MONTEFOSCOLI – Richiami classici, simbologie di ascendenza biblica, rituali massonici, convegni politici carbonari in un eccezionale monumento voluto da una mente eclettica e poliedrica.
Immerso nel verde delle colline pisane al limitare della Valdera, nei pressi del borgo rurale di Montefoscoli sito nel territorio comunale di Palaia, si trova un edificio singolare e dalla storia tutta da scoprire e raccontare, che difficilmente ci possiamo immaginare all’interno della campagna toscana. Non è nè una pieve, nè un castello, nè una villa: si tratta di quello che appare alla vista del visitatore come un vero e proprio tempio greco o romano, posto in posizione soprelevata in cima a una collinetta e circondato da un boschetto di lecci, al quale si accede da un ingresso monumentale segnato da due pilastri in cotto rosso.
Ci troviamo davanti al Tempio di Minerva Medica, costruzione neoclassica eretta dall’architetto e ingegnere pisano Ridolfo Castinelli tra il 1821 e il 1823 per volontà di Andrea Vaccà Berlinghieri (1772-1826), medico chirurgo originario proprio di Montefoscoli che qui desiderò dedicare un monumento alla memoria del padre Leonardo (1732-1812), tra i pionieri della moderna chirurgia in Italia nonchè docente di medicina e chirurgia presso l’università di Pisa.

Ma prima di parlare dell’edificio in sè, è opportuno contestualizzare il clima politico e culturale dell’epoca e gli ideali che si respiravano in casa Vaccà Berlinghieri: sarebbe infatti riduttivo, e molto ingeneroso per la sua memoria, ricordare Andrea solo come brillante medico, dal momento che nel corso degli anni i suoi interessi e ambiti di studio spaziarono dalla filosofia alla chimica, dalla matematica all’astronomia, dalla fisica all’esoterismo.
Come già suo padre Francesco, di simpatie repubblicane e ammiratore del pensiero illuminista francese, e suo fratello maggiore Leopoldo, che fu militare e diplomatico e uno tra i principali animatori della politica toscana durante il periodo dell’occupazione francese e della repubblica giacobina, anche Andrea si nutrì fin da giovane di ideali rivoluzionari e repubblicani, parallelamente a una formazione culturale capace di districarsi in più campi del sapere, in particolare a seguito dei suoi soggiorni a Parigi negli anni a cavallo tra Settecento e Ottocento.
La fine dell’esperienza delle repubbliche napoleoniche, effimero quanto interessante laboratorio politico, e l’avvento della Restaurazione con il ritorno di Ferdinando III sul trono granducale non impedirono ad Andrea di portare avanti, in maniera più discreta, i propri ideali e di circondarsi di figure di primaria importanza nel quadro sia della lotta risorgimentale per l’unificazione politica dell’Italia, sia dei moti nazionali per l’autodeterminazione dei popoli europei e la loro liberazione dai regimi oppressivi di tiranni e dominatori stranieri.
La casa pisana dei Vaccà Berlinghieri divenne così, intorno agli anni Venti dell’Ottocento, il cuore pulsante e il luogo di ritrovo di un circolo di intellettuali italiani ed europei uniti dalla condivisione di interessi culturali e soprattutto dei medesimi ideali politici. Seppur per poco tempo, Andrea ospitò e strinse rapporti di amicizia con i poeti romantici inglesi Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, la filosofa e scrittrice Mary Shelley, la scrittrice Margaret King nota per i suoi romanzi sull’emancipazione femminile e i suoi ideali repubblicani e radicali, l’aristocratico ellenico Alexandros Mavrokordatos che parteciperà alla guerra d’indipendenza greca e sarà a più riprese primo ministro del neonato Stato greco.
Un “cerchio pisano” di cui faceva parte anche il già citato architetto Ridolfo Castinelli, che proprio agli inizi della carriera ricevette da Andrea l’incarico di erigere nei boschi di Montefoscoli un monumento capace di celebrare il genio e il lavoro del padre Francesco sia attraverso l’imitazione dei modelli architettonici e stilistici della classicità, sia attraverso una serie di richiami ai simboli della Massoneria e della Carboneria. È infatti noto che Andrea, come pure molti degli amici e degli ospiti della sua cerchia, aderì alla Massoneria, diventandone uno dei maestri di spicco in ambito toscano come testimoniato da alcuni “dossier” granducali sul suo conto, e fu inoltre tra i principali animatori della società segreta pisana legata alla Carboneria, seguendo in massima parte gli ideali rivoluzionari, libertari ed egualitari del suo concittadino Filippo Buonarroti, fondatore e ispiratore della Società dei Sublimi Maestri Perfetti.
Ideali politici di matrice illuminista, repubblicana, rivoluzionaria e proto-socialista si vanno così a unire ad aspirazioni patriottiche e risorgimentali e a un substrato culturale che intreccia richiami classici, rimandi matematici e astronomici e suggestioni esoteriche. Non sorprende, quindi, l’originalità della costruzione, a partire dalla sua intitolazione a Minerva Medica anzichè a Esculapio, il dio patrono della medicina: nella cultura e nella religione romana Minerva era una divinità dai molteplici attributi e dai numerosi campi d’azione e di intervento, una figura certamente più vicina e più familiare ad Andrea Vaccà Berlinghieri che, come abbiamo appena visto, era culture di un sapere poliedrico e sensibile verso l’immagine di una dea che riuniva in sè sapienza, filosofia e scienza medica.

Il Tempio nella sua struttura architettonica richiama i due modelli, l’uno classico e l’altro biblico, del Pantheon eretto da Marco Vipsanio Agrippa a Roma e del Tempio di Salomone a Gerusalemme, quest’ultimo simbolo fortissimo di identità e del legame tra il popolo ebraico e il suo Dio. La facciata, rivestita di una muratura in laterizio rosso, presenta un portico con otto colonne di ordine ionico e un architrave sormontato da un frontone triangolare con al centro una finestra circolare. L’intera costruzione, che poggia su un piccolo basamento rialzato rispetto al livello del terreno circostante, appare straordinariamente agile e leggera e nel contrasto con il verde dei lecci conferisce al luogo, soprattutto al tramonto quando la luce del sole illumina e fa risaltare il rosso della muratura, un’aura di sacralità e misticismo.
La ricorrenza dei numeri tre e sette in vari dettagli architettonici e decorativi della struttura non è affatto casuale, ma si lega a simboli e rituali già attestati nei templi massonici nel corso del Settecento e nella descrizione biblica del Tempio di Salomone, a sottolineare una linea di continuità che dal mondo antico giunge all’età contemporanea. Numerosi e puntuali sono i riferimenti simbolici alle raffigurazioni del tempio gerosolimitano, come il vestibolo separato dalla sala interna semicircolare tramite due colonne di ordine corinzio, l’altare marmoreo al centro dell’emiciclo, la presenza di una scala elicoidale che conduceva a una terrazza sul tetto del tempio.
Simbologie e numerologie che hanno fatto pensare per lungo tempo alla sede di un tempio massonico: a questa ipotesi, a oggi ancora valida, più di recente se ne è affiancata una seconda, che vedrebbe nel Tempio di Montefoscoli non luogo non solo di riunioni e rituali massonici, ma anche di discussione politica, come centro dei convegni e degli incontri della Carboneria toscana. Un’idea surrogata dalle analogie tra gli elementi del Tempio e le riunioni delle società carbonare, con particolare riferimento alla già citata Società segreta dei Sublimi Maestri Perfetti istituita da Filippo Buonarroti, ai cui ideali Andrea Vacca Berlinghieri non era certo insensibile.
Ci piace quindi ipotizzare che, nei pochi anni intercorsi fra l’erezione del Tempio e la scomparsa del suo costruttore, a Montefoscoli si guardasse con ottimismo al futuro nazionale e si progettasse la creazione di un’Italia politicamente unita, finalmente libera dal dominio straniero, repubblicana e democratica, forse retta da un Direttorio di Saggi che sull’esempio rivoluzionario francese – ma correggendone le tragiche degenerazioni – avrebbe avuto il compito di amministrare il neonato Stato secondo ideali egualitari e di combattere i privilegi ecclesiastici e aristocratici.
La storia italiana nei decenni successivi prese una piega in parte diversa da quella immaginata e auspicata nel Tempio di Montefoscoli: lo stesso edificio dopo la morte di Andrea cadde in quasi due secoli di oblio, e solo agli inizi del Duemila è stato riscoperto e valorizzato grazie a una collaborazione tra gli attuali proprietari, associazioni culturali del territorio e il Museo della civiltà contadina di Montefoscoli, che hanno riportato il Tempio a essere luogo di intense attività culturali.
Il monumento e il parco circostante sono aperti al pubblico tramite visite guidate su prenotazione: un modo unico per scoprire i dettagli costruttivi e architettonici dell’edificio e la storia e le molte curiosità legate alla famiglia Vaccà Berlinghieri, testimoni di una fase storico-culturale di grandissime vitalità e trasformazioni.











