PISTOIA – Emily Dickinson, tra le figure più rappresentative dell’universo letterario femminile, rivive nelle parole della scrittrice e saggista Benedetta Centovalli, che ieri, 14 febbraio, ha incontrato gli studenti delle classi quinte dei licei linguistico e scientifico dell’Istituto “Filippo Pacini”. L’incontro rientrava nel ciclo “Poeti per Pistoia Capitale della Poesia”, legato al Premio Letterario “Il Ceppo” e alle iniziative di “Pistoia Capitale del Libro”. Alcuni studenti del “Pacini” fanno parte della giuria “Giovani Lettori” del Ceppo.

Centovalli ha presentato il volume “Nella stanza di Emily” (La Tartaruga, 2025), reportage del viaggio che nel 2019 l’ha condotta ad Amherst, in Massachusetts, per visitare la dimora della poetessa.
“Ho sempre desiderato vedere la sua casa”, ha svelato.
Durante il viaggio da Boston si è immersa nei versi dickinsoniani, vivendo un’esperienza “superiore alle aspettative”. Ha visitato l’Homestead e la vicina Evergreens, dimore della famiglia Dickinson, trovandole ben conservate. Al centro di tutto, la stanza di Emily, inondata di luce da quattro grandi finestre: uno spazio divenuto simbolo del suo universo poetico.
Quei luoghi restituiscono l’immagine del New England protestante in età vittoriana, ambiente colto e intellettualmente vivace. La famiglia Dickinson era alto-borghese e puritana, ma culturalmente aperta. Intorno ai trent’anni Emily iniziò a vestirsi solo di bianco e a restringere progressivamente i propri spazi fino a chiudersi nella sua stanza, dove negli ultimi mesi di vita non entrava neppure il medico. Scrisse circa 1800 poesie e oltre 1000 lettere. Aveva chiesto che tutto fosse distrutto dopo la sua morte, ma fortunatamente il desiderio non fu rispettato.
Oggi Dickinson è considerata una delle più grandi voci poetiche di sempre. Pur nei vincoli dell’etica vittoriana, fu libera nello stile e nei contenuti. Sostituì la punteggiatura tradizionale con trattini sospesi, affrontò temi inusuali e sviluppò un pensiero originale. Nonostante non avesse frequentato l’università, preclusa alle donne, non crebbe nell’ignoranza né nell’isolamento: già al collegio mostrò indipendenza rispetto ai dogmi religiosi. Si interessò anche alla cultura scientifica, grazie al fratello Austin e alla cognata Susan, figura centrale nella sua vita affettiva e intellettuale. Studiò botanica, geologia, vulcani, pur senza viaggiare.
«La tradizione la descrive come triste e instabile – osserva Centovalli – ma io la immagino queer e vivacissima».
Scriveva di notte, su fogli sparsi poi cuciti a mano. Fu critica e ironica verso la società del suo tempo e sviluppò un’idea di natura non antropocentrica, in cui l’uomo è solo una componente del cosmo. Il mistero della morte la affascinava e la inquietava. Secondo Centovalli, la sua fu una vita felice, radicata nella casa, nel giardino, nei fiori. L’isolamento resta un enigma: scelta o fragilità? Certo è che il rifiuto degli editori la ferì. La stanza divenne rifugio e osservatorio sul mondo.
In vita pubblicò pochissimo. Solo quattro anni dopo la morte uscì una prima raccolta, adattata dai curatori e lontana dalla sua originale impostazione grafica e stilistica. Bisognerà attendere il 1955 per un’edizione critica che restituisca punteggiatura, maiuscole e struttura autentiche, conservate ad Harvard.
«Se seguo le regole canoniche – diceva – non posso esprimermi».
«Una mattina diversa al Pacini – commenta la professoressa Enrica Giaconi –. Un’immersione nella poesia che Benedetta Centovalli ha regalato ai nostri studenti con la passione che la contraddistingue, offrendo una chiave di lettura critica e attuale di una delle voci più potenti della poesia moderna. Un’occasione preziosa che speriamo rimanga nel loro bagaglio culturale».
«Un’esperienza aperta e viva – aggiunge Virginia Petracchi, 5B liceo linguistico –. Mi ha colpito il fatto che la poesia della Dickinson sia stata censurata e quasi mai pubblicata in vita». «Questa lezione – conclude Matilde Covili – ci ha aiutato a comprendere meglio Emily Dickinson in vista dell’esame di maturità. Una visione della morte e della natura che mi riporta al nostro Pascoli».







