LARCIANO – Un tuffo nel passato e nella storia millenaria di Larciano, dai primi insediamenti etruschi e villanoviani al pieno Medioevo, nella visita al Castello con la sua poderosa torre e l’annesso Museo Civico Archeologico.
L’antico borgo di Larciano è posto su un colle circondato da oliveti e dal paesaggio rurale del Montalbano, in posizione dominante a guardia della pianura. Sulla sommità del paese, a settentrione, sorge il Castello, fondato nel X secolo dai conti Guidi su un antichissimo sito insediativo – qui sono state trovate tracce di una villa etrusco-romana – a scopo difensivo e di controllo dei loro possedimenti nelle zone del Montalbano.

Il Castello fu per almeno due secoli uno dei centri del potere signorile dei Guidi in queste aree rurali, finchè, con il processo di espansione territoriale dei Comuni toscani e di “conquista” del contado, nel 1225 venne venduto al Comune di Pistoia, che lo fortificò e lo munì di nuove torri e di una completa cinta muraria – oggi scomparsa – in quanto “avamposto” pistoiese in una zona di confine con la rivale Lucca.
Gli scontri fra pistoiesi, lucchesi e fiorentini segnarono nei secoli successivi le sorti del borgo fortificato, fino a quando, con la definitiva affermazione di Firenze, divenne sede di una podesteria rurale; il Castello perse così il suo ruolo militare e venne progressivamente smantellato, conservando però – come oggi è ben visibile – le strutture perimetrali e l’alta torre di avvistamento.

E proprio la visita alla torre, alta 40 metri, rappresenta un’occasione per immergersi nel passato medievale di Larciano e per ammirare, dalla sua sommità, un panorama di grande suggestione. L’accesso è consentito a piccoli gruppi; dal basamento della torre si accede a una scala interna in ferro che, a prezzo di un po’ di fatica, conduce in cima all’edificio.
Da qui lo sguardo abbraccia a trecentosessanta gradi tutto il territorio circostante: il vecchio borgo di Larciano, le colline del Montalbano con i loro boschi, oliveti, vigneti, ville e casolari sparsi, i paesi di Lamporecchio, Vinci e Cerreto Guidi, il Padule e le Cerbaie, le colline del Valdarno, la Rocca della Verruca e il Monte Pisano, la piana lucchese e la bassa Valdinievole, le Apuane e la piramide del Monte Giovo a fare capolino dalla catena appenninica. Nelle giornate più limpide, la vista spazia fino a Volterra, le Cornate e la lontanissima vetta dell’Amiata.
Grazie a un recente restauro, è stato possibile salvare dall’abbandono un complesso molto significativo dal punto di vista storico e architettonico: nonostante le due porte di accesso alla Rocca e le pareti divisorie interne siano state abbattute nel corso del tempo, al centro della cinta muraria, al cui vertice la torre è addossata, restano il cortile, le antiche finestre del palazzo podestarile e una cisterna per l’acqua ancora funzionante.

Ma ugualmente interessante risulta la visita al piccolo Museo Civico, ubicato in una sala sotterranea a cui si accede scendendo dal cortile del Castello: è qui custodita una collezione di reperti archeologici, soprattutto vasellame, ceramiche e frammenti di oggetti cultuali, provenienti da scavi effettuati in fasi successive nel territorio di Larciano. Una serie di testimonianze importanti a livello storico, che fanno luce sul popolamento di queste aree fin dal periodo etrusco e ligure: è intorno al III secolo a. C. che compaiono le prime tracce di villaggi, santuari, necropoli e luoghi di scambio e di commercio in questa zona, non lontano da insediamenti ben attestati della civiltà etrusca come Artimino, Comeana e Poggio alla Malva sul versante orientale del Montalbano.
La storia di Larciano e del suo territorio affonda le sue origini proprio con la presenza etrusca – il reperto più significativo è un bronzetto votivo raffigurante Eracle Promachos, cioè “che combatte in prima linea” – che tra IV e III secolo a. C. mostra una certa vivacità e dinamicità, come attestato dagli intensi scambi commerciali con le vicine popolazioni liguri e galliche, ma anche con i popoli latini e le città della Magna Grecia.

Maggiore spazio è dedicato al periodo romano, con ceramiche, monete e frammenti musivi provenienti da alcune strutture databili al tardo periodo repubblicano e alla prima età imperiale, come l’area archeologica di Vaiano, in cui sorgeva una villa rurale con annessa fattoria.
Il Museo illustra poi l’evoluzione del Castello di Larciano e dell’annesso borgo fortificato nel più ampio contesto del processo di incastellamento che coinvolse tutta l’area della Valdinievole e del Montalbano tra IX e X secolo, con lo sviluppo di una vera e propria “rete” di castelli – come Cecina, Serravalle, Monsummano, Montevettolini – per il controllo del territorio da parte delle signorie rurali. È in questo processo storico che si inseriscono i manufatti e i frammenti di terracotta provenienti dagli scavi a Castellare di Serravalle, antico insediamento rurale del Montalbano sorto attorno a una primitiva “corte” altomedievale.
Interessanti reperti databili a un Medioevo più tardo, fra XIV e XV secolo, sono quelli provenienti dal cosiddetto “mulino di Cafaggiolo”, mulino con macina in pietra e a trazione animale attivo nel corso del Trecento per la produzione di olio, come attestato da strutture analoghe presenti in altre aree della Toscana.
Molto significativi anche i frammenti di maioliche dell’età medievale e della prima età moderna, che, prima di essere prodotte dai ceramisti toscani, furono importate dai mercanti pisani nei loro traffici commerciali con la Sicilia, il Nordafrica, la Spagna moresca e le Baleari: in particolare, grande successo ebbero le maioliche di Maiorca, che costituirono il principale modello di riferimento per i ceramisti delle città toscane, sia a livello di materiali impiegati, sia nella ripresa delle decorazioni, con la prevalenza di animali reali o fantastici e motivi vegetali.

Chiude l’esposizione del Museo Civico una rassegna di esempi di maioliche toscane che a partire dal Cinquecento vengono prodotte dagli artigiani della vicina Montelupo, divenuta ben presto il principale centro di produzione ceramica in Toscana. Dai primi modelli “ispanico-moreschi” di colore azzurro si passa alle maioliche “rinascimentali” con decorazioni colorate e l’introduzione di motivi araldici, come simboli e stemmi delle grandi famiglie fiorentine, committenti di oggetti in maiolica; per finire poi con le “ceramiche a graffito” di origine cinese ma molto diffuse in Italia a partire dal secondo Cinquecento, e anch’esse prodotte in serie dai ceramisti di Montelupo.
Per la visita alla torre del Castello e al Museo Civico consultare gli orari di apertura sul sito del Comune di Larciano e della Pro Loco.









