di Susanna Daniele
PRATO – Ottima prova di Rocco Papaleo e dell’intera compagnia nella rappresentazione in versione adattata di uno dei testi sacri del teatro russo dell’Ottocento: “L’ispettore generale” di Gogol.
Partendo da un’idea che gli era stata suggerita da Aleksandr Puskin, Gogol scrisse nel 1836 L’ispettore generale seguendo il modello, molto di moda al tempo, di commedia degli equivoci che termina con uno spiazzante colpo di scena.

Un piccolo e remoto distretto della Russia zarista viene sconvolto della (falsa) notizia dell’arrivo di un funzionario statale in incognito, con il compito di indagare l’operato degli amministratori.
La notizia scatena il panico tra i corrotti funzionari locali perché tutti hanno qualcosa da nascondere: il podestà avido e arrogante tiranneggia i commercianti e fa frustare una vedova, il giudice poco si cura dell’amministrazione della giustizia e permette all’usciere di allevare oche nei locali del tribunale, il responsabile delle Opere Pie non fa niente per curare i malati all’ospedale e il direttore scolastico rompe le sedie sulle schiene degli alunni, l’ufficiale postale apre le lettere di tutti. Non si salva nessuno, come aveva ben capito lo zar Nicola che si era recato a vedere la prima rappresentazione.
Eppure, la commedia soltanto a una prima lettura la commedia muove una critica sociale della Russia dell’Ottocento: ognuno dei personaggi rappresenta gli aspetti peggiori e più comuni dell’essere umano. La vanità, l’ambizione smodata, l’ingordigia, la vigliaccheria, la prepotenza e l’oppressione dei più deboli. In questo senso è un’opera che a distanza di quasi due secoli ancora parla a tutti.
La regia di Leo Muscato ha scelto di far leva soltanto sull’ evidente verve comica della pièce, dosando bene gestualità e movimenti scenici. Il risultato è uno spettacolo molto divertente ma, a mio avviso, la vena profondamente amara che caratterizza tutti i personaggi gogoliani viene sottaciuta.
Piacevole la scelta della scenografia: al centro della scena il meccanismo di rotazione per alternare ambientazione interna ed esterna, ai lati casette stilizzate e illuminate dall’interno creano suggestivi giochi di luce. Nei cambi di scena, la nevicata, le musiche e la scelta dei costumi ispirati alla tradizione russa restituiscono allo spettacolo una visione quasi fiabesca.









