di Andrea Mori
PRATO – “Un racconto biografico che vuole offrire un supporto a quanti si trovano ad affrontare la dura battaglia contro l’anoressia nervosa e ai loro familiari”. Questo l’inizio della descrizione del libro scritto dalla ventenne pratese Elena Biancalani, intitolato Voglio mordere. Sempre! Soltanto un capitolo della mia vita (Romina Valentini Editore, 2024).

Si tratta di un piccolo testo dal linguaggio chiaro e amichevole nel quale una ragazza racconta di come è finita dentro il vortice dei disturbi alimentari e come, in breve tempo, sia arrivata fino al punto di rischiare la vita.
In Voglio mordere. Sempre! il lettore troverà anche il racconto di quello che è stato il faticoso percorso di cura che, per quanto difficile, ha portato Elena ad una “possibile meravigliosa rinascita”.
Elena, cosa ti ha spinta a scrivere un libro su quello che hai passato?
La cosa è partita come un diario terapeutico, quindi personale. Se si è evoluta in un libro è perché ad un certo punto ho pensato che avrei dovuto dare un senso più grande a quello che avevo scritto: mi sono resa conto che sarebbe stato importante condividere quello che ho vissuto, che sarebbe potuto essere un modo per aiutare altre persone.
Consiglieresti ad un ragazzo o ad una ragazza in difficoltà di scrivere i propri pensieri?
Sì, perché credo che aiuti tantissimo. Mettere le parole per iscritto permette molto di allontanarsi e rielaborare gli eventi.
Entriamo nel vivo della tua storia. Come pensi di essere arrivata a soffrire di anoressia nervosa?
Diciamo che i fattori sono stati tanti. Non è che da un giorno all’altro ho iniziato a stare male, si è trattato infatti di un crescendo di cui lì per lì non mi sono resa conto. Quindi come dicevo i fattori in campo sono stati diversi, fra cui quello della crescita in sé, perché a non stare bene ho iniziato proprio durante il passaggio tra le medie e le superiori, un momento fatto di cambio di contesti e amicizie, cosa che mi spaventava un po’: sentivo di avere una mancanza di controllo e così ne ho trovato uno alternativo, quello che potevo avere sul cibo.
A giocare poi un ruolo nel peggioramento della mia salute c’è anche stata la dismorfofobia, e cioè il fatto che non mi vedessi come in realtà ero, per cui alcune forme del mio corpo mi infastidivano. Così mi sono detta di avere qualche attenzione in più rispetto a quello che mangiavo; se non fosse che poi però la situazione è sfuggita di mano.
Nel libro fai riferimento alla cosiddetta «parte sorvegliante», puoi spiegare che cos’è?
È una parte importantissima che, oltre che sorvegliante, definirei anche ‘controllatrice’. Si tratta di una serie di pensieri che ho associato ad una vocina che mi diceva cosa fare: “mangia meno”, “usa l’attività fisica per compensare ciò che hai mangiato”, insomma, pensieri malati legati al disturbo del comportamento alimentare che stava prendendo il sopravvento. A posteriori ho molto chiaro il percorso che questa vocina ha fatto.
Quanto sei arrivata a pesare?
Io solitamente non parlo di peso perché credo che non sia l’unico indicatore che segnala il malessere, e questo lo dimostra il fatto che, per quanto riguarda la mia situazione, ci sono stati momenti in cui pur non essendo in sottopeso non stavo bene.
Nel libro parli dell’ipotermia
Sì, perché essendo arrivata a ridurre molto la quantità di cibo, il fabbisogno energetico non era soddisfatto, di conseguenza il corpo era come se fosse andato in “modalità risparmia energetico”: iniziava a togliere da dove poteva e così, piano piano, era anche più difficile mantenere le funzioni vitali. Mi trovavo ad un punto piuttosto critico, era sempre più difficile mantenere la temperatura corporea.
Torniamo un attimo alla ‘vocina’: qual è il giusto comportamento da adottare nei suoi confronti?
Non l’ascolti. Ti siedi a tavola e fai l’esatto contrario di quello che ti dice. Anche se ti spaventa, anche se pensi che dopo avrai dei sensi di colpa, fai l’esatto contrario e noterai che non succede nulla, che stai bene lo stesso, anzi forse meglio. Lo fai una volta, due volte, tre volte (non è facile, ci stai male) e lei perderà di potere; per poi arrivare ad un certo punto in cui quella vocina non la senti più. Naturalmente io sto descrivendo quella che è stata la mia esperienza.
Quanto hai rischiato di perdere la vita?
Abbastanza direi, se si considera che sono arrivata ad avere 34 battiti cardiaci al minuto (la maggior parte della letteratura e delle associazioni mediche cita come normali i battiti per minuto compresi tra i 60 e i 100 a riposo, cioè dopo essersi seduti e/o rilassati da almeno 10 minuti ndr.)
Quando hai saputo che avresti dovuto passare molte tempo in ospedale per curarti ti sei arrabbiata con i tuoi genitori, perché?
Perché volevo addossare a loro la responsabilità della situazione in cui mi trovavo, non avendo ancora preso consapevolezza di che cosa stessi vivendo. Li incolpavo perché non mi piaceva andare in ospedale e pensavo che mi avessero tolto la vita quando, in realtà, me l’hanno in parte restituita.
Adesso sei completamente a tuo agio con il cibo?
Sì. Ascoltando il proprio corpo non si sbaglia, perché lui non ci vuole male.
Torniamo per un attimo alle cause che ti hanno fatto ammalare. Credi che il vedere immagini sui social di ragazze e donne “perfette” possa aver avuto una parte di responsabilità?
Credo di sì, anche perché quando sei piccola è più facile desiderare di raggiungere “la perfezione”. Ma anche fra i miei coetanei, quindi adesso, vedo molto il non sentirsi sufficientemente così, colà e “guarda lei com’è bella”, “guarda che forme che ha”, eppure i contenuti sui social non necessariamente coincidono con la realtà. Comunque io mi sono allontanata molto dai social, seppur non del tutto. Sono infatti dell’idea che per viversi bene questi strumenti la chiave sia quella di trovare un equilibrio e, soprattutto, avere consapevolezza.
Come ci salutiamo?
Dicendo che bisogna farsi aiutare da medici il prima possibile, perché in questi casi più velocemente si interviene e più facile è uscirne. Perché se ne può uscire, ma bisogna mettersi anche nelle condizioni di poterlo fare.



