mercoledì, Settembre 9, 2026

Il “viaggio” di Marco Vanni attraverso i volti iconici della storia dell’arte

PISTOIA – Una galleria di volti “iconici” della storia dell’arte “riletti” e dipinti attraverso una tecnica originale di disegno.

Al Caffè Pasticceria Bohero di Pistoia è in corso fino alla fine del mese di luglio la mostra “C’era una volta l’Arte” dell’artista e disegnatore aglianese Marco Vanni, che in questa nuova esposizione, sempre curata da Giusy Cumbo, propone al pubblico un affascinante itinerario attraverso alcuni dei volti e dei ritratti più famosi che hanno segnato le varie tappe della storia dell’arte. Figure iconiche che abbiamo avuto modo di ammirare dal vivo o di vedere raffigurate sui manuali di storia dell’arte, e che Marco ha voluto rileggere e reinterpretare alla luce di una particolare e originale tecnica artistica capace di unire insieme il disegno e la moda, le sue due grandi passioni.

L’artista aglianese Marco Vanni e alcune delle opere in mostra al Bohero all’interno dell’esposizione “C’era una volta l’arte”

“Fin da piccolo ho sempre avuto questa passione per il disegno e la pittura – racconta Marco – che poi ho cercato di affinare da autodidatta, prediligendo in particolare la tecnica dell’acquarello, verso la quale mi sento più legato. Dopo gli studi superiori all’Istituto d’Arte di Quarrata mi sono laureato a Padova in moda, che oggi è l’ambito professionale in cui lavoro. Tuttavia la pittura è sempre rimasta una grande passione che cerco di portare avanti, non rinunciando a metterla in dialogo proprio con l’ambito della moda. È un po’ da questa idea che è nata la serie dei ritratti ispirati a figure iconiche della storia dell’arte,di cui qui abbiamo un’efficace selezione”.

Sono infatti 32 i disegni realizzati da Marco Vanni che sono esposti lungo le pareti degli spazi interni del locale, disposti dall’autore e dalla curatrice in modo da far compiere all’osservatore un vero e proprio “viaggio” attraverso i capolavori “rivisitati” di cinque secoli di storia dell’arte, dall’arte del Rinascimento italiano alle Avanguardie del secondo Novecento.

Opere tutte “rilette” dall’artista, è vero, ma facilmente riconoscibili, proprio perché Marco è stato abile a mantenere sempre un richiamo o un collegamento immediato con l’originale, sia dal punto di vista cromatico che del disegno. La scelta dei ritratti e di opere che hanno al centro uno o più volti umani è stata voluta dall’artista proprio per concentrare l’attenzione sui volti e metterne in risalto dettagli e particolari.

“L’idea di fondo è quella di valorizzare i ritratti presenti in quadri famosi, soprattutto italiani – spiega Marco – anche estrapolando il volto di un personaggio particolarmente significativo da un quadro o un’opera di formato più grande. All’inizio avevo pensato addirittura ai soli volti femminili, poi ho deciso di mescolare un po’ vari personaggi. L’elemento ricorrente in tutti questi disegni, nonché la mia cifra stilistica, è la raffigurazione delle figure umane nelle fattezze di manichini, tema che ho ripreso proprio dall’ambito della moda: ho stilizzato i volti ed eliminato alcuni particolari anatomici come bocca e orecchie, lasciando solo il segno della cucitura del manichino e l’occhio destro che è reso da un bottone. Ciò mi ha permesso di non rispettare le reali proporzioni delle figure – che, per esempio, presentano tutte un collo molto esile – e di focalizzare l’attenzione dell’osservatore proprio sul volto”.

Quella di Marco Vanni è un’arte talvolta definita come “creepy” ma che in realtà, come ci spiega l’autore, è il risultato delle influenze e degli incontri fra tanti stili diversi: i disegni della mostra “C’era una volta l’arte”, in particolare, prendono ispirazione dalle opere di De Chirico e Dalì, due autori che attraverso la loro arte hanno esplorato l’inconscio umano e dai quali Marco ha ripreso il tema dell’uomo-manichino e la manifestazione del surreale. Dal punto di vista stilistico è presente anche un richiamo al disegno del maestro Milo Manara, da cui è stato ripreso il tratto morbido e curvilineo, ma è possibile vedere pure echi della grafica di Tim Burton.

Per quanto riguarda le scelte cromatiche, a Marco piace molto “sporcare il colore” senza quindi utilizzare il colore puro, ma andandolo a “contaminare” con sfumature e punte di colori diversi; nei suoi disegni in mostra molto spesso un colore dell’opera originale viene mantenuto proprio allo scopo di identificare immediatamente il volto raffigurato.

Ecco che davanti ai nostri occhi scorrono alcuni fra i più celebri e imitati volti della storia dell’arte, dalla Venere di Botticelli alla Gioconda di Leonardo, dalla Ragazza col turbante di Vermeer agli amanti del Bacio di Klimt, passando attraverso i ritratti di artisti e personaggi famosi come Dante Alighieri, Vincent Van Gogh, Frida Kahlo, Mae West, fino a rivisitazioni di opere d’insieme come “L’ultima cena”.

È come se un manuale d’arte ci passasse davanti nello spazio di pochi metri: e noi non possiamo che rimanere affascinati e catturati dalle originali reinterpretazioni di Marco Vanni, che in questa esposizione – e il suo auspicio e desiderio è quello di poter continuare a portare avanti questa sua passione, magari con altre mostre in futuro – ci fa viaggiare nel tempo e ci stupisce con soluzioni sorprendenti.

C’era una volta l’arte: per fortuna c’è ancora, e i suoi modelli continuano a rappresentare spunti per rivisitazioni negli stili più disparati.

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