PISTOIA – C’è una narrazione che torna puntuale a ogni tornata amministrativa: il centrosinistra unito sarebbe imbattibile, il centrodestra arrancante, i civici irrilevanti.
È una narrazione rassicurante per chi la racconta, ma lontana dalla realtà della città. Cantare vittoria in un “campo largo” senza fare i conti con l’oste equivale a voler la moglie ubriaca e la botte piena: una formula suggestiva, ma politicamente fragile.
È vero: il centrosinistra pistoiese ha scelto di compattarsi con un unico obiettivo, riconquistare Palazzo di Giano. Ma ridurre tutto a una somma di sigle significa ignorare un dato storico e politico fondamentale: negli ultimi settant’anni Pistoia non ha mai compiuto un vero salto di qualità economico, sociale e infrastrutturale.
Dall’era Bardelli in poi si sono succedute amministrazioni che, pur animate spesso da buone intenzioni, non hanno inciso sullo sviluppo della città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
– un centro storico in declino, con un numero crescente di fondi sfitti nelle vie principali;
– una urbanizzazione periferica priva di servizi essenziali;
– il decentramento delle funzioni amministrative, con costi crescenti per la collettività;
– il fallimento dell’operazione Capitale della Cultura, che avrebbe dovuto proiettare Pistoia su un piano nazionale;
– un ruolo politicamente marginale nel disegno dell’area metropolitana e nella Regione Toscana.
Questa marginalità si è riflessa in modo drammatico anche sulla Montagna Pistoiese, progressivamente svuotata di servizi, presidi e funzioni. Una crisi silenziosa, ma profonda, che nessuna amministrazione di sinistra ha saputo o voluto invertire.
Nel frattempo, mentre nei circoli si continua a cantare Bella ciao, l’economia reale dice ciao davvero: lo dicono gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, i residenti che ogni giorno vivono una città cara, poco accessibile, gravata da una pressione fiscale locale elevata (dalla TARI alle altre gabelle), senza un vero piano della sosta, senza una strategia sulla mobilità. I collegamenti con Firenze restano quelli di decenni fa, più simili a diligenze che a infrastrutture di un’area moderna.
Si parla di città green, ma l’inquinamento delle falde acquifere resta uno dei nodi irrisolti. Si parla di area metropolitana, ma non è mai stato costruito un rapporto strutturale con Prato, la cui economia – insieme al vivaismo pistoiese – rappresenta circa il 70% del PIL regionale.
Negli ultimi otto anni il centrodestra ha segnato una discontinuità. Non tutto è stato perfetto, e chi non ha peccato scagli la prima pietra. Ma è innegabile che un cambio di passo ci sia stato, soprattutto nel metodo. E tuttavia, anche qui, il rischio è evidente: amministrazioni che, chiunque le vinca, restano distanti dalla realtà sociale della città.
Ed è qui che entra in gioco il vero nodo politico: il centro.
Quel 50% di cittadini che non vota più.
Quelli che non vogliono tornare a sinistra perché ne hanno vissuto la gestione per decenni.
Quelli che non votano a destra per mancanza di affinità politica.
Noi Moderati non nasce per occupare spazi di potere né per rivendicare ruoli in giunta. Nasce per rimettere al centro un progetto di città, per ricostruire un tessuto sociale e civile oggi frammentato, per dare rappresentanza a chi non si riconosce negli slogan, nei campi larghi o nei recinti ideologici.
La vera partita delle prossime amministrative di Pistoia non è tra destra e sinistra. È tra chi continua a raccontare una città che non c’è e chi vuole finalmente partire da quella che esiste davvero.
Ed è su questo terreno che il centro, oggi, può fare la differenza. I moderati iniziano l’attività di divulgazione del programma e progetto “città di Pistoia”.
Chi vuole aderire al percorso puo contattare direttamente il coordinatore.
Gianluca Iori, Coordinatore Pistoia-Prato “Noi moderati”










Ho letto volentieri questo articolo per avere un’ulteriore conferma di come si può mistificare la realtà.
Questo signore cita problemi, cause e soluzioni come se tirasse a caso.
– “un centro storico in declino” di certo non con le amministrazioni Berti e Bertinelli. Ci voleva impegno per distruggere quello che con fatica era stato costruito;
– “il fallimento dell’operazione Capitale della Cultura” probabilmente non ci sarebbe stato se chi era riuscito ad ottenere questo titolo avesse potuto gestirlo tutto l’anno e non solo i primi 5 mesi. Nei restanti, la nuova amministrazione, invece di aggiungere del suo, ha addirittura cancellato iniziative previste;
– “una pressione fiscale locale elevata” è di questi giorni la notizia che a Pistoia si paga la terza TARI più alta d’Italia. E’ colpa della sinistra se in questi otto anni sono state fatte scelte che hanno provocato aumenti della tariffa ogni anno? E se fosse colpa della Regione, come dice l’Assessore, perchè in tutti gli altri capoluoghi (tranne Pisa) si paga meno che da noi?
– “Negli ultimi otto anni … è innegabile che un cambio di passo ci sia stato” su questo sono d’accordo. Ognuno valuti secondo le proprie idee se il cambio è stato in positivo o in negativo.
Che il 50% che non va a votare fossero moderati del centro è una tesi per me nuova, opposta a quello che ho sempre pensato e penso, ma potrei sbagliare io.
Infine una cosa.
Chi lavora per un ente pubblico dovrebbe lavorare per tutti i cittadini e credo che nel momento in cui decide di schierarsi politicamente, da una parte o dall’altra che sia, dovrebbe andare a lavorare nel privato.
Buona giornata