FIRENZE – Una Fiorentina senza gioco e senz’anima scivola ancora in casa contro il Lecce e scatena la contestazione dei tifosi contro squadra, mister e società.
Nel giorno della commemorazione dei defunti il pubblico del Franchi è pronto ad assistere alla “resurrezione” della Fiorentina dopo il filotto negativo di pareggi e sconfitte che dopo nove partite di campionato vede i viola pericolosamente al penultimo posto, oppure a celebrare il “funerale sportivo” di mister Pioli, già duramente contestato domenica scorsa contro il Bologna e nell’occhio del ciclone per non essere stato finora capace di dare un’anima e un’identità di gioco a una squadra impaurita e in costante difficoltà.
L’allenatore viola sa che molto del proprio futuro sulla panchina della Fiorentina passa dalla sfida odierna contro un Lecce anch’esso in crisi di risultati, ma che comunque nelle ultime uscite si è fatto valere sul piano dell’intensità di gioco: anche nella recente partita contro il Napoli i salentini, pur sconfitti di misura, hanno mostrato buone qualità e una forte determinazione nel lottare per la salvezza, lotta nella quale i viola si trovano adesso risucchiati e dalla quale devono tirarsi fuori al più presto.
Le dimissioni nella giornata di ieri del direttore sportivo Daniele Pradè, criticato per le scelte di mercato, non devono rappresentare un alibi per l’allenatore e soprattutto i giocatori, inchiodati alle proprie responsabilità e chiamati dalla Curva Fiesole prima dell’inizio del match a “tirare fuori gli attributi” e rispettare la maglia viola.

L’inizio è in effetti promettente, con gli uomini di Pioli più volitivi e un Lecce guardingo che punta a chiudere gli spazi e tenere corta la squadra; al 5′ buona combinazione in area tra le due punte – oggi Pioli schiera infatti un attacco “pesante” – e sinistro da posizione defilata di Dzeko che Veiga devia in calcio d’angolo.
Con il passare dei minuti però i salentini prendono le misure agli avversari mentre i viola rivelano tutte le loro fragilità: troppi errori in fase di impostazione, un centrocampo lento e compassato, giocatori che sembrano “camminare” piuttosto che correre ad aggredire i portatori di palla avversari, una generale paura a prendere iniziative e giocare il pallone.
Il risultato è una Fiorentina contratta e prevedibile, che va sotto alla prima, vera occasione per i salentini: al 23′ un impalpabile Ndour perde un pallone sanguinoso sulla trequarti con Berisha che apre sulla destra per Tete Morente, sguardo al centro dell’area e cross sul quale lo stesso Berisha interviene al volo e in spaccata porta in vantaggio i suoi. Franchi ammutolito e primi fischi dalla curva e dalle tribune per una Fiorentina che si è fatta sorprendere da un’azione a due passaggi, con Berisha bravo a prendere il tempo a Pongracic e Nicolussi, sul cui posizionamento ci sarebbe molto da ridire.
Pioli cerca di motivare e incoraggiare i ragazzi, le grosse difficoltà a centrocampo sono talvolta superate da lanci lunghi dei difensori verso le punte per sfruttare le sponde e il gioco aereo: al 31′ un lancio in avanti di Pongracic trova l’aggancio di Kean che disorienta Gabriel e lascia partire un destro sul quale Falcone si oppone con la gamba. I viola cercano di sfruttare i calci piazzati e al 42′, sugli sviluppi di un corner battuto da Nicolussi, la palla diventa buona per Ranieri, lasciato libero di colpire da una distratta difesa leccese, ma il suo colpo di testa finisce alto sopra la traversa.
Nonostante qualche timido tentativo nei minuti finali del primo tempo, la Fiorentina va al riposo sotto di goal e nell’intervallo Pioli rivoluziona il centrocampo, cambiando tre giocatori – due dei quali ammoniti, e autori di una prova molto deludente – e gettando nella mischia Gudmundsson per una formazione a decisa trazione offensiva.

Ma nella ripresa la “scossa” non arriva: la Fiorentina “giochicchia” con passaggi in orizzontale e qualche incursione degli esterni, il Lecce aspetta in maniera ordinata e tenta di pungere in ripartenza. Al 66′ salentini pericolosi con il destro a incrociare di Coulibaly che manca però di potenza e sfila sul fondo, con De Gea che controlla la traiettoria del pallone.
Al 72′ cross in area di Fortini, Gaspar anticipa Kean di testa – giornata difficile per l’attaccante, sempre raddoppiato dai difensori avversari – ma il pallone diventa buono per Gudmundsson, che dal limite dell’area va di potenza, senza però inquadrare lo specchio della porta. Al 79′ corner per la squadra viola, Pongracic sfiora il pallone che diventa buono per Kean: deviazione sottomisura ma Falcone inchioda il pallone sulla linea di porta, prima che la sfera l’abbia completamente varcata. Ghiotta occasione per il pareggio e disperazione per Kean, lasciato libero di colpire, che forse avrebbe potuto e dovuto fare meglio e imprimere più forza al pallone.
Ma la cattiveria agonistica e la “fame” del risultato oggi non si sono viste da parte degli uomini di Pioli, che nei minuti finali si aggrappano a un episodio in grado di far svoltare il match, come accaduto domenica scorsa contro il Bologna. Ma i “bonus” sono stati già giocati: e quando al 84′ l’arbitro Rapuano assegna ai viola un calcio di rigore per l’intervento di Pierotti su Ranieri in area, ci pensa il VAR a far cambiare idea al direttore di gara, che dopo la revisione revoca il penalty giudicando un normale contrasto di gioco.
Anche l’arrembaggio finale stavolta non porta frutti: l’unica occasione, nel recupero, capita sui piedi di Sohm che dal limite dell’area spara alto senza nemmeno inquadrare lo specchio della porta.
Finisce così, tra i sonori fischi del Franchi che invita Pioli ad andarsene e i giocatori a correre, e con una contestazione da parte di alcuni tifosi che gridano cori dalle transenne davanti alla tribuna centrale, aspettando l’uscita della squadra. Una Fiorentina purtroppo allo sbando, impaurita e senza idee, con una condizione fisica non ottimale e un mister che per il momento non pensa alle dimissioni ma dichiara di voler continuare a lavorare per portare la squadra fuori dalle sabbie mobili.
La sua permanenza sulla panchina viola, però, appare adesso appesa a un filo.

FIORENTINA (3-5-2): De Gea; Pongracic, Comuzzo (77′ Fazzini), Ranieri; Dodò, Ndour (46′ Sohm), Nicolussi (46′ Mandragora), Fagioli (46′ Gudmundsson), Fortini; Dzeko (59′ Piccoli), Kean. A disposizione: Lezzerini, Martinelli, Mari, Kospo, Richardson, Kouadio, Parisi. All. Pioli.
LECCE (4-3-3): Falcone; Veiga, Gabriel, Gaspar, Gallo; Coulibaly, Ramadani, Berisha (76′ Maleh); Banda (73′ Pierotti), Tete Morente (89′ Dramè), Stulic (89′ Camarda). A disposizione: Fruchtl, Samooja, Ndaba, Siebert, Kouassi, Sala, Helgason, N’Dri, Sottil. All. Di Francesco.
ARBITRO: Antonio Rapuano (Rimini); guardalinee Palermo e Barone; quarto ufficiale Ayroldi; VAR Massa.
RETE: 23′ Berisha
NOTE: ammoniti Nicolussi, Fagioli, Veiga, Kean, Ranieri; calci d’angolo 4-4; tiri in porta 4-4; recupero: 1′ e 6′









