mercoledì, Settembre 9, 2026

Il trionfo di Tomasi, una sberla sonora per Fratoni e Pd

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Un trionfo per Alessandro Tomasi, una debacle senza precedenti per Federica Fratoni e il Pd che perde 3 punti percentuali rispetto a 5 anni fa. Pistoia per la prima volta perde la sua tradizione di sinistra. Scompare il Movimento 5 stelle (1,8%), ridimensionata la Lega (4%). Eccellente il risultato di Francesco Branchetti (12,6%).

La vittoria d’infilata di Alessandro Tomasi (51,6%), anche se difficilmente prevedibile in queste proporzioni, poteva essere nell’ordine delle cose e così è stato. A suo favore giocavano molti fattori, anzitutto la sua capacità empatica, quel suo essere sempre presente con semplicità, la sua disponibilità all’ascolto, la sua aria paciona.

Non è poco per chi svolge una funzione pubblica che impone anzitutto di stare tra le persone con garbo, primus inter pares.

Poi contano anche le cose fatte che spesso hanno puntato più sull’impatto emotivo che sui reali bisogni. Certo, essere intervenuti immediatamente sulla messa in sicurezza di scuole e impianti sportivi, ha premiato molto e quegli interventi “per salguardare la sicurezza delle ragazze e dei ragazzi” sono stati ripagati anche in termini elettorali.

Gli avversari lo hanno attaccato su terreni più “alti” ma che non toccano le corde della “gente”, che sono distanti dagli elettori i quali, invece, vogliono toccare con mano, e poco importa che a due mesi dalle elezioni si riversi una valanga d’asfalto sulle strade cittadine mandando il tilt intere parti di città, non importa aver costruito rotonde assurde e pericolose, non importa aver gestito lo sport in maniera approssimativa, non importa aver perso milioni di finanziamenti pubblici a causa di progetti sbagliati. Tomasi ha fatto cose e questo nell’immaginario collettivo, è quello conta.

Per Tomasi è stato quasi un plebiscito e a distanza di cinque anni firma una seconda “prima volta” nella storia della destra pistoiese: aver battuto al primo turno il centrosinistra che anche negli anni più complicati era riuscito ad arrivare al ballottaggio (nel 2007 e nel 2017).

Adesso ha davanti cinque anni per i progetti, come ha detto lui stesso: “finite le emergenze di pensa al futuro”. Bene, vedremo se riuscirà a proiettare la città ben oltre i propri confini; sicuramente non avrà più a disposizione il sicuro rifugio del malgoverno delle amministrazioni precedenti. Adesso il futuro è interamente nelle sue mani e la responsabilità è enorme.

Tomasi ha vinto alla grande anche all’interno della sua stessa coalizione, la sua lista ha superato (17,4%) perfino quella del suo partito, FdI (14,2%), mentre la Lega è ai minimi storici; brillante il risultato della lista guidata da Annamaria Celesti: 9,5%. Ora il Sindaco dovrà fare i conti con equilibri diversi dal 2017, equilibri che lo rafforzano e potrebbero influenzare anche la nuova Giunta. Se la Lega non avesse alcun consigliere, Bartolomei farà parte dell’esecutivo? Sicuramente avrà un peso maggiore la lista moderata di centro.

Per il Pd (20,3%) una debacle senza precedenti (nel 2017 ebbe il 23.33%), inaspettata soprattutto nelle dimensioni e questa volta non possono nemmeno riversare le colpe su Bertinelli. E’ del tutto evidente che il gruppo dirigente del Pd (provinciale e quelli locali) ha sbagliato tutto quello che era possibile sbagliare, a Pistoia come a Serravalle, dove il candidato Sindaco è stato scelto sulla base di logiche riconducibili solo a rancori personali, Sandro Cioni è stato mandato al massacro con cinismo.

A Pistoia è stata scelta la candidata sbagliata che si è mossa con arroganza politica.

Federica Fratoni (28,2% per lei) ha iniziato a fare campagna elettorale all’indomani delle elezioni regionali. Dopo non essere stata riconfermata nella Giunta del presidente Giani (il risultato elettorale di Pistoia fu pessimo), ha cominciato un’operazione di presenzialismo che non è passata inosservata: era ovunque, anche in luoghi dove non si era mai vista prima. Era chiaramente un’auto candidatura che aveva avuto il benestare dal Pd (regionale?) e la benedizione della vice Ministra Caterina Bini che si è spesa moltissimo in campagna elettorale; una candidatura seguita dall’outing di Italia Viva su un accordo elettorale col Pd (smentito dal partito). Due macigni sul percorso che avrebbe dovuto portare a un’area vasta di centro sinistra: difficile trattare partendo da un candidato già sceso in campo, nonostante le smentite della dirigenza piddina. In quel momento il Pd avrebbe potuto chiedere a Fratoni – se non di farsi da parte – per lo meno di sospendere momentaneamente la sua imponente attività elettorale, ma per motivi ed equilibri interni, non lo ha fatto. A complicare di più le cose l’innaturale alleanza che si è creata attorno alla Fratoni: M5s e Italia Viva, le cui incompatibilità sono state aggirate con la formazione della lista civica Civici e Riformisti. Insomma, un espediente.

La rottura delle trattative e la scesa in campo di Francesco Branchetti alla guida di una coalizione di sinistra, hanno fatto capire che le cose per Fratoni&Co si sarebbero complicate, poi c’è stata l’uscita dal partito di una parte della sua sinistra storica e la nascita della lista “Il sole per tutt*” guidata da Daniela Belliti, in appoggio a Branchetti.

A quel punto per Fratoni l’orizzonte è diventato più nebuloso e a niente è servita l’imponente campagna elettorale costata decine e decine di migliaia di euro con soluzioni comunicative assai discutibili (le fuitine in auto di renziana memoria, la presenza sul palco dei comizi di politici per niente amati dai pistoiesi, come Nardella, il sindaco di Firenze), né è servito ingaggiare giornalisti passati con grande disinvoltura da destra a sinistra nel giro di un quinquennio oppure creare uno staff iperspecializzato.

La sconfitta era nell’aria, lo si è capito nelle ultime due settimane di campagna elettorale, ma non certo di queste dimensioni, si sperava nel ballottaggio, anche se non pochi elettori della lista di sinistra non avrebbero mai votato Federica Fratoni, nei suoi confronti c’era una ostilità profonda, proprio per come era maturata la candidatura.

Ma il Pd ha anche pagato cinque anni di assenza politica, cinque anni di combattimenti interni, cinque anni di vuoto politico per la città.

E adesso? Fratoni andrà in Consiglio comunale a guidare l’opposizione, ma non lascerà il Consiglio regionale. E il Pd? Quando si perde una battaglia di solito salta qualche generale, quando si perde una guerra se ne va l’intera catena di comando. Ma nel Pd non è mai successo.

Dal 2014 il Partito democratico ha infilato una serie impressionante di sconfitte e mai ne è seguita una riflessione seria, profonda, mai si è cercato di capire il malessere degli elettori di sinistra e centrosinistra, si è andati avanti come se gli esiti negativi fossero frutto del destino cinico e baro o di una comunicazione insufficiente.

E all’aumento delle astensioni, ogni volta si sono sempre date risposte banali. Invece è quello il terreno in cui un partito di centrosinistra deve lavorare e seminare, ma per farlo deve iniziare una mutazione genetica, deve tornare alle origini e lavorare per ricostruire una comunità politica ormai distrutta.

Un partito nel quale ancora molti hanno il cuore che batte nel petto di Renzi, a partire dai dirigenti, non può affrontare questa nuova, durissima sfida; questi dirigenti buoni per tutte le stagioni, sempre al loro posto con Bersani, con Franceschini, con Renzi, con Zingaretti e poi con Letta, non sono più credibili, sono loro i responsabili di questo effetto domino.

Anche alla luce dei risultati nazionale, il Pd pistoiese è ormai diventato un caso su cui il Partito democratico deve riflettere seriamente.

Ne trarranno le conseguenze? O andranno avanti come al solito con finte dimissioni e zarine sempre pronte a scrivere il copione di un partito allo stremo?

Le prime dichiarazioni di Federica Fratoni, non inducono all’ottimismo: “Cosa ha influito in questo risultato? Di sicuro la mancanza di compattezza a sinistra è stato un primo messaggio che ha demotivato l’elettorato”. Risposta sbagliata. Nel 2017, nonostante la spaccatura con Roberto Bartoli la cui lista superò l’11%, Bertinelli al primo turno raccolse il 37,5%.

Il Pd deve ripartire dalle buone pratiche. Fare oltre 200 nuove tessere in vista dei congressi, non è una buona pratica, fare carta straccia dello statuto, non è una buona pratica. Poi, i nemici si possono trovare sempre altrove, ma non è così.

Un ultimo accenno ai due candidati che avrebbero potuto giocare un ruolo importante: Iacopo Vespignani e Francesco Branchetti.

Deludente il risultato del primo (2,5%), molto al di sotto delle aspettative nonostante la proposta politica fosse stata chiara e facilmente leggibile: cose concrete, fattibili e una visione lungimirante, ma si era posto in una posizione elettorale assai complicata, con coalizioni moderate alla sua sinistra e alla sua destra. E non disponeva del potenziale di fuoco (finanziamenti) di Tomasi e di Fratoni. Sperava in un risultato migliore ma con le risorse disponibili, ha ottenuto molto.

Francesco Branchetti, invece, può ritenersi molto soddisfatto, partito a un mese e mezzo dall’appuntamento elettorale e senza soldi in cassa, si è affidato al rapporto diretto con i cittadini, casa per casa, paese per paese, quartiere per quartiere. Ha ottenuto un risultato elettorale eccellente (ha preso molti più voti di quelli della coalizione) che lo pone come terza forza in consiglio comunale. Lui ha seminato, da lui può iniziare la ripartenza a sinistra se come al solito la sinistra non si divide di nuovo.

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