mercoledì, Aprile 1, 2026

Ieri sera: la cura, la politica e … l’allergia

di Francesco Lauria

PISTOIA – Mi capita spesso, nelle aule di formazione, di lavorare con le persone sulle parole. E’ importante che le parole non rimangano astratte, che si mischino con la vita, con l’esperienza e con la passione. Con le persone, appunto.
E le parole, così come le immagini, possono diventare nostre, senza per questo pensare di esserne proprietari.
Ieri sera, improvvisamente, mentre ascoltavo un comizio di chiusura di campagna elettorale, mi sono commosso.
Era tantissimo che non ascoltavo un comizio, tanto che, negli ultimi cinque anni, cosa del tutto incredibile per me, non ho sostanzialmente mai frequentato sedi politiche, nemmeno per convegni.
A un certo punto mio figlio che, un po’ precettato, era accanto a me, mi ha chiesto perché avessi gli occhi lucidi. Confesso che mi sono vergognato un po’ e ho dato la colpa all’allergia.
Non era vero.
Era commosso perché avevo ascoltato, da una persona credibile, tre parole sul fare politica: Cura, servizio, sogno.
Perché, è vero, l’impegno civile è fatto di: “curiosità come seme della conoscenza” e “confronto quotidiano con la verità come seme di cambiamento”.
Un “libro dei sogni”.
E’ bellissimo pensare a questo libro come un quaderno dell’ascolto da scrivere insieme.
Un libro, un quaderno che, ho imparato ieri, “sia punto di arrivo, non punto di partenza”.
C’è un’altra frase che mi porto nel cuore:
“bisogna lavorare per la tutela delle fragilità affinchè l’emancipazione per tutte e per tutti diventi un naturale patrimonio comune”.
Ho pensato ieri sera, a Don Lorenzo Milani.
Molto spesso le parole di Don Lorenzo vengono somministrate in pillole, frasi ad effetto, per chiudere o aprire un discorso.
E invece vanno masticate e scalfite nel contesto.
Don Lorenzo diceva e scriveva, infatti: “ciascuno è responsabile di tutto”.
Ieri sera ho pensato all’ultima volta che mi sono commosso di fronte a parole di impegno civile e spirituale.
Era proprio cinque anni fa, nel giugno del 2017: di fronte a Papa Francesco.
Il Papa ci consegnava due parole: “profezia e innovazione”.
Ci ricordava che nasciamo e rinasciamo tutte le volte che diamo voce a chi non ce l’ha, denunciamo il povero “venduto per un paio di sandali”, smascheriamo i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difendiamo la causa dello straniero, degli ultimi, degli “scarti”.
Ma ci consegnava anche una seconda sfida, quella dell’innovazione. I profeti, ricordava, sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. Perchè occorre vigilare sulle mura della città, come sentinella che guarda e protegge chi è dentro, ma che guarda e protegge anche chi è fuori.
La sentinella guarda l’orizzonte, e si impegna anche, ci ricordava il Papa, per chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dalla democrazia.
Ed è stato bello, ieri, sentire parlare del protagonismo dei diritti dei bambini, senza mai dimenticare che, insieme alla cultura dei diritti, bisogna educare a quella della co-responsabilità.
Anche di fronte al male, ho ascoltato durante questo bellissimo “comizio d’amore” di pasoliniana memoria, ci sono due possibili strade.
Da una parte c’è” la strada della fuga, dall’altra quella della tensione verso il bene. Del “restare”.
Restare, quasi sempre, è più difficile di fuggire.
Chi costruisce comunità, ho imparato dal movimento delle imprese e delle cooperative di comunità che ridà vita alle aree interne, spopolate e disabitate, è un sognatore, ma anche uno sconfinatore.
Ama la propria terra e il proprio nido, ma sa aprirsi al mondo e ai mondi. Sa accogliere e narrare, parlare di memoria e di futuro, con la visione del viandante, non con le aspettative del sedentario.
No, Jacopo, non era allergia.
Grazie Francesco Branchetti, ieri sera l’allergia, in realtà, me l’hai fatta passare, non tornare! Prendersi cura è fare politica.

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