PISTOIA – Il valore dell’impegno civile, il ruolo della scuola e della letteratura, l’educazione alla responsabilità, la fiducia nelle nuove generazioni, lo sguardo verso le ombre del passato nella storia dell’Italia contemporanea.
Questa mattina la scrittrice, giornalista e storica Benedetta Tobagi ha incontrato gli studenti di alcune classi dei licei pistoiesi Savoia, Pacini e Forteguerri nell’aula magna del liceo scientifico “Amedeo di Savoia”. Un evento nato in seguito alla lettura, da parte delle classi partecipanti, dei libri pubblicati dalla scrittrice, figlia del giornalista Walter Tobagi, assassinato a Milano nel 1980 da un commando terroristico di estrema sinistra.

Nel corso degli anni Benedetta ha scritto “Come mi batte forte il tuo cuore: storia di mio padre”, “Storia di una strage impunita”, “La scuola salvata dai bambini”, “Piazza Fontana: il processo impossibile”, “La Resistenza delle donne”: a partire da queste letture, i ragazzi hanno preparato delle domande rivolte all’autrice sui temi dell’educazione, della scuola, del rapporto con i media e l’informazione, dell’impegno civile, della propria esperienza di “figlia” di una delle tante vittime degli anni di piombo.
Partendo dal concetto di “eredità civile”, Benedetta Tobagi ha parlato della “logica del nemico” e delle contrapposizioni ideologiche, con riferimento storico alla tragica stagione degli anni di piombo e della violenza politica diffusa in Italia. “Bisogna distinguere tra avversario e nemico – ha spiegato Tobagi – con il primo c’è un dibattito e la possibilità di instaurare un confronto, anche se la pensa diversamente da noi; il secondo viene identificato con il male assoluto, come un qualcuno da abbattere ed eliminare a ogni costo, la cui morte non ci interessa e non è considerata importante.
In Italia c’è stato un periodo così conflittuale perché la democrazia era ancora fragile e giovane, c’erano i postumi della guerra civile e una forte contrapposizione tra fascisti e comunisti all’interno del più ampio contesto della guerra fredda. Gli estremisti di destra e di sinistra hanno scelto la via della violenza politica, del terrorismo e delle stragi, e a farne le spese sono state persone innocenti o moderate, come mio padre, vittime di assassinii di matrice ideologica. Oggi assistiamo spesso a episodi o rigurgiti di violenza a sfondo politico o razziale che nascono dalla stessa logica del nemico e della contrapposizione frontale; ma credo che, memori dell’esperienza drammatica degli anni Settanta, la società italiana sia vaccinata contro questo tipo di derive e abbia sviluppato anticorpi contro la violenza politica”.
Benedetta Tobagi ha poi raccontato la sua attività di ricerca storica, di reportage e inchiesta giornalistica non in una redazione di un quotidiano, ma come libera professionista. Questo lavoro l’ha fatta riflettere sul delicato tema della parità di genere a livello professionale: “non parlerei di maschilismo diffuso, ma c’è ancora molto da fare, in particolare quando le donne che lavorano decidono di affrontare una gravidanza. Ricordo che dove lavoravo c’era proprio una clausola nel contratto che andava a danneggiare e discriminare le donne che volevano avere figli. Nella nostra società la mentalità patriarcale è ancora presente, in particolare nei giudizi sulle donne e sui loro comportamenti nella sfera pubblica: purtroppo sono concetti radicati nella mentalità della gente che cambiano lentamente, non basta una generazione o un cambio di governo per cancellarli”.
Altro tema delicato, i mutamenti nel mondo del giornalismo, dei mezzi di comunicazione di massa, dell’informazione e dei social: “bisogna imparare ad approfondire gli argomenti che più ci interessano o ci stanno a cuore, che siano i cambiamenti climatici o il calciomercato: questo serve a ragionare in maniera critica su ciò che avviene intorno a noi, a farci delle domande, a guardare le cose più in profondità. E poi siamo ormai nell’epoca della piena disintermediazione: prima un politico o un personaggio per poter coinvolgere il pubblico doveva passare attraverso i professionisti dell’informazione, oggi lo stesso può rivolgersi a elettori o seguaci in maniera diretta e immediata, senza filtri, senza alcun intermediario e senza incorrere in domande scomode”.
Tra le varie domande presentate dagli studenti, una ha riguardato il rapporto con la giustizia. “Anche se non sono ottimista di natura – ha spiegato – bisogna uscire da questa idea che la giustizia non abbia potere e che sia inutile trovare i responsabili di atti di violenza politica e non, anche ad anni di distanza. È grazie alla pervicacia e alla determinazione dei parenti delle vittime del terrorismo politico che, pur non trovando tutti i diretti responsabili, è stata fatta luce sul clima di quegli anni, sulle coperture e le omissioni, sulle responsabilità dei mandanti, sulla presenza di organizzazioni di matrice neofascista e comunista che facevano dell’eliminazione fisica dei nemici la propria bandiera”. È quindi fondamentale affidarsi alla cultura e alla letteratura, e un compito basilare spetta alla scuola come presidio di educazione, formazione e responsabilità per “resistere al male”.
Ha chiuso l’incontro un momento di approfondimento a cura dell’Anpi Pistoia sulle donne partigiane, oggetto d’indagine di Tobagi nel suo ultimo libro “Le donne della Resistenza”, a partire dalle partigiane pistoiesi che hanno dato un contributo decisivo nella lotta contro i nazifascisti e la liberazione di Pistoia.









