mercoledì, Settembre 9, 2026

“Grand Hotel Europa” di Ilja Pfeijffer al Pisa Book Festival

di Pietro Massaini

PISA – Giovedì 30 settembre l’Auditorium del Museo delle Antiche Navi ha ospitato Ilja Pfeijffer e il suo Grand Hotel Europa (Nutrimenti, 2020).

Il romanzo dell’autore olandese si snoda nelle dimensioni dell’amore, del viaggio e del ricordo, tentando di dare una possibile lettura all’identità europea. Dal dialogo fra Sebastiano Mondadori e Ilja Pfeijffer sul palco pisano nasce così un’indagine curiosa dell’“europeicità”.

Il Grand Hotel è un luogo miticizzato, abitato da ospiti fissi e curiosi, e il protagonista Ilja (il cui nome è solo un espediente per catturare l’attenzione del lettore) si sposta fra presente e passato, contribuendo a ricreare un’atmosfera di nostalgia e malinconia che permea le pagine del libro. L’autore suggerisce una possibile chiave di lettura del suo nuovo romanzo: la riflessione su un mondo che va scomparendo, su un continente che magnifica, che adora un passato incastonato di bellezza e di gloria, e che adesso prova a capitalizzare rivendendolo al turismo di massa.

L’Europa per Pfeijiffer è segnata dall’onnipresenza di un passato tangibile, un passato di cui esser fieri, ma che necessita anche di essere protetto. Orientarsi verso un tempo migliore ormai trascorso è fuorviante, impedisce agli europei di ridefinire la propria posizione nell’oggi, anche in termini geopolitici.

E ciascun ospite dell’Hotel è legato a modo suo al passato, ad eccezione di Abdul, il giovane facchino immigrato da un paese lontano per cui ricordare è troppo doloroso; un ragazzo che ha scelto il Vecchio Continente perché qui ha visto il futuro. C’è una distinzione fra i “viaggiatori bianchi, ricchi, che sono alla ricerca del passato – sostiene Pfeiffer – e i viaggiatori neri, poveri, che sono alla ricerca di un futuro”. È questa la grande riflessione che lo scrittore pone sul tavolo: il rapporto col tempo e con lo spazio.

Forse perché arrivato in Italia come “turista” (olandese, vive a Genova dal 2008), l’autore sostiene che il turismo sia allo stesso tempo ricerca di autenticità e sua distruzione: la massificazione del turismo ha messo in vendita la bellezza, rischia di rendere il nostro territorio un immenso parco giochi, di rendere gli abitanti delle nostre città dei servi del centro che abitano in periferia. Va dunque recuperato un rispetto per le differenze, per ciò che ci rende unici.

Grand Hotel Europa è questo, ma anche altro. Un intreccio di storie, di personaggi, un tentativo di recuperare una dimensione di autenticità, una grande riflessione sul nostro presente, che tenta di aprirsi una strada sotto l’ombra del grande passato.

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