LUCCA – Dopo un accurato restauro durato oltre tre anni, diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è tornato a brillare e a incantare i visitatori con la sua straordinaria policromia il Volto Santo della Cattedrale di Lucca, uno dei più antichi crocifissi lignei d’Occidente, databile al IX secolo.
Tra i maggiori tesori d’arte custoditi all’interno del Duomo lucchese – insieme al ciclo di bassorilievi romanici dell’ingresso e al monumento funebre di Ilaria Del Carretto – fino alla prossima estate resterà esposto nel cantiere di restauro in fondo alla navata sinistra, per dare la possibilità di ammirarlo in una maniera unica e irripetibile, dietro una teca protettiva in vetro che tuttavia consente di notarne particolari in precedenza difficilmente visibili. Terminato questo periodo, sarà poi ricollocato nel tempietto marmoreo di Matteo Civitali – attualmente in restauro dopo la scoperta al suo interno di antichi affreschi – che dal 1484 lo ospita.

Il restauro ha permesso di restituire al Volto Santo l’aspetto che aveva dal IX al XVII secolo, prima di essere ridipinto in una tonalità più scura che ne aveva alterato le forme originali, andando a perdere le nette linee di colore del volto di Cristo e la ricchezza cromatica e decorativa della sua veste. Sotto una cromia superficiale scura sono così tornati visibili gli incarnati del volto, delle mani e dei piedi del Cristo, le decorazioni in foglia oro del bordo delle maniche, dell’orlo della veste e del girocollo, la colorazione giallo-bruna dei capelli e della barba.
La veste è adesso di colore blu scuro, una stesura costituita da lapislazzuli di altissima qualità e in buono stato di conservazione. Al di sotto di questa, sono state rinvenute tracce di due ulteriori strati dello stesso colore. Sulla croce del Volto Santo, antica come il Cristo, e anch’essa soggetta nel tempo a ridipinture, è stato recuperato un prezioso “alfa e omega” in foglia oro su fondo azzurro e la testimonianza dell’esistenza di almeno due policromie precedenti, nei toni del rosso e del blu, arricchite da motivi decorativi a fasce e a palmette.
Il restauro ha riservato anche un’altra emozionante scoperta: la pasta vitrea di cui sono fatti gli occhi del Volto Santo fu realizzata rifondendo vetri di epoca romana, a testimonianza del riutilizzo in età carolingia di materiali anteriori di secoli. L’intervento ha permesso di restituire allo sguardo del Cristo trionfante sulla Croce – definito dagli autori antichi “terribilis” – la sua profonda espressività, con occhi penetranti e l’espressione fiera che già preannuncia il prossimo trionfo del Messia sulla morte.

Modello e archetipo per i crocifissi lignei medievali, oggetto di culto per i pellegrini che transitavano da Lucca sulla strada per Roma, potente talismano a protezione della Chiesa lucchese e dei suoi fedeli, il Volto Santo può vantare una storia millenaria che affonda le proprie radici nella leggenda: secondo una relazione compilata da un diacono lucchese nel XI secolo, che riprende e ricompone insieme diversi nuclei agiografici, l’origine del Volto sarebbe da ricondurre a Nicodemo, membro del Sinedrio e discepolo di Cristo, che dopo la deposizione di Gesù nel sepolcro avrebbe rinvenuto una sua immagine acheropita, ovvero “non scolpita da mano umana”. Un elemento, questo, necessario a sottolineare il carattere miracoloso del manufatto – come avveniva per numerose icone e immagini sacre nel mondo bizantino – che sarebbe stato anche munito di preziose reliquie, nel Medioevo oggetto non solo di venerazione e di culto, ma anche di veri e propri commerci e furti, visto il loro valore economico e politico che travalicava la semplice sfera religiosa.
Se miracolosa era l’immagine del Cristo, allo stesso modo miracolosa sarebbe stata la sua traslazione dal porto di Giaffa a quello di Luni presso la foce del fiume Magra, avvenuta su una nave senza equipaggio e lasciata libera di navigare secondo il soffio dei venti. Nuovi miracoli attendevano il Volto Santo al suo approdo in Italia: divenuto oggetto di contesa tra gli abitanti di Luni e quelli di Lucca, capitanati dal vescovo Giovanni – che era stato avvertito in sogno dell’imminente arrivo del prezioso crocifisso – fu deciso di affidarlo a un carro trainato da buoi che avrebbero dovuto scegliere spontaneamente, guidati da Dio, la destinazione finale. I buoi presero la strada per Lucca e quindi i lunensi furono costretti a rinunciare al possesso della statua, ricevendo in compensazione un’ampolla del sangue di Cristo prelevata da dentro il crocifisso, e che oggi è conservata in un reliquario nel Duomo di Sarzana.
I lucchesi accolsero immediatamente e con grande venerazione il Volto Santo, il quale al termine di una solenne processione fu posto nella chiesa di San Frediano: il mattino seguente però il crocifisso era sparito dalla chiesa e fu ritrovato in un orto nelle immediate vicinanze del luogo dove oggi si trova il Duomo di San Martino, che venne costruito dalla cittadinanza per ospitare proprio la sacra scultura.

Fin qui la leggenda: il restauro ha fornito a storici e ricercatori una nuova opportunità per compiere analisi dettagliate sull’opera, e tutti i risultati delle indagini diagnostiche concordano nel datarlo alla prima metà del IX secolo, in piena età carolingia. Si tratta di uno dei più antichi e meglio conservati crocifissi lignei realizzati in ambiente europeo e la sua storia si intreccia in maniera assai stretta con quella di Lucca, città che tra il XI e il XIII secolo attraversò una fase di grande sviluppo politico, economico, artistico e religioso, diventando un importante centro lungo la via Romea e affermandosi come sede di pellegrinaggi legati alla figura di San Martino e alla presenza proprio del Volto Santo.
In svantaggio dal punto di vista commerciale rispetto alla vicina e rivale Pisa, città a vocazione marinara, Lucca seppe tuttavia guadagnare prestigio religioso e politico grazie all’intraprendente azione dei suoi vescovi, che resero il Volto Santo il “simbolo” religioso della città, la cui fama e venerazione superava di molto i confini del suo dominio.
Ancora oggi questo prezioso crocifisso continua ad attirare pellegrini, appassionati di storia e d’arte e semplici curiosi: la visione da dietro la teca non ne sminuisce il fascino leggendario e l’aura mistica, e pannelli illustrativi dentro la chiesa o presso il Museo della Cattedrale ne illustrano ai visitatori la storia e le diverse fasi del complesso processo di restauro.
Un Cristo dal volto “nuovo”, più nitido e brillante, diverso da quello dai toni scuri e opachi che siamo stati abituati a vedere fino al 2022, per un’autentica meraviglia di storia e d’arte medievale che dallo scorso mese di settembre è stata “restituita” alla città.









