mercoledì, Settembre 9, 2026

Gelate, a rischio un quarto della produzione e più minacciata la viticultura

di Marzio Dolfi

FIRENZE – “Il colpo di coda dell’inverno, con temperature destinate ad abbassarsi drasticamente tra oggi e il lunedì dell’Angelo, può mettere a serio rischio almeno un quarto della produzione agricola. L’ennesima stagione caratterizzata da caldo anomalo, infatti, ha fatto già sbocciare i germogli che adesso, con le gelate, possono andare persi”. 
A dirlo è il presidente di Confagricoltura Toscana Marco Neri, commentando il repentino cambiamento climatico in corso.

Germogli di acacia seccati dal gelo

Lo stesso allarme arriva anche da Federagripesca Confcooperative Toscana. Il vicepresidente Ritano Baragli, sottolinea come “le tardive gelate di questi giorni pasquali, da oggi fino almeno al 10 aprile, pongono a serio rischio le nostre produzioni vitivinicole. L’auspicio è quello di scongiurare un dramma come quello vissuto nello stesso periodo del 2021, quando il 30% circa dei raccolti andò in fumo”.

Per Confacricoltura le gelate “determinano una situazione di profonda instabilità per tutta la filiera dell’agricoltura, dagli ortaggi agli alberi da frutto, senza dimenticare i vigneti che, anzi, rappresentano la porzione più vulnerabile delle nostre colture. Nella grande maggioranza dei casi le gemme si sono già dischiuse e il freddo sotto zero di questi giorni potrebbe inibirle, fino a renderne impossibile il recupero. Uno scenario che auspichiamo di scongiurare a tutti i costi, memori dei danni che abbiamo patito nel recente passato”.

Quella di oggi dovrebbe essere la giornata peggiore, ma l’attenzione resta altissima.

La vera anomalia sono i ripetuti inverni sempre più caldi, che determinano lo sbocciare in anticipo dei germogli. Il freddo sotto lo zero li induce ad abortire e recuperarli diventa praticamente impossibile.

“Quello che possiamo fare adesso – sottolinea Ritano Baragli – è proteggere al meglio le nostre colture, sperando che le temperature tornino in fretta ad alzarsi”.

“Ma ovviamente – aggiunge Marco Neri – in molti casi questo non può accadere per via dell’estensione dei terreni. Per fare un bilancio, comunque, dovremo attendere che le temperature tornino a salire. C’è da augurarsi davvero che questa scia lunga dell’inverno non comprometta il nostro lavoro”. 

La produzione più a rischio, viene evidenziato, è quella legata ai vigneti, ma non soltanto. La vite è infatti la specie destinata a patire maggiormente questi sbalzi di temperatura, anche perché sono più frequenti nelle zone interne della Toscana, quelle che ospitano la maggior parte delle coltivazioni.

Ma a rischio sono anche alcune produzioni, come quelle legate alla colture agricole di pieno campo o gli alberi da frutto (pomacee, in particolare). Anche il vivaismo può subire le conseguenze di questo clima anomalo: molte piante infatti sono già state posizionate all’esterno.

Solo dopo Pasqua, sottolineano concordi Confagricoltura e Confcooperative, si potrà fare un bilancio complessivo, “augurandosi che la situazione sia ben diversa da quella di due anni fa”.

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