PORRETTA TERME – Francesco Guccini arriva con l’aiuto di una stampella accompagnato da sua moglie Raffaella, appena seduto esclama: “Ho fatto un ingresso claudicante e non come dice il poeta (Petrarca) Movesi il vecchierel canuto e bianco, ma solo perché mi sono fatto male a una gamba, di solito sono più agile.”
All’Hotel Helvetia di Porretta Terme si è svolto un incontro con un personaggio che ha amato molto il cinema ma che da questo è stato anche corrisposto. Francesco Guccini infatti è stato chiamato a recitare in alcuni film.

“Con Pieraccioni mi sono divertito, ma anche con Ligabue, devo dire però che il cinema è noioso. In un concerto si sale sul palco, si inizia, si va avanti per un paio d’ore, si suda come bestie però poi finisce. Nel cinema devi fare la tua battuta, poi il campo, il controcampo, poi smetti fino al giorno dopo dove si cambia tutto e rifai la scena quindi ti metti in un angolo e aspetti con una noia mortale, quindi mi portavo un libro, mi mettevo a leggere e buonanotte”.
Guccini preferisce quindi il palcoscenico al set, dove instaura una dialettica particolare con il pubblico. E’ stato comunque invitato per parlare di cinema, ha scelto alcuni film: ‘Casablanca’, ‘I sette samurai’, ‘I magnifici sette’, ‘L’albero degli zoccoli’, e ‘L’attimo fuggente’ di cui vengono proiettati brevi spezzoni. Per ognuno di questi Guccini commenta le cose che ha amato di più come la canzone “As time goes by” della colonna sonora di Casablanca.

Del cinema giapponese racconta: “E’ stato un periodo in cui frequentavo dei cineforum e ci voleva un certo coraggio per farlo”, cita Fantozzi quando reagisce alla proiezione della Corazzata Potëmkin. “Film stranissimi, film polacchi di tristezza inenarrabile in lingua originale coi sottotitoli in tedesco, una sera hanno proiettato uno di questi film il secondo tempo prima del primo scusandosi poi che non ci avevano capito niente”.
Ai Sette samurai associa sempre il gradimento, per I magnifici Sette cita gli attori del western di allora: Steve McQueen, Yul Brynner, James Coburn, Charles Bronson, Horst Buchholz.
Il western è il genere che racconta più di tutti il mito americano, il western sta alla storia americana come l’Iliade sta alla storia greca. “A Pavana c’era Gigi, un mio lontano parente, all’inizio aveva un proiettore 35 mm poi è passato al “passo ridotto” e si serviva della San Paolo Film. Girava con una Balilla tre marce con dentro la macchina da proiezione e sopra due file di sedie e girava per i paesini qua attorno. Ricordo che aspettavamo che arrivasse la pellicola con il treno delle tre ma se c’era un ritardo aspettava quello delle sette. La San Paolo mandava film legati al mondo cattolico ma ogni tanto arrivava anche qualche western e per noi ragazzini era l’apoteosi”.
Ricorda che a Modena aveva pochi soldi per cui andava a vedere film di terza categoria in cinema dove il prezzo del biglietto della galleria era più alto di quello della platea.
“Alla domenica c’era troppa gente negli anni quaranta e c’erano anche delle risse per i posti a sedere. Mi ricordo i pacchettini di semi di zucca che a Bologna si chiamavano brustulli e a Modena romeline. Quando ti alzavi dovevi stare attento perché c’erano montagne dei gusci per terra, poi si fumava e mi ricordo le volute di fumo che picchiavano, con un bell’effetto contro i fasci di luce del proiettore. Quando hanno proibito il fumo ho smesso di andare al cinema. Ricordo un film di guerra, Prima Linea – Attack, facevo le superiori, un mio compagno di scuola tirò fuori una sigaretta e allora, io che non le avevo, gliene chiesi una. Te la do, mi disse, per l’emozione di questo momento ma domani me la devi restituire!”.

Di Ermanno Olmi e il suo L’albero degli zoccoli fa un paragone con Novecento di Bertolucci. Come dilettante studioso vede in quest’ultimo il film di un borghese che si immagina che la cultura popolare sia quella che vede lui, invece nell’Albero degli zoccoli c’è quella vera. Tant’è vero, aggiungiamo, in Novecento recitano delle star internazionali, nell’altro film gli attori sono contadini. Su quest’ultima ha fatto una ricerca da queste parti andando a rompere le scatole ad anziani per sentire qualche canto, alcuni sono stati registrati e sono andati a finire nel museo di Campo Tizzoro. Bertolucci ha lavorato con grandi nomi dello spettacolo, Olmi con i contadini.
Dell’ultimo film, L’attimo fuggente, dice: “Ho scelto questo perché parla della poesia, quella di Orazio che contiene “Carpe diem” è straordinaria, ma non è possibile tradurla in italiano è Carpe diem e basta”.
Nei primi anni del Duemila quando è andato ad abitare a Pavana ha tradotto tre commenti di Plauto dal latino al dialetto pavanese. Questi sono stati poi rappresentati da una compagnia locale e “Siamo stati anche all’estero: San Giovanni in Persiceto e Angolo Terme”.

L’incontro si conclude con un Premio Petri speciale, conferito dal Festival e consegnato dalla Vicesindaco Elena Gaggioli. “Il nostro è un premio che si unisce alle decine di onorificenze già ricevute – è l’affettuosa motivazione – ma che arriva dal cuore di chi sa di vivere a pochi chilometri da chi ha saputo forgiare la musica e la cultura”.









