martedì, Settembre 8, 2026

Il segretario pratese del Pd, Marco Biagioni: “Occorre ritrovare l’unità del partito, ma serve che tutti la vogliano”

di Andrea Mori

PRATO – Negli ultimi giorni il Pd pratese è piombato in una fase di forte tensione interna. La Direzione provinciale si è spaccata sul percorso da seguire in vista delle elezioni comunali, rimettendo in discussione l’accordo raggiunto a fine novembre tra regionale, nazionale e gruppo dirigente locale al posto di un congresso a ridosso delle amministrative. La richiesta, avanzata da una parte del partito, di tornare all’ipotesi del congresso anticipato ha riaperto il confronto e creato un clima incandescente.

Marco Biagioni

Abbiamo quindi fatto qualche domanda al segretario provinciale dem, Marco Biagioni, per cercare di mettere meglio a fuoco il momento.

Segretario, che cosa sta succedendo nel partito? Come si è arrivati a questo punto?

Il 24 novembre, con il regionale, sia io che Matteo Biffoni abbiamo valutato che sarebbe irragionevole fare il congresso a febbraio o marzo. Da lì non so cosa sia cambiato, perché in Direzione Giosuè Prestanti – e comunque l’ala riformista – ha sostanzialmente disconosciuto il percorso di rigenerazione concordato, puntando invece sul congresso anticipato. Ora loro chiedono il congresso, anche a costo di farlo a marzo. E su questo si è aperto il dibattito.

Un congresso a febbraio/marzo sarebbe oggettivamente a ridosso delle elezioni comunali. Quindi?

Fino a tutto gennaio lo possiamo fare, febbraio è già tardi, marzo siamo ormai alla vigilia delle elezioni. Per questo in Direzione ho fatto presente che il congresso lo si può chiedere quando si vuole, ma che intanto il percorso doveva partire, ed infatti era già partito. I circoli sono in fermento.

L’avvio del percorso sperimentale è stato letto da diversi come uno “scavalcamento” della Direzione. Cosa risponde?

Io non so che cosa avrei scavalcato. Il giorno dopo aver concordato il percorso ho proposto subito un comitato di garanzia che ne dettasse le regole, aspettandomi i nomi dei riformisti. Questi nomi non sono mai arrivati. Nel frattempo ci sono la città e una destra che fa il suo lavoro, preparandosi già per le amministrative, con qualcuno che propone persino nomi per i candidati sindaci. Noi non possiamo stare fermi. Io ho fatto esattamente ciò che era stato deciso con Biffoni, Furfaro e Fossi: ho proposto tempi e alcune modalità. Le regole vanno decise insieme. Mi pare che un’area del partito si appelli all’unica cosa che non è politica: le modalità.

Tra i riformisti c’è chi afferma che la sua sia una “stagione finita”.

Mi chiedo: il problema è Marco Biagioni? Perché se così fosse, il mio invito è che venga detto apertamente, visto che ci sono gli strumenti. Aggiungo che questa domanda l’ho fatta più volte, anche il 24 novembre davanti a Biffoni, senza mai ottenere risposta. Per cui, se il tema è questo, si assumano la responsabilità e agiscano fino in fondo.

Perché quindi, secondo lei, chi vorrebbe (e potrebbe) non agisce?

Io il 24 novembre ho detto che sono disponibile a mettermi in discussione, ma dentro un processo che non spacchi. La risposta è stata: “Il problema non sei te”. Allora mi venga detto qual è il problema, perché faccio fatica a pensare che sia un tema di metodo.

E se il congresso non potrà essere fatto? A quel punto che succede?

Non lo so. Il segretario regionale Fossi, in Direzione, ha detto che è improbabile perché già erano state fatte delle verifiche. Adesso ne faranno di ulteriori. Se non sarà possibile, altro non potremo fare che discutere e decidere.
Mezza Direzione ha chiesto che si faccia comunque il congresso. Biffoni, lo stesso giorno dell’incontro, davanti alle telecamere, ha detto che era follia farlo a febbraio o a marzo. Insomma, io ho bisogno di capire quale sia la loro reale posizione.

Crede che ci sia il rischio concreto, se prosegue la tensione nel partito, che i vostri avversari la spuntino?

Il centrodestra ha vinto l’unica volta che il Pd si è spaccato. Da quell’anno, il 2009, una lezione la imparammo, e quindi nei momenti che contano, nonostante le differenze, siamo stati capaci di unirci. Lo abbiamo fatto alle amministrative dell’anno scorso, con fatica ma l’abbiamo fatto; lo abbiamo fatto alle regionali, e siamo andati bene. Se non abbiamo la capacità di unire il partito – e con noi la coalizione – diventa molto rischioso.
Intanto comunque perdiamo giorni preziosi: i circoli si stavano già mobilitando, c’erano sette assemblee organizzate. Questa è la cosa che mi dispiace di più.

Segretario, lei oggi può lavorare serenamente?

Chiaramente no se l’obiettivo è l’unità che, per poterla raggiungere, serve che tutte le parti vogliano andare nella stessa direzione – pur avendo differenti vedute. E serve, soprattutto, lealtà. 

In questo momento, lo ripeto, non comprendo fino in fondo quale sia il problema alla base di tutto. Spero solo che nelle prossime ore si riesca a trovare una quadra. 

I destini personali devono venire dopo il bene della città e del partito. Io l’ho detto più volte: nel percorso rigenerativo deve essere messo in discussione tutto, la linea politica ma anche la dirigenza. Io stesso mi metto in discussione, in modo aperto.

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