mercoledì, Settembre 9, 2026

Il Museo delle Navi Antiche di Pisa, prezioso scrigno di un passato vivo

PISA – Una storia millenaria di acque, navigazioni, commerci, in un luogo simbolo della vocazione marinara di Pisa.

Le maestose sale e campate degli Arsenali Medicei, sul lungarno pisano, ospitano dal 2019 l’esposizione delle Navi Antiche di Pisa, antiche vestigia di grandi navi risalenti all’età romana che hanno trovato una collocazione ideale all’interno di questo spazio, testimonianza fondamentale della secolare storia marinara di Pisa.

Nati nella seconda metà del Cinquecento per volere del granduca Cosimo I de’ Medici, che desiderava consolidare la propria potenza navale e far risorgere le antiche glorie della Repubblica marinara pisana, gli Arsenali vennero affidati al neonato Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e dotati anche di un’accademia navale, allo scopo di creare una flotta toscana in grado di contrastare l’espansione saracena nel Mediterraneo e proteggere le rotte commerciali, funestate dal costante pericolo dei pirati turchi.

Gli Arsenali pisani caddero però presto in disuso, sia per la concorrenza dei cantieri navali della vicina Livorno, sia per un generale mutamento della domanda, più orientata verso la cantieristica privata; nei secoli successivi furono prima trasformati in magazzini, al servizio della vicina Cittadella, poi riconvertiti in caserma di cavalleria, restando di proprietà dell’esercito italiano fino alla metà degli anni Sessanta.

Con la riscoperta e la riqualificazione di questi ambienti, da sempre legati al fiume, al mare, alle acque, alla navigazione e alla storia marinara di Pisa, gli Arsenali sono diventati il naturale “contenitore” delle antiche navi pisane, e parallelamente sono stati trasformati in un significativo Museo che ripercorre non solo la storia delle navi, ma dello stretto rapporto tra la città e l’arte della navigazione.

La grande sala che ospita i relitti delle navi e i loro carichi

Le navi di Pisa: una delle più sorprendenti e inaspettate scoperte di testimonianze romane avvenute in Italia dopo il ritrovamento dei Bronzi di Riace.

Bisogna tornare indietro di più di vent’anni, nel 1998, durante i lavori per la realizzazione di un centro di controllo per la linea ferroviaria Roma-Genova a fianco della stazione di Pisa San Rossore. Dagli scavi emersero ben presto, a sei metri di profondità, oggetti di legno di cui gli archeologi compresero l’eccezionale importanza: una incredibile serie di relitti navali in ottimo stato di conservazione, con i loro carichi di prodotti commerciali e le testimonianze della vita a bordo.

Da quella scoperta avvenuta per caso è nato il cantiere delle navi romane di Pisa, concluso solo nel 2016, che ha restituito circa trenta imbarcazioni di epoca romana e migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico.

Un lavoro lungo, laborioso, che ha richiesto un notevole sforzo economico, organizzativo e tecnologico, mettendo a disposizione della ricerca laboratori, depositi, strumentazioni all’avanguardia e logistica devoluti al recupero dei relitti individuati e dei materiali ad essi associati; un lavoro conclusosi da poco ma che alla fine ha permesso ai visitatori di ammirare i reperti rinvenuti nello scavo di San Rossore.

Il percorso di visita all’interno degli Arsenali è organizzato in otto sale espositive, molte delle quali utilizzano gli spazi delle antiche scuderie, con ancora presenti, alle pareti, le sbarre in metallo e gli abbeveratoi in pietra.

La prima sala è dedicata alla storia antica di Pisa e del suo territorio, ripercorrendo il suo sviluppo dall’età del bronzo all’epoca longobarda, e passando per la fase etrusca e quella romana. Si tratta di un piccolo “museo nel museo” a carattere archeologico in cui sono esposti reperti, in particolare corredi funebri rivenuti presso le necropoli cittadine, che rendono l’idea dell’antico popolamento di quest’area e introducono il visitatore all’importanza che la Pisa etrusca prima e romana poi ebbe in ambito economico e commerciale, trovandosi in prossimità delle foci dell’Arno (in epoca arcaica il fiume formava un delta) e lungo il tracciato dell’Aurelia.

Una delle navi d’età romana esposte nel Museo

Una posizione invidiabile e strategica, che sviluppò fin da subito la vocazione marittima e mercantile della città: questa è sottolineata nella seconda sala, che descrive il fondamentale rapporto tra la città, il territorio e le vie d’acqua, con i processi di bonifica e di centuriazione della zona di Migliarino, la costruzione dello scalo portuale di San Rossore e la nascita di una rete di commerci capace di abbracciare l’intero bacino del Mediterraneo.

Città d’acqua dunque, di mare e di fiume: e per questo soggetta spesso alla violenza e alla forza distruttrice delle alluvioni, tra le principali cause dei naufragi delle navi ma al tempo stesso “responsabili” della conservazione, sotto uno strato di fango, del legno delle antiche imbarcazioni sommerse. La terza sala spiega infatti le dinamiche delle alluvioni e il loro ruolo decisivo nella scoperta delle navi antiche.

C’è spazio anche per la curiosa e drammatica storia dell’amicizia tra un marinaio dell’età romana e il suo cane, un’amicizia in grado di sfidare i secoli: sono qui conservati i loro due scheletri, trovati insieme, l’uno accanto all’altro, sotto lo scafo della nave durante la campagna di scavo. Una storia di amicizia fraterna tra l’uomo e l’animale, affogati insieme durante il naufragio, ma anche un prezioso ritrovamento per ricostruire la fisionomia, il regime alimentare, le attività di un marinaio d’epoca romana.

La quarta sala ci introduce a quella che i giornali hanno chiamato “la Pompei del mare”: è qui esposto lo scafo della cosiddetta “nave A”, una nave oneraria utilizzata per il trasporto di merci che ci ha restituito gran parte del suo carico originari, composto da anfore e vasellame. La sala rivela anche come si lavorava in un cantiere di costruzione e di riparazione navale antico: la scelta del legname, le tecniche utilizzate per piegare le chiglie o per sigillare il fasciame.

La sala che espone anfore e vasellame trasportato dalle navi romane

La vasta sala successiva, la quinta dell’esposizione, lascia a bocca aperta il visitatore che si trova catapultato in un porto d’età romana, circondato dai relitti di imbarcazioni testimoni di un passato ancora vivo.

Protagoniste assolute sono le navi con i loro carichi, attrezzature e suppellettili di bordo: c’è l’Alkedo (“Gabbiano”) con la sua riproduzione a grandezza naturale, una nave da trasporto risalente al periodo augusteo; c’è la “nave ellenistica”, la più antica tra quelle ritrovate, databile al II secolo avanti Cristo e giunta sul lido pisano probabilmente dalla Spagna; c’è la “barca F”, interessante esempio di “linter” romana, imbarcazione stretta e affusolata simile a una piroga che veniva utilizzata per la navigazione nelle acque interne, lungo i canali e nelle zone palustri; ci sono alcuni barchini fluviali dal pescaggio ridotto utilizzati per risalire i fiumi e trasportare le merci dagli scali portuali fino all’interno delle città.

Le ultime tre sale espongono i principali prodotti del commercio romano, illustrano le rotte marittime, le tecniche di navigazione, gli strumenti di bordo, l’alimentazione, i capi di abbigliamento, ma anche i giochi e i passatempi utilizzati dagli antichi marinai durante le lunghe traversate.

Passare un pomeriggio al Museo della Navi Antiche di Pisa significa entrare in contatto diretto con un passato affascinante e tutto da scoprire.

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