PESCIA – Egregio Presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi Giordano Bruno Guerri vedo con sommo piacere che, nonostante tutto, una parte degli organi della Fondazione nazionale Carlo Collodi lavora instancabilmente e con eccezionale stakanovismo e riesce a partorire atto dopo atto bypassando norme di legge e regole statutarie. Non che sia la prima volta che si manifesta questa frenesia e una quasi emozionante produzione di documentazione, che appare inoltre incompleta e priva di attestazioni di legge, ma ora sembra in atto un salto sopraffino di qualità. Forse esiste qualche patto di ferro politicamente trasversale che ha dato alla Presidenza funzioni plenipotenziarie?
Se prima venivano messi in piedi bilanci preventivi e consuntivi strampalati e privi di dati comprensibili e li si faceva deliberare a un Consiglio Generale che definire distratto e inconsapevole sarebbe riduttivo, adesso si evita direttamente di farli votare agli organi statutariamente preposti e, in nome della ”trasparenza” (buffo no?), li si pubblica sul sito della Fondazione.
All’interno del bilancio consuntivo 2025, oltre che uno spaventoso disavanzo di 1.276.000 euro, che porta il debito complessivo vicino ai 5 milioni di euro nonostante varie partite ”scontate” , ci sono tutta una serie di dati non supportati da alcun giustificativo e da stime peritali. Sul totale dei debiti ancora si tace, né è dato sapere come saranno coperti e alle mie ripetute richieste in merito semplicemente si fa orecchie da mercante. Magari potrebbero fare chiarezza su questo gli organi politici?
Potrei aggiungere considerazioni anche sui debiti rilevanti che scontano le diverse Società delle quali la Fondazione fa parte (ad esempio la Ricasoli srl, Sviluppo Turistico srl), che ho più volte segnalato, ma mi astengo in questo momento dal farlo, visto che le mie segnalazioni sono state sempre ignorate dalla presidenza della Fondazione, dai suoi organi di controllo e dal Consiglio Generale.
Ancora più fumoso nei dati e nella loro esposizione è il preventivo 2026, nel quale si fa passare addirittura una entrata di euro 360.000 relativa a affitto di ramo d’azienda per il periodo di nove anni (40.000 euro lorde l’anno) come se fosse un affitto annuale come poi si deduce dalla Relazione dei Revisori dei Conti. Si fa poi riferimento all’accollo da parte della Collodi Edutainment srl dei debiti pregressi per il Tfr dei dipendenti, per un importo di 220.000 euro dimenticando di precisare che questi soldi dovranno essere restituiti dalla Fondazione all’accollante entro il 2030.
Quanto all’incasso di circa 920.000 euro per la vendita dei beni ad un prezzo stimato al 75% del loro costo storico che dire , cifra improbabile da raggiungere come già dichiarato dai revisori dei conti durante l’ultima seduta del Consiglio generale.
Un capitolo a parte lo merita la voce “Contributi da reperire a fondo perduto con la gestione dei marchi”: a fondo perduto. In che senso?; e poi nella spiegazione si fa riferimento a una cessione della gestione dei marchi anche registrati a società esterna, marchi che risultano però, come da contratto di affitto registrato, già assegnati in gestione, parzialmente, alla Collodi Edutainment srl; e ancora, seguono una serie di “opportunità” incomprensibili, che non hanno alcun riscontro almeno nella documentazione prodotta; per esempio i soggetti definiti disponibili hanno prodotto lettere di interesse? Cosa contiene il menzionato protocollo d’intesa? E gli importi? E la durata della gestione dei marchi?
Ad oggi non risulta nemmeno pervenuta la relazione della precedente riunione del Consiglio generale ormai risalente al 12 dicembre 2026.
Lasciatemelo dire, mi sembra di assistere alla scena con il vigile del film cult “Amici Miei”.
Nella previsione più rosea, mi pare che la Fondazione ogni anno potrebbe contare su una disponibilità di circa 150.000 euro solo da contributi pubblici; avendo due dipendenti a cui pagare stipendio e oneri connessi(?), avendo da sostenere le spese di manutenzione straordinaria del Parco di Pinocchio e da rimborsare le spese vive di alcuni organi della stessa nonché da pagare circa 42.000 euro di accordo Tari con il Comune di Pescia etc…, come farà a reggersi in piedi? E questo dando per scontato, ma come già detto serenamente taciuto e comunque, a mio parere, per ora fantasioso, che l’ingente indebitamento pregresso della Fondazione formato da i debiti risultanti dalla differenza residui attivi e passivi, le quote capitale e interessi dei mutui e dei finanziamenti e l’eliminazione degli scoperti di conto corrente, la fidejuissione di 380.000 euro verso la Giunti editore e la rateizzazione gia’ in corso con l’Agenzia delle Entrate per mancato versamento contributi e irpef ,venga sanato da qualche altra manina.
Insomma la domanda su chi dovrebbe intervenire per liquidare il pregresso appare ancora centrale; e se, come si cerca di far capire nel preventivo 2026 al capitolo 1.1.3, è la Collodi Edutainment ad accollarselo, dove sta l’accordo?
Sarebbe infine utile sapere dal nuovo Presidente della Fondazione se e quando vorrà degnarsi di convocare il Consiglio Generale; oppure se gli atti finanziari recentemente prodotti potevano essere pubblicati senza l’approvazione del Consiglio, prevista dallo Statuto. Valgono forse altre norme?
Resto, come sempre, “sicuro” di una Sua celere risposta, resto disponibile a qualsiasi interlocuzione anche pubblica e porgo distinti saluti.”
”So di non dire niente di nuovo ma da dentro questa situazione appare come l’ennesimo caso di mancanza di rispetto delle regole e di senso civico e quei finanziamenti del Ministero della Cultura e, finche’ ci sono stati della regione Toscana (che tra l’altro dovrebbe esprimere un Consigliere nel Consiglio Generale della Fondazione ormai assente da anni), piu’ che un legittimo contributo alla cultura sembrano caratterizzarsi come finanziamento soci.
Credo che da parte della politica sia, non solo auspicabile, ma doveroso un intervento che faccia chiarezza sull’intera situazione.
Aggiungo che nella relazione dei Revisori dei conti della Fondazione relativa al bilancio di previsione 2026 già si prefigura che, in mancanza del raggiungimento degli obbiettivi di incasso dopo l’attuazione del programma la Fondazione dovrà svendere altri asset e probabilmente, interpreto, essere liquidata.
Massimo Cottini
Consigliere a vita della Fondazione Nazionale Carlo Collodi









