FIRENZE – Antonio Canova a Firenze, a Palazzo Vecchio, con la “Pace di Kiev”. Da domani fino al 18 settembre il grande gesso è visitabile nella Sala Leone X.
A presentare il capolavoro sono intervenuti Vittorio Sgarbi, che è anche il curatore della mostra, il Sindaco Dario Nardella e il direttore del Museo del Novecento di Firenze Sergio Risaliti, che ha collaborato all’allestimento.

L’appellativo di “Pace di Kiev” deriva dalla statua in marmo custodito nel Museo Nazionale Khanenko di Kiev, ora spostato in luogo sicuro per essere tutelato dai bombardamenti russi sull’Ucraina. Questo Gesso è l’originale da cui è stato riprodotta la statua in marmo.
Non chiamatela mostra, ha detto Sgarbi, perché quest’opera è un “ostensione” per il grande valore simbolico, quasi un simbolo religioso che porta con se. È stato lo stesso critico ad avere l’idea di portare questa “Pace” a Firenze perché da pochi giorni ospita la grande tela “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, esposto nel salone dei Cinquecento, proprio di lato alla Sala Leone X, perché, ha continuato Sgarbi, se non c’è pace non c’è lavoro e il Quarto Stato è la sublimazione del mondo del lavoro. Inoltre Firenze è abituata a parlare di pace al mondo attraverso i grandi incontri con sindaci, Capi di Stato o di Governo.
La statua viene dal Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, in provincia di Treviso, luogo di nascita del grande scultore neoclassico, e dove si trovano tutti i suoi capolavori in gesso.
La “Pace” ha una storia particolare. Commissionata da un diplomatico russo fu ideata da Canova nel 1812 e realizzata nel 1815 come omaggio alla famiglia Rumjancev fautrice di alcuni trattati di pace fra Russia e altri Paesi.

Nel 1831 la statua fu donata allo Stato ed andrà a costituire il primo museo pubblico russo. In seguito sarà portatra a San Pietroburgo e nel 1861, trasferita a Mosca. Nel 1953 Nikita Krusciov, segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e originario dell’Ucraina, la farà spostare a Kiev, dove si trova attualmente ma qui viene dimenticata finché una ventina di anni fa la conservatrice del Museo dell’Ermitage, Irina Artemieva, ritrova nella biblioteca Nazionale di Russia a San Pietroburgo, un carteggio tra Canova e l’ambasciatore di Vienna che aveva fatto da intermediario per la commissione dell’opera.
La presentazione dell’esposizione è stata l’occasione per parlare della guerra in Ucraina sulla quale Sgarbi ha molte riserve perché, sostiene, non si fa abbastanza per cercare la pace. Alla frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” non ho mai creduto fino in fondo, ha affermato il critico, non possiamo dire “che la bellezza salvi il mondo, se il mondo non salva la bellezza”, ha concluso.
Nel suo intervento Nardella aveva ringraziato Sgarbi per avere pensato a Firenze per un’opera altamente simbolica ed evocatrice di pace. Poi ha affermato “l’arte e la cultura vinceranno contro la violenza e l’abominio della guerra”.
Il Direttore del Museo del Novecento Risaliti aveva avuto parole di comprensione per i morti e le distruzioni che si stanno compiendo in Ucraina dicendo “Guardando le bianche immacolate forme della Pace di Kiev non possiamo non pensare al sangue che scorre in Ucraina, al dramma dei profughi, agli orrori perpetrati tra i civili. E non possiamo non pensare alla sorte di tanti capolavori artistici messi a rischio dalla furia distruttiva degli eserciti”.
Nella mente di Sgarbi è balenata l’idea di portare, poi, la “Pace” a Bari, città di San Nicola, il Santo patrono della città.










