di Caterina Benini
MARINA DI MASSA – Un soggiorno alternativo a Marina di Massa per molti ragazzi della Fondazione Maic di Pistoia che tra sabbia, acqua salata, risate e attività hanno l’occasione di trascorrere una vacanza all’insegna dell’inclusione.

La Fondazione, fiore all’occhiello del territorio pistoiese, da anni organizza soggiorni estivi per ragazzi e adulti offrendo la possibilità di abbinare ai percorsi abilitativi ed educativi, un’esperienza inclusiva ricca di significato. Le giornate sono scandite dai bagni in mare, i giochi in spiaggia e le attività che gli operatori organizzano all’insegna del relax.
La grande struttura immersa nel verde e non lontana dagli stabilimenti balneari, era di proprietà della Diocesi di Prato fino al 1985 quando grazie alla Cassa di risparmio è passata alla Fondazione pistoiese che l’ha ristrutturata e organizzata per accogliere adulti e ragazzi disabili nel periodo da giugno a settembre.
Il calendario è suddiviso in turni da undici giorni e alla fine di ogni stagione sono circa 200 le persone diversamente abili ospitate e 160 i volontari, tutti studenti delle scuole superiori e universitari.
Dallo scorso anno la struttura è aperta anche in autunno e inverno, da quando la Fondazione ha partecipato ad una manifestazione d’interesse della Provincia di Massa ed è diventata convitto per gli studenti dell’Istituto alberghiero. I giovani, terminato l’anno scolastico, mettono a disposizione il loro tempo e la loro sensibilità per affiancare gli operatori e gli educatori hanno l’occasione di vivere un’esperienza arricchente sul piano personale che dimostra come l’inclusione può trasformarsi in realtà.
Supervisore, occhio attento e vigile su tutto e tutti, è don Diego Pancaldo, da anni riferimento prezioso per la Fondazione. Pancaldo aveva preso il testimone da don Renato Gargini. Pancaldo è anche docente del Liceo classico Forteguerri di Pistoia.
Alla Maic ogni ragazzo è parte attiva di un gruppo ed è valorizzato per ciò che è. Quella a Marina di Massa non è soltanto una vacanza, ma un’esperienza formativa e inclusiva che aiuta tutti a crescere, a mettersi in gioco e a conquistare piccoli traguardi. Alla sera, quando la calura allenta la sua morsa, non mancano momenti di gioco e animazione dove i volontari coinvolgono gli ospiti della struttura in balli, canti, sfide come la cocomerata o il karaoke. Nella struttura è presente anche una piccola chiesa perché oltre al divertimento e alla riabilitazione ci sono momenti di preghiera e riflessione religiosa “mossi da quella grazia che passa dai nostri ragazzi – ha dichiarato Ddon Diego -. Sono rimasto colpito dall’affermazione di un ragazzo che utilizza un suo linguaggio speciale ma che alla domanda cosa faccia don Diego, ha risposto: spezza il pane, segno che il messaggio del nostro lavoro arriva veramente a tutti”.
Tra le tante iniziative messe in campo dalla Fondazione ce n’è una davvero speciale a cui don Diego tiene molto e di cui va molto fiero.

Il 16 marzo scorso è andato in scena al teatro Bolognini di Pistoia uno spettacolo davvero unico, scritto e diretto da un gruppo di volontari, studenti del liceo Forteguerri e i ragazzi disabili che frequentano la Fondazione.
“Chi sei dolce luce” racconta la storia di Edith Stein una filosofa martire morta ad Auschwitz il 9 agosto del 1942. Edith è una figura straordinaria, una filosofa, mistica, martire del nazismo. Ebrea di origine tedesca, atea in gioventù, divenne una delle prime donne ad ottenere un dottorato in filosofia in Germania. Don Diego, che ha al suo attivo più di 40 anni di insegnamento al liceo pistoiese, ha fatto conoscere ai ragazzi la figura della filosofa martire come punto di partenza per aprire una riflessione nell’anno del Giubileo.
“Mai avrei immaginato un risultato così”, ha raccontato Don Diego. Il gruppo di lavoro capitanato dalla regista Emma Tesi, in circa due mesi ha trasformato i racconti del professore in un vero e proprio copione. Tutto quello che è stato portato sul palco del teatro Bolognini è frutto del lavoro, della dedizione e della passione di questi ragazzi. A ciascuno è stata assegnata la sua parte nel rispetto della diversità e tenendo conto delle personali doti e propensioni.
“Quando lo spettacolo è finito e si sono accese le luci in sala, ha raccontato la regista, l’emozione è stata tantissima, dopo mesi passati ad immaginare quel momento finalmente lo abbiamo vissuto”.
Gli applausi fragorosi e gli occhi lucidi degli spettatori sono stati la riprova che la storia e le emozioni messe in scena avevano lasciato il segno. In più di un’ora di rappresentazione gli “attori in erba” sono riusciti a raccontare chi era Edith Stein e perché è importante ricordare la sua figura di filosofa martire.
“Quando anni fa mi sono imbattuto nella storia di Edith – racconta don Diego -, me ne sono letteralmente innamorato e da allora non ho smesso di parlare della sua vita unica”.
Nella sua lunga carriera di docente al liceo Forteguerri, don Diego ha conosciuto tantissimi studenti, mai però si era imbattuto in un gruppo come quello che ha realizzato un vero e proprio capolavoro. In solo due mesi hanno fatto qualcosa di eccezionale al punto che il 18 maggio, sempre al teatro Bolognini, lo spettacolo è andato in replica riempiendo di nuova la sala di persone accorse ad applaudire i giovani attori.
Lo spettacolo “Chi sei dolce luce”, il 30 luglio sarà messo in scena a Roma nella chiesa San Giovanni dei Fiorentini entrando a far parte a pieno titolo del calendario degli eventi per il giubileo dei disabili. Ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo potranno assistere allo spettacolo teatrale scritto da Emma Tesi con la collaborazione di Andrea Landini e Silvia Rinaldi. La regista e il suo staff, insieme ai ragazzi, anche in questi giorni di vacanza a Massa continuano a provare e riprovare per perfezionare lo spettacolo e farsi trovare pronti il 30 luglio a Roma. Avranno la grande occasione, oltre a raccontare di Edith, di dimostrare che l’inclusione è qualcosa di reale e possibile. La Fondazione Maic c’è riuscita creando un musical unico nel suo genere. A calcare le scene ancora una volta ci saranno i ragazzi disabili affiancati da giovani volontari, uniti dalla creatività e dall’amicizia.
“È stato bellissimo collaborare tra noi – ha ribadito Emma Tesi -, insieme ci siamo sostenuti ed abbiamo superato le difficoltà”.
Durante gli incontri settimanali, dopo la scuola, volontari e ragazzi hanno lavorato fianco a fianco non solo per imparare a recitare ma anche per costruire un clima di fiducia reciproca. Questa esperienza ha segnato profondamente Emma che ha scoperto di voler fare la regista. Dopo la maturità, che farà il prossimo anno, probabilmente studierà per realizzare il suo sogno mentre Silvia Rinaldi che ha dato vita ad Edith nella prima parte dello spettacolo, ha capito di voler fare l’attrice e a settembre farà dei provini per entrare in una scuola di recitazione.
“A marzo alla fine della prima rappresentazione – racconta Silvia -, quando Don Diego è salito sul palco mi sono messa a piangere dalla gioia, non riuscivo a smettere, partecipare allo spettacolo mi ha fatto capire con chiarezza qual è la mia strada”.
Tra gli attori che si sono cimentati per la prima volta con il teatro c’è anche Massimiliano Sebastiani che da anni frequenta la Fondazione, conosciuto e amato da tutti. Per lui è stata una vera e propria sfida con sé stesso, salire sul palco, vincere l’emozione, ricordarsi la parte.
“Quando ad un certo punto Edith dice di andare via, ho sentito le lacrime riempirmi gli occhi ma mi sono detto che non potevo piangere, dovevo trattenermi e sono stato bravo”, racconta Massimiliano fiero del suo traguardo.
L’iniziativa del teatro e la vacanza estiva a Marina di Massa sono due occasioni importanti che dimostrano come, con passione e cuore, si possa dare vita a percorsi inclusivi capaci di lasciare un’impronta indelebile nella vita di tutti.
La Fondazione MAIC di Pistoia è un’eccellenza del territorio, una realtà che ha fatto e continua a fare della diversità una ricchezza per tutti. Ogni individuo è unico e irripetibile e non a caso il suo motto è “la bellezza di riabilitarsi alla vita”.







