mercoledì, Settembre 9, 2026

Elezioni, l’appello a sostegno dei candidati ha distorto il dibattito cittadino

di Francesca Matteoni

Scrivo con riluttanza e con dolore personale, ma per senso di dovere e perché ho la brutta abitudine di non restare in silenzio davanti alle storture.

Francesca Matteoni

La scelta del candidato sindaco per il centro sinistra ha preso in questi giorni una piega dubbia, che non può che suscitare sdegno e preoccupazione in quella frangia della tanto nominata “società civile” davvero al servizio delle comunità, in quest’epoca dura di amministrazione di Fratelli d’Italia. Sottolineo Fratelli d’Italia perché se ne ricordi bene la provenienza e i metodi usati dai loro precursori, oggi tornati di moda e applicati trasversalmente.

Non ha alcuna importanza quale sia la mia opinione sui candidati, ma la scoperta di una lista “dal basso” a sostegno di Giovanni Capecchi mi ha interdetta: non discuto la qualità delle singole persone delle quali, almeno nominalmente, in una piccola città, riconosco tratti e appartenenze, ma mi risulta incomprensibile la modalità, quando già le varie e variegate forze della sinistra erano riuscite nella composizione di un campo largo. Sembra che questa mossa provenga da un altrove che ci riguarda poco e che ricade (di)sgraziatamente sulla città. Lo conferma l’assenza di un qualsiasi nome di chi si è fatta (femminile sovraesteso) carico in modo ben consapevole delle istanze sociali e territoriali, lavorando nelle Case del Popolo, nei centri di quartiere, nei patti di territorio e nelle realtà associative e che difficilmente avrebbe potuto sostenere a cuor leggero un candidato assente dalle questioni da almeno quindici anni. Sarà stato senz’altro presente in altri contesti, più raccolti, più intimi, più culturalmente pacificati e blandi, ma non lo ricordiamo nella lotta. Dunque questo appello con tanto di nomi civili ha, in breve, distorto il dibattito cittadino, indebolito le posizioni di chi chiede di essere parte dei processi per una città più giusta, e creato l’erronea percezione di un massiccio appoggio popolare a una figura sulla quale occorreva riflettere bene, prima di spingerla con tanta sicumera, almeno per rispetto delle molte realtà impegnate sul territorio.

Per evitare fraintendimenti e per soccorrere i ricordi deboli di alcuni esponenti della politica locale, racconterò qualcosa del vissuto di questi anni, sempre che sia vero che interessa l’opinione ragionata, così come l’impegno, delle cittadine che lavorano assiduamente per comunità più degne, sostenibili e felici, radicate nel locale, ma capaci di aprirsi e comprendere le urgenze globali.

Qualche dettaglio in prima persona, non per ego, ma per senso di responsabilità. Nei mesi fra novembre 2017 e maggio 2018 sono stata la principale promotrice della lotta per difendere la scuola primaria per l’infanzia “Lo Scoiattolo” di Santomoro da una scellerata statalizzazione che, per cause di forza maggiore, avrebbe portato la nostra piccola scuola a chiudere. Ho, abbiamo vinto. Con mio grande rammarico nessuna battaglia dopo quella è stata vinta dalle persone della società civile, ma questo non ci ha impedito di lottare per quella sinistra davvero dal basso, snobbata da certi salotti buoni, popolare e sanguigna. Per la difesa del Centro Sociale di Bonelle, contro l’arrivo di Bolsonaro a Pistoia, contro la distruzione dei pini nella nostra martoriata San Lorenzo, un episodio che ancora mi tormenta e da cui non guarirò. Contro il DDL Sicurezza e, con altre donne, nella manifestazione del 31 agosto 2025 a sostegno della Global Sumud Flotilla e in solidarietà con il popolo palestinese. Da quella manifestazione, messa letteralmente su in 3 giorni, è nato un movimento che per qualche mese ha animato le piazze cittadine. Il 6 ottobre, grazie a un lavoro paziente di Arci e delle attiviste, un gruppo di noi ha presenziato durante una seduta del Consiglio Comunale per manifestare in silenziosa e ferma protesta contro il genocidio palestinese. Con un atto straordinario, che sarebbe necessario ripetere, di coesione fra piazza e opposizione istituzionale, i consiglieri del centro sinistra hanno allora abbandonato l’aula, scatenando la reazione scomposta della destra al potere contro i manifestanti, con tanto di accuse e calunnie, tutte smentite in poco tempo dai filmati. Considero quello un momento politico alto in cui, libere dalla strumentalizzazione della vicenda palestinese abbiamo ribadito la vicinanza fra i popoli e come quanto accade nel mondo tocca, inevitabilmente, ogni luogo con le sue peculiarità. Chi giustamente si indigna per la distruzione della terra e delle vite in Palestina, dovrebbe ricordare che il collasso climatico e le ombre del disastro socio-culturale non sono lontane. Dovrebbe mettere da parte interessi miopi e personali, nonché forme meschine di vendetta fra partiti, partitelli e individui, per un dialogo concreto con chi i territori li abita e li conosce e pensa anche di portarci pensiero – un pensiero libero, pieno di possibilità come le nostre periferie.

Io non smetterò certo di volere un mondo dove si nutrano alleanze sane, tese a proteggere i piccoli di ogni specie e anche qualche vecchio ideale, qualche vecchia anima indomita sui territori. Ma ora è il momento di chiedere a gran voce di non essere più invisibilizzate da giochi sinistri, più che da opportune strategie della sinistra per recuperare la città. Di rispondere alle cittadine e ai cittadini dei metodi con cui si decidono i candidati, specialmente quando questi metodi sembrano nascere da luoghi altri che ormai frequentano piani ben distanti dai quartieri e dalle sensibilità pistoiesi. Per chi crede nell’uguaglianza radicale di ogni vivente e nella giustizia ben prima che nella dimensione consolatoria della pace, ogni violenza da chi pensa di detenere il potere e lo esercita senza trasparenza è inaccettabile. Il potere va ridistribuito fra coloro che sono naturalmente riluttanti al suo esercizio gerarchico e impositivo, che lo pensano trasformativo e collettivo. Non andiamo incontro solo al rischio di consegnare ancora la città alla destra, ma a quello più ampio di azzerare ogni esperienza libera, profonda e tramandabile ai più giovani, ogni terreno di costruzione e riconciliazione con i luoghi. A forza di tradire le persone di buona volontà si avvera la dimensione ultima del suicidio morale e sociale. Al quale, citando Audre Lorde, non è previsto che quelle come me sopravvivano. Ma sopravvivranno perché hanno cuore, immaginazione e visione. Coltivo legittime riserve che sia così per gli spettri residui della classe politica di sinistra, incapace di lavorare su idee programmatiche e ridotta a cercare personaggi, star, figure da celebrare e incoronare per nascondere il suo poco coraggio, la sua poca memoria.

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1 commento

  1. Ho firmato per Giovanni Capecchi sindaco perché è una persona di valore sotto ogni punto di vista: morale, politico culturale, ecc. Credo che questa candidatura, proprio perhé proposta dai cittadini e non direttamente dai partiti del centrosinistra, rappresenti una novità ed un valore aggiunto. Non condivido le preoccupazioni e le recriminazioni di Francesca, anche se apprezzo, e tanto, il suo lavoro sociale e culturale, perché penso che proprio le istanze come le sue, se Giovanni diventasse Sindaco, troverebbero accoglienza e considerazione. Poi si sono mossi esponenti della politica della stessa area ed hanno avuto la brillante, cioè deleteria, idea di opporre a Giovanni Capecchi una candidata alternativa. Il metodo Letta, che ha portato al governo Meloni, viene, quindi riproposto a Pistoia. Sono convinto che con Giovanni Capecchi il Comune di Pistoia potrebbe essere molto migliore: più vicino ai cittadini, specie alle aree periferiche e della montagna, più attento alla loro qualità di vita, ai servizi sociali, alla vivibilità della Città, alla loro salute e a quella del territorio e dell’ambiente.

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