martedì, Luglio 14, 2026

Esami di Stato 2026: i docenti non sono “carnefici”

PRATO – “La FLC CGIL PRATO respinge con fermezza le accuse generalizzate emerse in questi giorni a mezzo stampa, in cui i docenti e i commissari dell’Esame di Stato vengono definiti “carnefici” e accusati di allestire un diseducativo “teatro dell’assurdo”. Si tratta di un attacco indiscriminato che getta discredito sull’operato di migliaia di lavoratori della conoscenza, senza fare riferimento a fatti precisi, circostanziati e documentabili. La stragrande maggioranza dei docenti e dei presidenti di commissione garantisce ogni giorno, e in particolare durante le delicate e faticose fasi degli esami, un impegno mosso da profonda coscienza, altissima professionalità e costante attenzione umana e didattica verso le studentesse e gli studenti.

L’esame di maturità (foto d’archivio)

Le difficoltà e le tensioni che possono emergere durante gli esami non sono imputabili a presunte mancanze etiche o di competenza del personale scolastico, bensì a condizioni di lavoro sempre più gravose e mal retribuite oltre che alle criticità strutturali del sistema. A questo proposito, non si può ignorare il contesto fisico in cui operano le commissioni: docenti e ragazzi sono costretti a svolgere i lavori e ad affrontare le prove in condizioni climatiche spesso proibitive, all’interno di edifici scolastici non adeguati. Questa situazione è la diretta conseguenza del mancato impiego di risorse statali nella riqualificazione edilizia, un’occasione purtroppo persa nonostante le enormi potenzialità offerte dai fondi del PNRR.

Alle difficoltà materiali si sommano le pesanti contraddizioni introdotte dal nuovo modello di esame previsto dal DL 127/2025. La FLC CGIL ritiene innanzitutto preoccupante e pedagogicamente immotivato il ritorno alla vecchia denominazione di “Esame di Maturità”. Questo cambiamento non è puramente lessicale, ma segna il passaggio da una prova statale nazionale, istituzionale e formale, basata sulla certificazione oggettiva e quantitativa delle competenze acquisite, a una valutazione spostata prevalentemente su aspetti qualitativi e soggettivi legati al livello di “crescita personale”, rischiando in prospettiva di indebolire fortemente il valore legale del titolo di studio. Tale deriva si inserisce in un modello educativo che promuove uno spirito sempre più competitivo e individualista. L’eccessiva enfasi posta sull’autorientamento, sul Curriculum dello Studente e sulla valorizzazione del talento del singolo, finisce infatti per svalutare l’importanza fondamentale della costruzione solidale degli apprendimenti e del percorso collettivo del gruppo classe.

In questo stesso filone, risulta inaccettabile l’esautorazione delle prerogative del Consiglio di Classe nell’individuazione delle discipline e la valorizzazione delle prove INVALSI, a cui è stato attribuito l’esclusivo compito di restituire gli esiti dei test per inserirli nel curriculum, affidando a un ente esterno un ruolo di valorizzazione delle competenze che non gli dovrebbe competere. Di fronte a questo stravolgimento pedagogico, il Ministero ha deciso di operare esclusivamente con la logica del risparmio, riducendo la composizione delle commissioni da sette a cinque membri. Questa manovra si traduce in un taglio di 35 milioni di euro fatto interamente sulla pelle della scuola, mentre i compensi per le trasferte e per la funzione di commissari e presidenti restano vergognosamente bloccati e inadeguati da quasi vent’anni. A fare da cornice a questo quadro di svalutazione professionale, vi è infine l’imposizione di un percorso formativo obbligatorio online per i commissari, che la nostra organizzazione sindacale giudica del tutto superfluo e quasi offensivo per professionisti che da anni lavorano quotidianamente sulla valutazione degli apprendimenti.

È dunque troppo facile e puramente strumentale cercare un capro espiatorio nell’ultimo anello della catena istituzionale. I docenti non hanno fallito e non mirano ad “affossare” la persona. A fallire è un sistema ministeriale che baratta il diritto a un’istruzione equa, oggettiva e solidale con la competizione sfrenata e con l’ennesima operazione di contenimento della spesa. La FLC CGIL continuerà a difendere la dignità e la professionalità di tutto il personale scolastico, lottando per una scuola che sia veramente giusta e formativa, e pretendendo investimenti reali sia per le strutture in cui si insegna, sia per i lavoratori che le tengono in vita col loro impegno quotidiano.

Certamente occorre ripensare la struttura dell’Esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione, più volte in questi anni rimaneggiato con provvedimenti calati dall’alto, senza raccogliere la voce delle lavoratrici e dei lavoratori che tengono in piedi il sistema nazionale di istruzione e formazione”.

Vinvenza Tavormina, segretaria FLC CGIL Prato

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