PRATO – «Quanto accaduto alla Dogaia è una tragedia che ci impone di tornare a parlare delle condizioni del carcere e delle responsabilità della politica. Il tempo dell’emergenza è finito».
La morte di un detenuto di 32 anni, avvenuta nella notte alla Casa Circondariale della Dogaia di Prato dopo una colluttazione in cella, riporta drammaticamente l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario pratese. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio preterintenzionale.
L’episodio arriva a poche settimane dalla visita dei Giovani Democratici alla Dogaia, nell’ambito di “Dimenticatə”, il percorso promosso dai GD Toscana per entrare nelle carceri della regione, ascoltare chi le vive quotidianamente e contribuire alla costruzione di un nuovo modello penitenziario.
«Non possiamo permetterci di commentare questa tragedia limitandoci all’episodio e aspettando che la cronaca passi. Poche settimane fa siamo entrati alla Dogaia con il percorso “dimenticatə”, abbiamo incontrato il direttore, visitato le sezioni e parlato direttamente con le persone detenute. Abbiamo visto celle con quattro brande, sovraffollamento, una carenza significativa di personale, problemi strutturali e difficoltà nell’attivare percorsi di studio e lavoro. Oggi quelle criticità assumono un peso ancora maggiore. Questo episodio non deve diventare l’ennesimo momento di indignazione destinato a esaurirsi nel giro di pochi giorni: deve essere l’occasione per chiedere con forza al Governo risorse, personale e una strategia per il sistema penitenziario. Con “dimenticatə” continueremo il nostro percorso nelle carceri della Toscana, perché vogliamo ascoltare e costruire una proposta politica capace di superare un modello che oggi mostra tutta la sua crisi», sottolinea Bernardo Taddei, Segretario regionale dei Giovani Democratici della Toscana.
«Quello di cui ha bisogno il carcere ora è di non limitarsi a essere uno spazio circoscritto, di non chiudersi in se stesso. Un sistema che non lascia immaginare come può essere un sé al di fuori del carcere lascia crescere animi irrequieti che sfociano in aggressività. Sappiamo da tempo che punire il male con altro male è un concetto superato e inefficace: dobbiamo iniziare ad affidarci alle evidenze invece di fare giustizia secondo la nostra sensibilità personale. Quando siamo entrati alla Dogaia poche settimane fa abbiamo visto direttamente quella cella e abbiamo incontrato le persone che vivono quotidianamente questa realtà. Oggi, davanti a questa tragedia, sentiamo ancora più forte la necessità di costruire un carcere che non si limiti a contenere, ma che sappia creare condizioni per cambiare, studiare, lavorare e immaginare una vita diversa fuori da quelle mura», afferma Elena Dottore, dirigente dei Giovani Democratici di Prato.
Per i Giovani Democratici, quanto accaduto non può essere separato dalle condizioni complessive in cui opera il sistema penitenziario. Sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà nell’attivazione dei percorsi rieducativi sono questioni strutturali che richiedono risposte politiche e risorse adeguate.
“Dimenticatə” proseguirà quindi il proprio percorso negli istituti penitenziari della Toscana, con l’obiettivo di raccogliere esperienze, criticità e proposte e arrivare alla stesura di un documento politico sul nuovo modello carcerario. Un lavoro che i Giovani Democratici intendono mettere a disposizione delle istituzioni come contributo concreto per riportare il carcere al centro dell’agenda politica, non soltanto quando accade una tragedia.









