di Roberto Agnoletti
PISTOIA – L’amministrazione comunale annuncia che da lunedì prossimo partiranno i lavori di “riqualificazione” di piazza S. Lorenzo.
Invitiamo tutti ad osservare bene il progetto: se viene attuato come previsto, in futuro in questa piazza vedremo solo scheletrici alberelli destinati a morte sicura nell’arco di pochi anni: non si possono piantare aceri a distanza di meno di 3 metri, appena cresceranno un poco le chiome si intrecceranno, si sbilanceranno e poi dovremo tagliarli. E soprattutto aceri piantati fitti fitti con le radici coperte da massetto cementizio e lastrico fino al colletto non cresceranno neppure con idoneo impianto idrico.
Comprendiamo mettere alberi giovani per farli acclimatare nel tempo, ma con queste impostazioni di progetto, che qualsiasi agronomo noterebbe subito, sono destinati a vivacchiare stentati, ad ammalarsi e non diventate mai adulte. Sembra invece che abbiamo intrapreso la via per ripiantare, in successione di pochi anni, piante in buchette con badilate di terra magari calando progressivamente le pretese, dagli aceri ai ligustri, poi ai melograni infine ad arbusti bassi (come è accaduto negli ultimi anni in via Mazzini o nella rotonda oltre Porta Nuova).
Scordatevi per sempre l’ombra attuale. Dubitiamo che un lastrico bordato di aiuole con piante stente e panchine isolate sotto il sole possa considerarsi una riqualificazione. I bei fotomontaggi saranno consolatori ma, in questo caso, lontani dalla realtà.
Soprattutto notiamo che la superficie permeabile dopo l’intervento è equivalente a quella attuale ma, anziché concentrata in un’unica area, è distribuita in aiuole perimetrali insufficienti a garantire il pieno sviluppo delle essenze scelte e ancor più insufficienti a garantire la permeabilità delle piogge che cadranno sul nuovo lastrico. Del resto nessun intervento è previsto sulla rete dei sottoservizi che nelle tavole di progetto sono indicati in posizione e di diametro “presunti” e da conservare nello stato di fatto (neppure certi quindi delle loro condizioni di manutenzione). Ne deriva che l’area a parcheggio continuerà a scaricare nella Brana e, in caso di piena, la piazza continuerà ad allargarsi come in passato, ma riqualificata!
Se guardate gli elaborati di progetto i progettisti del megastudio, avvallati dall’ufficio tecnico comunale e dagli assessori che si vantano di tale progetto, hanno previsto di disporre vari tipi di acero a meno di 3 metri l’uno dall’altro. Così non solo non cresceranno, ma neppure sopravviveranno. Altrimenti come si fa a piantare 173 “alberi” dove adesso c’è ne sono 12?
Oppure nessuno si è accorto della cosa?
In altre pagine le osservazioni sull’incoerenza del progetto di sistemazione di piazza S. Lorenzo non sono state comprese (neppure dal nostro assessore); non voglio far polemica e non ho alcuna pretesa di fare della letteratura. Per la questione in oggetto vorrei fare appello al buon senso o senso comune: per far capire che immaginare di far crescere degli aceri a meno di 3 metri l’una dall’altro (servirebbero almeno metri lineari 6, meglio 10) è un’assurdità, invito ad andare a vedere degli aceri cresciuti e allo stesso tempo un bosco o un vivaio per constatare dal vivo ciò che può vivere a distanza di 3 o di 10 metri lineari. Si potrebbe così capire da soli cosa possiamo piantare in S. Lorenzo e cosa no e soprattutto perché sostenere che possiamo infilarci 173 “alberi” è un’offesa al buon senso, semmai 173 arbusti!
*Architetto











Condivido ampiamente. Dopo lo scempio in piazza della resistenza con il taglio di numerosi alberi lasciando aree scoperte al sole, compresa l’area giochi dei bambini, ora rovinano anche questa piazza……