PISTOIA – Alla pasticceria Elisir di Capostrada una mostra delle fotografie di Sandro Nerucci, “Paesaggi toscani, luci ed ombre del Padule di Fucecchio”.
La mostra è già visitabile ma l’appuntamento è per sabato 8 novembre dalle 16 alle 19, con un brindisi per chi vorrà venire e conoscere l’autore. Sandro è un fotografo pistoiese molto conosciuto che ha cominciato a seguire questa passione 60 anni fa.
Il motivo ce lo racconta proprio lui: “All’epoca abitavo in via Curtatone e Montanara davanti al negozio Foto Tuci, ci conoscevamo bene per cui ogni tanto andavo con Lelio Tuci a vedere come svolgeva la sua attività di fotografo. Non solo a Pistoia ma anche a Montecatini all’albergo La Pace ad esempio, e in altri luoghi. In quel periodo mi furono regalate prima una Pocket-Comet Instamatic, poi quando entrai alla scuola d’arte, la mia famiglia mi regalò una reflex, la Yashica TL Electro X. Poco tempo dopo infine la Yashica 124G”.

L’oggetto della mostra sono fotografie del padule di Fucecchio, gli chiediamo perché proprio quel luogo: “Il padule di Fucecchio per me è più rifugio, non solo un luogo da andare a fotografare. Un rifugio per stare lontano dallo stress del lavoro e della città, mi porto sempre la macchina fotografica quando ci vado. Se riesco a fare uno scatto gradevole o trovo qualche scorcio particolare, ben venga, altrimenti ho passato un paio d’ore senza sentire nessun altro rumore se non quelli che mi può dare il Padule”.
Quindi la fotografia è una sorta di evasione, una parola magica per entrare in quel mondo. “I luoghi sono sempre gli stessi – continua – però 1000 volte ci vai e 1000 volte hanno colori sfumature e luci diverse. Il padule possiede la magia di cambiare a seconda della stagione, dell’orario, della luce al tramonto, all’alba, a mezzogiorno”.
Gli chiediamo quindi cosa vorrebbe dire ai suoi numerosi follower sui social per invitarli a venire alla mostra: “Vorrei che oltre a vedere le foto, scoprissero un luogo in cui è possibile rilassarsi, camminare, di andare contro il logorio della vita moderna, come diceva Ernesto Calindri nel suo famosissimo carosello”.

É molto tempo che frequenti il Padule, hai notato dei cambiamenti nel corso di tutti gli anni in cui tu ci sei stato? “Ho cominciato ad andarci negli anni Ottanta, da allora sicuramente hanno influito i cambiamenti climatici. Gli allagamenti nel periodo delle piogge e poi l’incuria, per la manutenzione dei “Chiari” molto è sulle spalle dei cacciatori che li prendono in affitto per la caccia agli stanziali ed ai migratori. Paradossalmente questo è un encomio che si deve dare ai cacciatori, perché nonostante siano denigrati per la loro attività di caccia nei confronti dei volatili, danno una mano a tenere in uno stato decoroso e dignitoso il padule”.
Le fotografie esposte a quale periodo si riferiscono?: “Un arco di tempo abbastanza ampio perché si cerca sempre di scoprire nuovi posti, ma, come ho detto prima, gira e rigira sono i luoghi frequentati anche da altri fotoamatori professionisti, il Porto delle Morette, il Casotto del sordo, il Casotto Comparini a Stabbia. Luoghi dove si vede proprio la mano di chi ha la passione per questi luoghi e per la caccia”.









