mercoledì, Settembre 9, 2026

Il borgo di Calamecca, “terrazza” dell’Appennino pistoiese

CALAMECCA – Un piccolo borgo circondato dai boschi e dalle montagne d’Appennino, dove il tempo sembra essersi fermato tra le case in pietra, gli orti e gli stretti vicoli che cingono il paese.

In posizione panoramica sull’alta val di Forfora sorge il borgo di Calamecca, autentica “terrazza naturale” nel cuore della Montagna pistoiese: il paesino è raggiungibile da Pistoia risalendo la valle del Vincio e poi percorrendo la SP 38 da Femminamorta, da Piteglio salendo verso il valico di Casa di Monte e infine da Pescia – ed è l’itinerario più lungo e tortuoso, ma sicuramente il più suggestivo dal punto di vista paesaggistico – risalendo la val di Forfora e toccando le “castella” della Svizzera Pesciatina.

Anche Calamecca presente molte somiglianze con i vicini borghi della montagna pesciatina, come Crespole, Lanciole, Stiappa e Pontito: ma la sua posizione isolata e “periferica”, quasi a chiudere l’anello delle “castella”, in un’area tradizionalmente e per secoli zona di confine tra i possedimenti di Pistoia e Lucca, la rende un luogo particolare e magico, dove la bellezza dell’ambiente forestale e montano incontra la riscoperta di ritmi “lenti” e un’atmosfera che giunge direttamente dal passato.

Alcune immagini del borgo di Calamecca (foto di David Dolci)

Arrivati al paese, si lascia l’auto nel parcheggio all’ingresso e si prosegue a piedi lungo una via lastricata in pietra, mentre davanti ai nostri occhi già si parano le antiche case del borgo, alcune restaurate, altre che mostrano nell’aspetto esterno i segni del tempo, mentre sulla destra, verso il pendio, piccoli orti terrazzati lasciano il posto al bosco di castagni.

Si oltrepassano una fontana, un antico lavatoio, il monumento ai caduti della Grande Guerra e un’edicola votiva con l’immagine della Madonna: siamo ormai entrati nel cuore del borgo, con i suoi stretti vicoli, le case addossate le une sulle altre, i panni stesi alle finestre, i fiori che ornano gli ingressi delle abitazioni, piante ornamentali che si arrampicano lungo i muri in pietra alla ricerca di un po’ di luce.

Girare tra le viuzze di Calamecca significa compiere un viaggio a ritroso nello spazio e nel tempo, lontanissimi dal ritmo stressante e frenetico della vita cittadina: chi è alla ricerca di un’oasi di tranquillità e pace troverà in questo borgo, anche solo per poche ore, la propria dimensione. E nonostante la sua posizione piuttosto isolata, il borgo è tutt’altro che un “paese fantasma” in via di spopolamento e abbandono, sorte purtroppo toccata ad analoghi borghi della nostra montagna: Calamecca è un paese vivo, che non senza fatica cerca di preservare la propria identità e di valorizzare le proprie bellezze, consapevole della sua storia millenaria e delle alterne vicende che nei secoli ne hanno segnato la vita.

Le origini del borgo sono incerte, ma la sua prima menzione documentata risale addirittura al 767, all’epoca del re longobardo Desiderio: probabilmente il nucleo più antico del paese sorse attorno a un castello fortificato, costruito dai Longobardi per il controllo militare di queste aree montane. La zona in cui sorge Calamecca è storicamente un luogo “di confine” fra i territori di Pistoia e Lucca, e durante tutta l’età comunale il suo castello fu conteso tra le due città rivali, andando poi distrutto nel corso del XII secolo.

Nell’età moderna il borgo seguì il destino di analoghi paesi della montagna: abitato da contadini, pastori, carbonai e boscaioli, fu per secoli caratterizzato da un’economia rurale subendo poi, negli anni del secondo dopoguerra, un processo di spopolamento che ne mise in pericolo la stessa esistenza, a causa dello sviluppo urbano e industriale delle località di pianura e delle nuove opportunità di lavoro che offriva la Valdinievole.

Ma Calamecca fortunatamente ha resistito e oggi guarda con speranza e fiducia al futuro e con orgoglio al passato, custode di antichi mestieri e tradizioni, meta di un turismo sostenibile dove storia, arte e natura si incontrano e si intrecciano.

E non c’è luogo migliore per scoprire l’anima del borgo della chiesa parrocchiale di San Miniato, posta in posizione panoramica sulla sommità del colle, quasi a vegliare sulle case del paese; una scalinata di pietra tra muri e orti conduce sul sagrato, costituito da una terrazza dalla quale la vista spazia sulle abitazioni del paese e sui boschi circostanti fino al cuore della vallata.

La chiesa, menzionata nel Trecento ma probabilmente ricostruita sulle rovine di un edificio ben più antico, appare oggi dal punto di vista architettonico come il risultato di successivi rifacimenti e restauri nel corso dell’età moderna, simboleggiando le vicissitudini e le alterne vicende patite da Calamecca nel corso della propria storia. Alla facciata, piuttosto semplice e spoglia, si contrappone l’interno, che pur nelle misure contenute ha un respiro ampio e monumentale. La navata centrale è coperta da un soffitto a cassettoni dipinto con figure degli apostoli risalente alla metà del XVIII secolo e su ogni lato ci sono altari in pietra di età barocca, così come in pietra sono i due confessionali addossati alle pareti, caso abbastanza raro e particolare.

Dalla “balconata” della chiesa si ridiscende poi verso il paese, percorrendo vicoli con gradini in pietra e costeggiando case, muri e orti, in un’esplosione di verde che a primavera diffonde nell’aria gli odori della natura che rinasce e in autunno colora i ciottoli e i giardini con la meraviglia del foliage. Da via dell’Aia, sotto lo sguardo severo del campanile, si esce dal borgo verso il piccolo ma ben curato parco della Rimembranza, già al limitare del bosco: da qui un ultimo sguardo a Calamecca prima di salutare il paese, che si erge solitario, quieto e silenzioso in questa suggestiva porzione del nostro Appennino.

Un “luogo del cuore” – di recente oggetto di escursioni e visite guidate da parte dei volontari del FAI – che merita sicuramente di essere visitato e tutelato.

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1 commento

  1. C’è un detto su Calamecca , recita così: A Calamecca chi non ci porta non ci becca . Il significato è che chi non porta niente lì, non riceverà niente . Non ho idea da cosa nasce , non ho idea se abbia un fondamento , forse è solo una questione di rima . I pistoiesi con qualche anno di età conoscono questo detto .

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