di Beatrice Beneforti
PRATO – Lo scorso primo luglio si è conclusa “Estremi elastici”, la mostra finale del progetto “Fare Arte Contemporanea” a cura di Estuario project space negli spazi di Officina Giovani.
“Fare Arte Contemporanea” è un laboratorio pratico nato con giovani talenti che, quest’anno, è stato frequentato da 26 allievi delle accademie e università italiane, selezionati da un’open call.

Questo progetto, sviluppato da professionisti del sistema dell’arte contemporanea, ha l’obiettivo di fornire ai giovani le abilità necessarie per lavorare nel mondo artistico.
Infatti, all’interno del gruppo scelto degli studenti, si sono formati dei sotto gruppi necessari alla piena riuscita del progetto.
Alcuni allievi hanno partecipato al lavoro come curatori – Gemma Munaron, Sara Onofrietti, Sara Piedipalumbo, Elisabetta Rinco, Irene Tempestini, Matilde Tirelli. Elisa Scarnicchia si è occupata della realizzazione della grafica e gli altri hanno realizzato le opere della mostra: Luisa Badino, Teresa Barbagallo (ft Lady Babushka), Angelo Licciardello, Rosalba Elio Bonaccini, Beatrice Caruso, Anouk Chambaz, Daniela D’Amore, Anna Dormio, Benedetta Fioravanti, Veronica Greco, Li Jie, Massiel Leza, Marco Mandorlini, Elena Marini, Marta Mengardo, Max Mondini, Daniel Prenleloup, Rebecca Sforzani, Tatiana Stadnichenko.
Negli ampi spazi di Officina Giovani abbiamo passeggiato intorno alle opere estremamente diverse tra di loro ma legate dall’esigenza narrativa dei giovani studenti: chi parlava di morte, di torture subite dagli animali, chi di pornografia e poi c’era chi raccontava la leggerezza con i cieli tersi a formare finestre che divengono case, oppure con tende appese come i panni sopra i tetti d’estate.

C’erano sguardi immobili che poi si chiudevano e riaprivano quando pensavi di averli fissati abbastanza e c’era la musica: “completamente totalmente”, frasi scritte a mano libera sugli spartiti del Pigmalione di Donizetti che riecheggiano una domanda “Ognuno di noi può essere il Pigmalione di se stesso trasformando il modo in cui percepisce il fallimento?”.
“Estremi elastici è una circumnavigazione complessa intorno ai confini sfocati. Un viaggio intrapreso in gruppo la cui forza è stata la condivisione di esperienze, la ricerca del superamento dei limiti, per concentrarsi sulla possibilità di muovere nuove idee” racconta Elisabetta Rinco.

In effetti, tanti autori hanno portato in mostra le proprie origini risaltandone le contraddizioni e la nostalgia di casa. Una mostra che inglobava il fruitore dentro ogni storia rappresentata, raccontata o inventata. Sguardi, suoni, proiezioni sfocate e uncini incisi e tante altre narrazioni hanno saputo unire storie lontane creando geografie nuove, attraversate dai visitatori e dagli oggetti comuni che assecondavano, incuriositi, i movimenti negli spazi della performance.










