PISTOIA – “In merito all’articolo apparso oggi sulle cronache locali riguardante la proposta di realizzare a Montale un impianto che produce il quarto stato della materia, il plasma, in sostituzione dell’attuale inceneritore, riteniamo doveroso fare chiarezza di fronte a narrazioni edulcorate che dipingono questa tecnologia come una soluzione ‘pulita e senza emissioni’.

La tecnologia al plasma lavora sulla creazione del cosiddetto quarto stato della materia (dopo quello solido, liquido e gassoso). Attraverso un reattore ad arco elettrico, si generano scariche ad altissime frequenze che portano i gas a temperature estreme, comprese tra 7.000 °C e 13.000 °C. In queste condizioni, le molecole organiche dei rifiuti contenenti carbonio si decompongono generando un gas di sintesi (syngas), mentre le componenti inorganiche fondono in una matrice vetrificata.
Dietro la facciata della “dissociazione molecolare” si nascondono criticità strutturali ed ecologiche enormi, che rendono questo progetto insostenibile sotto ogni punto di vista:
1. Consumi energetici vertiginosi: Raggiungere e mantenere temperature di migliaia di gradi richiede altissimi consumi energetici. L’idea di produrre un “esubero di energia verde” smaltendo rifiuti urbani con il plasma scontra violentemente con i principi della termodinamica.
2. Pericolo di emissioni inquinanti persistenti: Il processo teorico richiederebbe la totale assenza di aria, ma la realtà dei rifiuti solida urbana (contenitori, bottiglie, sacchetti, frazione organica) porta con sé aria ed ossigeno intrappolati. Ciò impedisce una reazione omogenea e controllata, comportando il rischio concreto di formazione di inquinanti tossici e persistenti che vanno a contaminare lo stesso syngas prodotto.
3. Tecnologia inapplicabile sui rifiuti urbani e fallimento industriale:** La torcia al plasma può trovare un senso economico ed operativo solo per piccolissimi volumi di rifiuti o radioattivi. Non esiste alcuna evidenza industriale consolidata per i rifiuti urbani.
4. Costi astronomici per la collettività:Si parla di un investimento ipotizzato di ben 150 milioni di euro. Un’enorme mole di denaro pubblico e privato destinata a una tecnologia ad alto rischio di fallimento operativo.
5. Nessun legame con l’Economia Circolare: Bruciare o gassificare a oltre 7.000 gradi significa distruggere per sempre materia prima preziosa e materie prime seconde. L’Unione Europea chiede riduzione, riuso, riciclo e recupero di materia. La torcia al plasma appartiene a pieno titolo al vecchio e fallimentare modello dell’economia lineare “usa, getta e distruggi”.
Cambiare la tecnologia di distruzione dei rifiuti – dal vecchio inceneritore alla torcia al plasma – significa solo cambiare la forma del problema, non risolverlo. La Piana ha già dato e sofferto troppo in termini di impatto ambientale e salute. La vera svolta pulita non passa da azzardi tecnologici da 150 milioni di euro, ma dall’estensione della raccolta differenziata porta a porta, dalla tariffazione puntuale, dal riciclo effettivo e dalle politiche Rifiuti Zero”.
Comitato “nonCIStiamo ” e Zero Waste










