giovedì, Settembre 10, 2026

“Gli Egizi e i doni del Nilo”: opere dal Museo Egizio in mostra a Forte dei Marmi

FORTE DEI MARMI – Non solo vacanze, mare, shopping e vita mondana, ma anche storia e archeologia nella località più glamour della Versilia.

A Forte dei Marmi arriva in mostra la civiltà millenaria dell’antico Egitto attraverso 24 preziosi reperti provenienti dal Museo Egizio di Torino. Unica esposizione organizzata in spazi esterni al Museo nell’anno del bicentenario, la mostra, inaugurata il primo agosto, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 2 febbraio 2025 negli spazi interni del Fortino Leopoldo I (nella centralissima piazza Garibaldi), che si conferma luogo d’arte e cultura.

“Gli Egizi e i doni del Nilo” nasce dal rapporto instaurato dalla Fondazione Villa Bertelli e dal Comune di Forte dei Marmi con il Museo Egizio di Torino, settimo museo più visitato in Italia e seconda realtà nel mondo dedicata alla civiltà nilotica dopo il Museo Nazionale del Cairo, che quest’anno celebra i due secoli di vita con un ricco programma di iniziative, di cui anche la mostra di Forte dei Marmi fa parte.

Un amuleto a forma di ippopotamo facente parte della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”

Per tutta l’estate e fino a inverno inoltrato, residenti e turisti potranno approfondire le arti, le tecniche, le professioni e i materiali utilizzati della grande civiltà sviluppatasi sulle rive del Nilo, grazie a un percorso di visita pensato per tutti con visite guidate e laboratori didattici riservati alle scuole di ogni ordine e grado. In preparazione anche una speciale audioguida, con la voce dello scrittore fortemarmino Fabio Genovesi, che accompagnerà i visitatori lungo l’esposizione allestita nelle sale del Fortino.

“La mostra intende sollecitare la curiosità, illustrando la complessità di quello che presentiamo – ha sottolineato in sede di presentazione Christian Greco, direttore del Museo Egizio – gli oggetti esposti ci parlano di cultura funeraria, non perché gli Egizi fossero ossessionati dalla morte. Noi conosciamo la loro cultura materiale principalmente per aver scavato in necropoli e questa è la nostra principale chiave di accesso alla cultura dell’antico Egitto. Il racconto che facciamo qui, grazie ad un approccio prosopografico, vuole invece presentare le persone, oltre l’oggetto. Sono quindi felicissimo che, oltre coloro che potranno visitare la mostra d’estate, la comunità si possa appropriare di questa esposizione e la possa utilizzare per capire come quella memoria materiale, che proviene da un luogo distante, in realtà predetermini chi siamo noi oggi e ci proietti in quest’ottica mediterranea, dove la civiltà nilotica ha avuto un ruolo fondamentale”.

Quattro vasi canopici

“Gli Egizi e i doni del Nilo” propone un viaggio nel tempo lungo quattromila anni, dall’Epoca Predinastica (3900 – 3300 a.C.) all’età ellenistico-romana (332 a.C. – 395 d.C.), attraverso una selezione di vasi, stele, maschere, amuleti e papiri: reperti di grande valore provenienti dai depositi del Museo Egizio (il quale custodisce 40mila oggetti, di cui solo 12mila sono in esposizione), pertanto normalmente non visibili al pubblico e, in alcuni casi, mai esposti prima.

Immagine guida dell’esposizione è una maschera funeraria di età romana (30 a.C. – 395 d.C.) proveniente da Assiut: una riproduzione idealizzata del volto del defunto, realizzata in cartonnage (materiale simile alla cartapesta) e destinata alla protezione magica della mummia.

Tra i reperti in mostra, un tipico modellino di imbarcazione dei corredi funerari del Primo Periodo Intermedio (2118 – 1980 a.C.), in legno stuccato e dipinto, decorato con la coppia di occhi udjat a protezione dello scafo. Queste imbarcazioni in genere rappresentano il viaggio del defunto verso la città sacra di Abido. Dalla Galleria della Cultura materiale del Museo Egizio proviene invece il set completo di vasi canopi in alabastro di Ptahhotep, vissuto durante il Terzo Periodo Intermedio (1076 – 722 a.C.). I quattro vasi sono chiusi da coperchi che ritraggono i Figli di Horus, con teste zoomorfe, utilizzati per conservare separatamente gli organi del defunto.

Una maschera funeraria

Il percorso espositivo è arricchito da infografiche e installazioni multimediali, con approfondimenti storico-scientifici sui reperti e sui diversi periodi storici, e da due significative riproduzioni provenienti dal Museo Egizio: la statua monumentale di Ramesse II, in scala 2:1, posizionata all’esterno sulla piazza davanti all’ingresso della mostra, e il sarcofago di Butehamon, nelle dimensioni originali, posto al terzo piano del Fortino.

L’apertura al pubblico seguirà orari differenziati nell’arco temporale della mostra, per gli orari in dettaglio consultare il sito della Fondazione Villa Bertelli. Biglietti: intero 10 euro (audioguida inclusa), ridotto 5 euro.

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