di Andrea Mori
PRATO – Prosegue nel centrodestra pratese la “battaglia” per individuare un nome che possa andar bene a tutta la coalizione.
Recentemente ha tenuto banco il caso del magistrato Sangermano, ipotesi che aveva trovato il sostegno, tra gli altri, di Cosimo Zecchi, esponente di Fratelli d’Italia e dirigente nazionale del partito al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Zecchi, secondo lei qual è lo scenario che può permettere al centrodestra di correre unito, limitando al minimo le tensioni emerse finora?
Io penso che la candidatura da trovare sia una di fronte alla quale tutti si ricompattano, che è un po’ quello che ho visto accadere intorno all’idea Sangermano. Poi non stiamo a guardare le reazioni, forse a caldo, di chi aveva avuto altre trattative, perché nel mondo del centrodestra non avevo mai visto così tanto entusiasmo e compattezza intorno ad un nome.
Secondo lei, quindi, dovreste ancora tentare con Sangermano?
Se c’è una possibilità, anche piccola, è giusto metterci tutte le energie per provare a convincerlo, perché comunque quello che ha scritto per declinare è esattamente una dichiarazione di intenti e valori che è proprio quello che serve a questa città. È la figura per vincere.
Altrimenti, alla fine, noi sceglieremo un nostro candidato politico (La Porta e Banchelli “si sono fatti avanti” ndr.) e si farà un confronto politico col centrosinistra.
Che ne pensa di tutte le persone che fino ad adesso sono state discusse ai tavoli e apparse sui giornali?
Io, Cosimo Zecchi, ex consigliere e dirigente di Prato, credo che tutti i nomi circolati finora siano persone con specificità e caratteristiche utili da mettere a disposizione della città. Non ritengo quindi che ci sia qualcuno inadeguato o non adatto, né che esistano preclusioni personali. Il punto riguarda invece le logiche e le dinamiche politiche da definire tra i partiti, a livello regionale e nazionale. Ed è per questo che, secondo me, un nome di forte spessore ed esterno può aiutare a superare queste dinamiche che oggettivamente esistono. Perché mentre a sinistra c’è il Pd e poco altro, il centrodestra è una realtà composita e quindi più complessa da mettere insieme.
Qualora Sangermano fosse convinto a tornare non teme che, nonostante la sua autorevolezza, ci sia poco tempo per farlo conoscere alla città?
No, perché è una figura di grande livello, già molto conosciuta e perfettamente adeguata alla situazione cittadina.
Secondo lei è conosciuto quanto Rita Pieri (esponente di FI che fino a pochi giorni fa era data per molto probabile come scelta ndr.)?
La Rita fa politica in città da tantissimi anni ed è conosciuta per l’attività politica. Lui invece è conosciuto per lo spessore e il ruolo che ha avuto. Quando dicevo che serve un profilo civico, ma solo di spessore, intendevo figure di questo tipo, di dimensione nazionale, che non vanno fatte conoscere. Sangermano è una persona presente sui giornali – sulle cronache nazionali e locali –, lo conoscono. Non è un profilo da costruire. Ha già una sua dimensione, un suo spessore: è una persona che ha ben chiara la direzione in cui andare.



