mercoledì, Settembre 9, 2026

Immigrati a Vicofaro: il ruolo (decisivo) della politica

di Alessio Colomeiciuc

PISTOIA – Nei giorni scorsi, la vicenda degli immigrati ospitati nella Chiesa di Vicofaro si è arricchita di un nuovo, preoccupante capitolo.

Alessio Colomeiciuc

Il parroco Don Massimo Biancalani ha dato pubblica notizia di un decreto penale che lo condanna a due mesi di carcere con pena alternativa (di seimila euro) per l’inosservanza di prescrizione imposte dal Comune di Pistoia dopo le ultime ispezioni di Asl e polizia municipale

Ad aggravare la situazione, l’arrivo delle periodiche bollette per la fornitura di alcuni servizi essenziali (luce, gas e altro) per importi rilevanti, il cui costo è inevitabilmente influenzato anche dall’andamento del drammatico conflitto in corso nell’est europeo.

Appare evidente come, di questo passo, le condizioni di vita delle persone presenti a Vicofaro  siano destinate a subire un aggravamento, al pari dei disagi segnalati da quegli abitanti del quartiere che da tempo lamentano l’afflusso di tanti stranieri in un unico punto della città.

Dinanzi a questo perdurante stato di cose, la politica pistoiese ha la possibilità di affrontare in modo esplicito e responsabile la sfida, indubbiamente difficile, che la chiesa di Vicofaro propone da anni, anche a livello nazionale, fra vivaci polemiche e persistenti tensioni.

Una sfida che, ormai è evidente a tutti, non può essere ridotta ad una mera questione di ordine pubblico.

Sussistono, infatti,  purché si sia disposti a riconoscerle, le condizioni per avviare un progressivo cambiamento della situazione, che trasformi una originale quanto problematica esperienza in una occasione per affrontare, in dimensione inedita, uno dei più drammatici effetti della epocale transizione in corso da molti anni a livello globale, coniugando lo spirito di fraterna accoglienza con una lungimirante capacità di integrazione delle tante persone, in genere giovani, che anche a Vicofaro sono approdate dopo aver abbandonato Paesi lontani afflitti da indescrivibile miseria, immani cataclismi o interminabili e spietate guerre.

Il principale protagonista di questo cambiamento della politica locale non può che essere il Sindaco di Pistoia il quale, in questi anni, ha saputo mettersi in relazione con ogni ambito della realtà cittadina, offrendo risposte concrete a problemi di varia natura, quasi sempre verificati personalmente.

Certo, nessuno immagina che all’improvviso Alessandro Tomasi prenda a modello Eric Adams, il Sindaco di New York che, nel  febbraio scorso, ha deciso di trascorrere una notte in un centro che ospita migranti senza dimora, tra polemiche sulla sicurezza della struttura e sulle condizioni umanitarie, per verificare l’adeguatezza delle strutture del Brooklyn Cruise Terminal nel fornire letti, servizi igienici e  cibo a centinaia di richiedenti asilo.

Anche senza una così forte ‘immersione’ nell’attuale situazione interna alla chiesa di Vicofaro, il Sindaco di Pistoia può farsi promotore di un realistico progetto inteso a risolvere, con il fattivo sostegno del Vescovo e di tutte le principali Istituzioni locali (pubbliche e private), le principali criticità di Vicofaro.

I cardini del progetto potrebbero essere i seguenti.

La chiesa di Vicofaro è stata trasformato da don Biancalani in un vero e proprio ‘ospedale da campo’ per dare concreto seguito all’appello formulato da Papa Francesco ad “aprire” dappertutto le porte delle chiese, per accogliere quella che appariva (ed appare) una crescente massa di poveri disperati, involontarie vittime di una impietosa “battaglia” che sta riscrivendo la sorte delle varie regioni del pianeta.

La chiesa sempre aperta ai migranti senza dimora, la chiesa “accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade” costituisce, quindi, un punto irrinunciabile e non negoziabile per Don Biancalani ed i suoi generosi e volontari collaboratori, da sempre impegnati in una quotidiana “accoglienza” per “tendere la mano ad un’umanità bisognosa lasciata letteralmente in mezzo alla strada dal sistema”.

Si può, naturalmente, dissentire da questa radicale impostazione, ma non si può negare che l’esperienza di don Biancalani sia intrisa di valori morali e civili propri del nostro mondo occidentale, oltrechè dichiaratamente ispirata all’insegnamento evangelico: con gli inevitabili ‘attriti’ suscitati dal contatto con le istituzioni dello Stato, i molteplici  apparati amministrativi, le consuetudini sociali, la ‘forma’, ma non la sostanza del diritto, che deve pur sempre avere la persona umana quale principio e fine. 

Ciò premesso, per evitare che nel tempo possano crearsi situazioni incompatibili con le finalità inizialmente dichiarate, è necessario che alla incondizionata possibilità dei migranti di varcare le porte della chiesa in ogni momento si accompagni la effettiva possibilità di offrire loro una ospitalità in ambienti decorosi, con adeguati percorsi psico-sanitari, scolastici e formativi.

E’, quindi, del tutto evidente che la chiesa e il quartiere di Vicofaro non possano affrontare da soli questa sfida, dalle dimensioni indubbiamente inedite. La città deve affiancarli, riconoscendo che in quello specifico luogo non viene soltanto messo alla prova il nostro senso di umana solidarietà, ma viene offerta una opportunità da cogliere per guardare al futuro con rinnovata fiducia.

In effetti, tale opportunità nasce dalla preoccupante condizione in cui la comunità pistoiese si trova da tempo: con una economia sostanzialmente stagnante ed una popolazione (di circa 90 mila abitanti) che presenta allarmanti indici di vecchiaia (ossia 233 anziani ogni 100 giovani), di natalità e di mortalità (mediamente ogni anno nascono 5,8 bambini ogni mille abitanti, mentre muoiono 13,6 persone), oltre ad un costante aumento di persone che, per ragioni diverse (celibato, divorzio, vedovanza), vivono ormai da sole.

La complessità della sfida rappresentata da Vicofaro, impone evidentemente di reperire adeguate risorse finanziarie per mettere a norma gli impianti tecnici ed igienici della chiesa e dei locali annessi, recuperare e riaprire la preesistente attività di ristorazione (pizzeria), installare un impianto di produzione di energia solare a servizio delle esigenze della comunità parrocchiale e dei residenti interessati. 

Poiché, inoltre, la gran parte degli immigrati sono giovani fra i 18 ed i 24 anni, è necessario che siano messi in condizione di imparare la nostra lingua, studiare e mantenere i contatti con le loro famiglie e Paesi d’origine (Senegal, Nigeria, Gambia, Mali, Costa d’Avorio, Guinea, ecc.), nei quali devono poter rientrare con regolarità, consolidando fra l’altro i rapporti fra Pistoia e le città di rispettiva provenienza, nel solco di quella  (pacifica e disarmata) diplomazia “parallela” delle città e dei popoli, professata (e praticata) per tutta la vita da Giorgio La Pira.

Circa la disponibilità delle risorse finanziarie, di recente è circolata la notizia di un possibile intervento della Elemosineria Apostolica a favore di Vicofaro. Non è noto se e come tale intervento si potrà effettivamente concretizzare, ma è noto che di denari della collettività da destinare anche a questo impegnativo ed urgente progetto ce ne sono molti a Pistoia e non può dubitarsi che il Sindaco ed il Vescovo riescano a reperirli.

Nel contempo, gli immigrati intenzionati ad integrarsi nella comunità pistoiese, devono poter uscire da Vicofaro. Per questo, oltre alle indispensabili risorse finanziarie, è necessaria una disponibilità (anche soltanto temporanea) anzitutto di parroci e parrocchie della Diocesi ad accogliere, con idonee modalità da individuare, singoli o piccoli gruppi di ospiti di Vicofaro che abbiano già intrapreso o positivamente compiuto percorsi di studio e formazione professionale ed intendano stabilmente inserirsi nel tessuto civile e lavorativo locale, dando vita anche a nuove convivenze di tipo familiare: una vera  e propria svolta per una città capoluogo di provincia, la cui popolazione da cinquant’anni sostanzialmente non cresce, a differenza dalla sua età media, oggi arrivata a 48,3 anni (nel 2002 era 45,5), una fra le più alte d’Italia e d’Europa.           

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