mercoledì, Aprile 1, 2026

Il silenzio delle urne: la politica deve ritrovare il coraggio, Pistoia faccia scuola

PISTOIA – “Le elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto hanno confermato ciò che la politica continua a ignorare: la partecipazione crolla perché la fiducia è consumata. Nei tre territori l’affluenza si è fermata tra il 42% e il 45%, con cali tra i 14 e i 16,5 punti rispetto alla precedente tornata. Su oltre 13 milioni di aventi diritto, meno della metà ha scelto di votare. Non è un incidente: è un giudizio.

Leggere l’astensione come semplice protesta o indifferenza significa non comprendere la profondità del problema. Chi rinuncia al voto non cerca alternative: certifica che non ne vede nessuna. Quando questa disillusione colpisce proprio le elezioni locali, quelle più vicine alla vita quotidiana, il rapporto tra cittadini e istituzioni si è incrinato fino a diventare un divario strutturale.
Le cause sono profonde: frantumazione delle identità politiche, rappresentanza percepita come debole o autoreferenziale, leadership più concentrate a tutelare equilibri interni che a parlare ai territori. La politica si trova in una crisi di credibilità che non si risolve con una legge, ma con un cambiamento di atteggiamento, metodo e visione.
Si è consolidata una classe dirigente abituata a guardare più dentro ai partiti che fuori, più alle dinamiche interne che ai bisogni delle comunità. Troppo spesso l’azione amministrativa è piegata al calcolo di sopravvivenza di chi governa, mentre l’opposizione si limita a contestare senza proporre alternative concrete. Così la politica ha smesso di rappresentare e ha iniziato a procedere per inerzia, perdendo contatto con la vita delle persone.
È esattamente questo il terreno sul quale si gioca la sfida più imminente a Pistoia, quella che riguarda le prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale e la scelta del nuovo sindaco. Qui non si tratta solo di cambiare un’amministrazione: si tratta di capire se la politica locale saprà dimostrare di aver imparato la lezione delle regioni. Senza partecipazione non c’è legittimazione, e senza legittimazione non c’è governo che regga.
La città non ha bisogno di simboli, coalizioni costruite a tavolino o di partenze in contropiede con personalismi. Costruire il futuro non può ridursi a scegliere un nome da mettere su un manifesto: prima serve un’idea di comunità, una direzione chiara, una piattaforma di proposte condivise con chi vive quotidianamente il territorio.
Oggi la politica ha l’occasione — e la responsabilità — di rimettere al centro il merito delle scelte: lavoro, sviluppo, sicurezza, mobilità, ambiente, welfare, cultura. Coinvolgere la cittadinanza non è un gesto simbolico, ma l’unico modo per ricostruire un patto di fiducia: ascolto, confronto, co-progettazione. E solo dopo tutto questo, la scelta delle candidature.
È questo il vero banco di prova: se prevarrà ancora la logica del “come si vince” anziché quella del “per chi si governa”, allora l’astensione continuerà a crescere e la politica avrà perso un’altra occasione per dimostrare di essere all’altezza del suo ruolo.
Invertire la rotta richiede coraggio, azione concreta e visione. Bisogna riportare al centro la quotidianità delle persone, offrire risposte reali, sostenere l’innovazione sociale e istituzionale, e creare strumenti che permettano ai cittadini di sentirsi parte attiva del bene comune. Solo così il voto potrà tornare a essere percepito come un gesto significativo e uno strumento efficace per contribuire alla costruzione di un futuro migliore”.

Giuseppe Corizzo, Associazione Più Uno – Pistoia

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