mercoledì, Settembre 9, 2026

I Gatti Mezzi al Teatro Puccini: vent’anni di storia in concerto

FIRENZE – Ieri 13 gennaio 2026, il Teatro Puccini di Firenze ha accolto i Gatti Mézzi per una tappa del loro Tour nei teatri, presentato da Musiche Metropolitane.

La band pisana, da anni punto di riferimento del cantautorato toscano, è tornata sul palco in una dimensione più intima e raccolta, riportando al centro quel legame diretto con il pubblico che da sempre rappresenta la loro forza.

Alcune immagini dei Gatti Mezzi in concerto a Firenze (fotografie di Simone Tofani)

Dopo il successo travolgente del tour estivo, questo nuovo capitolo, ideato e prodotto da Luca Zannotti, storico manager della formazione, riporta sul palco la loro essenza più autentica.

Fin dalle prime note, il concerto si è trasformato in un viaggio nella loro storia. I Gatti Mézzi hanno aperto la serata tornando al 2006, alle radici del loro percorso, con brani simbolo come “Tragedia dell’estate”, “Bimbetto scarmanato” e “Braccio di ferro”, accolti dal pubblico come vecchi amici ritrovati.

Da lì, la scaletta ha iniziato a muoversi liberamente nel tempo, saltando da un album all’altro con naturalezza: le atmosfere ruvide di “Anarfamondo”, le ritmate “Morirò d’incidente stradale”, “Occhiaia”, la dolcezza descrittiva di “Marina”, le immagini surreali di “Balena”. Ogni brano nella lunga scaletta ha riportato alla superficie un frammento di memoria condivisa, un pezzo di strada percorsa insieme.

La scelta del teatro ha amplificato tutto. Sul palco del Teatro Puccini di Firenze si è respirata quella sensazione di “ganzata vera” che la band ha più volte evocato durante la serata, un misto di intensità, soddisfazione e gratitudine che sembrava scorrere tra platea e palcoscenico senza soluzione di continuità.

L’energia di un simbolico fine estate appena trascorso riaffiorava nei loro racconti, insieme alla voglia di continuare a godere di quei palchi meravigliosi in un contesto più raccolto, più vicino, più umano.

Il concerto ha confermato la loro cifra stilistica: un cantautorato irriverente e colto, capace di mescolare poesia urbana, ironia e un realismo affettuoso che parla direttamente alla quotidianità.

Nel dialogo di Tommaso Novi e Francesco Bottai con il pubblico è riaffiorata la consapevolezza che non c’è niente di più bello dei sorrisi e degli abbracci ricevuti negli anni, e che proprio da quella reciprocità è nato il desiderio di dare ancora qualcosa in più, perché quando ci si prende gusto non si può davvero finire così.

La serata si è chiusa con un sentimento quasi domestico, come se il teatro fosse tornato a essere la loro casa naturale.

I Gatti Mézzi hanno riportato le lancette dell’orologio alle loro origini nei circoli e nelle balere, passando per i teatri. Quel teatro-canzone che li ha formati e che continua a definirli.

Il continuo interagire con il pubblico e la loro risposta fragorosa, sono stati il sigillo di un concerto che non si è limitato a ripercorrere una carriera, ma ha trasformato la memoria in un incontro vivo, un racconto condiviso, un frammento di identità collettiva restituito alla città.

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