FIRENZE – Vasta operazione di polizia, coordinata dal Servizio centrale operativo (SCO), che si è conclusa ieri, per contrastare i fenomeni criminali connessi alla comunità cinese: all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro, alla contraffazione di prodotti, alla distribuzione di stupefacenti e alla detenzione abusiva di armi.
L’operazione ad “alto impatto”, con il supporto dei Reparti prevenzione crimine, ha visto coinvolte le Squadre mobili di Ancona, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Cosenza, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Latina, Mantova, Milano, Padova, Parma, Perugia, Pistoia, Prato, Reggio Emilia, Roma, Siena, Treviso, Udine, Verona e Vicenza.
Sono state arrestate 13 persone, di cui 1 per spaccio di stupefacenti, resistenza a Pubblico Ufficiale e porto di strumenti atti ad offendere, 2 per sfruttamento della prostituzione, 3 per detenzione e spaccio di droga, 1 per tentata estorsione e 6 ricercati per reati che vanno dalla rapina al furto allo spaccio. Trentuno persone denunciate.
Identificate 1942 persone, controllati 305 esercizi commerciali di cui 2 sottoposto a sequestro; controllati 248 veicoli nell’ambito di 52 posti di controllo; sequestrate 550 grammi di shaboo, pari a circa 5.500 dosi; elevate 29 sanzioni amministrative per un totale di 73.382 euro; sequestrati 22.825 euro.
(Nel video il dottor Andrea Olivadese, dirigente del Servizio centrale operativo della Polizia)
Le indagini sulla criminalità cinese.
Le attività operative sono state precedute da accurate indagini, svolte dalle Squadre mobili su impulso dello SCO, che hanno consentito di individuare le persone e i luoghi connessi allo svolgimento di attività illegali, con particolare riguardo alle attività produttive e agli esercizi commerciali gestiti da cinesi.
Ciascun gruppo è formato da un numero variabile di persone, in molti casi appartenenti allo stesso nucleo familiare, che commettono delitti quasi esclusivamente in danno di connazionali. Il vincolo di appartenenza delinquenziale al gruppo è molto stretto, con un radicato concetto di vendetta che può arrivare ad assumere il carattere della faida: i gruppi criminali cinesi, al pari delle mafie tradizionali, ricorrono, con estrema facilità alla intimidazione e/o alla violenza per raggiungere i loro obiettivi, praticando la regola dell’omertà e cercando di predominare il territorio ove operano.
Uno dei metodi utilizzati per affermarsi sul territorio e’ l’uso delle armi da fuoco: e’ stato documentata la presenza di una vera e propria “ala armata” della delinquenza di matrice cinese , con il compito di intimidire e compiere gravi reati di sangue.
Le attività investigative in corso su tutto il territorio nazionale e quelle di acquisizione di informazioni hanno confermato che la criminalità cinese gestisce i propri affari illeciti in un costante “dialogo” con altri gruppi di nazionalità diverse, anche italiani. Tale dialogo permette di spartire affari e territori di interesse.
Tra le attività illecite associate alla criminalità cinese si segnala l’hawala, ovvero l’esercizio abusivo e clandestino dell’attività bancaria in grado di consentire il trasferimento in nero di ingenti somme di denaro da un continente all’altro, sistema spesso utilizzato dalle organizzazioni criminali – anche diverse da quelle cinesi – come mezzo di pagamento nell’ambito dei traffici criminali (come quello degli stupefacenti o dei migranti) nonché per il riciclaggio di denaro.
Gli agenti della squadra mobile della Questura di Firenze hanno controllato nove centri massaggi, otto bar, tre sale slot e quattro store di vendita di prodotti vari per un totale di 24 esercizi commerciali.







