PISTOIA – Il Coordinamento pistoiese delle “Scuole per la Palestina” esprime profonda preoccupazione per il disegno di legge 1627, a firma Maurizio Gasparri, presentato il 6 agosto 2025 e attualmente in discussione al Senato.
Tale testo introduce una inaccettabile equiparazione tra antisemitismo e antisionismo, affermando addirittura che attualmente “l’antisemitismo si sta propagando mascherato sotto la veste dell’antisionismo”.
Si tratta di operazione antigiuridica e antistorica nonché infondata: basti ricordare i molti ebrei nel mondo che criticano il governo di Israele e non si riconoscono in esso. Il disegno di legge punisce, inasprendo le pene previste dal codice penale, l’antisemitismo come l’antisionismo, stabilendo per tutto il personale scolastico un obbligo di segnalazione di dichiarazioni e atti antisionisti; prevede l’istituzione “presso le scuole di ogni ordine e grado ed Università [di] corsi annuali di formazione per gli studenti per contrastare l’antisemitismo, incluso l’antisionismo” – naturalmente senza oneri aggiuntivi di spesa per lo stato!
Il testo riprende la definizione di antisemitismo elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto che ha come suoi obiettivi quello “di un mondo senza genocidi”. Non si vuole dunque tener conto di ciò che hanno stabilito la Corte internazionale di Giustizia e la Commissione di inchiesta indipendente sui Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme est, e Israele, istituita dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite?
Noi lo ricordiamo qui: la Corte ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, riscontrando fondati motivi per accusarli di crimini contro l’umanità e di crimine di guerra; la Commissione ha stabilito che le condotte poste in essere da Israele possono essere qualificate come “genocidio”. Non si vuole rammentare, per esempio, la lettera alla redazione del New York Times con cui, il 2 dicembre 1948, ventotto intellettuali ebrei, tra i quali Albert Einstein e Hannah Arendt, denunciarono la connotazione, violenta e ultranazionalista imposta alla natura dello Stato israeliano, fondato nel maggio di quello stesso anno, dal futuro primo ministro Menachem Begin e dal Partito della Libertà (poi confluito nel Likud), “un partito politico che [si legge nella lettera] nell’organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti nazista e fascista”?
Noi rileggiamo quella lettera, e alla sua luce ci appare ancora più chiara la distinzione tra l’antisemitismo – un fenomeno storico fondato su paure e stereotipi, che si è articolato nei secoli collegandosi, nell’Otto e Novecento, con derive nazionaliste e ideologie antidemocratiche e razziste e si è concretizzato in pratiche di esclusione, oppressione e persecuzione culminate nel genocidio nazi-fascista della metà del Novecento – e l’antisionismo, che si oppone al progetto coloniale del governo e dell’esercito di Israele, nonché alle pratiche di conquista, violenza, oppressione, apartheid, espulsione e sterminio del popolo palestinese, pratiche con le quali lo Stato di Israele sta attuando oggi, sotto i nostri occhi, un genocidio sionista.
Dopo le Nuove Indicazioni Nazionali del ministro Valditara, con – tra l’altro – l’aberrante proposizione “Solo l’Occidente conosce la Storia”, il Disegno di legge costituisce una nuova grave lesione alla libertà di pensiero, di critica democratica, di insegnamento.
Come docenti che ispirano costantemente la propria azione didattica e formativa ai principi costituzionali di uguaglianza, antifascismo, antirazzismo, difesa della libertà e dei diritti umani, e che operano prima di tutto perseguendo e insegnando la ricerca della verità, non possiamo accettare l’imposizione di una visione unica dei fatti e della storia, come il Disegno di legge Gasparri vuole fare, negando il senso stesso della scuola come libero spazio di dibattito, di dialogo e crescita democratica.







