di Giacomo Martini
PORRETTA TERME – È arrivato anche quest’anno il momento di svelare a quale film, tra i 6 in concorso, la giuria abbia deciso di attribuire il Premio Elio Petri, attribuito ogni anno dal Festival del Cinema di Porretta.
Per il 2021 il riconoscimento va a I Giganti di Bonifacio Angius. Inoltre, a coronamento di questa XX edizione arriva anche l’attribuzione di un Premio alla Carriera per un cineasta. Aggiudicato al pluripremiato regista messicano Alfonso Cuarón (il cui film di esordio, Sólo con tu pareja, clamorosa prima visione italiana, ha aperto questo FCP 2021).
La giuria presieduta da Walter Veltroni e composta da Steve Della Casa, David Grieco, Giacomo Manzoli, Alfredo Rossi, Paola Pegoraro Petri e Jean A. Gili, ha deciso di premiare il film di Bonifacio Angius con la seguente motivazione: “Un film estremo, al tempo stesso realistico e visionario. Un film che racconta di sogni che non si sono avverati, e di una realtà dalla quale si verrebbe evadere senza però riuscirci. Un film che racconta dipendenze che prima ancora delle sostanze coinvolgono la mente delle persone, la loro vita, i loro rapporti”.

”Solo pensare che venga dedicato al mio lavoro un premio intitolato al Maestro Elio Petri mi fa tremare le gambe. Se poi penso a cosa ha significato Petri per me negli anni della mia formazione il piacere è doppio, in quanto io credo che Elio Petri possa dividere lo scettro di vero genio nella storia del cinema mondiale con pochissimi altri. Un autore gigantesco, padre di un cinema che ora nessuno avrebbe il coraggio di mettere in scena. Io nel mio piccolo, anche per l’amore che ho per il Maestro, a modo mio, ci provo ancora “, così il commento del regista Bonifacio Angius.
Il Premio Elio Petri alla carriera, introdotto per la prima volta in questa terza edizione del Premio Petri, va ad Alfonso Cuarón. La giuria ha deciso di premiare il regista Alfonso Cuarón con la seguente motivazione: l’esordio al cinema del futuro premio Oscar Alfonso Cuarón è un vero e proprio saggio di capacità registiche, quasi mai così perfettamente padroneggiate da un regista che inizia la sua carriera nel lungometraggio (anche se in precedenza di era ben distinto nel campo del cortometraggio).
È la storia di un seduttore seriale, di un narciso che usa la seduzione nei confronti del gentil sesso come strumento per sentirsi vivo, di una positività all’AIDS che lo fa riflettere ma che è frutto di una mistificazione e anche di un amore che finalmente potrebbe dare un senso alla sua vita. Al tempo stesso, però, è anche una regia fatta di movimenti quasi ubriacanti della macchina da presa, di virtuosismi che affascinano senza mai annoiare: insomma, una dimostrazione di talento che fa apparire meno sorprendenti le successive prove del regista, che lo porteranno meritatamente al più ambito dei riconoscimenti.










