mercoledì, Settembre 9, 2026

“Il Purgatorio”: la salita “alle stelle” e la forza della poesia dantesca

PISTOIA – Un dramma teatrale potente, fortemente evocativo, non certo di accesso immediato ma capace di trasmettere allo spettatore il senso del messaggio dantesco e la forza della sua poesia nel suo cammino di ascesa verso la vetta della montagna del Purgatorio.

Sandro Lombardi e Federico Tiezzi firmano questa nuova versione teatrale dell’opera “Il Purgatorio” scritta dal poeta fiorentino Mario Luzi nel 1990, e all’epoca facente parte di un “trittico teatrale” dedicato alla Commedia dantesca, con lavori realizzati da grandi nomi della poesia italiana come lo stesso Luzi, Sanguineti e Giudici.

La Montagna del Purgatorio in una scena dello spettacolo (foto di Luca Manfrini)

Il nuovo adattamento di Lombardi e Tiezzi avviene in occasione delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, con una coproduzione che vede in prima fila l’Associazione Teatrale Pistoiese e il Teatro Metastasio di Prato, e che ha debuttato la scorsa estate nel prestigioso scenario del Teatro di Pompei: prima data di un tour che ha visto lo spettacolo fare tappa anche a Pistoia, nella suggestiva cornice della Fortezza Santa Barbara. Questo fine settimana lo spettacolo torna al Manzoni, debuttando con una nuova scenografia, concepita per essere realizzata all’interno di spazi teatrali “chiusi”.

Ma come mettere in scena il Purgatorio di Dante, forse la cantica più complessa dell’intero poema? Se l’Inferno e il Paradiso sono caratterizzati dal dualismo tra Bene e Male, nel Purgatorio questi contorni appaiono assai più sfumati, e il viaggio di Dante attraverso i regni dell’oltretomba assume qui un significato diverso: dopo la discesa negli inferi e la conoscenza dei peccati, dalla spiaggia della montagna del Purgatorio inizia il lento e difficile percorso di risalita, di rinascita, di pentimento e di espiazione. È un viaggio che si sviluppa in verticale, attraverso le cornici della montagna, e che si concluderà con la purificazione dai peccati terreni, in preparazione all’accesso al mondo dei beati.

Troppo spesso e in maniera troppo superficiale definito una cantica “di passaggio”, funzionale solo a connettere Inferno e Paradiso, in realtà il Purgatorio è un luogo fondamentale nella Commedia; un luogo in cui emergono i temi più cari a Dante e in cui il suo messaggio si fa più potente. È la cantica della speranza e della salvezza, della poesia e dell’arte, dell’amicizia e del perdono. È l’incontro con uomini e donne che hanno conosciuto il male e il peccato, per colpa propria o perchè indotti da altri, ma che prima di morire si sono pentiti affidandosi all’amore e alla carità di Dio, e adesso stanno affrontando come il poeta il loro lungo percorso di espiazione.

Dante e Virgilio (foto di Luca Manfrini)

È un viaggio, quello di Dante, ambientato nel 1300 ma in realtà senza tempo, perchè simbolo di una condizione che accomuna uomini di ogni epoca; anche l’uomo contemporaneo, in apparenza così lontano dal mondo dantesco, è lacerato dalle sue crisi interiori e portato a cercare altrove la speranza di un riscatto. Ed ecco che lo spettacolo inizia con l’ingresso in scena di Dante, accompagnato dalla guida Virgilio e da una figura femminile che è personificazione della Poesia.

Sul palco, sedute o appoggiate a grossi tavoli bianchi da picnic, stanno le anime dell’Antipurgatorio, vestite in abiti borghesi e moderni – chi in giacca e cravatta, chi con cuffia da cameriera, chi trascinando un trolley da viaggio – ma ognuna conserva un piccolo ricordo, un richiamo alla propria condizione sociale e alla propria vita “precedente” all’interno del poema dantesco. È una lunga scena corale, in cui Dante, muovendosi tra la folla, incontra personaggi del suo tempo o riconosce vecchi amici, da Casella a Manfredi, da Belacqua a Buonconte, da Sordello a Nino Visconti.

In ogni colloquio Dante e i suoi interlocutori citano versi originali del testo dantesco, dando vita a una conversazione serrata che per circa un’ora coinvolge e appassiona lo spettatore; la scelta dei personaggi e degli episodi di Lombardi e Tiezzi si rivela azzeccata, capace di unire figure “minori” del poema, ma non per questo prive di significato e di spunti di riflessione, a canti assai più noti in grado di solleticare le reminiscenze scolastiche del pubblico.

È la prima parte del viaggio del poeta fra le anime dell’Antipurgatorio, che attendono la conclusione del tempo fissato per poter accedere alla montagna: una sorta di limbo incolore dove predominano attesa, incertezza, dubbio e spaesamento, ma dove si rafforza a ogni passo la speranza nella salvezza.

L’incontro con Beatrice in una scena dello spettacolo (foto di Luca Manfrini)

A metà spettacolo la scenografia cambia, si fa ancora più asciutta e scarna: il palcoscenico su cui si svolge l’azione, divenuto uno spazio vuoto, è adesso costituito da quattro pedane che alzandosi e abbassandosi danno l’idea della salita e della verticalità del cammino di ascesa dell’uomo.

Dissoltasi la folla delle anime, il viaggio di Dante prosegue ora con incontri singoli, e il poeta dialoga con uno spirito per ciascuno dei sette peccati capitali. Rivivono qui alcune tra le pagine più belle e più significative del Purgatorio: il miniatore Oderisi ricorda come la fama degli artisti sia effimera e mutevole, Marco Lombardo disquisisce sul libero arbitrio e denuncia la confusione presente tra i “due soli”, i poteri universali del Papato e dell’Impero, Femmina Balba si mostra a Dante in veste di mostruosa sirena a simboleggiare l’attrazione degli uomini per i beni terreni, mentre i poeti Forese Donati e Bonagiunta Orbicciani ricordano la vecchia amicizia con Dante e la loro attività poetica, con la nascita del “dolce stil novo”.

Il percorso di ascensione e purificazione di Dante giunge al culmine: è tempo di congedare Virgilio e di ascoltare le parole soavi di Beatrice, interamente coperta da candide vesti simbolo di perfezione e purezza, come voce lontana che esorta il poeta a redimersi: compiuti i riti di espiazione e di mortificazione, Dante è finalmente pronto per l’ingresso nel regno della beatitudine.

Nonostante le due ore di durata, lo spettacolo risulta efficace, godibile e abbastanza comprensibile, anche se non mancano passaggi un po’ più complessi. La piccola guida allo spettacolo distribuita gratuitamente all’ingresso è uno strumento utilissimo per la comprensione delle scene e il riconoscimento dei personaggi, soprattutto quelli meno noti della cantica. Da segnalare l’ottima prova recitativa dell’intero cast di attori e in particolare di Sandro Lombardi, sontuoso nell’interpretazione di Dante.

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