di Martina Lepore
PRATO – In un’epoca in cui l’industria tessile è dominata dalla produzione industriale su larga scala, orientata al consumo rapido e alla continua sostituzione dei capi, con collezioni in costante rinnovamento, il lavoro artigianale rappresenta il vero e proprio caposaldo per i valori della rigenerazione, della manualità e del riutilizzo.

È proprio in tale contesto che si inserisce la figura di Beppe Allocca, artigiano del distretto tessile pratese, che mi ha raccontato il suo mestiere in prima persona, aprendomi le porte dell’azienda Lofoio, con una testimonianza personale di grande interesse e valore.
Nato a Firenze nel 1993, Beppe si trasferisce successivamente a Prato, dove entra a far parte dell’impresa di famiglia. La sorella di sua madre gestiva difatti da tempo un’azienda specializzata nella produzione conto terzi di accessori invernali e capi di maglieria, in un periodo in cui il distretto tessile pratese viveva il suo massimo splendore, proprio tra gli anni Settanta e Novanta.
Fin dagli anni delle scuole superiori, Beppe inizia così a interessarsi al mondo del tessile e soprattutto alla vendita al mercato. La zia gli propone un compenso simbolico di circa un euro per ogni articolo venduto nei mercati tra le zone di Prato, Pistoia, Firenze e Sesto Fiorentino, esperienza che gli permette di ottenere i primi risultati di vendita e di avvicinarsi concretamente al settore.
Nel 2014 nasce il marchio Lofoio ma pochi anni dopo l’azienda della zia cessa la propria attività e i macchinari vengono regalati a Beppe, consentendogli di mettere in moto la propria impresa che in dodici anni ha integrato macchinari e sistemi di produzione nuovi.
Auto-definitosi come “Artigiano Teatrante” Beppe Allocca porta in scena, nei teatri di Prato e di altre città, spettacoli dal taglio ironico e divulgativo. Tra questi spicca “Genesi del Rigenero”, premiato al Roma Fringe Festival 2023, che racconta la storia dei cenciaioli pratesi, gli artigiani che a partire dalla metà dell’Ottocento e ancora oggi, riciclano indumenti usati per ottenere nuovo filato.
Si tratta del cosiddetto “filato rigenerato”, materiale alla base della produzione del marchio Lofoio. Attraverso questo spettacolo viene ripercorsa la storia dei cenciaioli e illustrata, fase dopo fase, la filiera del riciclo tessile, affrontando temi quali la sostenibilità, il fast fashion e le dinamiche del consumo contemporaneo.
Alla sua attività teatrale si affiancano anche altri tre spettacoli: “Col nome del guadagno”, dedicato alla mercatura medievale e alla figura di Francesco di Marco Datini; “L’amor che (non) move il Sole”, incentrato su Galileo Galilei; e “Non volevo essere un eroe”, ispirato all’Eneide.
L’unione tra artigianato e teatro nasce però successivamente, durante gli anni universitari, in particolar modo quelli degli studi magistrali a Roma. In quel periodo Beppe si iscrive a un corso di recitazione, che frequenta per due anni, entrando in contatto con il mondo teatrale per la prima volta. Proprio lì conosce Roberta Provenzani, al tempo direttrice del corso e oggi regista di “Genesi del Rigenero” e di “Non volevo essere un eroe”. Nel 2020 “Genesi del Rigenero” debutta al Teatro Borsi di Prato e nel frattempo Beppe prosegue il suo percorso di scrittura teatrale, realizzando altri tre spettacoli.
“Il mercato è teatro: hanno molte più cose in comune di quanto si possa pensare”. Con queste parole Beppe descrive il legame tra la sua esperienza nei mercati e il mondo della recitazione. Il confronto con il pubblico nei mercati è stato, infatti, la vera e propria matrice madre del suo percorso teatrale, che lo ha condotto alla scrittura e alla realizzazione degli spettacoli.
I cenciaioli, che selezionano il materiale, lo suddividono in base al colore e alla composizione delle fibre, ne separano le diverse parti e lo sottopongono ai processi di cardatura e filatura, rappresentano i principali fornitori dell’azienda di Beppe. Quest’ultimo acquista infatti le rocche di filato rigenerato al fine di realizzare nuovi capi in lana, cashmere e, in misura minore, cotone. Beppe mi ha poi raccontato la storia del prodotto più originale e, probabilmente, anche del più iconico dell’azienda: il Ganzo, lo scaldacollo che diventa cappello.
L’idea nasce dall’unione di due accessori tradizionali, il cappello e lo scaldacollo, reinterpretati in un unico oggetto che assume così una doppia funzione. Presentato nei mercati, il prodotto ha riscosso successo tra le persone e, proprio in quel contesto, ha assunto il nome di “Ganzo”.
Per quanto riguarda i progetti futuri di Lofoio, Beppe ha spiegato come, nel corso del tempo, la sua visione sia profondamente cambiata. Se in passato l’obiettivo era far crescere l’azienda su larga scala, oggi preferisce mantenerne la dimensione familiare e il forte radicamento nel territorio pratese. Questa scelta gli consente sia di preservare la qualità della produzione sia di dedicare tempo ad altre attività tra cui chiaramente il teatro, proponendo allo stesso tempo un modello imprenditoriale che si discosti nettamente dalla logica capitalistica orientata alla continua espansione e alla produzione di massa.









