mercoledì, Settembre 9, 2026

Gli Omini e i loro “Trucioli”: frammenti di storie di un’umanità “ai margini”

CASALGUIDI – La breve ma intensa stagione teatrale del Francini di Casalguidi si è chiusa con “Trucioli”, spettacolo de “Gli Omini” esito di un progetto realizzato in coproduzione con il Teatro Metastasio di Prato.

Che cosa sono i trucioli? In apparenza solamente scarti, rimasugli, rifiuti, residui della lavorazione del legno; sono sinonimo di qualcosa di inutile, un sovrappiù non necessario e il cui destino è quello di essere buttato via senza troppi pensieri. Eppure anche i trucioli del legno possono nascondere segreti e, se sapientemente riciclati e riutilizzati, possono dar vita a nuovi oggetti e recuperare una loro utilità, facendo in un certo senso ricredere chi li aveva valutati, in maniera frettolosa e superficiale, solo degli scarti senza alcuna importanza.

Francesco Rotelli e Luca Zacchini de “Gli Omini” durante lo spettacolo “Trucioli” al Teatro Francini di Casalguidi (fotografie di Stefano Di Cecio)

Prendendo spunto dalla metafora dei trucioli del legno, Gli Omini portano in scena i loro “trucioli umani” proiettando il pubblico in un caleidoscopio di storie e racconti che hanno per protagonisti personaggi oscuri e ignoti, grotteschi e popolari, figure lontane da qualsiasi forma di notorietà e anzi spesso poste ai margini della stessa società.

Perché anche i trucioli, per quanto umili, per quanto visti da molti come dei residui, hanno una loro dignità e soprattutto una capacità di raccontare storie talvolta straordinarie: piccoli affreschi di vita quotidiana, di situazioni vissute, di scene di paese. Ecco allora che i trucioli riacquistano una loro dimensione e una precisa funzione andando a rappresentare, come tante piccole “tessere” di un mosaico, frammenti e pezzi di storie personali da raccontare. E sono racconti di vite spesso “al limite” che vengono dalle “periferie” della società, dai piccoli paesi, dalle piazze, dai giardini pubblici, dai circoli, dal mondo contadino, e in cui è possibile rivedere alcuni dei personaggi “tipici” (diremmo quasi le “maschere”) che caratterizzano questi luoghi nell’immaginario collettivo.

Ma lo spettacolo portato in scena da Francesco Rotelli e Luca Zacchini, per la drammaturgia di Giulia Zacchini, non è frutto di invenzione, ma è il risultato e il frutto di una lunga ricerca antropologica che la compagnia teatrale ha condotto per circa un decennio lungo tutta la nostra penisola, da nord a sud, andando a intervistare una serie di persone, spesso incontrate per caso, e raccogliendo e catalogando i vari “frammenti” delle loro esistenze.

Ne è scaturito un progetto che di fatto è in continuo divenire e che conferisce a questo spettacolo un carattere molto originale e particolare, dal momento che ogni rappresentazione è diversa dall’altra grazie alla possibilità accordata al pubblico in sala di scegliere e selezionare quali storie raccontare su un totale di circa quaranta “trucioli”.

Francesco e Luca, dopo una esilarante quanto grottesca “introduzione” allo spettacolo e all’idea che vi è sottesa, aprono il loro cartellone e lasciano ai presenti tra il pubblico la libertà di indicare quale “truciolo” (che include un personaggio o una situazione) desiderano che venga raccontato.

Inizia così una carrellata di sette microstorie, sette racconti brevi dallo stile che potremmo definire “espressionista” il cui obiettivo non è solo quello di narrare un piccolo pezzo o frammento di vita, ma anche quello di aprire squarci e spunti di riflessione sulla variegata umanità, spesso trascurata e messa in disparte, che ci accompagna nel corso delle nostre vite.

Tra ubriaconi che raccontano le loro imprese mirabolanti, pazzi che si credono sindaci di un paese o allenatori di calcio, storie di donne divenute vedove a giro per l’Italia, bambini che immaginano il loro futuro, arzilli novantenni che ricordano il passato e tante altre piccole storie di quelli che solo a uno sguardo poco attento sembrano figure anonime e senza alcuna rilevanza, Gli Omini ci conducono per mano tra i mille dialetti del nostro Paese alla scoperta della ricchezza e della varietà dei “trucioli” che vivono al nostro fianco e di cui noi stessi siamo costituiti. Perché in fondo ciascuno di noi possiede scarti e imperfezioni, frammenti e pezzetti di vita vissuta o immaginata che tuttavia meritano di essere raccontati.

E Gli Omini lo fanno con il loro stile leggero e irriverente, ma capace di alternare in una medesima situazione momenti drammatici e grotteschi, ironici e satirici, dando prova di una grande capacità attoriale sia nel magistrale utilizzo della gestualità e della mimica facciale, sia nell’abilità di alternare con estrema rapidità registri linguistici e dialetti completamente diversi. Uno spettacolo che è allo stesso tempo rappresentazione scenica e indagine sociologica, e che, nei brevi intervalli tra una risata e l’altra per la comicità e l’assurdità di certe situazioni, lascia spiragli di riflessioni sulla “meraviglia umana” di questo nostro mondo.

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