MONTECATINI TERME – Ieri 10 dicembre il Teatro Verdi di Montecatini Terme si era preparato con ordine e posti numerati, ma già dalle prime note dei Negrita l’assetto è saltato.
“Nel blu” ha aperto la serata e il pubblico, inizialmente seduto, si è alzato in piedi: la musica dei Negrita non conosce barriere, e la platea si è trasformata subito in un movimento continuo di corpi e voci.
Con “Radio Conga” e “Il libro in una mano, la bomba nell’altra” l’energia è cresciuta, fino a rendere necessario un momento di pausa per ristabilire le posizioni. Ma era chiaro che sarebbe stato impossibile contenere quell’onda: il teatro, pensato per la compostezza, si è piegato alla vitalità del rock.

Su “Noi siamo gli altri” il canto si è fatto dichiarazione, mentre con “In ogni atomo” e “Che rumore fa” hanno spinto ancora più avanti il ritmo, due brani incisi nelle memorie sensoriali di diverse generazioni. Il punto di svolta è arrivato con “Cambio”: qui non c’era più distanza tra palco e platea. Tutti stretti sotto le luci, mani alzate e sorrisi, il teatro è diventato un unico spazio di energia, con la band e il pubblico fusi nello stesso tempo.
La scaletta ha proseguito alternando intensità e leggerezza, fino a regalare una gemma rara: “Lontani dal mondo”, brano del primo album, ormai raramente eseguito dal vivo. Pau lo ha concluso seduto sul bordo del palco, gesto semplice e potente che ha riportato l’atmosfera a un’intimità sospesa, come se la storia della band si fosse chiusa in un cerchio perfetto intorno ai suoi fan.

Subito dopo è arrivato “Sale”, che ha segnato l’inizio di una sezione più elettro acustica del concerto con arrangiamenti maturati nelle varie esibizioni fatte in questi anni. Un cambio di registro che ha dato un colore differente alla serata, con sonorità più essenziali e sfumature intime, capaci di mostrare un altro volto della band senza perdere intensità.
Il viaggio nella storia dei Negrita è continuato con alcuni dei brani più iconici della loro carriera. “Ho imparato a sognare” ha riportato la sala a un canto corale, un brano che negli anni è diventato simbolo di speranza e resistenza, cantato da tutti come un manifesto personale. “Magnolia” ha aggiunto una nota malinconica e intensa, con il pubblico che ha accompagnato ogni parola, trasformando il teatro in un luogo di memoria condivisa. “Rotolando verso sud”, esplosivo e trascinante, ha acceso definitivamente la platea: un brano che non è solo successo radiofonico, ma colonna sonora di viaggi e generazioni, e che dal vivo sprigiona tutta la sua forza liberatoria.

E ancora “Gioia infinita”, con la sua carica emotiva, ha trascinato il pubblico verso la conclusione del concerto, trasformando la sala in un canto corale che ha unito voci e generazioni. Un brano iconico, capace di condensare entusiasmo e partecipazione, che ha segnato l’epilogo della serata, lasciando nell’aria la magia di un momento condiviso destinato a restare nella memoria dei presenti.

Il saluto è arrivato sulle note di sottofondo di “What a Wonderful World”, con la band raccolta a bordo palco. Un finale genuino e intenso, per un concerto che ha intrecciato passato e presente, ripercorrendo la storia dei Negrita e portandoli verso nuove dimensioni.










