lunedì, Ottobre 5, 2026

Grande folla al Gran Premio storico d’Italia al Mugello

di Riccardo Puccetti

MUGELLO – Al Mugello sedici celebri piloti hanno fatto rivivere l’epoca d’oro della Scuderia, mentre il rombo dei motori V10 è tornato a riecheggiare tra le colline toscane. In pista, quasi 200 vetture storiche da corsa si sono sfidate in 18 gare, alcune decise sul filo di pochi millesimi di secondo.

Le auto Ferrari (Montesinos Alexandre)

Un debutto da incorniciare al Mugello
L’edizione inaugurale del Gran Premio Storico d’Italia ha lasciato il segno. Organizzato dal 2 al 4 ottobre da HVM Racing sull’Autodromo del Mugello, in collaborazione con Ferrari Corse clienti e sotto l’egida dell’Automobile Club d’Italia, l’evento ha riscosso un clamoroso successo di pubblico per l’intero fine settimana. HVM Racing ha portato in Italia la formula vincente del Kennol Grand Prix de France Historique: un perfetto equilibrio tra esibizioni di Formula 1 con piloti leggendari e gare competitive animate da specialisti del motorsport storico.
Il momento clou del weekend non ha deluso le attese. Al Mugello, da anni terreno di prova prediletto della scuderia modenese, la retrospettiva “Scuderia Ferrari – Golden Age: 1996-2006” ha reso omaggio al decennio più vincente nella storia della Ferrari in Formula 1: 5 titoli piloti, 6 titoli costruttori e 87 vittorie nei Gran premi. Ma queste monoposto non erano certo nate per restare ferme nel paddock.
Sia sabato che domenica sono state portate in pista da piloti dall’autentico pedigree Ferrari: René Arnoux (412 T2 del 1995), Eddie Irvine (F399), Nicola Larini (F1-2000), Stefan Johansson (F2001), Mika Salo (F2002), Giancarlo Fisichella (F2003-GA), Andrea Bertolini (F2004), Antonio Giovinazzi (F2005) e Luca Badoer (248 F1), a cui si è aggiunto la domenica Gerhard Berger al volante della F2004.
Fin dai primi giri, l’urlo dei V10 – incorniciato dal V12 della 412 T2 e dal V8 della 248 F1 – ha riempito la valle, rimbalzando da una tribuna all’altra fino alle colline toscane. Era la colonna sonora di un’epoca magica, in cui Michael Schumacher e la Scuderia dominavano incontrastati, un suono che la Formula 1 non sentiva più da metà anni 2000.
Per i tifosi più giovani una rivelazione; per tutti gli altri, un ricongiungimento intriso di profonda emozione.Terminati i giri, le vetture rosse si sono riunite sulla griglia di partenza per una foto di famiglia, circondate da piloti e autorità in un momento di festa condivisa nel quale tutti sono stati invitati a raccontare le proprie impressioni.
L’emozione era palpabile, a cominciare dalla sfida di riprendere confidenza con vetture così leggere e nervose, dallo sterzo chirurgico e dalla potenza sbalorditiva. Nicola Larini è sceso dall’abitacolo estasiato: “Il gas non finiva mai! Risalire su una macchina con quella potenza dopo 30 anni ti segna dentro. Anche se abbiamo fatto solo pochi giri, ho potuto spingere a fondo. È qualcosa di immenso”.
Eddie Irvine, fedele al proprio stile, l’ha messa sul ridere: “La macchina è nervosissima, e io pure!”

GPSI (foto Montesinos Alexandre)

Il Mugello ha risvegliato anche una moltitudine di ricordi. Su un circuito che sia Giancarlo Fisichella sia Stefan Johansson considerano tra i più belli al mondo, molti di loro avevano macinato chilometri e chilometri di test in passato. Un visibilmente commosso Luca Badoer è tornato sul tracciato che aveva letteralmente “consumato”, mentre Mika Salo ha ricordato con affetto le lunghe giornate di collaudi che garantivano una notte di sonno profondo. Soprattutto, ognuno di loro ha reso omaggio alla passione dei tifosi, giunti in massa. “Tornare davanti al pubblico italiano da pilota Ferrari è sempre una sensazione magnifica,” ha dichiarato Gerhard Berger. “E questo spettacolo ricorda a tutti il grande campione che è stato Michael Schumacher”.
A testimonianza del loro legame indissolubile con Maranello, diversi ex piloti della Scuderia non italiani hanno scelto di esprimersi nella nostra lingua. Domenica René Arnoux ha preso il microfono e ha arringato il pubblico in italiano, dedicando la propria passione ai tifosi, senza i quali – ha ricordato – piloti e squadre non esisterebbero nemmeno.
A loro si sono uniti altri 6 ex piloti di Formula 1: Philippe Alliot, Mauro Baldi, Thierry Boutsen, Pierluigi Martini, Riccardo Patrese ed Emanuele Pirro. Un palmarès collettivo formidabile: Riccardo Patrese ha detenuto a lungo il record di presenze nei Gran Premi, mentre Mauro Baldi, Pierluigi Martini ed Emanuele Pirro hanno tutti trionfato alla 24 Ore di Le Mans, così come Stefan Johansson e Antonio Giovinazzi. Non stupisce che Pierre Fillon, Presidente dell’Automobile Club de l’Ouest, abbia presenziato all’evento elogiando uno “schieramento straordinario”.
Le gare sono state all’altezza dello spettacolo. Quasi 200 vetture suddivise su 8 griglie hanno dato vita a 18 gare, con piloti provenienti da 18 nazioni al volante di monoposto di Formula Junior e Formula 1, sport prototipi e vetture GT. In pista sono andati in scena quasi 90 anni di storia del motorsport, dalla Maserati 8CM del 1934 di Josef Otto Rettenmaier alla Ligier JS P320 del 2023 di Karl Pedraza.

Foto di Montesinos Alexandre

I risultati delle gare
HGPCA (F1 pre-1966)
Miles Griffiths (Lotus 16) ha fatto piazza pulita nella classe a motore anteriore, superando la Scarab-Offenhauser di Mark Shaw in entrambe le manche. Le gare a motore posteriore sono state vinte rispettivamente dalle Cooper T53 di Tom Waterfield e Will Nuthall, con quest’ultimo che ha conquistato la manche di domenica per soli 0,060 secondi. Anche il Cavallino Rampante si è messo in evidenza: Richard Wilson ha portato la sua Ferrari 246 Dino del 1960 sul podio in gara 2 delle monoposto a motore anteriore, mentre Joe Colasacco ha fatto segnare il giro più veloce in gara 1 della classe a motore posteriore a bordo della Ferrari 1512 del 1965.
Masters Racing Legends (F1 1966-1985)
Werner d’Ansembourg (Williams FW07C del 1980) ha corso in una categoria a parte, conquistando entrambe le vittorie e i due giri veloci, con Steve Brooks (Lotus 91) due volte al secondo posto. Joe Macari (Tyrrell 012) e James Hagan (Tyrrell 011B) hanno completato i rispettivi podi.
BOSS GP
Doppietta per Mattia Pasini (Dallara GP2/11). Il giro più veloce del weekend è andato a Ingo Gerstl, con una media sul giro di 208 km/h al volante di una Toro Rosso STR1 del 2006, coeva delle ultime Ferrari dell’epoca d’oro.
Masters Endurance Legends
Doppia affermazione anche per Keith Frieser (Zytek 09), che ha preceduto la Dallara-Corvette della coppia Ferrer-Aza/Muller in entrambe le gare.
F2 Classic Interseries
L’ideatore della manifestazione ha fatto da battistrada nella giornata di sabato: Laurent Vallery-Masson ha vinto gara 1 sulla sua March 77B, resistendo a Mark Dwyer per 0,446 secondi, con Gianluigi Candiani a soli 0,631 secondi di distacco. Matthew Wrigley (March 782) si è imposto nella prova di domenica.
F3 Classic Interseries
La domenica ha regalato l’arrivo più serrato del weekend, con Frédéric Lajoux (March 793) che si è imposto per appena 0,014 secondi su Eric Martin (Martini MK39), e i primi 3 racchiusi in 0,441 secondi. Lajoux ha ereditato il successo dopo la squalifica di Alexander Weiss (Ralt RT3), vincitore di gara 1 e primo a transitare sotto la bandiera a scacchi.
Historic F3 1000cc & Formula Ford
Il vincitore del sabato François Belle (Lola T540E) è stato beffato domenica per appena 0,065 secondi da Austin Widmer (Brabham BT21), con i primi tre al traguardo raggruppati in un secondo.
Historic Formula Junior: Lurani Trophy
La griglia più numerosa del fine settimana, forte di 44 vetture, ha visto i piloti Lotus Patrick d’Aubreby e Andrew Hibberd chiudere al primo e secondo posto in entrambe le manche, con il britannico capace di ribaltare il risultato nella gara di domenica.
Gli organizzatori desiderano ringraziare tutti i piloti, i team, i commissari di percorso, i partner, i media e gli spettatori che hanno reso possibile il grande successo di questa prima edizione. Ed è solo l’inizio: “Vi promettiamo che miglioreremo questo evento anno dopo anno, perché non si tratta di un episodio isolato. È un appuntamento destinato a crescere,” ha assicurato Laurent Vallery-Masson.

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