CALENZANO – Un borgo fortificato dalle vicende turbolente e dalla storia secolare, a guardia della pianura fiorentina tra assedi e ricostruzioni.
La cittadina di Calenzano, popoloso comune della città metropolitana di Firenze, è oggi un centro a vocazione residenziale e industriale, in un territorio fortemente urbanizzato che nella seconda metà del secolo scorso è stato investito da un processo di sviluppo economico e industriale anche a causa della sua posizione strategica nella piana fiorentina.
Qui infatti hanno sede fabbriche, attività commerciali e aziende di logistica nate in parallelo e in seguito alla costruzione di quel “nastro d’asfalto” rappresentato dall’Autostrada del Sole, che proprio nei pressi di Calenzano presenta il doppio svincolo verso Firenze e il mare. Un’infrastruttura moderna, ancora oggi fondamentale per i trasporti e l’economia del nostro Paese, che ci rivela come quest’area si sia trovata fin dai tempi più antichi in una posizione di rilevanza strategica per il controllo delle vie di transito attraverso la piana fiorentina e gli Appennini.

La collinetta dove sorge il castello di Calenzano rappresenta infatti l’ultima propaggine dei monti prima della pianura, e consentiva un efficace controllo sulle due antiche strade che qui si incontravano: la diramazione della Cassia che con un itinerario pedemontano collegava Firenze con Prato e Pistoia, e la via appenninica che, risalendo la valle del torrente Marina, scollinava presso il valico delle Croci e giungeva nel Mugello, da cui si ramificava in più itinerari per raggiungere le città della pianura emiliana e romagnola attraverso i vari passi appenninici. Antiche strade battute da pellegrini, mercanti, viaggiatori, ma anche da eserciti nemici in avvicinamento: in una situazione di forte conflittualità e di perenne instabilità politica, fin dalle origini Calenzano ebbe una spiccata funzione militare, in quanto “castrum” posto all’imbocco della via più rapida tra Firenze e l’Emilia.
Non stupisce quindi che a partire dal X secolo, periodo caratterizzato dal fenomeno dell’incastellamento, le fonti storiche facciano riferimento alla presenza di un nucleo embrionale del Castello di Calenzano, forse all’inizio costituito da un semplice fortilizio con funzioni di avvistamento. La prima costruzione fu opera della potente famiglia comitale dei Guidi, una tra le più importanti aristocrazie rurali dell’alta Toscana, già signori di Prato, che potevano vantare proprietà fondiarie e interessi economici nel contado fiorentino.
Nel corso del XII secolo i Guidi fecero erigere nuove fortificazioni e incentivarono il popolamento del borgo, che vide crescere notevolmente la propria importanza strategica sia perchè posto sul confine tra le due diocesi di Firenze e Pistoia, sia perché punto di incontro tra i domini feudali degli stessi Guidi, dei conti Alberti, signori della val di Bisenzio, e dei conti Ubaldini, signori ghibellini del Mugello.

Ma Calenzano era prima di tutto, per chi proveniva dall’Emilia, la “porta d’accesso” alla città di Firenze: una porta che doveva essere controllata e protetta e sulla quale ben presto si diressero le mire della città gigliata, prima con l’intervento del vescovo che pose il castello di Calenzano sotto la propria giurisdizione, poi agli inizi del Trecento con il governo dei guelfi neri che lo resero un possesso stabile della Repubblica Fiorentina. Risale a questi anni, caratterizzati da una forte conflittualità interna ed esterna, la creazione sul territorio di Calenzano di una vera e propria “rete” di castelli e fortificazioni, come quelli di Combiate, Travalle e Legri, per controllare i transiti verso il valico delle Croci e per proteggere Firenze in caso di attacco nemico da settentrione o da occidente.
Del castello di Combiate oggi non restano tracce, quello di Legri è stato restaurato in stile neogotico e diventato residenza privata, quello di Travalle è stato successivamente inglobato nella sua fattoria; solo quello di Calenzano, il più antico e importante dei quattro, rimane oggi visibile nella sua caratteristica forma di borgo fortificato a pianta ovale, anche se la cinta muraria originale è quasi dovunque scomparsa.
Le mura innalzate a protezione del castello vennero messe a dura prova nel corso del Trecento in più occasioni: una prima volta nell’ottobre del 1325, quando le milizie ghibelline del condottiero lucchese Castruccio Castracani, dopo la vittoria sui fiorentini nella battaglia di Altopascio, attaccarono e incendiarono le fortificazioni senza incontrare resistenza nella loro marcia su Firenze; nel 1351 furono le truppe milanesi guidate dal capitano Giovanni Visconti di Oleggio ad assediare e danneggiare il castello, nel corso della guerra tra Firenze e Milano.
Questo duplice assedio mise in allarme i fiorentini che compresero la necessità di rinforzare e restaurare le mura del castello di Calenzano, divenuto un “guardiano” imprescindibile per la sicurezza della città. Le strutture difensive furono così consolidate e ampliate facendo assumere alla cerchia muraria la conformazione che conserverà per i secoli successivi. Questi dispendiosi lavori si dimostrarono efficaci quando pochi anni dopo, nel 1363, l’esercito pisano fiancheggiato dai mercenari inglesi del condottiero John Hawkwood imperversò nel contado fiorentino tra assedi e saccheggi, ma senza riuscire a espugnare Calenzano che resistette e nell’occasione fornì salvezza e riparo agli abitanti dei paesi vicini.

Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, in una situazione di persistente guerra tra gli Stati regionali italiani che troverà una definizione solo con la pace di Lodi del 1454, il castello di Calenzano raggiunse l’apice del suo splendore e della sua importanza strategica e militare.
Ne seguirà un lento e inesorabile periodo di decadenza e declino, in concomitanza con il consolidamento della Firenze medicea e granducale: la fine delle guerre dell’età comunale e la nuova geografia politica dell’Italia all’inizio dell’età moderna determinarono la progressiva perdita di rilevanza del castello, che, dopo essere passato immune ai due drammatici fatti d’armi del primo Cinquecento come il sacco di Prato del 1512 e l’assedio asburgico di Firenze del 1529, con Cosimo I venne di fatto smobilitato e perse ogni ruolo strategico. Le sue torri di difesa vennero affittate a privati che le trasformarono in abitazioni, i terreni furono usati a scopi agricoli, le mura iniziarono a essere smantellate e del “castrum Calenzani” non si fece più menzione.
Tuttavia il borgo fortificato è stato oggetto di recente interventi di riqualificazione e per la sua rilevanza storica merita una rapida visita: se possibile, salendo a piedi per via della Torre, che risale la collina in uno scenario suggestivo tra oliveti e arbusti di macchia mediterranea, immersi nel verde a poche centinaia di metri dal centro urbano e industriale.

Storia e natura si uniscono in un percorso pedonale che arriva a un punto panoramico dal quale, percorrendo via del Castello, si entra nel borgo e lo si attraversa per intero passando sotto le due porte, la “Portaccia” a sud e la Porta del Serraglio a nord. La via del Castello corre tra antiche case e muri in pietra con feritoie e cancelli che si aprono su orti e giardini, dove il verde e la pietra convivono in armonia e dove a dominare è il silenzio, per un borgo vicino ma allo stesso tempo lontano dai ritmi frenetici della Calenzano “moderna”.
Qui il tempo sembra essersi fermato tra gli stretti vicoli, i giardini domestici, la piazzetta dove sorge la chiesa parrocchiale intitolata a San Niccolò; e poi ancora la Compagnia dell’Oratorio, la corte interna del mastio, i suggestivi angoli panoramici da cui si possono ammirare le due vallate, quella urbanizzata e industrializzata verso Sesto Fiorentino e quella ancora a vocazione agricola verso Sant’Angelo e Travalle, sotto i monti della Calvana.
Anche se lo sviluppo industriale degli ultimi cinquant’anni, la costruzione di nuovi quartieri residenziali e la grande espansione urbana hanno modificato radicalmente il volto della cittadina, quello che viene “bollato” in maniera superficiale come un centro votato unicamente all’industria e al commercio e privo di attrattive storiche e culturali nasconde in realtà le tracce di un passato illustre che merita di essere riscoperto e valorizzato.










