PESCIA – L’onorevole Marco Furfaro, deputato del Pd, chiede chiarezza sulla morte di Giovanni Cosci, l’uomo di 78 anni, deceduto mentre lavorava in una Rsa, a Pescia. Cosci era un pensionato, ma è morto sul lavoro, schiacciato da un letto elettronico anti decubito che stava riparando. La struttura gli è crollata addosso.

Un uomo di 78 anni, in pensione, che alle cinque di un pomeriggio di febbraio stava riparando un letto in una casa di riposo. Perché? – Chiede Furfaro – Chi lo conosceva dice che lavorava perché ‘gli piaceva’, che era di una disponibilità unica. Ed è esattamente questo che rende la sua morte insopportabile. Perché un uomo di quasi 79 anni non dovrebbe trovarsi a riparare un letto in una Rsa. Non in un Paese normale. E invece sempre più persone in pensione continuano a lavorare. Perché la pensione non basta, perché i figli non ce la fanno, perché il costo della vita sale e pensioni e retribuzioni restano ferme. Perché la disponibilità di un uomo come Giovanni, che lavorava perché gli piaceva, certo, ma anche perché qualcuno lo chiamava e lui non diceva mai di no, diventa il tappabuchi di un sistema che non funziona. Giovanni Cosci meritava di passare quel pomeriggio di febbraio a casa, con la sua famiglia, con il figlio Federico, con la moglie Daniela. Meritava la pensione che si era guadagnato con una vita intera di lavoro. E invece è morto riparando un letto a 78 anni. Perché in Italia il lavoro uccide. E non smette di farlo nemmeno quando dovresti aver finito di lavorare”.
Il parlamentare del Pd chiese che sull’episodio si faccia piena chiarezza e piena giustizia.






