi inserita nel Piano Strutturale di “tram-treno”, che per noi dovrebbe riprendere altre esperienze europee dove i medesimi binari consentono a determinati rotabili di operare come treni al di fuori dell’area urbana e come tram (in termini di velocità e segnalamento) all’interno della città. È imprescindibile partire da un confronto con RFI e, per altro verso, con il distretto ferrotranviario del territorio, al fine di individuare le possibili soluzioni tecniche che, all’interno di un complessivo progetto di rigenerazione del Viale Adua, possano rendere il treno nel tratto tra Capostrada, la stazione e Sant’Agostino più utilizzabile anche per spostamenti brevi quotidiani casa-lavoro e casa-studio.
Allo stesso modo, confrontandosi con le realtà industriali potenzialmente interessate (a partire da Hitachi) è necessario elaborare una strategia per potenziare il trasporto merci su rotaia, a servizio delle imprese e in particolare sull’asse stazione – Sant’Agostino.
La Stazione di Pistoia deve tornare a svolgere il suo ruolo naturale di porta del centro storico: collegato a un sistema di mobilità urbana ridisegnato e a parcheggi scambiatori efficienti. In questa prospettiva, il Parcheggio Scambiatore Sud diventa porta strategica della città per chi sceglie di non entrare in auto in centro, da incentivare e rendere sempre più conveniente tramite collegamenti TPL rapidi e diffusi verso i quartieri e il cuore della città.
Attraverso una revisione complessiva dei chilometraggi in rapporto con AT ma anche immaginando esperienze pilota finanziate dal Comune per l’attraversamento e il collegamento tra il centro e i parcheggi con mezzi elettrici (anche con sperimentazioni serali in determinati momenti dell’anno).
Questo modello deve lavorare in rete con gli altri parcheggi scambiatori esterni, integrandosi con percorsi ciclopedonali sicuri e con un nuovo equilibrio delle linee urbane: recuperando chilometri dove oggi mancano collegamenti, riducendo corse sovrapposte, alleggerendo strade soffocate dal transito e potenziando le zone scoperte. È importante che le piste ciclabili che hanno ridotto la carreggiata delle strade siano realmente usate e diventino un sistema fluido e soprattutto sicuro di spostamento; questo sarà possibile solo con la revisione dei flussi del sistema veicolare e degli accessi al centro cittadino.
A questo fine è necessario rivedere gli elaborati adottati del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, far svolgere efficaci rilevazioni e studi sul traffico e promuovere molteplici strumenti (app, servizi integrati, cartellonistica, attività di sensibilizzazione) finalizzate a incentivare l’utilizzo delle piste ciclabili e ciclopedonali e a conoscere gli itinerari che si possono coprire in città attraverso tracciati sicuri e protetti dal traffico veicolare, non solo dal punto di vista turistico ma anche e soprattutto per raggiungere i luoghi di studio e lavoro.
L’innovazione non si ferma alla città: per la nostra zona collinare e la montagna pistoiese vogliamo un trasporto più intelligente, più utile, più pubblico. In alcune zone montane e collinari, il servizio scuolabus potrà diventare parte integrante della rete TPL su gomma, progettato per servire sia il trasporto scolastico che le comunità locali, migliorando i percorsi, aumentando le possibilità di spostamento e riducendo chilometri, costi e mezzi sovrapposti. Un’unica rete più efficiente significa meno spesa pubblica e più corse disponibili, più collegamenti attivi, più opportunità di movimento per chi vive in collina e in montagna. A questo dovrà aggiungersi da parte del Comune la promozione di iniziative di mobilità condivisa.
Sarà necessario, inoltre, attivarsi per redigere il progetto della variante di Candeglia, riducendone al minimo l’impatto ambientale e che consenta una riorganizzazione complessiva della viabilità utile a liberare Via Antonelli e superare i due annosi problemi della “strettoia” di Candeglia e del Ponte dei Carabinieri.
La Ferrovia Porrettana è l’ossatura storica e futura della nostra montagna. La stazione di Pracchia non è una fermata secondaria, ma una porta d’accesso decisiva all’Appennino pistoiese: un luogo da mettere al centro delle politiche di collegamento, cura e rilancio. Vogliamo rafforzare la funzione di Trenitalia su questa linea, lavorando per più corse e orari più aderenti alla vita quotidiana di residenti, pendolari e turisti. Servono migliori servizi di accoglienza, informazione e interscambio con autobus per le frazioni montane, assieme a politiche di incentivo all’uso del treno come alternativa reale all’auto, anche per chi rientra a scuola, al lavoro o verso i servizi territoriali.
Oltre a questo, la Porrettana rappresenta un trasporto pubblico legato a progetti dedicati al turismo lento, che sfruttino la ferrovia come porta naturale per itinerari ciclopedonali, percorsi CAI, attività culturali diffuse e accesso a eventi stagionali della montagna.
Vogliamo riprendere il Protocollo di intesa fra Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna del 2016 per dare seguito alle azioni di sviluppo territoriale delle zone attraversate dalla linea Porrettana, un vero patto territoriale con i Comuni della montagna, con le imprese della montagna e i soggetti del turismo montano, per trasformarla in un’infrastruttura non solo panoramica, ma viva, usata, conveniente, rigenerata nella funzione pubblica.
È necessario promuovere investimenti che rendano la Porrettana anche sul tratto tra Porretta e Pistoia efficiente e attrattiva per gli spostamenti dei pendolari, in un quadro di insieme dei collegamenti su rotaia che non può che essere transappenninico, tra Bologna, Pistoia e Prato. Altrettanto importante è sostenere le associazioni e le proloco che sono di presidio e di valorizzazione delle stazioni presenti sulla linea, dei territori circostanti e delle attività turistico culturali realizzate in sinergia con il Museo dei rotabili storici.
Pistoia dovrà entrare del piano regionale di estensione del sistema tramviario e di collegamenti metropolitani. Per noi è indispensabile raggiungere un sistema di collegamento veloce, frequente e soprattutto certo fra Pistoia e Firenze; altrettanto lavoreremo per la conclusione del raddoppio della linea ferroviaria Montecatini-Lucca che permetterà a Pistoia di guardare con più forza verso l’area nord e costiera della regione anche in funzione di sviluppi economici. In un confronto serio con Ferrovie intendiamo rivalutare anche ipotesi di collegamenti strategici che erano stati ipotizzati negli anni scorsi e che sono stati riproposti anche nell’ambito delle osservazioni al PS, come ad esempio un collegamento diretto tra la montagna (Porretta) e il mare (Lucca/Viareggio), che in futuro consentirebbe un ancora più efficace valorizzazione delle fermate di Capostrada e Pistoia Ovest.
Purtroppo, Copit, la società di trasporto pistoiese è in liquidazione, ma noi dobbiamo valutare se e come proseguire questa liquidazione e in ogni caso la priorità deve essere quella di creare le condizioni per partecipare, con un nuovo assetto societario da costruire e che garantisca una presenza diretta dei Comuni nella gestione del servizio, alla nuova gara regionale per il TPL ed avere titolo per definire e controllare il servizio offerto ai nostri cittadini. È un impegno fortemente voluto con il nostro lavoro di minoranza e sarà un obiettivo da conseguire nel ruolo di governo della città. Rigeneriamo i collegamenti per rigenerare la comunità. Una città che torna a muoversi come sistema, in cui il centro storico si apre alle persone e la montagna non è distante, ma connessa, servita, valorizzata e incentivata a 360° nella mobilità pubblica.
Gestione dei rifiuti
Rigenerare Pistoia significa anche rigenerare il rapporto tra servizio pubblico e comunità. Per questo vogliamo una nuova stagione di politiche sui rifiuti, basata sulla prossimità ai cittadini, sulla sostenibilità ambientale e su scelte fondate su efficienza e innovazione.
Il modello porta a porta dovrà essere il riferimento del sistema, ma con un principio chiaro: ogni territorio ha bisogni, densità e morfologie differenti. La gestione in montagna non può essere uguale a quella dei quartieri urbani o del centro: per questo dovranno essere pianificati servizi calibrati, misurati su percorrenze reali, costi, distanze e capacità di conferimento.
E Intendiamo, quindi, lavorare per l’estensione all’intero territorio comunale di una modalità di raccolta omogenea, il porta a porta per tutte le tipologie di rifiuti ad eccezione del vetro, declinata però con soluzioni operative che superino l’idea di una modalità standardizzata e che tengano in considerazione le peculiarità di ogni parte del nostro territorio.
È necessario avviare un confronto con Alia, per chiedere la definizione di una modalità di porta a porta calibrata sulle caratteristiche del territorio e della viabilità di un Comune vasto ed eterogeneo come Pistoia e per approfondire la possibilità di predisporre la realizzazione di isole ecologiche, controllate e adeguate a conferire le diverse tipologie di rifiuti, collocate strategicamente a servizio delle aree più distanti dal centro di raccolta di Sant’Agostino. Il Comune dovrà contrattare con Alia le modalità di raccolta dei materiali in modo da essere meno invasivi e più rispettosi nelle strutture storiche della città e degli agglomerati periferici.
Ma accanto all’organizzazione tecnica, serve un investimento culturale e digitale: percorsi informativi con la cittadinanza, strumenti semplici per monitorare il servizio, ascolto attivo delle esigenze locali e trasparenza sui risultati del ciclo di raccolta. Vogliamo fare di Pistoia una città modello nell’economia circolare, con un’attenzione concreta al recupero dei materiali, alla riduzione degli sprechi, al ciclo completo del rifiuto: un obiettivo prioritario, dopo aver rimediato ai disastri della destra, è creare le condizioni per andare verso la strategia rifiuti zero.
L’obiettivo è arrivare ad un sistema più giusto, dove si paga in base a quanto si produce, premiando chi differenzia, riducendo sprechi e combattendo l’aumento indiscriminato dei costi a carico delle famiglie.
Una città che migliora il sistema dei rifiuti rigenera la fiducia dei cittadini e rigenera l’ambiente, trasformando un servizio essenziale in una leva di innovazione, partecipazione e sostenibilità sociale.
Il dialogo con Alia Servizi Ambientali sarà centrale per costruire un servizio più efficiente, meno impattante sulle strutture storiche della città, più vicino alle comunità locali e capace di leggere le diversità del nostro territorio.
Servizi pubblici e Multiutility
Rigenerare Pistoia significa anche rigenerare il governo dei servizi pubblici: renderli più efficienti, più trasparenti e soprattutto più vicini alla comunità. Per questo guardiamo con attenzione alle scelte compiute a livello regionale sulla riorganizzazione della Multiutility.
I territori hanno bisogno di un’azienda strutturata, solida e competente, capace di programmare investimenti, innovare, coordinare e gestire i servizi essenziali con continuità e visione. Ma crediamo anche che questa forza non debba andare in direzione di modelli privatistici o meramente finanziari. La Multiutility che immaginiamo deve essere interamente pubblica, perché gestisce beni della collettività.
Per questo ci impegneremo a consolidare l’orientamento già assunto dall’assemblea di Alia/Plures per archiviare definitivamente l’ipotesi di quotazione in Borsa e apertura a capitali privati, attraverso anche conseguenti e coerenti modifiche allo statuto della società, e a dare attuazione all’indirizzo recentemente approvato dalla conferenza territoriale di AIT per l’affidamento “in house” della gestione dei servizi idrici.
Questo approccio rispetta il mandato profondo espresso dai cittadini nel referendum sull’acqua pubblica, un’indicazione chiara che ci chiede di mantenere la gestione dei servizi sotto la guida della comunità, con un presidio democratico sulle scelte, sulle tariffe e sugli obiettivi di lungo periodo.
Tale orientamento rivolto a porre al centro più in generale le soluzioni “in house” di gestione dei servizi pubblici riteniamo possa favorire un più diretto ed efficace controllo sociale da parte degli enti locali e dunque una maggiore centralità degli interessi della collettività
Una società pubblica di servizi così configurata dovrà quindi diventare leva di rigenerazione dei servizi, con un ruolo sempre più forte nella gestione del ciclo dei rifiuti, nella sostenibilità ambientale, nelle politiche energetiche, anche con l’obiettivo prioritario di contrastare la povertà energetica. Dovrà saper leggere le diversità del territorio — perché la montagna, le periferie, i quartieri e il centro non sono uguali — e adattare il servizio ai bisogni reali, superando sprechi, sovrapposizioni e frammentazioni gestionali.
È auspicabile rafforzare il sistema di partecipazione del territorio pistoiese all’interno della compagine sociale di Alia/Plures attraverso un rapporto forte con i comuni della nostra provincia nella logica di acquisire maggiore peso nelle scelte di igiene urbana offerte al nostro territorio, nella distribuzione di fondi finalizzati agli interventi sulla rete idrica e per il completamento della rete di depurazione e per lo sviluppo di produzioni sempre più sostenibili e capaci di offrire lavoro di qualità.
Sport
Lo sport è prima di tutto inclusione, benessere e crescita. È luogo educativo per bambine, bambini e giovani, dove si imparano rispetto, regole, impegno e gioco di squadra. È strumento di salute e socialità per adulti e anziani. È possibilità di autonomia, relazione e realizzazione per le persone con disabilità. Ognuno nello sport può trovare qualcosa di buono: un gruppo, un obiettivo, un momento per sé. Per questo per noi lo sport è un diritto e un pezzo essenziale della qualità della vita di una comunità.
Anche a Pistoia pesa il fenomeno dell’abbandono dello sport da parte degli adolescenti, in particolare da parte delle ragazze, per vari motivi fra cui pesano la lontananza dagli impianti, gli orari dei corsi, i costi e l’offerta finalizzata alla formazione agonistica piuttosto che al benessere globale dei giovani. Per questo occorre costruire, insieme agli istituti scolastici e alle società sportive un modello di offerta di attività che riduca la dispersione sportiva perché la regolare frequenza in un ambiente sano può evitare ulteriori dispersioni sociali, contrastare l’avvicinamento e l’uso di sostanze, il cedere ad abitudini alimentari scorrette, a contenere e controllare gli eccessi e forme di violenza. Credere fermamente nella pratica sportiva dei giovani significa credere e diffondere integrazione, inclusione e coesione.
In questo senso sarà determinante affidare alla Consulta dello Sport un ruolo attivo e propositivo, prevedendo anche la revisione del relativo Regolamento.
Al tempo stesso vogliamo rafforzare l’accesso allo sport per chi rischia di restarne escluso: minori a basso reddito, da sostenere con percorsi rapidi e coordinati tra società sportive, servizi sociali, scuole e Società della Salute; persone con disabilità, per cui intendiamo ampliare l’offerta di discipline accessibili e inclusive.
Negli ultimi anni, a Pistoia molte risorse sono state concentrate sul comparto stadio, con una spesa di milioni di euro che non ha prodotto il salto di qualità atteso: lo stadio avrà ancora bisogno di numerosi e costosi interventi per essere all’altezza di una città capoluogo di provincia, di una società sportiva che ha investito e vuole ancora potenziare il suo rapporto con l’intera comunità pistoiese. Il resto dell’area non funziona come dovrebbe, e il rapporto con le società sportive professionistiche non è quello di una città che vuole davvero presentarsi come protagonista nel mondo dello sport nel 2026. Questo investimento sbilanciato è avvenuto a discapito degli impianti minori e delle piccole società, che hanno esigenze diverse: spazi dignitosi, tempi certi sugli orari, interlocutori chiari in Comune, costi sostenibili.
Noi vogliamo invertire la prospettiva: non pochi impianti per le società professionistiche (Stadio e Palacarrara) o progetti di dubbia utilità ma dai costi elevatissimi (come il nuovo Palazzetto Pallavicini) che drenano quasi tutte le risorse a disposizione, ma una rete diffusa di strutture di quartiere, scolastiche e di prossimità, dove lo sport di base possa crescere. Il Comune deve passare da “concessionario di spazi” disorganizzato a regista di un sistema sportivo: programmando, ascoltando le società, distribuendo meglio le risorse, facilitando l’accesso alle strutture e semplificando il rapporto con gli uffici.
Per permettere alle società sportive di avere disponibilità di spazi adeguati alle diffuse esigenze, per evitare agli utenti continui spostamenti da parti opposte del nostro comune, per evitare allenamenti presso strutture di altri comuni è indispensabile impegnarci per la realizzazione di una nuova tensostruttura multidisciplinare – più veloce da realizzare con costi molti più contenuti. Una simile tensostruttura potrebbe funzionare anche come soluzione temporanea alternativa durante interventi di manutenzione straordinaria sulle numerose palestre che necessitano di interventi prolungati e che oggi non possono essere chiuse pena l’impossibilità di svolgere gli allenamenti.
È necessario immaginare un sistema di impianti, strutture e aree attrezzate che rispondano a una pluralità di obiettivi: rendere possibile l’accesso per tutte e tutti allo sport di base, integrare la fruizione dello sport di base con la possibilità per le società sportive di sviluppare le migliori potenzialità agonistiche (ottenendo risultati su scala nazionale e internazionale che spesso rappresentano anche una leva fondamentale per attrarre i più giovani alla pratica sportiva) e consentire lo svolgimento a Pistoia di competizioni nazionali e non solo, che possano avere anche un importante ritorno economico.
In questo quadro si inserisce il tema dei grandi impianti: sul progetto Pallavicini registriamo una contrarietà diffusa. Un nuovo palazzetto può servire, ma non può nascere senza un piano credibile di gestione, rischiamo di replicare il problema di altre strutture sulla gestione vera e propria. Per questo riteniamo necessario valutare anche l’ipotesi di affidare i grandi impianti (Stadio e Palacarrara) a società sportive private disponibili a gestirli e mantenerli in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale.
Un capitolo a cui porre attenzione riguarda il ciclismo, il nostro territorio è stato culla di grandi campioni e oggi vive una crisi nazionale anche per carenza di spazi adeguati alla pratica in sicurezza. Vogliamo promuovere la creazione di impianti dedicati al ciclocross e al ciclismo giovanile, veri e propri parchi sportivi dove bambine e bambini possano pedalare lontani dai pericoli della strada, allenarsi tutto l’anno e crescere al pari di chi pratica altre discipline. A livello intercomunale, immaginiamo progetti condivisi sul modello delle esperienze di area vasta, per dare anche al nostro territorio luoghi sicuri dove nascano i ciclisti di domani.
Accanto a questo, puntiamo su soluzioni leggere e sostenibili:
● la realizzazione di una tensostruttura, con costi di gestione contenuti e utilizzo condiviso tra scuole e società;
● una piscina olimpionica comunale come obiettivo programmatico essenziale, pensata non solo per le società ma come impianto con vasche sia all’aperto che al chiuso a disposizione di tutta la cittadinanza.
Il filo rosso della proposta è semplice e ambizioso: lo sport è un diritto di tutte e tutti, un bene pubblico che deve favorire benessere, inclusione e crescita, ma anche permettere a ogni realtà sportiva di trovare la propria dimensione, senza competere per sopravvivere dentro gli stessi spazi. Le società devono poter esprimere il loro ruolo e la loro prospettiva, senza essere intrappolate nel groviglio organizzativo che dovrebbe invece servire e tutelare lo sport di base, non ostacolarlo.
Vogliamo quindi costruire un modello nuovo, dove gli impianti siano pensati come una rete diffusa e funzionale, centrata sui bisogni delle piccole società, sulla sicurezza delle attività sportive giovanili, sull’accesso per le persone con disabilità e sulle opportunità per ogni fascia d’età. Una città che valorizza chi fa sport, e che mette al primo posto i luoghi della quotidianità sportiva, non la vetrina di pochi grandi eventi isolati.
Lo sport che immaginiamo per il 2026 deve essere: più ordinato nella gestione, più giusto nell’accesso, più sostenibile nei costi, più chiaro negli interlocutori. Perché rigenerare lo sport a Pistoia significa rigenerare la sua comunità, farla muovere insieme ma su percorsi diversi, dove nessuno resta ai margini e ognuno, dal quartiere all’agonismo, può crescere e dare il proprio contributo alla città.
Macchina comunale
La macchina comunale di Pistoia necessita di un rafforzamento strutturale, a partire dal tema del personale, oggi limitato dal tetto di spesa imposto dalla normativa nazionale.
Occorre ricostruire capacità operative interne: il cantiere comunale deve tornare a essere un presidio efficiente per il pronto intervento e la cura del verde; la Polizia Municipale va riportata a un organico sufficiente e organizzata in modo da garantire presenza, sicurezza e servizi adeguati sul territorio, e anagrafe e stato civile devono essere potenziati per rispondere alle esigenze degli utenti, anche superando le difficoltà create dalla chiusura degli uffici circoscrizionali e dalle barriere digitali.
È fondamentale valorizzare i dipendenti pubblici, contrastando l’esodo verso altri enti, rafforzando motivazione, riconoscimento professionale e qualità del servizio ai cittadini. In parallelo, è necessaria una riorganizzazione complessiva della struttura comunale e un coordinamento più efficace tra le funzioni dirigenziali.
Va inoltre ridefinito il rapporto tra servizi interni ed esternalizzazioni: dopo anni di ricorso crescente al privato, è necessario fissare nuovi limiti, garantire condizioni dignitose ai lavoratori delle ditte esterne, porre al centro la capacità di controllo dell’Ente sulle ditte affidatarie come elemento chiave per un’erogazione di servizi di qualità ai cittadini individuando una persona dedicata alla verifica dei lavori eseguiti sia tramite gli accordi quadro sia i lavori eseguiti dalle aziende dei servizi pubblici, perseguire la strada della reinternalizzazione di alcune attività strategiche, come scelta politica volta a preservare la capacità pubblica. Questo approccio potrà diventare possibile se sarà inserito in una più generale battaglia politica nazionale che rimetta al centro il ruolo dei Comuni come ente locale di riferimento per l’erogazione dei servizi ai cittadini; Pistoia dovrà essere voce autorevole in questa richiesta di inversione di tendenza, superando finalmente i vincoli che da anni penalizzano gli enti locali e limitano la possibilità di offrire servizi pubblici di qualità. Escludiamo, quindi, ogni ipotesi di trasferimento a soggetti privati delle partecipazioni dirette attualmente detenute dal Comune di Pistoia in società partecipate.
Il Comune deve tornare a essere vicino ai territori: servono punti di riferimento decentrati che facilitino l’accesso ai servizi e sostengano la partecipazione dei cittadini, anche attraverso strumenti alternativi alle circoscrizioni ormai non più previste. Il volontariato e la partecipazione possono rappresentare anche in questo senso una risorsa preziosa, costruendo patti di collaborazione per la cura dei beni comuni (a partire da parchi e luoghi pubblici) e anche per l’erogazione di servizi minori, soprattutto informativi purché con adeguate garanzie e strumenti di collaborazione chiari. In questo contesto sarà importante favorire l’organizzazione del confronto tra l’amministrazione e le singole frazioni promuovendo la costituzione di comitati di quartiere e paesani.
Le circoscrizioni sono state da tempo eliminate, ma resta forte la necessità di creare e mantenere una vera partecipazione e di riavvicinare il Palazzo alle periferie, per questo è indispensabile dare consistenza all’assessorato al decentramento che veda la presenza regolare di amministratori, oltre che dei servizi essenziali.
Il benessere sociale e il diritto alla salute
Per affrontare il tema della salute a Pistoia vogliamo partire dall’idea di un approccio complessivo al tema: l’approccio One Health riconosce la stretta relazione tra la salute delle persone, la qualità dell’ambiente e l’organizzazione del territorio, promuovendo politiche sanitarie integrate e orientate alla prevenzione. Applicare questo paradigma significa
rafforzare una visione della sanità pubblica e integrata capace di coordinare interventi sanitari, ambientali e urbanistici, con l’obiettivo di migliorare il benessere delle comunità e la sostenibilità del sistema sanitario.
Le esigenze della popolazione sempre più anziana, il bisogno di salute sempre più specifico e diffuso impongono che l’amministrazione assuma due linee di indirizzo nelle sue scelte politiche.
La prima: Pistoia è il comune che ha maggior peso all’interno della Società della Salute pistoiese, il consorzio di cui fa parte anche l’Azienda Sanitaria; tramite la SdSp dobbiamo presentare progetti innovativi capaci di far fronte alle varie e nuove esigenze della cittadinanza per ottenere finanziamenti su canali regionali e statali. L’esperienza della SdSp, iniziata nel 2016 deve essere rafforzata per essere in grado di imprimere una guida sicura al gravoso compito di gestione degli Ospedali di Comunità, della Casa di Comunità con tutti i servizi di sanità di territorio che troveranno sede all’interno del Padiglione Cassa di risparmio.
Il comune di Pistoia deve vigilare con gli strumenti a sua disposizione affinché l’ex Ceppo sia davvero il presidio dove qualunque cittadino possa trovare concentrate tutte le risposte al suo bisogno, evitando accessi impropri al pronto soccorso e la dispersione fra uffici diversi. Lavoreremo per Case della comunità che dialogano con i Medici di Medicina Generale, con le farmacie e con i servizi sociali del Comune in modo che possano diventare luoghi certi di riferimento in cui siano i servizi a prendersi cura globalmente del cittadino, non il cittadino a inseguire i servizi per il proprio benessere in un dedalo di luoghi, procedure e burocrazie partendo dalla consapevolezza di quanto sia vitale investire nel sistema sanitario pubblico e in una rete di servizi socio sanitari pubblici e diffusi territorialmente, per dare concretezza all’impegno per una medicina di prossimità.
Impegnarsi a promuovere servizi pubblici di prossimità che accompagnino la cura delle persone in tutto il ciclo della vita: dal fondamentale presidio rappresentato dal Consultorio (a cui deve accompagnarsi un impegno politico del Comune per garantire sempre la libertà di scelta delle donne, la piena attuazione della L. 194, l’informazione e la presa in carico per la prevenzione e l’uso degli anticoncezionali oltre che potenziare percorsi per neomadri e neopadri) fino a un ampliamento dei posti hospice (da prevedere anche come possibile destinazione di una porzione delle Ville Sbertoli, in raccordo con le funzioni socio-sanitarie dell’area ex Ceppo, per la realizzazione di un vero e proprio “polo della cura e delle fragilità”). In sinergia con ASL e SdSp particolare attenzione dovrà essere posta a snellire e rendere sempre più chiare e accessibili le procedure per l’accesso a sostegni per la non autosufficienza, per i caregiver e ai contributi per la copertura delle rette RSA per le persone che non possano più essere seguite attraverso l’assistenza domiciliare.
Fra Azienda ASL e SdSp dobbiamo inoltre costruire il Patto per la Salute mentale con procedure e protocolli operativi capaci di garantire la presa in carico sociosanitaria delle persone e di offrire supporto alle famiglie.
La seconda: realizzare la migliore collaborazione fra Società della Salute e Comune di Pistoia per poter realizzare interventi appropriati per la popolazione non autosufficiente, per le persone con disabilità, per le famiglie multi problematiche, per casi complessi dove il coordinamento e l’integrazione sono indispensabili
Per quanto riguarda la Salute Mentale è necessario che tra Dipartimento ASL e Società della Salute Pistoiese si elabori e si condivida nella sua piena attuazione il Patto per la Salute Mentale, nel quale siano definiti i protocolli di intervento, le pratiche per la prevenzione, per la cura e per l’autonomia delle persone. Le nuove normative introdotte dalla Corte costituzionale nell’uso del TSO saranno oggetto di un confronto fra le Associazioni per il benessere psichico ed i medici professionisti ASL nell’ambito della SdSp per conseguire la maggiore garanzia nell’applicazione dello strumento sanitario.
La casa circondariale di Pistoia, dove è avvenuto recentemente un drammatico episodio, è tornata al sovraffollamento con la conseguente difficoltà a proporre e a seguire i percorsi di reinserimento dei detenuti a fine pena, secondo le norme rafforzate dalla Riforma Cartabia. Per questo è necessario che l’Amministrazione torni a mettere a disposizione alcuni propri servizi per favorire il reinserimento sociale di persone giunte a fine pena, per prepararle a rientrare nella vita civile e a ridurre il rischio recidiva.
Il Comune deve attivare percorsi strutturati di servizi sociali e messa alla prova, in collaborazione con il Tribunale, i servizi sociali, il terzo settore e gli enti competenti, orientandoli verso lavori di utilità sociale a beneficio dei beni pubblici. Dalla cura degli spazi comuni agli immobili e ai servizi di prossimità, questi percorsi devono offrire occasioni concrete di responsabilizzazione e reinserimento, trasformando un obbligo in un’opportunità utile per le persone coinvolte e per l’intera comunità.
Il Comune deve avere come obiettivo prioritario l’inclusione. Pensiamo a politiche per la coesione sociale, al sostegno reciproco e all’aiuto verso le fasce più vulnerabili.
Per quanto riguarda l’accoglienza delle persone migranti crediamo in un modello guidato dalle istituzioni e che si fondi sul rispetto delle essenziali regole del vivere civile. L’accoglienza deve indirizzare verso l’autonomia lavorativa e abitativa come accade in varie comunità silenziose operative nella nostra città. Il Comune può aiutare nelle forme e nei
modi possibili anche chi è fuori da percorsi formali di accoglienza e costruire una rete di accoglienza diffusa, fatta di piccoli centri e percorsi di inserimento che restituiscono dignità alle persone accolte, favorendo la coesione sociale.
Il Comune continuerà a dare la disponibilità all’accoglienza di migranti adulti e di minori non accompagnati tramite i sistemi sostenuti con i fondi europei erogati dal Ministero dell’Interno. Noi non daremo la disponibilità a realizzare un CPR nel territorio comunale.
Il 28% della popolazione di Pistoia si colloca nella fascia di ultrasessantacinquenni, questo dato ci obbliga a responsabilità verso il futuro di tante persone non autosufficienti; potranno aumentare notevolmente le richieste di inserimento in strutture. Noi vogliamo e dobbiamo aiutare le famiglie a mantenere i familiari anziani a casa fino a quando è possibile. Questa scelta ci impone di sostenere le famiglie e di prestare attenzione e aiuto verso i caregiver; è inoltre necessario offrire l’accoglienza nei centri diurni alle persone affette da patologie degenerative e avere strutture disponibili dedicate al dopo di noi. E’ necessario individuare forme di sostegno per le persone sole in assenza di rete familiare e/o amicale che comprendano anche la possibilità di inserimento in strutture in base al livello di autosufficienza.
Sappiamo che le risorse dei comuni non saranno in grado di far fronte alle continue e sempre più diversificate esigenze socio sanitarie della comunità per cui occorre rafforzare e sostenere in ambito sociale rapporti di sussidiarietà con il privato sociale. Pensiamo a veri percorsi di co-programmazione con il Terzo Settore che partendo da una lettura condivisa e partecipata dei bisogni del territorio si trasformino in coprogettazione di interventi dove il pubblico non è un semplice erogatore di risorse, ma svolge il ruolo di indirizzo e di monitoraggio
L’impegno per le politiche abitative deve proseguire con la destinazione di fondi di bilancio pluriennali fino al completo recupero e all’assegnazione di tutti gli alloggi di proprietà comunale. SPES, come braccio operativo, sarà impegnata a presentare progetti per finanziare interventi di ristrutturazione di interi edifici da rendere sempre più efficienti e meno costosi nella fornitura di utenze. È necessario, inoltre, che SPES si adoperi attivamente per il rispetto del Regolamento di utenza degli alloggi affinché gli assegnatari siano coinvolti nel buon mantenimento dell’alloggio ricevuto.
Allo stesso tempo è essenziale aumentare il patrimonio di alloggi ERP a disposizione del territorio, un obiettivo per cui sarà indispensabile il rapporto con la Regione o la possibilità di accedere a finanziamenti statali o europei, che consentano la realizzazione di nuovi alloggi o, preferibilmente, il recupero con finalità ERP di strutture pubbliche o private in disuso. Vogliamo riprendere l’attività della Commissione territoriale per il contrasto al disagio abitativo dove sono presenti il Comune insieme al Tribunale, alla Prefettura, ai sindacati degli inquilini e dei proprietari per ridurre l’impatto delle procedure di sfratto e proporre soluzioni per famiglie in reale difficoltà. Vogliamo potenziare le risorse destinate al contributo affitti quale vero mezzo di contrasto agli sfratti incolpevoli e di rispetto dei piccoli proprietari di casa, ed infine intendiamo ampliare le potenzialità di sostegno offerte dallo Sportello casa.
Per tutelare il diritto all’abitare sarà importante anche regolamentare preventivamente il fenomeno degli affitti brevi e delle locazioni turistiche – triplicate negli ultimi anni – che sottraggono altrimenti un numero crescente di abitazioni al mercato per chi è in cerca di una casa per vivere, anche valutando i nuovi strumenti introdotti dalla legge della Regione Toscana, la cui legittimità è stata recentemente confermata anche dalla Corte costituzionale.
Con progetti di partenariato pubblico/privato, vogliamo utilizzare alcuni contenitori vuoti presenti in città, di proprietà pubblica, per realizzare nuovi modelli abitativi, aperti a categorie miste di popolazione, con spazi di socializzazione e di uso comune; alloggi di social housing destinati a giovani coppie, ad anziani autosufficienti, a studenti. Porteremo nuove famiglie e nuove potenzialità economiche in città.
Cultura
La cultura a Pistoia si è fossilizzata per mancanza di spinta politica, l’attuale Giunta ha ristretto il campo, ha chiuso la città in sé stessa, ha sprecato le potenzialità ricevute dal riconoscimento di “Pistoia Capitale della Cultura”, ha abdicato la propria funzione di guida, ha sotto finanziato gli Istituti culturali.
Il riconoscimento ricevuto a fine 2025 di “Pistoia Capitale del Libro” progetto da valorizzare, dovuto alle professionalità interne all’assessorato, è un tardivo atout per cercare di coprire il vuoto assoluto di questi anni.
Occorre quindi voltare pagina, ripartendo dall’assunto che la cultura è un “diritto di cittadinanza” e mettendo al centro la vita dei cittadini.
I cardini fondamentali dell’azione culturale: conservazione e valorizzazione del patrimonio, promozione e fruizione dei beni e dei servizi, produzione ed innovazione culturale devono essere intrecciati ed agiti in questa direzione.
Abbiamo avuto da questa Amministrazione un esempio contrario a tutto ciò: il Museo Marino Marini; il patrimonio è stato congelato, la fruizione negata, la promozione, che aveva coinvolto le giovani generazioni di questa città, attraverso le scuole, annullata.
Sistema bibliotecario
La biblioteca S. Giorgio rappresenta un ottimo esempio di servizio bibliotecario sotto il profilo della promozione: tantissime le attività e l’impegno per il coinvolgimento della cittadinanza.
È necessaria un’attenzione alla struttura della biblioteca, abbandonata a sé stessa, con notevoli disagi per gli utenti, dai servizi igienici alla copertura, dove si cerca di mettere una toppa con tardivi lavori.
Il personale ampiamente insufficiente va potenziato, gli orari del servizio che cessa alle ore 18,45 vanno prolungati a favore dell’utenza, a partire dai tanti giovani, senza ricorrere ad esternalizzazioni.
La Biblioteca San Giorgio, unico vero contenitore di generazioni, di esperienze, di proposte innovative e di confronto, dovrà estendere il proprio orario di apertura fino alle ore 22.00 in due giorni settimanali, anche ripensando alla riorganizzazione del personale, alle collaborazioni con il Terzo Settore e alle attività proposte.
La Biblioteca Forteguerriana, che conserva l’antico nucleo del patrimonio, con un’enorme ricchezza di fondi a cui attingono studiosi provenienti da tutto il mondo, ha orari ancora più ridotti e necessità di interventi di manutenzione. L’impegno è risolvere queste criticità. Pur nelle difficoltà della finanza locale, devono essere messe a disposizione maggiori risorse rispetto alle attuali miserie.
Il personale destinato alla Biblioteca Forteguerriana è fortemente insufficiente a garantirne la piena apertura e soprattutto ad ospitare proposte didattiche / educative rivolte a istituti di vario ordine e grado. L’assegnazione di personale adeguato alla vitalità della Biblioteca è un obiettivo da conseguire.
Le attività di promozione, svolte in questi anni, si sono basate su finanziamenti ricevuti dalla partecipazione a tanti bandi; questo impegno non deve cessare ma non può essere l’unica risorsa del sistema. La S. Giorgio è capofila del Sistema Bibliotecario Pistoiese, unico caso in cui Pistoia interpreta positivamente il proprio ruolo di Comune capoluogo. Da valorizzare l’attività delle associazioni Amici della S. Giorgio ed Amici della Forteguerriana.
La fruizione e la promozione di buon livello devono essere ulteriormente sviluppate. Oltre l’esperienza dei bibliobus o dei depositi dei libri in varie situazioni e luoghi, occorre cominciare a pensare ad un sistema di biblioteche periferiche in connessione con la S. Giorgio. Ci sono circoli, associazioni, parrocchie che hanno un proprio patrimonio librario da rendere pubblico e potenziare in collegamento con la biblioteca centrale, utilizzando per il servizio all’utenza il volontariato, formato e preparato per il compito assegnatogli.
Anche l’Archivio comunale, a partire dal 1910, è presso la S. Giorgio, la parte precedente è depositata presso l’Archivio di Stato. Al di là dell’Accesso a questa importante fonte, che hanno studiosi e studenti, sarebbe interessante costruire iniziative divulgative sull’ Archivio e la sua storia. Rimane da recuperare la valorizzazione di istituti culturali quali il Centro di documentazione e archivi privati ma con interesse pubblico per la storia della nostra città
Dovrà essere ripristinato l’accesso agli importanti fondi archivistici che erano conservati nella struttura delle ex Leopoldine e che, a seguito della vendita, sono stati trasferiti in magazzini distanti dal Comune, con numerose problematiche per la consultazione da parte di ricercatori, studiosi e appassionati.
Musei
I musei sono il punto in cui si è esplicitata la massima criticità della politica culturale della presente Amministrazione. Molti sono i nodi da risolvere ed i terreni da riconquistare. Innanzitutto, Pistoia dovrà riprendere, come Comune capoluogo, la guida del Sistema Museale Provinciale e delle politiche culturali del territorio. L’Ente locale non può venir meno al proprio ruolo come è accaduto in questi ultimi anni.
Le grandi mostre sono ormai un ricordo del passato e anche questo vuoto è colmato dalla Fondazione, che ha ovviamente altre possibilità economiche e che dovrà continuare a svolgere questo ruolo ma questo non giustifica il deserto creato dall’Amministrazione Comunale.
Il Museo Marino Marini è chiuso da molti anni e nelle complicate vicende si sono proposte soluzioni di ricollocazione non realistiche, come S. Lorenzo, mentre la via più semplice, indicata dalle opposizioni, sarebbe stato un investimento per la messa a norma della struttura. Solo ora in finale di partita l’investimento è previsto. Sottolineando di nuovo la privazione subita dalla città, con la chiusura di questo Museo, dobbiamo individuare la soluzione per la sua rinascita ed il suo futuro.
È indispensabile creare un’alleanza con l’analogo Museo fiorentino; due musei, a così poca distanza, se non svolgono funzioni integrate, non servono. Mentre Firenze potrebbe rimanere sede delle opere del Maestro che già sono ospitate nella ex chiesa di San Pancrazio, Pistoia potrebbe divenire, pur mantenendo la fruibilità al pubblico delle opere a disposizione in Palazzo Tau e nella adiacente ex Chiesa del Tau (per cui sarà importante rafforzare i rapporti con la Soprintendenza un centro di studi e ricerche, organizzando a scadenza mostre e convegni e mantenendo rapporti con studiosi e con Musei che posseggono le opere di Marino.
Va ovviamente ripresa quell’azione di fruizione e promozione nei confronti dei cittadini e soprattutto delle scuole, che faceva sentire Marino parte integrante della storia e della cultura di questa città.
La fruizione e promozione vanno comunque finanziate per tutti i musei cittadini. L’offerta deve essere sempre più differenziata per tipologie di pubblico: famiglie, anziani, giovani, scuole; gli orari adattati alle esigenze del pubblico; i biglietti resi idonei a politiche inclusive, utilizzando in questo senso anche la gratuità.
L’ arte contemporanea deve ritrovare adeguata attenzione, anche con il coinvolgimento dei privati: a Pistoia è presente un’esperienza eccezionale come quella di Villa di Celle ma ci sono anche alcune gallerie d’arte particolarmente attente ai giovani. Va dato spazio alle residenze di artista, per progetti proiettati nel territorio, in particolare nei quartieri e nei paesi.
Spettacoli dal vivo
Il teatro ha un ruolo imprescindibile nel patrimonio culturale della città. Questa realtà ha avuto e sta avendo dei cambiamenti sostanziali che vanno monitorati, indirizzati e sostenuti.
Il Funaro è passato sotto la guida del Manzoni, che ne ha riassorbito il personale, con un sostegno economico della durata di cinque anni e ne utilizza i locali. Gli spazi cittadini si sono ampliati, al Manzoni e al Bolognini si è aggiunto il Funaro e prossimamente, nel 2027, si aggiungerà la saletta Gramsci, finalmente restaurata. Questo sta consentendo e consentirà la diversificazione degli allestimenti e della programmazione: dalla prosa alla danza dal teatro di ricerca all’innovazione dalla musica al teatro ragazzi.
L’Associazione teatrale pistoiese si è trasformata in Fondazione Teatri di Pistoia, non cambiando le proprie finalità statutarie ma assumendo una forma, quella della Fondazione, ritenuta più consona. Il Teatro Manzoni sarà sottoposto a una ormai necessaria ristrutturazione, che ne bloccherà l’attività per almeno 3 stagioni, a partire dal giugno 2026. Questi lavori comportano una forte restrizione dei posti: dai 780 del Manzoni ai 310 del Bolognini, con una riduzione degli abbonamenti e dello sbigliettamento, che sono una base economica fondamentale dell’attività. È necessario, inoltre, un più ampio utilizzo degli altri spazi ed una maggiore diversificazione della programmazione. La situazione, delicata e critica che attraversa il teatro, può essere utilizzata come occasione per avvicinare una diversa utenza, rivolgendosi anche a fasce di popolazione finora non interessate agli spettacoli più tradizionali, in particolare i giovani.
Va in questo periodo potenziata la promozione, uscendo dalla solita usurata presentazione della stagione o degli spettacoli ma anche allargando sul territorio, tramite appunto la promozione, piccoli allestimenti in “spazi altri”. Con il Manzoni chiuso, la chiave può essere quella non solo di tenere i teatri aperti per la gente ma di tenere il teatro fra la gente. Riuscendo questa operazione, la riapertura del Manzoni non sarà una faticosa risalita ma un consolidamento ed ampliamento del pubblico, a cui rispondere con più serate programmate nel teatro principale e con un maggiore utilizzo delle altre sale. Va ovviamente trovato un equilibrio tra lo sbigliettamento, sostegno economico fondamentale per l’attività ma non sufficiente e l’ampliamento del pubblico, tramite la programmazione, utilizzando bene le risorse economiche disponibili. La Fondazione Teatri di Pistoia ha importanti risorse dal Comune, dalla Fondazione Cassa di risparmio, dalla Regione Toscana che la riconosce come “Ente di rilevanza regionale”, dallo Stato come “Centro di produzione teatrale”, da vari sponsor e da un crowdfunding “Amiche e Amici dei Teatri di Pistoia” in crescita.
La contemporaneità, scenario su cui le giovani generazioni si sentono più a loro agio, deve attraversare produzione, programmazione e promozione e segnare profondamente queste attività.
Le risorse creative del territorio dovranno essere selezionate e sostenute per l’acquisizione di nuove professionalità. La strada è già stata intrapresa in questi anni e deve proseguire.
La gestione dell’Orchestra Leonore e dell’attività sinfonica e concertistica sono state trasferite dalla Fondazione Cassa di Risparmio, con relativo finanziamento, a Teatri di Pistoia e fanno parte integrante dell’offerta culturale del Teatro.
La musica ha un punto centrale nella Scuola Mabellini, che svolge un’importante funzione nella città, avvicinando tanti ragazzi; l’educazione musicale è un’importante ricchezza per il territorio e va sostenuta.
Pistoia Blues e cultura musicale
L’amministrazione di Pistoia, che ha avuto per molto tempo illustri musicisti e maestri blues, ha il dovere e quindi la responsabilità di tutelarne la memoria e la tradizione permettendo, alle nuove generazioni di poter sperimentare e creare, talvolta, anche nuovi generi musicali. Pistoia con il suo tessuto musicale proveniente dal basso – perché questa è l’origine della musica blues – è stata terra di scambio e di costruzione musicale che hanno portato, poi, solo successivamente, alla creazione del, celebre in tutto il mondo, Pistoia Blues Festival. Se il nostro Festival è conosciuto e stimato a livello internazionale e se per anni è stato motivo di orgoglio dei pistoiesi, lo si deve soprattutto a quei luoghi che hanno permesso, durante tutto l’anno, ai musicisti e agli ascoltatori di conoscersi e costruire quella cultura che fa da fondamento per sostenere il palco che tutti conosciamo. La nuova amministrazione tutelerà la memoria di ciò che fu e promuoverà la cultura musicale che si fa nei locali, supportando quei locali che fanno musica live. Le storie vanno raccontate per farle esistere e l’amministrazione ricorderà anche attraverso l’istituzione del Museo del Blues la nostra storia, unica in Italia, per poi supportare e tutelare chi vuole fare musica e chi vuole ereditare la nostra storia così importante.
In questo senso il contributo ministeriale annuo di 250.000 euro deve rappresentare l’occasione, diversamente da quanto accaduto in questi ultimi anni, non per sostituire risorse esistenti ma per potenziare la spesa del Comune, sul Pistoia Blues e in generale sui capitoli della cultura, puntando in particolare alla realizzazione di un vero e proprio festival che, insieme ai concerti di punta in Piazza del Duomo, concentri nei giorni del “Blues” anche concerti diffusi, talk, esposizioni, laboratori, incontri tematici di vario genere, anche per favorire la presenza durante tutto il giorno di appassionati e addetti ai lavori.
Luglio pistoiese
Insieme a Pistoia Blues, altre attività di spettacolo compongono il Luglio pistoiese: concerti, danza, teatro, cinema; anche queste attività devono essere innalzate di livello, avere un maggiore coordinamento ed essere portate all’attenzione del pubblico con il necessario anticipo.
Fondazione Tronci
La Fondazione Luigi Tronci ha un patrimonio musicale unico a livello nazionale, il sostegno delle istituzioni locali e regionali è assolutamente indispensabile per salvaguardare e valorizzare questo patrimonio, che non può sopravvivere solo con l’impegno del privato e che necessita di spazi ed allestimenti adeguati.
Istituto storico della Resistenza
Punto di riferimento culturale, sociale e civile è a Pistoia l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea, un bene che va sostenuto e valorizzato da parte del Comune, non solo per il patrimonio che possiede ma per la funzione attiva che svolge verso le Scuole e l’intera comunità, con uno sguardo attento e critico nei confronti della contemporaneità.
Il patrimonio ecclesiastico
Il patrimonio culturale ecclesiastico è di grande spessore in ogni settore ed è importante assicurarne la salvaguardia e la fruizione; l’impegno del Comune con le sue istituzioni culturali dovrà essere in campo a fianco della Curia. Questo patrimonio appartiene alla Chiesa ma stante il ruolo che la Chiesa ha svolto e svolge è patrimonio di tutti i cittadini pistoiesi.
Le relazioni
C’è bisogno di un Comune, aperto, attivo, che sia in relazione con le varie istanze culturali presenti nel territorio, a cominciare dall’associazionismo ma che affermi una propria visione ed indirizzo nelle politiche del settore, coinvolgendo i vari attori ma evitando di essere solo un supporto o un collante.
Trasversale a tutte le politiche culturali del Comune deve essere l’impegno a superare le forme di lavoro precario del settore, che mortificano e rendono instabile la situazione di tanti giovani. La cultura come diritto di cittadinanza non può basarsi sullo sfruttamento del lavoro.
Il Comune capoluogo deve essere un punto di riferimento dei servizi culturali che attraversano l’intera provincia. Questo ruolo deve essere interpretato con spirito di servizio e di sostegno e non può che arricchire il Comune stesso, togliendolo dall’isolamento complessivo, in cui in questi anni è stato rinchiuso.
Turismo
È necessario per Pistoia individuare un’area tematica identitaria prevalente da sviluppare e attorno alla quale far convergere tutte le altre potenzialità, valori artistici, attrazioni; si tratta di una decisione da assumere insieme ai vari attori del territorio e in un dialogo progettuale con la Regione. Un’identità forte consente di avere un proprio spazio all’interno della nostra Regione dove tutti i capoluoghi di provincia offrono attrazioni e peculiarità, di territorio e di arte. L’identità permetterà inoltre di poter creare gemellaggi turistici e culturali con città parimenti caratterizzate sia italiane che estere e rendere più organica la programmazione degli eventi. Tra gli eventi che possono migliorare l’attrattività turistica della città è certamente da citare la Giostra dell’Orso, per questo dovremo valorizzare e sostenere le manifestazioni del luglio pistoiese, organizzate dal Comitato Cittadino con il supporto dei rioni prevedere con la loro collaborazione anche eventuali aggiornamento e modifiche al Regolamento per garantire la sicurezza ed il benessere animale ed al contempo valorizzare la manifestazione per una crescente riconoscibilità della città sull’offerta spettacolistica estiva.
Attorno a questo nucleo di contenuti dovranno essere sviluppate tutte le potenzialità che la città e il territorio offrono. A tal proposito ricordiamo che dal 2016 il comune di Pistoia ha acquisito la competenza del Turismo, prima assegnata alla Provincia ed è diventato il comune capofila della Comunità di Ambito turistico insieme ad altri 7 comuni della Piana e della montagna. Ogni anno viene predisposto il Piano Operativo delle attività che contiene tutte le iniziative che verranno realizzate nell’intero ambito territoriale. È un’occasione per connettere la città al territorio più ampio, per offrire soluzioni di turismo ricco di attrazioni ed esperienze diversificate. Ed in questo contesto, con la forza di ambito è necessario dialogare con l’area metropolitana per la distribuzione dei flussi turistici. Ricordiamo che i servizi e le strutture turistiche generano lavoro ed economia.
Pistoia è una città che in ambito turistico deve trovare la sua identità. La Città ha infatti bisogno di una visione chiara per il proprio futuro turistico, capace di valorizzare le sue eccellenze senza trasformarla in una città dipendente dai flussi esterni. La direzione è quella di un’identità fondata su verde, cultura e musica, tre elementi autentici della storia pistoiese che, integrati, possono costruire un marchio riconoscibile e competitivo. Per riuscirci, Pistoia deve assumere fino in fondo il ruolo di capofila dell’offerta territoriale, coordinando istituzioni e operatori e unendo centro storico, collina e montagna in una proposta coerente.
La cultura deve tornare a essere il motore della città. L’esperienza della Capitale Italiana della Cultura ha mostrato le potenzialità di Pistoia, ma molti spazi e progetti vanno rilanciati, rendendoli pienamente fruibili e integrandoli in un circuito museale con orari armonizzati, comunicazione unica e un biglietto cumulativo. Una piattaforma digitale, con informazioni su musei, eventi e percorsi, permetterebbe finalmente al visitatore di orientarsi con facilità.
Accanto alla cultura, il turismo verde rappresenta un’occasione decisiva. La valorizzazione della montagna pistoiese, dei percorsi ciclabili — dalla Ciclovia del Sole ai sentieri collinari — e delle strutture outdoor può dare alla città una dimensione ambientale moderna e sostenibile.
È indispensabile rendere la città percorribile a piedi, permettere anche ai residenti di parcheggiare nelle aree immediatamente limitrofe al centro e liberare spazi.
In un momento in cui le persone cercano verde, natura, spazi sani, vivibili, accoglienti, in cui aumenta la curiosità verso esperienze sensoriali e il verde ha dimostrato scientificamente l’efficacia su vari tipi di malattie e disturbi dobbiamo potenziare la centralità del verde come elemento caratteristico di Pistoia.
Anche in rapporto con il settore produttivo del territorio, il vivaismo che con le sue piante porta il nome di Pistoia nel mondo: una mostra periodica, diffusa nel centro cittadino, trasformerebbe Pistoia in un grande giardino e rafforzerebbe il legame tra paesaggio, economia e promozione.
Un turismo sostenibile richiede però attenzione alla qualità della vita dei residenti: la regolazione degli affitti brevi, il monitoraggio della ricettività e la scelta di eventi con ricadute reali sono passi fondamentali per mantenere la città vivibile e accogliente. A questo si devono affiancare strumenti moderni di gestione — una app unica, un calendario coordinato, servizi integrati — che rendano l’offerta semplice, leggibile e accessibile.
Pistoia può diventare una città che vive il turismo in modo equilibrato, sostenibile e coerente con la propria identità. Una città bella da visitare perché, prima di tutto, è una città bella da vivere.
Ambiente, politiche energetiche e Cer
L’amministrazione dovrà potenziare la diffusione delle CER costituite recentemente e agevolare al massimo l’adesione e la costituzione di nuove comunità energetiche per cercare di rendere il territorio indipendente per la produzione dell’energia elettrica. La realizzazione e adesione alle CER contribuirà a ridurre sensibilmente i costi della fornitura calore ed energia favorendo la permanenza e i nuovi insediamenti di abitanti in zone che oggi vediamo oggetto di un progressivo abbandono. Gli edifici pubblici (scuole e palestre comprese) dovranno essere i primi produttori di energia. Prevedere nei parcheggi esistenti (ex ceppo di via Matteotti, Cellini) ed in quelli che andranno costruiti all’esterno del centro città per disincentivare l’utilizzo delle auto, l’uso di pavimentazione drenante ed il posizionamento di pannelli fotovoltaici. Incentivare i cittadini che abitano nelle zone limitrofe ed in campagna all’acquisto ed al posizionamento di pannelli fotovoltaici sui tetti, privilegiando chiaramente questa opzione rispetto all’uso di terreni coltivabili. Incentivare i piccoli vivaisti all’acquisto e posizionamento sulle serre dei pannelli. L’amministrazione si impegna al contrasto della povertà energetica.
Attraverso la costituzione di un coordinamento trasversale ai diversi servizi coinvolti per la progettazione e l’individuazione di canali di finanziamento regionali, statali o europei a cui attingere, una delle priorità sarà rappresentata dal miglioramento energetico e in generale dalla sostenibilità degli edifici comunali (scuole, uffici, palestre ecc).
Creazione dei corridoi verdi che diventino delle vere e proprie infrastrutture ecologiche.
Il verde deve diventare una infrastruttura.
Piantumazione aree verdi
Pistoia dovrà diventare la “città del verde” non solo la città del vivaismo, dovrà rispecchiare la maggiore economia cittadina con ampliamento di zone verdi. Dovrà essere fatto un censimento accurato delle aree verdi cittadine e delle essenze già presenti. Le alberature già esistenti in città dovranno essere manutenute con accortezza, possibilmente con gestione diretta del comune e con controlli periodici da parte di esperti del settore che non siano dipendenti dell’azienda incaricata alla manutenzione. Sappiamo che anche gli alberi hanno un ciclo di vita e sono soggetti a malattie; pertanto, dovrà essere prevista una sostituzione oculata delle piante malate con nuove essenze che si adattino bene al nostro territorio ed al cambiamento climatico che, purtroppo, è già in corso. Dovremo individuare nuove zone per la creazione di aree verdi (Ville Sbertoli, ex Ceppo) e renderle fruibili alla cittadinanza, prevedendo anche aree di sgambature per i cani. Anche per queste aree si dovrà prevedere la piantumazione di alberi
Il vivaismo rappresenta un elemento identitario e strategico per l’economia e il lavoro del territorio, un distretto con eccellenze da sostenere e valorizzare. Compito della politica è accompagnarne lo sviluppo, cogliendone le opportunità di crescita e innovazione, e al tempo stesso governarne gli impatti, chiamando tutto il settore ad atti di responsabilità nei confronti del territorio e della comunità, attraverso impegni per la qualità dell’occupazione e per pratiche sostenibili e una costante attenzione alla tutela dell’ambiente, del suolo e della qualità della vita delle comunità locali.
La proposta di Protocollo fra Comune Associazione Vivaisti Italiani e Fondazione Caript dovrà trovarci pronti ed attivi.
L’amministrazione dovrà anche farsi carico, tramite patti di collaborazione con la cittadinanza, di agevolare la creazione di orti urbani creando così una nuova socialità cittadina.
Per il benessere degli animali sul nostro territorio, un obiettivo prioritario della nuova amministrazione dovrà essere quello di operare da subito per la realizzazione del gattile, in un’area adiacente all’attuale canile comunale, come viene richiesto da troppi anni dalle volontarie e dai volontari che accudiscono un numero crescente di felini e che hanno ottenuto fino ad oggi solo promesse e rinvii. Tale intervento dovrà essere inserito nel Piano Operativo e, da subito, dovranno essere predisposte la progettazione e la stima dei costi per individuare le necessarie coperture finanziarie. Al tempo stesso, dovrà essere realizzata una più efficace manutenzione degli spazi del canile e progettato un nuovo impianto di gestione termica (estate-inverno).
Frane
Sarà importante mettere in sicurezza le frazioni collinari che, con le avverse condizioni atmosferiche che attualmente accadono sempre più di frequente, spesso si ritrovano con strade che minacciano di franare o franano addirittura rendendo così difficile se non addirittura impossibile l’accesso agli agglomerati abitativi.
A questo fine sarà prioritario potenziare la capacità dell’amministrazione, internamente o per il tramite di professionalità esterne, di finanziare la realizzazione di studi idraulici e geologici “sul terreno”, nelle zone che presentano maggiori criticità, e la progettazione degli interventi necessari.
Sviluppo economico
La nostra idea di sviluppo economico per Pistoia parte da una constatazione semplice ma decisiva: la città sta cambiando, e le politiche pubbliche devono accompagnare questo cambiamento, non subirlo. Il commercio tradizionale soffre ovunque, e Pistoia non fa eccezione. Le botteghe che rispondono ai bisogni autentici dei cittadini faticano a reggere, mentre attività pensate più per logiche immobiliari che per la vita quotidiana hanno breve durata e contribuiscono alla fragilità del tessuto urbano. È arrivato il momento di ripensare l’offerta commerciale della città, orientandola verso un equilibrio nuovo, più utile, più coerente e più vicino alle esigenze reali delle persone che qui vivono.
Questa sfida riguarda l’intero territorio comunale, ma in forme diverse. Per questo serve una strategia differenziata: il centro storico ha bisogni specifici, legati alla vivibilità, alla qualità dello spazio pubblico e alla presenza culturale; le frazioni, la collina e la montagna vivono invece un rischio crescente di desertificazione, dove la chiusura di un negozio non è solo un fatto economico ma un colpo alla coesione sociale. In queste realtà, un esercizio commerciale è un presidio, un punto di riferimento, una garanzia di vita. Per sostenerle è necessario adottare politiche attive, anche sperimentando contributi a chi tiene aperte attività essenziali nelle aree più fragili, come già avviene con successo in regioni che hanno scelto di non abbandonare i propri territori montani e rurali.
Parallelamente, dobbiamo rafforzare la capacità di Pistoia di attrarre imprese e lavoro qualificato. Il tessuto economico locale è composto in gran parte da aziende di piccole dimensioni, che vanno sostenute con semplificazioni reali, servizi efficienti e un ambiente urbano capace di trattenere competenze e professionalità. Le filiere strategiche del territorio, come il vivaismo e l’industria tecnologica avanzata, devono trovare nell’amministrazione un interlocutore pronto e competente. Ciò significa utilizzare al meglio lo strumento urbanistico, dialogare direttamente con le grandi realtà produttive, progettare insieme il futuro delle aree dedicate allo sviluppo e garantire nuovi spazi adeguati alla crescita, ripensando anche situazioni rimaste in sospeso.
Costruire un’economia sana significa anche selezionare il modello di sviluppo che vogliamo per la città: non un’economia basata sul lavoro povero o precario, ma su occupazione stabile, qualificata e rispettosa delle persone, che attragga i giovani talenti e ne favorisca il radicamento familiare sul territorio. Per farlo servono politiche che favoriscano mobilità efficiente, servizi moderni, luoghi pubblici vivi, cultura e socialità: elementi che rendono Pistoia una città attrattiva, dove vale la pena investire, lavorare e vivere. Accanto a questo, è fondamentale monitorare in modo costante la situazione economica reale, analizzando dati come disoccupazione, ricorso alla cassa integrazione e struttura dimensionale delle imprese, così da orientare le decisioni su basi solide e non su percezioni.
È necessario rafforzare il rapporto tra scuola, università e territorio implementando a Pistoia il numero di ITS e IFTS, anche con l’istituzione di una Fondazione PRIME nella nostra città sapendo che la transizione ecologica, i nuovi mercati e la produzione di nuovi bene hanno bisogno di maggiore conoscenza e sapere.
Infine, va affrontato con serietà il tema dell’uso degli spazi pubblici e delle aree produttive. I dehors e le concessioni impattano sulla vivibilità e devono essere gestiti con equilibrio, mentre la disponibilità di aree per insediamenti produttivi non può essere lasciata al caso: una città che vuole crescere deve saper dire dei “sì” ben ponderati, offrire opportunità concrete e non perdere investimenti importanti per mancanza di pianificazione o di visione.
Lo sviluppo economico che vogliamo per Pistoia è uno sviluppo che mette al centro le persone, la qualità e la sostenibilità. Un modello che non accetta la rassegnazione alla crisi del commercio, ma la affronta con intelligenza; che non lascia sole le frazioni e la montagna, ma le sostiene come parte essenziale della comunità; che non si accontenta di qualsiasi lavoro, ma promuove lavoro buono, diritti e dignità; che non subisce le trasformazioni, ma le guida con coraggio e responsabilità.
Diritto allo studio
La funzione principale che la Costituzione attribuisce alla Scuola è quella di promuovere l’educazione alla cittadinanza, la partecipazione democratica, la riduzione delle disuguaglianze e la mobilità sociale, in attuazione dell’Art.3. Occorre lavorare per un profondo ripensamento sulla scuola e sul ruolo del Comune, che vada oltre rispetto alle sue specifiche competenze in fatto di servizi educativi e di edilizia scolastica, e ponga al centro il ruolo dell’Ente Locale rispetto all’educazione non formale dei cittadini, al rafforzamento del senso di comunità e all’inclusione sociale, con particolare riferimento alle categorie svantaggiate di ogni età.
Ci sono ampi spazi che possono essere utilizzati, ed intendiamo utilizzare, per dare al Comune un ruolo da protagonista in questo ambito, come dimostra la storia dei servizi educativi della nostra città che rappresentano un modello virtuoso di riferimento per la qualità dei suoi servizi educativi ed un patrimonio prezioso di competenze e professionalità.
Sulla base di questi orientamenti, occorre lavorare per:
● Innovare la formazione. Per affrontare le sfide sociali e ambientali che ci attendono, abbiamo bisogno di una Scuola fatta di ricerca, integrazione e passioni, sviluppando progetti di educazione ambientale, di educazione civica e per incentivare la valorizzazione l’incrocio delle differenze culturali.
● Sostenere le proposte dei dirigenti per aumentare le classi sul tempo pieno e prolungato, soprattutto creare spazi adeguati ad accogliere classi numerose e funzionali alla nuova didattica, dal punto di vista educativo, sia di sicurezza.
● Contrastare l’abbandono scolastico.
● Attivare sul territorio pistoiese i Patti Educativi di Comunità, come riconoscimento della complementarità dell’ambito formativo formale e di quello informale. Si tratta di uno strumento introdotto dal MIUR per dare la possibilità a Enti Locali, Istituzioni pubbliche e private, realtà del Terzo Settore e Scuole, di sottoscrivere specifici accordi e rafforzare non solo l’alleanza tra scuola e famiglia, ma anche con tutta la comunità locale, che in questo modo può diventare effettivamente “educante”, in un approccio partecipativo e solidale.
● Promuovere una collaborazione non occasionale tra Ente Locale, Istituzioni Scolastiche, Azienda Sanitaria, Terzo Settore e associazionismo, in particolare per prevenire la dispersione scolastica ben prima che il disagio si trasformi in fatto irrimediabile.
● Difendere i presìdi scolastici delle aree disagiate collinari e montane, anche se sottodimensionate in ragione del grande valore sociale e culturale rivestito dalla presenza delle strutture scolastiche.
● Nel cambio di paradigma imposto dall’emergenza climatica, progettare interventi di edilizia scolastica sostenibile, con la costruzione di nuove scuole e con interventi di tipo antisismico, antincendio, di asporto amianto e di manutenzione per quelle esistenti.
● Rigenerare gli spazi scolastici, realizzando anche il loro efficientamento energetico e installandovi impianti di energia rinnovabile che li renda piccole centrali di produzione di energia pulita.
● Rigenerare le aree adiacenti ai plessi scolastici, attraverso la rinaturalizzazione e la messa a dimora di alberi e arbusti autoctoni e la realizzazione di una mobilità ciclopedonale che potrebbe alleggerire lo spostamento in auto da casa a scuola, o prevenire il contagio da virus sui mezzi pubblici affollati.
● Promuovere l’educazione a una sana alimentazione fin dalla prima infanzia, rivolta a bambini e famiglie, per prevenire di disturbi alimentari che colpiscono gli studenti in età sempre più giovane.
● Nelle mense scolastiche implementare i controlli sulla provenienza e sulla qualità del cibo.
I servizi educativi 0/6 anni
● Sostenere con investimenti adeguati la rete dei servizi educativi comunali, riaffermando con forza la centralità della scuola pubblica, a partire dal grande patrimonio di conoscenze pedagogiche e di pratiche educative grazie alle quali i nidi e le scuole dell’infanzia pistoiesi sono conosciuti e studiati in Italia e nel mondo.
● Investire nel segmento da 0 ai 6 anni, nella convinzione che ciò comporterà benefici per la collettività, sia in ordine allo sviluppo delle competenze dei bambini e delle bambine, sia all’inclusione sociale di quelli che crescono in famiglie con disagio socioeconomico, anche provenienti da altri paesi.
● Investire le risorse necessarie per non depauperare e disperdere il patrimonio di competenze e professionalità di cui dispone il Comune, attraverso una programmazione che, compatibilmente con i vincoli di bilancio, guardi a un potenziamento dell’organico e dei servizi e assumendo regolarmente, in ragione dell’ordinario turnover, tutte le figure professionali attualmente impiegate in Comune e puntare alla reinternalizzazione delle figure educative impiegate in compiti importanti come il sostegno, l’inclusione e la lotta alla dispersione scolastica.
● Restituire ai servizi educativi del Comune di Pistoia un ruolo centrale nella politica del governo della città, in quanto luoghi promotori di democrazia, di cultura, di solidarietà.
● Incrementare il sistema dei servizi educativi, nel quadro di un progetto complessivo “zerosei” così come previsto dal D. lgs 65/2017 sul “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino ai sei anni” che riconosce a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto alla cura, all’educazione e all’istruzione fin dalla nascita, con l’apertura di nidi d’infanzia a diretta gestione comunale.
● Porsi l’obiettivo di garantire almeno al 50% delle bambine e dei bambini l’accesso al nido (0-3), in linea con l’obiettivo di un ampliamento dei posti e di un miglioramento rispetto all’obiettivo europeo del 45% entro il 2030.
● Investire nella ripresa di una progettualità pubblica coraggiosa e lungimirante, capace di dare risposta alle richieste e ai bisogni delle famiglie, perché consapevole del valore che i servizi educativi hanno per i bambini e le bambine e per la qualità della vita della comunità intera.
● Nell’ottica della conciliazione dei tempi lavoro- famiglia, elaborare un’indagine sulle caratteristiche delle famiglie con minori residenti per aumentare e diversificare l’offerta, con l’incremento dei posti disponibili e l’organizzazione di orari più flessibili, in grado di rispondere concretamente alle esigenze organizzative e lavorative delle famiglie.







